Cagliari: uccise la compagna e le fece a pezzi nascondendola in frigo, arrestato

Testa 20140219_111522Cagliari, 30 apr. 2014 – Un cold case che nessuno più ricordava, neppure i vecchi cronisti di nera. Ma non un ispettore superiore della squadra mobile di Cagliari, che non credeva affatto che l’assassino fosse morto, come avrebbe voluto far credere simulando un incidente stradale in Albania. Peraltro strano, perché il cadavere, a quanto sembra (le notizie sono ancora frammentarie), non fu mai ritrovato. Gli era andata bene per oltre 15 anni, le ricerche erano cessate perchè l’uomo era  ufficialmente morto. Era il 5 ottobre del 1996 quando la polizia di Cagliari trovò il cadavere della povera Anila Hetay, all’epoca 24enne, fatto a pezzi e messo dentro un frigorifero di una casa di fronte al mare di Quartu Sant’Elena, in località Sa Pispisa. Fu portata dal’Albania in Sardegna, a Cagliari, dal suo assassino, David Lekajm (nella foto), ora 46enne, che immediatamente mise a lavorare in strada. Lui infatti all’epoca era ‘attenzionato’ dalla polizia perchè ‘importava’ merce preziosa, ragazze, dell’Albania. Non contento di averla fatta prostituire le rivolgeva attenzioni violente, la violentò quella sera, che la picchio con tanta violenza, fino a farla morire per shock-traumatico e arresto cardiocircolatorio. I poliziotti la trovarono il 5 ottobre di 18 anni fa, fatta a pezzi, e nascosta dentro un frigorifero, 110 sferzate di cavo elettrico, o coltellate. Lui invece aveva tagliato la corda ed era scappato subito in Albania. Scomparso.

Riappare improvvisamente in Italia nel 2001, dopo uno sbarco di albanesi in Puglia. Ha i documenti del cugino Sokol Trola, sotto attenzione della polizia. Gli prendono le impronte digitali, ma qualche tempo dopo la polizia ferma il vero Sokol Trola, che ha altre impronte digitali. C’èqualcosa di strano,ma nessuno se ne accorge. Due anni e mezzo fa però l’ispettore Michele Tarallo riprende quel fascicolo impolverato, e ci lavora sopra. La morte d’incidente stradale è sospetta, lui non ci crede. Chi ha rilevato l’incidente? Chi ha trovato il cadavere di Lekaj? Nessuno. Domande che non hanno risposte, anzi, l’uomo sarebbe vivo. La madre compie troppi viaggi in Francoa, passa per Vienna. Lekaj cerca riparo tra i parenti albanesi in Francia? Si inizia quindi a cercare tra i parenti e le comunità albanesi, tra i delinquenti. Alcuni vivono a Lione, altri a Parigi, vengono fatte verifiche a Vienna, altre sul rilascio dei visti d’ingresso all’ambasciata degli Usa, dove vive una colonia di albanesi di Scutari, il paese dell’assassino. Nulla, solo quei documenti che sono attribuiti a due persone con impronte digitali dverse. Ma i poliziotti coordinati dal capo della mobile, Leo Testa,  fanno verifiche, pedinamenti, viaggi. Ci credono e con grande capacità investigativa scoprono che Lekaj è vivo e vegeto, e lo riconoscono, nonostante la foto segnaletica fosse vecchia di 20 anni. lekaj

“Toccano le corde giuste” spiega il questore di Cagliari Filippo Dispenza, che ha avuto un ruolo fondamentale per le sue relazioni internazionali con l’Interpol, e riescono ad avere la riapertura di quel vecchio fascicolo polveroso che esce fuori dall’archivio. L’assassino c’è, ed è vivo. Ne seguono le tracce, interessano il Servizio di cooperazione internazionale di polizia e l’Interpol, e mettono in rete le risultanze investigative: David Lekaj non è morto e vive in Albania, a Scutari. Va catturato. Nel frattempo, il 1 febbraio scorso, Leo Testa chiede l’estensione del mandato di cattura per Lekay. Il gip di Cagliari concorda con le investigazioni della mobile ed emette un mandato di cattura europeo. Lekay è ufficialmente nel mirino della polizia di Cagliari e dell’Interpol. Viene interessata la polizia albanese, che due giorni fa lo cattura. Ora sarà avviata la procedura di estradizione. I poliziotti cagliaritani attendono notizie dall’Albania: al momento non si sa se l’assassino si è arreso senza fare resistenza, o se ha confessato. La notizie più importante comunque è arrivata: Lakaj dopo 18 anni è nelle mani della giustizia.

