Energia: Contadini e pastori contro i consumatori di suolo, altro che barbari

Ai fautori del termo dinamico bisogna ricordare che senza il contadino si perde la campagna e che mangiare è un atto agricolo che contribuisce ancora oggi a rendere la Sardegna diversa sul mercato del cibo e del turismo

Fulvio Tocco

Cagliari, 22 ago. 2016 – Io non so se per realizzare una mega centrale si debba espropriare un’azienda agricola in piena attività. Mi sembra una pietosa anacronistica assurdità. Secondo le informazioni recenti la “Flumini Mannu Ltd”, che si ammanta di un nome sardo, rimane sempre una società con sede tra Londra e Macomer, che vorrebbe realizzare un “mega campo fotovoltaico” in Campidano. Come non voglio credere che al competente Ministero diano l’assenso a cuor leggero su un tema così complesso ancor prima che si approvi la riforma costituzionale che prevede la concentrazione su Roma delle decisioni a carattere strategico. Poi quanto siano strategici questi impianti in Sardegna è tutto da dimostrare. Però l’argomento consente di fare delle riflessioni sul consumo di suolo produttivo in un periodo di malsana Globalizzazione. Mi permetto di farle perché quando esisteva la Provincia del Medio Campidano, erano in tanti, senza distinzione di casacca, a dileggiare i progetti finalizzati alla Cura della Campagna. Di una Campagna delle aree seminative che con un Piano Straordinario, in affiancamento al Psr, sarebbe potuta diventare il cuore pulsante della Sardegna produttiva. Di una Sardegna che importa 150 milioni l’anno di granaglie per alimentare il suo patrimonio ovicaprino.

Per testare il Programma a carattere agricolo, ecologico ed ambientale si erano fatte delle prove di attuazione in collaborazione diretta con le Amministrazioni comunali, le Organizzazioni agricole e 1.360 aziende agricole, per dimostrarne la fattibilità pratica. Le prove attestarono come si può eliminare la burocrazia rispettando i tempi del ciclo biologico dei vegetali coltivati. Curiosamente quanto più crescevano gli aderenti quanto più si allargava il fronte degli contrari. Addirittura un sindaco mi consigliò di non dare troppa enfasi al Progetto. Ma si sa l’autolesionismo è foriero di miseria. Ricorrendo alle possibilità che offre una delle migliori leggi della Repubblica italiana, il TUELL del 2000, che consente agli Enti locali di stimolare le attività produttive rendendo redditizio il Territorio è stato possibile andare avanti anche di fronte alle ostilità del sistema regione poco propenso all’innovazione. Curare la Campagna, significa prima di tutto preservare il contenitore più ricco in assoluto al servizio dell’uomo su questa terra; esso avvolge i centri abitati, i beni culturali, artistici, ex minerari e termali. Per un pensiero maldestro la nostra Campagna non è stata mai valutata per il suo reale valore paesaggistico ma come luogo in cui non è conveniente coltivare determinate colture. Il paesaggio è come l’aria, è di tutti, se ci manca siamo finiti e passano le idee di chi vede i contadini come dei meri produttori di lenticchie e i pastori di un latte svilito dalle canaglie che indirizzano artatamente il mercato. Altro che Barbari. Queste figure professionali invece vanno annoverate tra le produttrici di paesaggio. Ai fautori del termo dinamico, scollegato dalle attività produttive, bisogna ricordare che senza il Contadino si perde la Campagna e che mangiare è un atto agricolo che contribuisce ancora oggi, in un epoca di soffocante Globalizzazione, a rendere la Sardegna diversa sul mercato del cibo e del turismo. Questo è il valore della biodiversità!

