ZONA FRANCA: DA REGIONE OK A PIANO OPERATIVO ‘CAGLIARI FREE ZONE’ CON 1,1 MLN

porto canale

MASSIDDA, SIGNIFICATIVO PASSO AVANTI, ORA TRAGUARDO ALLA NOSTRA PORTATA

Cagliari, 30 Giugno 2015 – Via libera al Piano Operativo della Zona Franca di Cagliari. La Giunta regionale della Sardegna ha approvato la delibera che consentirà alla società ‘Cagliari Free Zone’ di realizzare gli interventi inseriti nel progetto, che ha già ottenuto il nulla osta dell’Autorità doganale di Cagliari. Il Piano Operativo prevede la realizzazione dei servizi comuni e la collocazione logistica degli spazi da adibire a servizi generali. Si tratta di infrastrutture che consentiranno l’avvio delle prime attività. Il provvedimento consentirà di individuare e studiare un modello di Zona franca che sarà esteso ad altri cinque punti franchi della Sardegna: Olbia, Porto Torres, Oristano, Arbatax e Portovesme.

Il Progetto di massima di Cagliari Free Zone individua un lotto di 6 ettari all’interno della zona attualmente recintata nella parte posteriore del piazzale di banchina del molo di Levante del Porto Canale. Il lotto sarà recintato su quattro lati e vi saranno due accessi. I costi di massima per le opere da realizzare ammontano a poco meno di un milione e 100 mila euro. In particolare, saranno costruite le palazzine e sarà sistemata la viabilità. Interventi anche sui servizi tecnologici, il telecontrollo, l’illuminazione e l’impiantistica.

“Si tratta di una bellissima notizia, un passo avanti significativo verso la creazione della Zona Franca a Cagliari. Rimane il rammarico per il ritardo di oltre un anno e mezzo con cui Regione Sardegna ha approvato il piano, a fronte dei due mesi impiegati dall’Agenzia delle Dogane”. Lo ha detto il presidente della ‘Cagliari Free Zone’ Piergiorgio Massidda, commentando la decisione della Regione sarda. 

“La crisi del Nordafrica, come già accade per le crociere può permetterci di attirare aziende e capitali stranieri per muovere la nostra economia. Oggi – prosegue Massidda – la parola d’ordine deve essere velocità. La posta in gioco è altissima, forse irripetibile. Ora dopo più di 15 anni il traguardo è veramente alla nostra portata”. Massidda in settimana convocherà il Cda per valutare i prossimi passi e chiederà un incontro urgente al presidente Francesco Pigliaru per valutare il coinvolgimento della Regione.

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ARCHEOLOGIA: PILI,ECCO GLI ITALIANI CHE SVENDONO LA CIVILTA’ NURAGICA A LONDRA

bronzetto pili

IL DEPUTATO DI UNIDOS: “NELL’ELENCO DEI RESPONSABILI DELL’ASTA IL FIGLIO DEL POTENTE EX SOPRINTENDENTE DI ROMA E IL FIGLIO DELL’EX TESORIERE DEL PCI”

di Mauro Pili

“Civiltà nuragica svenduta a Londra da una società tutta italiana. I bronzetti nuragici messi all’asta a Londra da una società fatta tutta da italiani, tra cui il figlio di un potente ex soprintendente del ministero dei Beni Culturali e il figlio di uno dei potenti tesorieri del Pci all’epoca di Berlinguer e D’Alema, citato nelle stesse carte dell’affare Telecom Serbia. E poi il nome della collezione, Ex Farid Ziade – Jdeidet Ghazir, Libano – riconducibile a quel signore a cui la procura libanese aveva messo sottosopra la propria abitazione sequestrandogli ben 300 reperti di varia provenienza e natura. La vendita dei bronzetti nuragici a Londra riserva molte complicità e tanti silenzi. Il Ministero dei Beni Culturali per primo: un silenzio assordante di un’istituzione che sarebbe dovuta intervenire con immediatezza per bloccare quell’asta che domani alle 15.30 si celebrerà a Londra. Un’asta che proporrà bronzetti nuragici di inestimabile valore, svenduti al miglior offerente proprio per la provenienza poco chiara. Si tratta di un’asta per la quale esistono tutti i presupposti per un intervento immediato del ministero dei Beni Culturali perchè appare davvero singolare che questo patrimonio venga venduto a Londra da personaggi italiani, legati ad un ambiente particolare del ministero e delle forze politiche”.

