Miniere: concluso iter riforma Parco Geominerario della Sardegna

20150801_202947_LLS

Cagliari, 12 settembre 2016 – I ministri dello Sviluppo Economico, dell’Istruzione e della Ricerca e il ministro per i Beni Culturali, nei giorni scorsi hanno sottoscritto l’intesa con il ministro dell’Ambiente sul decreto di riforma del Parco Geominerario. Il presidente della Regione aveva già dato il suo assenso e anche la comunità del parco si era espressa positivamente. Si conclude così una vicenda annosa, essendo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale un mero atto tecnico. I punti salienti della riforma sono la semplificazione della gestione e dei controlli ministeriali preventivi, il maggior ruolo delle istituzioni territoriali nella gestione, la partecipazione delle associazioni. Di fondamentale importanza la riclassificazione del territorio del parco in sub aree in funzione della rilevanza storica e culturale. I controlli saranno graduati  in coerenza  con un  drastico alleggerimento della burocrazia.  Il parco estende la competenza  all’intera Sardegna  per  la geologia, risolvendo così una condizione per la permanenza nella rete mondiale dei parchi, riconosciuta dall’Unesco. Il coordinatore del Piano Sulcis, Tore Cherchi, che ha coordinato la riforma per conto della Regione, esprime soddisfazione per  il risultato “ottenuto grazie alla leale cooperazione fra istituzioni. Auspichiamo – ha detto ancora Cherchi – che le istituzioni territoriali procedano rapidamente alle nomine e a tutti gli atti di competenza con l’obiettivo di rilanciare l’attività del parco geominerario”.

#Alcoa: sfuma vendita Portovesme e annuncia smantellamento impianto = Pili, Sulcis in ginocchio

Alcoa

Cagliari, 22 ago. 2016 –  “Dopo aver constatato l’impossibilità di trovare un acquirente per lo smelter” Alcoa annuncia con una nota del Vice President Transformation Alcoa, Bob Bear, che dalla fine dell’anno inizierà la dismissione dello stabilimento di Portovesme (Carbonia Iglesias). “Abbiamo collaborato quasi quattro anni con il Governo italiano – spiega la breve nota di Bear -per trovare un acquirente idoneo per lo stabilimento  l’obiettivo adesso è proseguiremo con l’adempimento dei nostri obblighi e preparare il sito per attrarre nuovi business e creare opportunità di lavoro”.

Silenzio assordante da parte della Regione sarda. Solo una nota del Mise a nome del ministro Carlo Calenda, che definisce “inatteso ed è considerato quantomeno inopportuno l’annuncio diramato dall’Azienda relativo ad un piano di attività per il sito di Portovesme, la cui realizzazione sarà dunque oggetto dell’incontro in questione”,in riferimento alla convocazione “già nelle scorse settimane di un incontro con i vertici della Società americana che servirà a fare il punto della situazione”. Incontro previsto nella prima settimana di settembre.

Duro il deputato di Unidos Mauro Pili:“Alcoa cala vergognosamente la maschera. La decisione di smantellare gli impianti è l’ultimo risultato di una farsa durata 4 anni che ha visto Governo e Regione responsabili e protagonisti di un imbroglio senza precedenti ai danni dei lavoratori e di un intero territorio. Si tratta di una mazzata finale costruita in ogni singola mossa dal governo di Renzi e De vincenti, il governo delle promesse, dei rinvii, delle procedure europee inventate. Un governo che ha trovato una Regione complice, inutile e incapace che ha avvallato questa ciclopica presa in giro. Una vertenza gestita da incapaci e avvallata da servi del potere. Si spiega con questo comunicato di Alcoa il motivo per cui Renzi non è venuto a Cagliari, si spiega così perché ha lasciato incerta sino all’ultimo la sua farsa sarda”,commenta Mauro Pili,

Renzi “sapeva di aver preso in giro i lavoratori di Alcoa, un intero territorio e voleva evitarli alla pari degli inutili vertici della regione che hanno contribuito all’imbroglio con attese interminabili, rinvii, promesse e annunci destituiti di ogni fondamento. Tutto questo con molti complici politici e non solo che hanno retto il gioco di questi signori”, afferma il deputato di Unidos.