Quando il Comitato del Patrimonio Mondiale ha deciso di inserire “Su Nuraxi” di Barumini nella World Heritage List, nel 1997, ritenendo che i Nuraghi della Sardegna costituiscono un’eccezionale risposta alle specifiche condizioni geografiche, sociali, e politiche esistenti sull’isola in epoca preistorica è perché questi fanno parte dell’inestimabile paesaggio che abbiamo ereditato. Ecco perché bisogna tenere lontani i consumatori di suolo. Il paesaggio rurale sta cambiando a causa dell’intensificazione dell’agricoltura e dell’abbandono delle campagne, è vero; spetta a noi combattere contro la speculazione e non contro l’innovazione. Perché gli impianti finalizzati ad accompagnare le attività produttive del settore primario, per renderle più competitive sul mercato, vanno incentivati senza indugio. In Sardegna abbiamo un esempio concreto: l’impianto solare termodinamico installato a San Nicolò D’Arcidano, dalla Nuova Sarda Industria Casearia il caseificio che ha scelto l’applicazione termica del solare a concentrazione per ridurre il fabbisogno di gasolio e produrre nel rispetto dell’ambiente. Questo per dire che l’innovazione deve accompagnare la crescita socio economica e non la speculazione finalizzata ad allargare le aree artificiali rendendoci sempre più poveri e dipendenti.

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Pili (Unidos): blitz di ferragosto, approvato lo scempio giapponese a Decimoputzu

“Il Ministero dell’Ambiente da il via libera agli affari pseudo energetici che devastano l’agricoltura sarda e il progetto che definiva troglodita la pastorizia sarda”

“E la Regione continua a non contare niente: urgente bloccare lo scempio per evitare che la Sardegna venga desertificata”

 

Cagliari,14 agosto 2016 – “La conferma è ufficiale: alla vigilia di ferragosto il ministero dell’ambiente ha approvato il piano spregiudicato della Flumini Mannu, società con sede a Londra, per devastare il territorio agricolo di Decimoputzu a colpi di impianti solari destinati a cancellare centinaia di ettari agricoli. Ad esprimere il via libera è stata prima delle ferie estive la commissione di valutazione di impatto ambientale, nonostante il parere totalmente contrario del ministero dei beni culturali. Un vero e proprio blitz contro comuni, associazioni e soprattutto contro i proprietari di quelle aree, allevatori e agricoltori da generazioni, che non solo non hanno mai venduto quei terreni ma sono totalmente contrari a farlo”.

Lo ha denunciato poco fa il deputato di Unidos Mauro Pili appena ricevuta la conferma da parte del Ministero dell’ambiente dell’approvazione del progetto da parte della commissione di valutazione d’impatto ambientale.

“In questo scempio di ferragosto – spiega Pili – sono due gli aspetti inquietanti: un progetto devastante sul piano ambientale e paesaggistico approvato su terreni di cui la società giapponese non è proprietaria. Sarebbe il primo caso in Italia di esproprio per una fantomatica pubblica utilità di aree agricole private tolte ad un allevatore per metterle nelle mani di speculatori e faccendieri della pseudo energia rinnovabile. Un piano scellerato che nasconde faccendieri e speculatori della peggior specie, visto che pur di far razzia di incentivi milionari pubblici non ci pensano due volte ad occupare terre agricole con la complicità di organi dello Stato e il silenzio di molti. Ora a decidere sarà palazzo Chigi. Non si sa se la figura del Presidente del Consiglio o il consiglio dei ministri. Aspetto non secondario, visto che nell’ipotesi che sia Renzi da solo a decidere, la Regione non verrebbe coinvolta, mentre nel caso fosse il consiglio dei Ministri sarebbe obbligatoria la partecipazione del presidente della regione alla seduta collegiale per decidere le sorti finali del progetto. A prescindere da tutto la regione deve impugnare, senza se e senza ma, il provvedimento gravissimo del ministero dell’ambiente che costituirebbe, se attuato, un precedente devastante per l’autonomia sarda”.

Il parlamentare sardo ha anche verificato con gli uffici del ministero le procedure che saranno intraprese su questa pratica dai profili dubbi sia sul piano amministrativo che penale.