Mauro Pili ha presentato una nuova interrogazione al Ministro dei beni culturali perché intervenga immediatamente per bloccare questa scandalosa vicenda e che avrà domani pomeriggio l’apice nella casa d’aste di Londra.

“E’ tutto davvero gravissimo e qualsiasi Stato degno di questo definizione avrebbe fatto di tutto per bloccare l’operazione. Se non ci sarà l’intervento dei ministeri Esteri e Beni Culturali sarebbe confermata la complicità e la copertura del ministero su questo scandalo delle aste, con reperti appartenenti alla grande civiltà nuragica della Sardegna. E’ vergognoso il silenzio della regione Sarda – ha detto Pili. Una giunta regionale incapace di qualsiasi gesto autorevole in grado di fermare questa vergognosa svendita della civiltà nuragica. Siamo dinanzi ad uno scandalo tutto italiano, contro la civiltà nuragica della Sardegna. Ti aspetti che siano inglesi e invece ti ritrovi con tutti personaggi italiani. C’è da domandarsi chi siano, cosa facciano e soprattutto se hanno legami con le istituzioni statali. E soprattutto c’è da chiedersi per quale motivo l’asta non l’hanno fatta in Italia. C’è da domandarsi dove abbiano reperito quei beni archeologici della Sardegna. E chi ne fosse il detentore. Su quest’ultimo signore, uomo d’affari libanese, c’è un precedente inquietante. Nel 1999 in Libano ci fu una retata della polizia per rintracciare centinaia di antichità mancanti. Il magistrato libanese Khaled Hammoud, che guidò le operazioni, dopo aver ispezionato numerose ville in Ghazir, Kesrouan, circa 300 reperti erano stati prelevati dalla casa di un uomo d’affari, Farid Ziade. I pezzi sequestrati – secondo quanto riportahttp://www.dailystar.com.lb/News/Lebanon-News/1999/Mar-16/13176-police-swoop-on-stolen-treasures.ashx – risalgono tutti al periodo romano e sono descritti nel rapporto della procura libanese come rari e costosi. La villa Ghazir fu sigillata con cera e tutti i pezzi confiscati e inviati alla Direzione Generale delle Antichità (DGA)”.

“Per quale motivo il Ministero, le ambasciate stanno continuando a stare in silenzio su questa vicenda? Ci sono complicità con questo sistema delle aste? Tra i nomi degli autori, consulenti ed esperti a sostegno dell’asta sono citati nomi facilmente riconducibili ad ambienti esclusivi del mondo istituzionale e politico. Non sfugge il nome di Tommaso Strinati, figlio di Claudio Strinati, già potente Soprintendente ai beni storici e artistici di Roma o Filippo Marini Recchia, figlio di Vincenzo Marini Recchia già noto alle cronache politiche per essere stato il tesoriere del Pci ai tempi d’oro di Berlinguer e D’Alema. Il Ministero sta coprendo questo sistema? Sta avvallando questa vergognosa complicità italiana nella svendita della civiltà nuragica? Tutti questi ulteriori elementi – conclude Pili -saranno trasmessi alle Procure di Cagliari e Roma perché accerti cosa realmente sta accadendo su questa vicenda di traffico di reperti e svendite all’asta a Londra promossa e realizzata da italiani”.

Perché la politica non dice che ad aprile il debito pubblico è aumentato di 10 miliardi di euro?

di Fulvio Tocco

IL NARCISISMO NON PUO’ PREVALE SUL BUONSENSO

Con la mania di voler smantellare tutto ciò che è stato fatto in precedenza, si sta incoraggiando l’abbandono di tutti quelli che nella democrazia vera e partecipata ci credono ancora