Cagliari: finge malore e tenta di rubare Ape a netturbino, arrestato

carabinieri autoradioCagliari, 30 apr. 2014 – I carabinieri della radiomobile della compagnia di Cagliari hanno arrestato Alessandro Vaccargiu, 38 anni, di Arbus, pregiudicato. L’uomo, verso le 10.50 di ieri mattina, fingendo un malore si è avvicinato ad un operatore ecologico chiedendogli di potersi sedere a bordo dell’Ape Piaggio 50 della ditta “Cooplat servizi di igiene pubblica”, che l’operaio stava usando per il lavoro. Approfittando di un attimo di distrazione del soccorritore Vaccargiu ha chiuso repentinamente la portiera dell’Ape tentando di scappare. Il netturbino però si è aggrappato al veicolo venendo trascinato per alcuni metri fino a quando Vaccargiu ha perso il controllo urtando un veicolo in sosta. Nonostante l’urto Vaccargiu ha tentato ancora di scappare a piedi ma è stato definitivamente bloccato dal collega del netturbino e, subito dopo, da una pattuglia del radiomobile lo ha arrestato. Dopo le formalita’ di rito Vaccargiu è stato trattenuto nelle camere di sicurezza della stazione  di Cagliari-Villanova, in attesa del rito direttissimo celebrato in mattinata in cui sono stati chiesti ed ottenuti i termini a difesa.

Cagliari: rapina banca in permesso dal carcere, scoperto e arrestato con un complice

carabinieri3Cagliari, 30 apr. 2014 – Aveva escogitato un sistema ingegnoso per crearsi un alibi: uscire dal carcere alle 8, compiere una rapina vicino a Cagliari ed alle12 essere nuovamente ad Oristano, in comunità. Ma non ha fatto i conti con i carabinieri delle compagnie dio Sanluri e Iglesias, che lo hanno identificato e arrestato. Marco Orrù, 38enne pregiudicato di Serramanna (Ca), è uscito alle 8 di ieri mattina da carcere di Oristano con un permesso per recarsi in una comunità per tossicodipendenti, dov’è arrivato puntuale. Immediatamente però ha dichiarato di aver mal di denti e di dover andare dal dentista. Ma Orrù aveva in animo una rapina al Banco di Sardegna di Uta, nell’hinterland di Cagliari, dov’è arrivato intorno alle 9,45.

Quindi entra nell’agenzia del Banco di Sardegna, minaccia con un coltello 5 dipendenti, scavalca il bancone e prende 500euro da una cassa. Per uscire prende in ostaggio il direttore e scappa in bicicletta, percorre 200 metri e raggiunge un complice, il cugino Ferdinando Desogus di 49anni, che lo attende, a bordo dell’Opel Astra del padre di quest’ultimo, ignaro di tutto. I due cugini malviventi scappano verso Oristano, dove arrivano prima delle 12, orario nel quale Orrù doveva essere di rientro nella comunità per tossicodipendenti.

I carabinieri nel frattempo fanno scattare il piano antirapina, che coinvolge le compagnie di Iglesias e Sanluri. Grazie alla collaborazione di alcuni cittadini riescono a sapere,oltre il modello dell’auto anche alcuni numeri di targa. I riscontri sono presto fatti e interessano la compagnia di Oristano, che va alla ricerca del rapinatore, scoprendo che l’uomo aveva avuto un permesso per uscire dal carcere di Nuchis. Trovato il cugino complice, i carabinieri lo mettono alle stratte:non sa giustificare un cappellino verde e dei guanti che erano nel cofano dell’auto e crolla. Alle 19 il caso è chiuso e i due rinchiusi nel carcere di Buoncammino a Cagliari con l’accusa di rapina aggravata in concorso.

Cagliari: uccise la compagna e la nascose in un frigorifero, latitante arrestato dalla polizia in Albania

20140408_112545Cagliari, 30 apr. 2014 – Un altro caso risolto dalla polizia di Cagliari, un caso di 20anni fa, quando il cadavere di una donna fu trovato all’interno di un frigorifero, in un’abitazione nelle campagne di Quartu Sant’Elena (Ca). La vittima era Anila Hetay, all’epoca 24enne, di Scutari, in Albania. Il 27 aprile scorso a Durazzo è stato arrestato dalla squadra mobile di Cagliari, con la collaborazione di Interpol Roma, il latitante David Lekaj, 46enne di Scutari, ricercato in campo internazionale per l’omicidio della connazionale e convivente Anila Hetay avvenuto prima del 5 ottobre 1996, giorno in cui il cadavere delle donna fu trovato, nascosto in un frigorifero, in un’abitazione nelle campagne di Quartu Sant’Elena (Ca).