“Il primo aspetto più inquietante è che una società privata, giapponese, ha presentato un progetto su aree non proprie. Questo aspetto è semplicemente devastante per tutti i principi del diritto proprio perché si aprirebbe un precedente inquietante: non esisterebbe più la proprietà privata che verrebbe calpestata a favore di altri privati, per giunta speculatori. I metodi utilizzati da questa società sono maldestri e sfociano nel reato quando dichiarano il falso sulle condizioni di utilizzo dei terreni e soprattutto quando minacciano espropri per pubblico interesse. In quelle aree agricole – sostiene Mauro Pili – in base alle leggi vigenti “possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse non certo attività di produzione energetica di tipo industriale come quella in progetto. E la competenza sulla pianificazione del territorio è esclusiva della regione Sardegna. Tutti i decreti nazionali in materia, su mia proposta e battaglia parlamentare, non sono applicabili in violazione degli statuti speciali. Lo scellerato piano presentato dalla soc. Flumini Mannu ltd, è un chiaro ed evidente tentativo di realizzare una centrale solare termodinamica nei Comuni di Decimoputzu e Villasor funzionale solo ed esclusivamente all’ottenimento di ingenti incentivi statali. Un piano – ha detto Pili –  che mira ad un’operazione speculativa  funzionale solo ad ottenere lauti profitti con la contrarietà nelle popolazioni interessate. Un piano che prevede una devastazione per le aree agricole con ricadute del tutto inesistenti per il territorio e la stessa popolazione locale”.

“La soc. Flumini Mannu ltd, con sede legale a Londra (Bow Road, 221) – afferma Pili – non dispone in alcun modo delle aree oggetto della proposta di intervento. Gli attuali proprietari di tali aree, come ampiamente documentato e dichiarato, hanno manifestato la piena e totale contrarietà alla cessione dei propri beni, perché rappresentano di fatto la loro ragione di vita. Tale elementare constatazione ancor prima delle altre di natura tecnica, economica ed urbanistica ci costringerà ad una guerra senza fine, considerato che tale progetto non ha alcuna rilevanza pubblica e soprattutto la sua approvazione costituisce un indebito arricchimento di privati che a  nessun titolo potevano ottenere tale autorizzazione su un patrimonio di cui non dispongono. L’interesse pubblico di tale intervento è destituito di ogni fondamento proprio perché tutti i soggetti pubblici hanno dichiarato la totale contrarietà all’intervento e, quindi, non si vede come possa essere accampata tale surreale e per molti versi farneticante ipotesi. A questo si aggiunge la competenza esclusiva della Regione autonoma della Sardegna sul paesaggio, la “panoramica”, il governo e la pianificazione del territorio. Competenza che non può in alcun modo essere violata e messa in discussione da un iter autorizzativo che non ha i presupposti elementari di diritto civile, privatistico, urbanistico e non ultimo costituzionale. In tal senso – aggiunge Pili – la giunta regionale deve opporsi formalmente al provvedimento del ministero dell’ambiente ed evitare che si crei in Sardegna un precedente gravissimo sia per l’autonomia regionale sia per i principi fondanti del diritto.

“L’unica certezza del progetto presentato dalla soc. Flumini Mannu ltd, è l’impatto di 269 ettari di strutture di acciaio e di specchi che andranno a coprire gran parte della piana, comportando, di fatto, la desertificazione dei suoli e la loro definitiva sottrazione agli usi agricoli, l’utilizzo abnorme di acqua per far funzionare l’impianto, il possibile cambiamento del microclima, per la presenza di un certo quantitativo di tubi che raggiungono elevate temperature, il possibile impatto inquinante sui terreni, l’impatto sulla fauna, l’impatto sulle risorse archeologiche e turistiche della zona. Tutto questo – conclude Pili – deve essere fermato con le buone o le cattive maniere”.

Energia: Snam, tra i nuovi business metanizzazione della Sardegna

Lai (Pd), conferma degli impegni che Regione e Governo stanno costruendo per l’Isola

Cagliari, 29 giugno 2016 – “Il nuovo piano strategico di Snam 2016-2020 presentato oggi agli investitori a Londra, oltre ad importanti notizie come la scelta di procedere alla separazione di Italgas e la successiva quotazione in borsa, presenta anche tra le nuove opportunità di business su cui la multinazionale italiana intende concentrarsi anche la metanizzazione della Sardegna.” cosi scrive nel suo blog il senatore Pd Silvio Lai in merito alla presentazione del piano SNAM 2016-2020.