Ma siamo veramente sicuri che prima del 2014 non ci fossero anche dei politici seri? L’Italia è cresciuta grazie all’impegno di tante persone perbene che l’hanno rappresentata nel governo di Roma, nelle Regioni, nelle Province e nei Comuni. Negli ultimi 20 anni sono stati soprattutto i Comuni a garantire la tenuta del paese. Negli ultimi 15 sono stati di fatto i protettori della spesa pubblica grazie alle norme della L. 267/2000. Prima delle elezioni regionali ho seguito, in una intervista, il Presidente del Consiglio dei Ministri e di fronte a delle specifiche domande, con una certa baldanza, rispose: “non potete chiedere tutto a noi”. E questa campana, da parte sua e dei suoi ministri, si sente spesse volte. Però quando la musica è sempre la stessa non può passare sempre inosservata. Chi cerca il consenso sbeffeggiando coloro che l’anno preceduto non si presenta bene di sicuro in un paese dove la disoccupazione giovanile è quasi ai livelli della Grecia. Prima o poi paga il conto di tanta vanagloria. Anzi nasconde qualcosa che non quadra. Si attacca il passato senza fare differenze. Del berlusconismo che ha accresciuto a dismisura le disuguaglianze non si fa mai cenno. Eppure col berlusconismo si è consumata un’epopea storica che vede il 10% degli italiani possedere il 50% della ricchezza nazionale a scapito della restate parte dei cittadini. Tra il 90% di questi ultimi ci sono dieci milioni di persone che stringono la cinghia, per questo dico, siamo proprio sicuri che andavamo alla ricerca di un partito nuovo che demonizzasse, indistintamente il passato; contro i sindacati cavalcando filoni culturali di destra, dimenticando coloro che si sono fatti in quattro per affermare l’idea di una politica democratica? Il grandioso lavoro che è stato fatto nel paese, dal secondo dopoguerra ad oggi, ci ha fatto apprezzare dal mondo intero sui macro settori del cibo, dell’arte, dei beni culturali e del paesaggio. Sono i temi che abbiamo capitalizzato con l’Expo 2015. Non si può disconoscere che in Italia sono state messe le basi per garantire ai cittadini, senza distinzione alcuna, una buona sanità, una buona previdenza, una buona scuola e dei servizi sociali che in molte altre parti del pianeta non hanno. Non si può negare che una delle migliori leggi dello Stato italiano, il cosiddetto Testo Unico degli Enti Locali, è stata prodotta nel 2000. Certo, c’ è bisogno di rimodellare le funzioni delle predette istituzioni, ma inizialmente sono state comunque concepite per un paese civile e democratico e di ciò va dato merito alle classi dirigenti che nel tempo si sono succedute ad ogni livello istituzionale. Tutto questo viene artatamente nascosto. Totu è issu! Questo Pd, con i suoi rappresentanti, che mettono l’uno contro l’altro per affermare le loro politiche, ripeto, non mi piace. E non c’è disciplina di partito che tenga. Oramai è la frase dei codardi. Anzi devo dire che la dirigenza PD ha usato il voto dei suoi elettori storici per rendere lo Stato centrale più lontano dai cittadini e dalle imprese penalizzando i territori in uno dei periodi più bui dell’economia nazionale; col debito pubblico che continua a crescere. Ad aprile è aumentato di 10 miliardi, a 2.194,5 miliardi di euro. Ormai siamo alle manie dell’attaccare chi la pensa diversamente, indipendentemente dal suo credo politico. Anzi prima si attaccano con dissennata boria quelli vicini e poi con più garbo gli avversari politici. Così non si va da nessuna parte. Per me siamo alla patologia politica. Si tratta di una patologia evidente che rischia nel tempo di intaccare anche gli affetti più cari tra compagni e compagne. Quando si è continuamente impegnati nel promuovere la propria immagine, come sta avvenendo di fronte ai risultati dell’ultima tornata elettorale, significa che siamo di fronte alla fissazione. Si sospetta chi non lo asseconda. Ma ormai siamo fuori dalla realtà. Si rappresentano scenari inesistenti di ripresa evitando di dire che qual cosa si muove in funzione dell’Expo e del Giubileo di dicembre. Ma, teniamolo bene in mente, nel 2016 non avremo questa opportunità. Che si dirà? Non dimentichiamo che i mitomani spesso crollano e la depressione prende il sopravento. E succederà che dovrà affrontare la propria incapacità di muoversi nel mondo a causa dei numerosi tentativi di proteggere l’immagine grandiosa di Sé. Per arrivare al 2018 bisogna rimodellare, come le istituzioni, anche il partito per evitare gli effetti di una politica che di fatto, sta favorendo l’abbandono di tutti quelli che nella democrazia vera e partecipata ci credono ancora.