Lekaj si era reso da subito irreperibile. Le indagini, condotte all’epoca dei fatti, avevano permesso di accertare le responsabilità dell’uomo in merito all’omicidio, il cui movente era da ricercare, oltre che nella sua indole particolarmente violenta, nel fatto che , dopo avere avviato alla prostituzione da giovane donna, l’aveva sottoposta a indicibili maltrattamenti, che ne causarono la morte per shock-traumatico e arresto cardiocircolatorio. La Corte d’Assise di Cagliari, con sentenza del 25 novembre del 1999, divenuta irrevocabile il 10 aprile del 2000, aveva condannato in contumacia Lekaj all’ergastolo. A distanza di quasi vent’anni dall’accaduto, i poliziotti della Sezione Crimine organizzato, coordinati dal Capo della Squadra Mobile, Leo Testa, sono riusciti a raccogliere informazioni a riguardo della possibilità che il latitante potesse essere ancora in vita ed hanno avviato una minuziosa attività informativa.

Da quel momento è iniziata una costante collaborazione con l’Interpol Roma, a cui sono stati trasmessi dati e impronte del latitante, per il successivo inoltro alle autorità albanesi. Il lavoro di studio ed analisi, effettuato dagli uomini della mobile cagliaritana, dall’ispettore capo Michele Tarallo,che mai ha creduto alla messinscena dell’assassino, che si finse morto in un incidente stadale, certificava inequivocabilmente che la foto della persona segnalata in Albania corrispondeva a quella Lekaj, documentando, in pratica, che lo stesso, alla data del 2001, era ancora in vita e si trovava in Albania, malgrado suo il tentativo di sfuggire alla polizia, ed in particolare a Durazzo. Con queste certezze di sviluppi immediati e coinvolgendo le autorità albanesi, il Tribunale di Cagliari il 1 febbraio ha emesso un mandato di arresto europeo nei confronti del latitante. Quanto acquisito dai poliziotti cagliaritano, supportato dalla pressante attività investigativa, condivisa con l’Assitant Director Fugitive Investigative Support del Segretariato Generale di Interpol hanno permesso di catturare il latitante David Lekaj.

Olbia: ubriachi si scagliano contro i carabinieri, arrestati

carabinieriOlbia, 28 apr. 2014 – Nel corso della notte i Carabinieri della Sezione Radiomobile del reparto territoriale di Olbia hanno arrestato Emanuele Pinna e Roberto Canu, entrambi 22enni nullafacenti di Olbia con precedenti di polizia. I due sono stato intercettati, a seguito della segnalazione di un cittadino, in Via Venafiorita a bordo di una Fiat Punto guidata da Pinna in evidente stato di ebbrezza alcolica. Il giovane,dopo essere stato fermato dai militari si è rifiutato di sottoporsi a prova etilometrica inveendo confronti militari operanti con frasi minacciose e, supportato Canu, si scagliava contro i militari, che sono però riusciti ad immobilizzarli. Nella circostanza uno dei carabinieri ha riportato escoriazioni multiple con una prognosi di 3 giorni di riposo e cure mentre a Pinna è stato riscontrato un trauma facciale giudicato guaribile i 5 giorni. L’autovettura è stata sottoposta a fermo amministrativo. Gli arrestati sono stati posti ai domiciliari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Olbia: tenta di rapinare il proprietario di un bar a Loiri, arrestato

carabinieri autoradioOlbia, 28 apr. 2014 – Nel corso della nottata i carabinieri di di Loiri Porto San Paolo (Ot) hanno arrestato Giovanni Giagheddu, 30 enne di Olbia, con precedenti di polizia, ritenuto responsabile di tentata rapina, danneggiamento, lesioni personali e porto d’armi e oggetti atti all’offesa. Lo stesso è stato bloccato immediatamente dopo avere tentato di rapinare in via Acquedotto di Olbia, il bar “Pak Kashmir”, minacciando con un coltello il proprietario e altre due persone, tutte di origine pakistana. A seguito della colluttazione scaturita con l’arrestato, i tre sono rimasti lievemente feriti e, visitati al pronto soccorso dell’ospedale di Olbia, hanno riportato prognosi varie per un massimo di 6 giorni. Il coltello è stato sequestrato. Giagheddu è stato portato al carcere di Nuchis, a Tempio Pausania, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Oristano: incendio nella centrale fotovoltaica di Narbollia

vigili del fuocoOristano, 28 apr. 2014 – I vigili del fuoco di Oristano sono intervenuti nel corso della notte nella centrale fotovoltaica di Narbolia (Or), per domare le fiamme alla cabina elettrica in località Orzaoniga, probabilmente di origine dolosa. L’allarme è scattato alle 3,35. Dopo due ore di lavoro, intorno alle 5,30 hanno domatole fiamme. Nella cabina elettrica, a poche decine di metri dalla Strada provinciale 13, sono ospitati i sistemi di controllo della produzione e della distribuzione dell’energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici ospitati sopra delle serre. Sul fatto indagano i carabinieri.