“Si tratta di una conferma indiretta degli impegni che Regione e Governo stanno costruendo per il Patto della Sardegna con la progettazione e la costruzione della rete interna fondamentale a carico di Snam e della tariffa nazionale.”

“La richiesta di procedere attraverso SNAM per la parte di progettazione e costruzione della rete era stata anche oggetto di due mozioni sulla situazione dell’isola presentate in Parlamento dai parlamentari sardi e votate con ampia maggioranza nelle quali si impegnava il Governo in questa direzione. Non significa – conclude il senatore Dem Silvio Lai – che la metanizzazione è cosa fatta ma che se un’azienda quotata presenta ai suoi investitori un quadro di questo genere significa che non si tratta di impegni generici ma di valutazioni che sono già in stato di avanzamento.” 

ENERGIA: PILI (UNIDOS) ASSALTO A PETROLIO E GAS NEI MARI DI SARDEGNA

I PIANI PER 1,4 TRILIONI DI METRI CUBI DI GAS E 0,42 BILIONI DI BARILI DI PETROLIO

NAVE BOMBE SISMICHE

ECCO LA NAVE PER LE BOMBE SISMICHE TRA ALGHERO E ORISTANO

Cagliari, 11 feb. 2016 – “1,4 “TRILIONI” (TRILIONI)  di metri cubi di gas, mezzo Bilione ( BILIONE) di barili di petrolio, 2,23 milioni di barili di gas naturale in forma liquida. E’ questo il malloppo che le compagnie petrolifere stanno cercando di accaparrarsi nei mari di Sardegna. Un dato di raffronto lascia comprendere l’interesse: la terra possiede giacimenti accertati di gas pari a 179 trilioni di metri cubi. Un report riservato in mano al ministero dello Sviluppo economico dice chiaramente che in quella fascia “provenzale” c’è petrolio e gas. Su quello specchio acqueo tra Alghero e Oristano il governo vuole vedere le trivelle in azione. I norvegesi della TGS Nopec ci stanno tentando in tutti i modi e alle spalle potrebbero avere colossi come l’Eni, pronti a fare razzia di ogni goccia di petrolio e gas nel mediterraneo ma non solo. A dargli manforte il ministero dell’ambiente che anziché respingere la vergognosa richiesta di perlustrazione a colpi di bombe sismiche a cavallo con il Santuario dei Cetacei ha prima concesso una proroga termini e poi prende altro tempo e valuta l’ulteriore proroga da concedere ai norvegesi. Tutto lascia intendere che questa volta il governo sia intervenuto direttamente sull’organo tecnico per arrivare all’autorizzazione alle bombe sismiche nei mari di Sardegna. I cercatori di gas e petrolio hanno chiesto una nuova proroga per continuare a sperare nel permesso di devastare l’intera area a suon di devastanti bombe sismiche. La nuova documentazione presentata dalla TGS lascia intendere che loro quel piano del ministero lo conoscono perfettamente e quindi vogliono l’autorizzazione. E proprio per questo motivo sono in atto veri e propri traffici tra il ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo economico combattuti tra la precedente bocciatura dei texani e la nuova richiesta dei norvegesi della TGS Nopec, la società geofisica che opera per i grandi gruppi petroliferi che restano per adesso nel dietro le quinte della guerra del petrolio in mare. Una società, la tgs, che appare ben ammanigliata al ministero dell’ambiente visto il tergiversare della commissione di valutazione di impatto ambientale sulla richiesta di autorizzazione a perlustrare con i devastanti air gun lo specchio acqueo davanti alla costa tra Alghero e Oristano. La presentazione di nuovi documenti da parte dei norvegesi è, però, la conferma del nuovo assalto ai mari di Sardegna con tanto di nave sismica messa agli atti nella risposta al ministero. Per questo è stata scelta la nave sismica R/V Akademik Shatskiy  pronta ad operare in quel tratto di mare al confine del Santuario dei cetacei.”

Lo ha denunciato il deputato di Unidos Mauro Pili che ha presentato una dettagliata interrogazione al Ministro dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico nella quale riporta i documenti della Tgs e dello studio in mano allo stesso ministero dello sviluppo economico.