“Per anni – prosegue Pili – ho denunciato una gestione fallimentare della vertenza Alcoa, per anni ho spiegato che il problema non era quello di cambiare l’insegna dello stabilimento ma di realizzare condizioni credibili per gestire gli impianti. Hanno continuato a prendere in giro tutti! Ho spiegato che l’unica soluzione era quella di far ripartire l’impianto di Portovesme in regime di gestione straordinaria e commissariale l’impianto. Ho presentato una proposta di legge  dettagliata in ogni singolo  passaggio. Hanno continuato a prendere in giro tutti dicendo che non si poteva fare, mentre lo stesso, invece, facevano per l’Ilva di Taranto! Sono passati quattro anni, ora Alcoa comunica che smantellerà gli impianti entro il 2016. C’è solo una strada ora: il governo deve (DEVE) dichiarare strategico lo stabilimento e farlo ripartire con un piano straordinario per l’alluminio primario. Tutto il resto fa parte delle promesse stupide di quattro governanti incapaci che stanno distruggendo lavoro e sviluppo! Altro che piano Sulcis, – aggiunge Pili – con questa ennesima decisione, si segna il tracollo definitivo do un territorio, senza essere stati in grado di costruire alcuna speranza per il futuro.

“Da due anni denunciavo l’esistenza di un piano dettagliato che prevedeva di radere al suolo gli impianti Alcoa di Portovesme. Demolizione pezzo per pezzo. In pochi mesi tabula rasa. Cancellato per sempre il piano di rilancio dell’alluminio primario e soprattutto la fine delle speranze per gli oltre mille lavoratori coinvolti nel polo industriale. Governo e Regione sapevano tutto ma continuavano a perdere tempo in estenuanti rinvii e soprattutto senza adottare nessuna decisione in grado di dare un minimo di certezze sulla partita energetica che continua ad essere insieme alle bonifiche la partita decisiva per la ripresa produttiva. E’ semplicemente assurdo – agiunge Pili – che si sia arrivati a questo punto con un piano di dettaglio per demolire lo stabilimento dopo 4 anni di nulla di fatto, di promesse e memorandum rivelatisi destituiti di ogni reale consistenza. Alcoa ha dunque impresso una svolta gravissima e durissima alla vertenza”.

“Le attività di smantellamento e demolizione contemplate dal Piano di Dismissione – denuncia Pili – sono radicali e irreversibili.  La demolizione è prevista in tre fasi. La prima fase sarà quella cruenta e decisiva per l’impianto e riguarderà la demolizione di Tettoia pece, Edifico mescola, Edificio pressa,  Capannone anodi crudi, Edificio forni cottura anodi, Reparto Elettrolisi (celle di elettrolisi e attrezzature accessorie, escluso il fabbricato della sala celle) Capannone resti anodici, Tettoia lubrificanti, Serbatoi Olio Combustibile BTZ(Mescola, Forni Cottura Anodi e Fonderia). La seconda fase cancellerà ogni elemento della produzione dell’alluminio primario con la demolizione dei Nastri Trasportatori allumina/Coke di Petrolio, dei famosi Silos Allumina, silos Coke di Petrolio, Sala conversione, Impianto rodding, Edificio elettrolisi ed impianto aerazione/filtri,Tettoia demolizione celle, edificio fonderia, torre piezometrica. La terza fase riguarderà le strutture collegate da uffici a laboratori, cucine e mense”.

“Si tratta di un piano scellerato e drammatico per il Sulcis – prosegue Pili. Occorre reagire con forza e determinazione senza accettare una sconfitta grave e letale per l’intero territorio. Questa drammatica conclusione sarebbe una pietra tombale sul futuro economico e produttivo del Sulcis. Per questa ragione – ha concluso Pili – serve un decreto Sulcis alla pari di quello dell’Ilva per reagire e non morire di stenti dinanzi alla negligenza di Stato e Regione”.