Animali: Cavallini della Giata senz’acqua, protesta Agris

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Cagliari, 16 giugno 2015 – – La società di gestione delle acque in
Sardegna Abbanoa, ha staccato la condotta per la fornitura d’acqua all’Azienda dell’Agris in comune di Gesturi (Ca), dove viene mantenuto sotto tutela un nucleo di circa 180 cavallini della Giara, razza equina considerata “minacciata” a rischio di estinzione. I cavallini della Giara sono considerati dei ‘fossili’ biologici viventi: per questo motivo la Regione Sarda attraverso l’Agris è impegnata nelle azioni di salvaguardia, insieme ai Comuni della zona, all’Università, ASL e Corpo Forestale. Secondo quanto si apprende – Abbanoa ha provveduto allo slaccio della condotta comunicandolo all’Agris (Agenzia per la ricerca in agricoltura, che controlla l’ex Dipartimento ippico) il 4 giugno, con protocollo dell’ente al’11 giugno. Nella missiva  Abbanoa comunica ad Agris “che sta procedendo alla dismissione delle vecchia condotta foranea in località Giara Lavra,in quanto è ormai vetusta, obsoleta e utilizzata in via del tutto provvisoria”. La società comunica che “ha predisposto la realizzazione di un allaccio al limite della condotta che verrà dismessa entro 15 giorni”. Neanche l’ombra di concordare una strategia o, perlomeno, un sopralluogo tecnico congiunto.

“Peccato – spiega il direttore generale di Agris, Raffaele Cherchi – che l’acqua fosse già stata staccata. Ora l’approvvigionamento idrico è assicurato da noi – prosegue Cherchi – grazie alla collaborazione con la Protezione civile, che sta facendo dei viaggi d’acqua con le autobotti” e nel frattempo ha diffidato Abbanoa “a voler tempestivamente procedere all’immediata riattivazione, riservandosi ogni azione a difesa del patrimonio animale” sotto la tutela della Regione Sardegna.

Il fatto che preoccupa Cherchi è l’arrivo del caldo: “In estate si prosciugano tutte le fonti di abbeveraggio e i cavalli saranno costretti ad una sofferenza maggiore per il caldo. L’indole abitudinaria dei cavallini li spinge ad abbeverarsi sempre nelle stesse aree, trascurando le pur scarse sorgenti naturali dell’altipiano. La disidratazione rappresenta il rischio maggiore – spiega Cherchi,  che fra l’altro è uno dei maggiori scienziati europei in materia di cavalli -, nei momenti più difficili del complesso ecosistema caratterizzato anche da carenza di aree pascolative disponibili, determina spesso il precipitare della situazione con episodi di mortalità anche in presenza di sostegno alimentare da parte dell’uomo.  Una situazione inaccettabile” e paradossale considerato che Abbanoa è la società regionale Gestore unico del servizio idrico integrato dell’Ato Sardegna.

Animali: ecco la foto del leopardo prima della cattura

leopardo marino

Il leopardo scappato dallo zoo di Marino Nonnis, a Guspini (Ca), dopo l’avvistamento nel cuore della notte lungo la strada ferrata in località Pratzidus. Il felino è stato catturato intorno all’1,30.

Animali: Sardegna, trovato leopardo scappato da zoo privato, era vicino della struttura

Cagliari, 8 giu. 2015 – E’ stato ritrovato nel corso della notte il giovane leopardo scappato ieri pomeriggio dallo zoo privato di Marino Nonnis, 48enne disoccupato di Guspini (Ca). Nonnis stava accudendo i suoi animali, una dozzina tra leopardi, tigri, macachi, struzzi ed altri animali esotici, quando il giovane leopardo è sfuggito alla sua attenzione saltando le recinzioni di sicurezza ed allontanandosi nella campagna circostante. L’uomo ha dato subito l’allarme e sul posto, lungo la Sp 66 tra Guspini e Montevecchio, dove sono arrivate le pattuglie dei carabinieri e del Corpo forestale regionale. Un elicottero dei carabinieri ha sorvolato dall’alto la zona, senza risultati, fino al calare del buio.