“Un piano – denuncia Pili – messo in piedi nei minimi dettagli visto che il ministero dello sviluppo economico ha individuato quell’area in base a studi ritenuti strategici e secretati. In realtà si tratta di un’acquisizione dati da un server americano che dispone di informazioni dettagliate sulla fascia provenzale dove è stata inserita anche la Sardegna. E’ evidente che dietro questa operazione si nasconde una grande multinazionale del petrolio. L’insistenza nel piano della Tgs e anche l’arroganza con la quale rispondono al ministero dell’ambiente lascia intendere una copertura a più alto livello e considerano l’autorizzazione ambientale un atto dovuto. E’ evidente che tutto questo non può in alcun modo essere accettato e soprattutto risulta grave che il ministero dell’ambiente non compia sino in fondo il suo dovere di controllore di una partita così delicata. Quell’area – conclude Pili – deve essere stralciata dai piani del ministero dello sviluppo economico ed è vergognoso che la regione stia a guardare. Per quanto ci riguarda la mobilitazione e la denuncia su questo traffico petrolifero a scapito dell’ambiente sarà intransigente. Un’operazione maldestra del governo e dei suoi accoliti petrolieri che non passerà mai”.

Energia: Pili (Unidos), Eni progetta deposito gas in mare di fronte all’Asinara

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Cagliari, 28 nov. 2015 – “Un piano Gas Sardegna marchiato “strettamente confidenziale”. Approdato con tutte le precauzioni del caso nei giorni scorsi nelle stanze di Palazzo Chigi, della Regione e del Ministero dello Sviluppo economico. Mittente:il cane a sei zampe, l’Eni. Oggetto in inglese: Floating Storage Unit – FSU per Sardegna. Tradotto: un mega deposito galleggiante di gas in mezzo al mare, dritto dritto davanti all’isola dell’Asinara. Un progetto da concretizzare in sei mesi, tanti ne ha indicato l’Eni nel progetto inviato ai soggetti prescelti per l’operazione mani sulla Sardegna. Due le fasi proposte dall’Eni: la prima prevede una soluzione “ponte” da attuarsi con rimorchi e cisterne ( fino a 20 milioni di metri cubi all’anno) a partire dal 2017 e poi la soluzione “industriale” via depositi galleggiante a Porto Torres a partire dal 2020. Eni si dichiara pronta a mettere a disposizione tutta la sua esperienza commerciale. Insomma, hanno lavorato a lungo per boicottare il metanodotto Galsi, hanno pianificato la cessazione delle centrali essenziali attraverso gli addentellati politici e adesso calano il piano energetico più becero della storia della Sardegna. Lo dicono e scrivono in modo esplicito nel piano: l’adozione di una configurazione a stoccaggio galleggiante (FSU – Floating Storage Unit) basato su una nave metaniera permanentemente ormeggiata rappresenta, secondo l’Eni, una soluzione efficiente dal punto di vista dei costi e dei tempi di realizzazione. In realtà il risultato è chiaro: fare molti soldi, speculando sull’assenza del gas metano, e investendo praticamente niente. Una nave metaniera ormeggiata in porto, adattata a deposito galleggiante e un po’ di tir cisterna in giro per la Sardegna, a creare pericolo e traffico pesante. Roba da terzo mondo”.

Lo ha denunciato oggi il deputato sardo di Unidos Mauro Pili annunciando un’interrogazione urgente al Ministro dello Sviluppo Economico.