Pili (Unidos): blitz di ferragosto, approvato lo scempio giapponese a Decimoputzu

“Il Ministero dell’Ambiente da il via libera agli affari pseudo energetici che devastano l’agricoltura sarda e il progetto che definiva troglodita la pastorizia sarda”

“E la Regione continua a non contare niente: urgente bloccare lo scempio per evitare che la Sardegna venga desertificata”

 

Cagliari,14 agosto 2016 – “La conferma è ufficiale: alla vigilia di ferragosto il ministero dell’ambiente ha approvato il piano spregiudicato della Flumini Mannu, società con sede a Londra, per devastare il territorio agricolo di Decimoputzu a colpi di impianti solari destinati a cancellare centinaia di ettari agricoli. Ad esprimere il via libera è stata prima delle ferie estive la commissione di valutazione di impatto ambientale, nonostante il parere totalmente contrario del ministero dei beni culturali. Un vero e proprio blitz contro comuni, associazioni e soprattutto contro i proprietari di quelle aree, allevatori e agricoltori da generazioni, che non solo non hanno mai venduto quei terreni ma sono totalmente contrari a farlo”.

Lo ha denunciato poco fa il deputato di Unidos Mauro Pili appena ricevuta la conferma da parte del Ministero dell’ambiente dell’approvazione del progetto da parte della commissione di valutazione d’impatto ambientale.

“In questo scempio di ferragosto – spiega Pili – sono due gli aspetti inquietanti: un progetto devastante sul piano ambientale e paesaggistico approvato su terreni di cui la società giapponese non è proprietaria. Sarebbe il primo caso in Italia di esproprio per una fantomatica pubblica utilità di aree agricole private tolte ad un allevatore per metterle nelle mani di speculatori e faccendieri della pseudo energia rinnovabile. Un piano scellerato che nasconde faccendieri e speculatori della peggior specie, visto che pur di far razzia di incentivi milionari pubblici non ci pensano due volte ad occupare terre agricole con la complicità di organi dello Stato e il silenzio di molti. Ora a decidere sarà palazzo Chigi. Non si sa se la figura del Presidente del Consiglio o il consiglio dei ministri. Aspetto non secondario, visto che nell’ipotesi che sia Renzi da solo a decidere, la Regione non verrebbe coinvolta, mentre nel caso fosse il consiglio dei Ministri sarebbe obbligatoria la partecipazione del presidente della regione alla seduta collegiale per decidere le sorti finali del progetto. A prescindere da tutto la regione deve impugnare, senza se e senza ma, il provvedimento gravissimo del ministero dell’ambiente che costituirebbe, se attuato, un precedente devastante per l’autonomia sarda”.

Il parlamentare sardo ha anche verificato con gli uffici del ministero le procedure che saranno intraprese su questa pratica dai profili dubbi sia sul piano amministrativo che penale.

“Il primo aspetto più inquietante è che una società privata, giapponese, ha presentato un progetto su aree non proprie. Questo aspetto è semplicemente devastante per tutti i principi del diritto proprio perché si aprirebbe un precedente inquietante: non esisterebbe più la proprietà privata che verrebbe calpestata a favore di altri privati, per giunta speculatori. I metodi utilizzati da questa società sono maldestri e sfociano nel reato quando dichiarano il falso sulle condizioni di utilizzo dei terreni e soprattutto quando minacciano espropri per pubblico interesse. In quelle aree agricole – sostiene Mauro Pili – in base alle leggi vigenti “possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse non certo attività di produzione energetica di tipo industriale come quella in progetto. E la competenza sulla pianificazione del territorio è esclusiva della regione Sardegna. Tutti i decreti nazionali in materia, su mia proposta e battaglia parlamentare, non sono applicabili in violazione degli statuti speciali. Lo scellerato piano presentato dalla soc. Flumini Mannu ltd, è un chiaro ed evidente tentativo di realizzare una centrale solare termodinamica nei Comuni di Decimoputzu e Villasor funzionale solo ed esclusivamente all’ottenimento di ingenti incentivi statali. Un piano – ha detto Pili –  che mira ad un’operazione speculativa  funzionale solo ad ottenere lauti profitti con la contrarietà nelle popolazioni interessate. Un piano che prevede una devastazione per le aree agricole con ricadute del tutto inesistenti per il territorio e la stessa popolazione locale”.