Alle ricerche hanno partecipato anche una cinquantina di volontari, amici di Nonnis, che verso l’una hanno avvistato il leopardo in una strada a circa 500 metri dallo zoo. Marino Nonnis, che era certo che l’animale non si fosse allontanato, ha cercato di tranquillizzarlo, ma la bestia era molto spaventata e spaesata, avendo sempre vissuto in cattività. “Ho fatto allontanare tutti – ci ha raccontato Nonnis stamani – e mi sono fatto portare delle reti da pesca. Sono entrato nell’orto dove si era rifugiato dopo aver scavalcato un cancello di tre metri con un balzo e l’ho afferrato per la coda, facendogli mordere un bastone per evitare che mi ferisse. A quel punto, parlandoci e tranquillizzandolo, siamo riusciti a imbragarlo con la rete e a metterlo in sicurezza”. Grandi difficoltà anche per caricarlo su un pick-up e riportarlo nello zoo, ma alla fine alle 3 del mattino l’allarme è cessato.

“Non so cosa sia potuto succedere – spiega Nonnis visibilmente scosso dall’accaduto -, so solo che volevo evitare che l’animale, che è nato nel mio zoo, fosse abbattuto. Era molto scosso, agitato,non capiva dov’era, non capiva i rumori, soprattutto quello dell’elicottero. Ma è andata bene – conclude Nonnis – che stamani di buon’ora era già nello zoo ad accudire gli animali”.

Marino Nonnis ha la passione per i felini da quando era giovane: aveva iniziato ad allevare una tigre siberiana, poi la passione è diventata talmente forte da fargli acquisire altri animali, fino ad avere un vero e proprio zoo,”anche se le difficoltà per mantenerle sono davvero enormi, e non ho mai ricevuto aiuto da nessuno”, dice. Nonnis, grande fan di Silvio Berlusconi, salì alla ribalta delle cronache nazionali perché il 4 febbraio del 2013 si fece tatuare il volto dell’ex premier sul braccio.

AGEA: APPALTI GONFIATI PER L’ACQUISTO DI LICENZE SOFTWARE

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Roma, 5 giugno 2015 – I militari del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza, in esecuzione di un provvedimento emesso dal GIP presso il Tribunale di Roma, dott. Alessandro Arturi, su richiesta della locale Procura della Repubblica, hanno eseguito il sequestro di beni immobili e disponibilità finanziarie per 1,5 milioni di euro in capo ai rappresentanti legali e ai procuratori delle società che hanno venduto a SIN Spa, società controllata dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Ag.E.A.), le licenze software necessarie per il funzionamento del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN).

Tale piattaforma informatica gestisce la rendicontazione degli aiuti comunitari nel settore agricolo, che ammontano a circa 7 miliardi di euro all’anno. Il Nucleo, a seguito di una complessa attività delegata dal Procuratore Aggiunto Nello Rossi e dal Sostituto Procuratore Alberto Pioletti, ha accertato che i vertici della partecipata SIN spa, in violazione delle normative sugli appalti e sulla trasparenza della pubblica amministrazione, hanno contratto un affidamento diretto per l’acquisizione di tali licenze. Altresì, si è scoperto che l’operazione è stata congegnata in modo da interporre tra venditore e acquirente finale, due ulteriori società le quali hanno rifatturato le licenze applicando margini di guadagno in modo tale che il prezzo pagato effettivamente da AGEA, per l’acquisto del bene, è lievitato di ben € 843.000.

Con riferimento ai maggiori costi sostenuti da AGEA, quindi dallo Stato, gli ulteriori approfondimenti effettuati, attraverso accertamenti bancari e tecnici, hanno permesso di appurare che il legale rappresentante di una delle società interposte ha retrocesso, nell’immediatezza della conclusione del contratto, € 370.000 ad un manager della società venditrice. Il trasferimento è stato apparentemente giustificato attraverso la stipula di un contratto preliminare di compravendita immobiliare che prevedeva una caparra confirmatoria di pari importo. Le investigazioni hanno consentito di verificare la mancata stipula del contratto definitivo. Al termine dell’attività sono stati segnalati cinque soggetti, fra legali rappresentanti e manager delle società, per il reato di truffa aggravata nei confronti dello Stato in concorso tra loro.

È stato altresì accertato che il rappresentante legale di una delle società interposte ha omesso di indicare, nelle dichiarazioni relative agli anni 2011 e 2012, redditi per 1,8 milioni di euro. L’ammontare del sequestro operato equivale al profitto generato dalla complessiva operazione.
(Red/Com)