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“Il Piano trasmesso dall’Eni, inviato ad almeno 6 destinatari, propone un tavolo urgente per definire la fase attuativa lasciando intendere che tra i vari soggetti ci sia già un’intesa di massima. Tutto questo lascerebbe comprendere che siamo davvero nelle mani delle lobby più spregiudicate. A questo si aggiunge il piano per il nord e sud dell’isola. Le mani dell’Eni sulla Sardegna – secondo quanto è scritto nel progetto – prevedono a Nord la fornitura delle aree di Porto Torres e Sassari attraverso una piccola unità di rigassificazione ( in realtà un vero e proprio rigassificatore) mentre per Cagliari e il sud del’isola sarebbero serviti attraverso camion GNL o tramite bettoline con consegna ad eventuale deposito costiero locale. In questo piano l’Eni pensa – è scritto nel piano – di poter fare di Porto Torres una base di smistamento di volumi GNL attraverso bettoline di piccole taglia, a servizio dei deposito costieri nel mar Tirreno. In quest’ultimo passaggio – denuncia Pili – ritorna in auge il vecchio piano dell’Eni di fare della Sardegna un vero e proprio serbatoio di stoccaggio di gas e non solo. E’ fin troppo evidente che trasformare Porto Torres in un hub metanifero significa fregarsene dell’esistenza in quel tratto di mare del Santuario dei Cetacei protetto da convenzioni internazionali. Nonostante questo, dopo aver minato in tutti i modi il progetto Galsi ora l’Eni cala il suo piano coloniale speculativo degno dei suoi fasti più reconditi”.

“A far scattare l’operazione dell’Eni – prosegue Pili – è stata la “sparata” di Pigliaru per realizzare il metanodotto partendo dalla Toscana. Proposta che l’Eni boccia senza mezzi termini nella relazione introduttiva: “scartata per gli alti costi e tempi d realizzazione, senza possibilità di modularizzazione”. Ed è proprio dopo il vertice toscano che l’Eni ha deciso di calare l’asso della piattaforma galleggiante. Per questa ragione – conclude il parlamentare di Unidos – ho già presentato un’interrogazione urgente al Ministro competente perché riferisca  su questo piano. E’ evidente che un progetto speculativo di questa portata va respinto al mittente. Il rischio è che una Regione inesistente e confusa, ogni giorno un’ipotesi diversa, consenta all’Eni di continuare a dettare legge sull’energia e sull’ambiente in Sardegna. Questo gli deve essere impedito senza se e senza ma”.

Energia: Pili (Unidos), basta servilismi, impugnate il decreto “imbroglia Sardegna”

Furto di 308 mln sottratti i Fondi della Coesione per finanziare le opere del Nord Italia, violazioni costituzionali

Cagliari, 9 gen. 2015 – Non impugnare il decreto a favore dei petrolieri, che frega i fondi alla Sardegna, che da i soldi al nord per le infrastrutture e li nega alla nostra isola è un atto di servilismo vergognoso. L’ennesimo atto di Pigliaru e compagni che continua con fiacche proteste di facciata e poi si ferma davanti alle decisioni obbligate. Non impugnare il decreto sblocca Italia, più realisticamente sblocca affari petrolieri e frega Sardegna, è una decisione scandalosa”.

Lo ha denunciato il deputato sardo di Unidos Mauro Pili che stamane ha duramente contestato la decisione della regione di non impugnare il decreto.

“E’ confermato quello che avevo dichiarato mesi fa. Siamo dinanzi a servi del governo Renzi che a Cagliari fa finta di protestare e poi invece a Roma sono proni al governo Renzi. Non impugnare quel decreto, i cui termini di impugnativa alla corte costituzionale scadono domani, è una scelta nefasta che mette a rischio la stessa specialità autonomistica della Sardegna già duramente attaccata dal governo Renzi. Significa avallare un furto considerato che alla Sardegna vengono scippati i fondi di coesione 2014/2020. Alla Sardegna – spiega Pili – con quel decreto infatti vengono rapinati di colpo 308 milioni di euro. Il decreto sblocca Italia in realtà è un decreto “imbroglia Sardegna”. I professori di viale Trento si confermano servi allo sbaraglio tanto che il governo Renzi  ha fatto sparire dalle poste di bilancio la bellezza di 308 milioni di euro. Al comma 4 dell’art.3 del decreto la copertura finanziaria dei fondi che vanno al Nord Italia provengono per 3.048 milioni dal fondo di coesione 2014/2020. Un importo che andava ripartito alle regioni in base alle norme richiamate nello stesso decreto. L’80% spettava al Sud e di questo il 12,61% alla Sardegna. L’ammontare del bottino di Renzi & Lupi ai danni della Sardegna è di 308 milioni di euro. Tutto per finanziare opere certe al nord e per finanziare niente alla Sardegna”.