“La soc. Flumini Mannu ltd, con sede legale a Londra (Bow Road, 221) – afferma Pili – non dispone in alcun modo delle aree oggetto della proposta di intervento. Gli attuali proprietari di tali aree, come ampiamente documentato e dichiarato, hanno manifestato la piena e totale contrarietà alla cessione dei propri beni, perché rappresentano di fatto la loro ragione di vita. Tale elementare constatazione ancor prima delle altre di natura tecnica, economica ed urbanistica ci costringerà ad una guerra senza fine, considerato che tale progetto non ha alcuna rilevanza pubblica e soprattutto la sua approvazione costituisce un indebito arricchimento di privati che a  nessun titolo potevano ottenere tale autorizzazione su un patrimonio di cui non dispongono. L’interesse pubblico di tale intervento è destituito di ogni fondamento proprio perché tutti i soggetti pubblici hanno dichiarato la totale contrarietà all’intervento e, quindi, non si vede come possa essere accampata tale surreale e per molti versi farneticante ipotesi. A questo si aggiunge la competenza esclusiva della Regione autonoma della Sardegna sul paesaggio, la “panoramica”, il governo e la pianificazione del territorio. Competenza che non può in alcun modo essere violata e messa in discussione da un iter autorizzativo che non ha i presupposti elementari di diritto civile, privatistico, urbanistico e non ultimo costituzionale. In tal senso – aggiunge Pili – la giunta regionale deve opporsi formalmente al provvedimento del ministero dell’ambiente ed evitare che si crei in Sardegna un precedente gravissimo sia per l’autonomia regionale sia per i principi fondanti del diritto.

“L’unica certezza del progetto presentato dalla soc. Flumini Mannu ltd, è l’impatto di 269 ettari di strutture di acciaio e di specchi che andranno a coprire gran parte della piana, comportando, di fatto, la desertificazione dei suoli e la loro definitiva sottrazione agli usi agricoli, l’utilizzo abnorme di acqua per far funzionare l’impianto, il possibile cambiamento del microclima, per la presenza di un certo quantitativo di tubi che raggiungono elevate temperature, il possibile impatto inquinante sui terreni, l’impatto sulla fauna, l’impatto sulle risorse archeologiche e turistiche della zona. Tutto questo – conclude Pili – deve essere fermato con le buone o le cattive maniere”.

AGRICOLTURA: PSR 2007-2013, AGEA FIRMA DECRETO DI PAGAMENTO PER 17 MILIONI DI EURO

trattore-con-una-seminatrice-lavora-nel-campo

Cagliari, 15 aprile 2016 – Oggi a Roma l’Organismo pagatore nazionale in agricoltura (AGEA) ha approvato un decreto di pagamento relativo al PSR 2007-2013 della Regione Sardegna: l’importo complessivo è di 17.607.112 di euro, a saldo di 3097 domande. “Attendevamo da un mese l’approvazione di questo decreto– commenta l’assessore dell’Agricoltura Elisabetta Falchi –. La costante azione di pressione esercitata dall’Assessorato nei confronti di AGEA comincia ad avere dei riscontri positivi”.

La ripartizione della cifra. I 17,6 milioni di euro sono così ripartiti: 11,5 milioni per la liquidazione delle domande relative alla misura 214 (cioè, interventi per agricoltura biologica, produzione integrata, difesa del suolo e tutela delle biodiversità), 1,25 milioni per la misura 126 (ripristino potenziale produttivo per eventi calamitosi), 2,9 milioni per la misura 121 (ammodernamento delle imprese agricole). I restanti 2 milioni di euro sono stati utilizzati per il pagamento di domande relative agli interventi per la trasformazione dei prodotti agroalimentari, per il miglioramento del benessere degli animali e per indennità compensative relative all’annualità 2014.