 

“Bastava esaminare il decreto per capire che occorreva impugnarlo senza se e senza ma – ha detto Mauro Pili. A partire dalla violazione costituzionale della coesione nazionale e dell’equo riparto delle risorse pubbliche. Non esiste nessuna attribuzione certa all’isola, considerato che i tempi indicati per finanziare i provvedimenti sono un vero e proprio cappio al collo – ha detto Pili. Tempi che non risultano superabili anche quelli previsti per legge per le eventuali approvazioni dei progetti e anche per questo il decreto milleproroghe conferma quel trabocchetto. E’ semplicemente vergognoso che questa dilettantesca compagine di governo regionale non si sia posta nemmeno il dubbio delle coperture finanziarie e non abbia accennato un minimo di riserve dinanzi a tempi di appalti che apparivano di fatto impossibili anche per lo stesso crono programma di revisione progettuale indicato nell’intesa con l’Anas”.

“A  tutto questo – ha proseguito il deputato di Unidos – va aggiunto un capitolo ancora più delicato quello relativo al fondo revoche. Un norma richiamata nel decreto frega Sardegna, contenuta in un provvedimento del 2011, e di cui si ignorano gli effetti, considerato che non si conoscono i decreti di revoca di stanziamenti relativi a delibere Cipe anteriori al 2008. Per la Sardegna potrebbe trattarsi di un’altra mazzata considerato che diverse opere contenute nella legge obiettivo sono state finanziate prima di quella data e non risultano ne realizzate ne appaltate. Ci potrebbero essere dighe e strade, connessioni idriche e interventi di varia natura su opere rimaste bloccate in questi ultimi dieci anni di fallimenti infrastrutturali. Non impugnare il decreto significa mettere a rischio anche la partita sulle perforazioni petrolifere. Lo Statuto è chiaro ma un pronunciamento ulteriore della corte avrebbe messo a riparo da ulteriore maldestri colpi di mano. Questa si conferma una regione complice dei petrolieri e degli affari del governo Renzi”. 

Energia: Fsm-Cisl Sardegna, metano indispensabile per l’economia e industria, Pigliaru dia accelerata

 

Cagliari, 28 nov. 2014 – “La Sardegna è l’unica regione italiana a non poter utilizzare il metano. Questo gravissimo gap ha ripercussioni estremamente negative nei confronti dell’industria, nel tessuto economico-produttivo isolano e ovviamente nella vita delle famiglie”. La affermano Rino Barca e Giancarlo Sanna, segretari politico e amministrativo della Fsm-Cisl Sardegna in merito all’assenza di metano come fonte energetica primaria in Sardegna. “Non è un segreto che nell’isola i costi di produzione e la spesa media annuale per l’energia elettrica sono sensibilmente più elevati della media nazionale. Recenti indagini dimostrano che se in Sardegna ci fosse il metano, ogni famiglia risparmierebbe in media oltre 270 euro l’anno”.

“Dopo l’abbandono da parte dell’attuale maggioranza che governa la Regione del metanodotto Galsi Algeria-Sardegna-Europa, Pigliaru ha più volte dichiarato nei mesi scorsi di voler intraprendere il percorso di progetti alternativi per la metanizzazione della Sardegna puntando sulla costruzione di rigassificatori. La Fsm-Cisl – spiegano i sindacalisti -, in considerazione della gravissima crisi economica, ritiene urgentissimo risolvere definitivamente il gap storico costituito dall’assenza del metano”.

Barca e Sanna chiedono quindi al Presidente della Regione sarda “di fare tutto il possibile per accelerare i tempi. Anche perché centinaia, se non migliaia di aziende in tutta l’isola, sono oramai in ginocchio e prossime alla chiusura. Portare il metano nella nostra isola e colmare quella che è una vera e propria disuguaglianza rispetto alle altre regioni italiane ed Europee, rappresenterebbe sicuramente un grande impulso al rilancio e alla ripartenza economica della Sardegna”.