Verso l’Organismo pagatore regionale. L’attenzione dell’Assessorato resta comunque alta: “Non possiamo ancora dirci soddisfatti: continueremo a monitorare quotidianamente l’andamento dei pagamenti e delle istruttorie – dice la titolare dell’Agricoltura -. Ho già provveduto a chiedere ad ARGEA di potenziare l’attività istruttoria sulle domande presentate nel 2015 e di avviare l’iter procedurale per il riconoscimento dell’Organismo pagatore regionale”. “Il ritardo nelle liquidazioni e l’incertezza dei tempi sull’erogazione degli aiuti, legata alla criticità operativa dell’Organismo Pagatore Nazionale, non sono più tollerabili. Per questo abbiamo deciso di fare da soli – conclude l’Assessore – assumendoci piena responsabilità operativa su tutto l’iter delle domande presentate nella nostra Regione”.

Pili (Unidos): da Equitalia cartelle shock da 2milioni ad albergatori su mandato della Regione Sardegna

Cagliari, 29 febbraio 2016 – “Cartelle Equitalia da un milione e 910 mila euro. La Regione sceglie Equitalia per mettere sul lastrico gli hotel sardi che avevano utilizzato una legge regionale le cui procedure erano state sbagliate dalla regione stessa.  Dunque la regione, lavandosene le mani dei propri errori, scarica il danno sugli imprenditori. Cartelle shock senza precedenti che colpiscono decine di imprese che avevano usufruito di un bando regionale con tanto di procedure pubbliche. In queste ore decine di cartelle Equitalia, emesse in nome e per conto della Regione Sardegna, stanno arrivando ad altrettanti albergatori. La loro colpa? Essersi fidati della Regione. Uno scandalo senza precedenti perché niente ha fatto la regione di concreto per assumersi l’onere dell’errore che gli spettava tutto e con un atteggiamento gravissimo ha dato mandato ad Equitalia di recuperare i soldi. Tutto questo è gravissimo e si configura come un piano che smantella importanti attività per mandarle al fallimento”.

La denuncia è deI deputato sardo di Unidos Mauro Pili che ha pubblicato le cartelle di equitalia nel suo profilo facebook. Pili che nei mesi scorsi aveva presentato un’interrogazione parlamentare ha sostenuto che gli errori della Regione non potessero ricadere sugli operatori turistici.

“La Regione ha scelto la strada più semplice quella di scaricare sugli imprenditori i propri errori. Cartelle di Euquitalia da quasi due milioni  di euro proprio nelle ultime ore sono state inviate ai titolari delle strutture ricettive di tutta l’isola. Si tratta di una vicenda dove incapacità e cialtroneria hanno finito per mettere spalle al muro decine di strutture alberghiere che utilizzarono i finanziamenti della legge 9 per il turismo” – spiega Pili.

“Proprio quella legge – dice Pili – non è stata notificata all’Europa e soprattutto è stata applicata in modo errato nel bando originale. Ora decine di alberghi rischiano la serrata forzosa, con cartelle milionarie che metteranno in ginocchio strutture già in difficoltà per la crisi economica e per la vessazione fiscale a cui vengono ordinariamente sottoposte”.

“Mi stanno giungendo decine di segnalazioni su questo vergognoso accanimento della Regione verso queste imprese – dice il rappresentate di Unidos -. Per questo motivo ho presentato un’interrogazione alla Camera già nei mesi scorsi. Solleciterò nelle prossime giornate una risposta urgente, ma questo non mi impedisce di ribadire che non avrei mai immaginato un cinismo così gretto di una regione che non solo svende gli albergatori per coprire i propri errori, ma se ne frega di posti di lavoro e sviluppo economico. Tutto questo è semplicemente vergognoso e inaccettabile. Contrasteremo questa vessazione regionale verso i Sardi che hanno avuto l’unica colpa di fidarsi delle loro istituzioni”.

Appalto Vigilanza Regione: Lentini (UGL) scrive a Pigliaru, risparmiate sulla pelle dei lavoratori = Busta paga di 674 euro sotto la soglia della povertà

cons reg

Cagliari, 29 febbraio 2016 – “Ill.mo presidente Francesco Pigliaru, in allegato le invio copia della mia ultima busta paga dal misero importo di euro 674 emessa dalla Sicuritalia, società di cui sono dipendente e che lavora in appalto con la RAS nel campo dei servizi fiduciari”. E’ il grido d’appello disperato di Antonio Lentini, dirigente del comparto Sicurezza Civile dell’UGL rivolto al presidente della Regione Sardegna a nome dei lavoratori  di Sicuritalia, la Coop che ha vinto l’appalto per l’affidamento dei servizi di vigilanza armata, portierato, custodia, manutenzione impianti di sicurezza presso gli immobili della Regione Autonoma della Sardegna.

“Chiedo alla S.V – scrive il dirigente sindacale dell’Ugl – come sia possibile che la Regione Sardegna possa tollerare che un lavoratore , seppur esterno (all’Amministrazione), percepisca una paga che vada ben al di sotto della soglia della povertà ? Voglio ricordarle che il Consiglio regionale aveva approvato diversi mesi fa una risoluzione che impegnava la Giunta a sanare il nostro problema.  Risoluzione che a tutt’oggi è rimasta lettera morta”.

“Non ho mai pensato che la politica debba comportarsi da ufficio di collocamento ma è altrettanto inaccettabile –afferma Lentini – che la stessa ‘precarizzi’ quel poco di lavoro esistente favorendo inutili e inconsistenti politiche di risparmio sulla pelle di qualche decina di lavoratori.  Ultimamente in questo poco edificante quadro di  cinismo politico e istituzionale c’è stata solo la lodevole eccezione di un Consigliere regionale che ha presentato una interrogazione consiliare a cui lei spero voglia dare al più presto cortese e doverosa risposta”.

“Una situazione che pretende giustizia”, afferma il vice segretario regionale dell’UGL Piergiorgio Piu. “Chi dovrebbe garantire il controllo delle normali condizioni contrattuali dei lavoratori, cioè la Regione, preferisce invece bandire le gare al ribasso e accetta in silenzio (complice) che le Aziende vincitrici tagliano i costi sulla pelle dei lavoratori. E’ disumano calcolare uno stipendio per 150 ore lavorative su una base di 4, 607 euro lordi all’ora!”.

“Ma soprattutto –conclude Piu – mi domando dove sono andate a finire le promesse fatte in sede di audizione in Commissione bilancio per ripristinare la legalità. E’ giusto che un lavoratore percepisca 674 euro al mese? Stiamo tornando indietro di cent’anni”.

Pili (Unidos), Renzi ha regalato il nostro mare ai francesi

Cagliari, 14 feb. 2016 – “La Regione non può continuare a dormire, i francesi stanno bloccando i pescatori sardi e questo non solo è fuorilegge ma deve essere impedito con azioni immediate. Per questo motivo deve essere urgentemente impugnato l’accordo fatto dal governo Renzi con la Francia e nel contempo deve essere impedita la ratifica a livello parlamentare. E’ impensabile che una giunta regionale sia inerme dinanzi ad un fatto di una gravità inaudita che sta generando un’indignazione nazionale durissima verso questo misfatto di Stato. Occorre attivare un immediato raccordo istituzionale con le altre regioni colpite da questo accordo capestro, a partire dalla Liguria. Impugnare questo trattato è un atto dovuto ed obbligato. Se la Regione non lo facesse sarebbe complice non solo di un atto gravissimo sul piano istituzionale ma provocherebbe un danno economico al mondo della pesca sarda senza precedenti. Far diventare francesi i mari a nord della Sardegna fregandosene della Sardegna e dei Sardi è semplicemente inaccettabile”.

Lo ha detto il deputato sardo di Unidos Mauro Pili sollecitando la regione ad una immediata presa di posizione. Nel contempo lo stesso parlamentare ha avviato una mobilitazione nazionale con oltre 12.000 condivisioni della denuncia su Facebook e con una petizione nazionale sulla piattaforma Change.org che in pochissime ore ha raggiunto centinaia di sottoscrizioni con la quale si chiede a Renzi l’immediata revoca dell’accordo.

“E’ inaccettabile – ha detto Pili – che una partita così delicata sia stata gestita con un blitz senza precedenti con il quale il governo Renzi ha ceduto alla Francia le acque più pescose del Nord della Sardegna. Un’operazione di divieto fatta scattare dai francesi nei giorni scorsi quando diversi pescherecci sardi partiti da Alghero e Golfo Aranci  hanno raggiunto le tradizionali aeree di pesca al nord dell’Isola. I pescherecci si sono sentiti intimare dalle autorità francesi la retromarcia con un perentorio: fermatevi state entrando in acque nazionali francesi in base all’accordo internazionale sottoscritto dal governo italiano da quello francese. Le autorità francesi, nonostante l’accordo non sia stato ancora ratificato dal parlamento italiano, non ci hanno pensato due volte a fermare le imbarcazioni sarde. E’ gravissimo che tale modifica di confini sia avvenuta nel più totale silenzio, con un accordo internazionale siglato dal Ministro degli esteri francese Fabius e quello italiano Gentiloni che ha ceduto porzioni infinite di mare alla Francia, guarda caso quelle aree notoriamente più pescose e battute dalle imbarcazioni della flotta sarda”.

“Le autorità francesi – ha detto Pili – stanno compiendo un abuso senza precedenti e il governo italiano e la regione Sardegna tacciono vergognosamente. Quel divieto illegale da parte delle autorità francesi deve essere immediatamente revocato. Per questo motivo all’alba di lunedì, ore 5.30 nel porto di Golfo Aranci, incontrerò i pescatori vittime di questo divieto illegale per avviare le azioni di mobilitazione insieme alle organizzazioni dei pescatori colte di sorpresa. Si tratta di un fatto di una gravità inaudita compiuta in dispregio non solo degli operatori economici sardi ma anche delle istituzioni e delle norme costituzionali. Il governo italiano ha scambiato la Sardegna come una colonia che si può cedere senza alcun pudore addirittura ad un’altra nazione. L’accordo siglato a Caen il 21 marzo del 2015 è stato fatto scattare nei giorni scorsi in modo unilaterale dalla Francia, considerato che lo ha già fatto ratificare al proprio parlamento. Non altrettanto ha fatto il governo italiano che lo ha tenuto nascosto e non lo ha mai sottoposto al parlamento. Un accordo che stravolge tutti gli accordi precedenti e particolarmente cede alla Francia una parte rilevante di specchio acqueo a nord est della Sardegna, comprendendo nella cessione gran parte delle acque internazionali da sempre utilizzate dai pescatori sardi. Le marinerie da Alghero a Golfo Aranci hanno sempre utilizzato quelle aree a mare senza alcun limite. Ora su quel versante il limite della Corsica passa dalle 12 miglia ad oltre le 40 miglia. Un’operazione gravissima – ha detto Pili – sia sul piano economico che giuridico. L’alt della Guardia Costiera francese alle imbarcazioni sarde è un atto grave e senza precedenti che deve essere immediatamente risolto con la revoca di quell’accordo bilaterale Italia e Francia del 21 marzo 2015 dove sono stati rivisti i confini marittimi delle due nazioni. E’ un accordo che non ha nessun valore proprio perché non è stato ancora ratificato dal Parlamento italiano”.

“E’ fin troppo evidente – ha proseguito il parlamentare di Unidos – che il governo Renzi nel corso del negoziato l’Italia ha accettato la cessione di alcune importantissime zone di mare a nord ovest e a nord est della Sardegna. Un danno incomprensibile e inaccettabile per le marinerie sarde per il quale occorre reagire con determinazione e fermezza”.