AGRICOLTURA: AD ALBAGIARA I LEGUMI ALL’APICE DELLA CATENA ALIMENTARE

L’Onu ha decretato il 2016 anno internazionale dei legumi” in Sardegna è un dovere celebrarlo ma in pochi lo fanno

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Fulvio Tocco

Il legume al centro della giornata che ha animato il divertimento dei bambini ed incuriosito i grandi con le figure e i “tappetti” in piazza a base di ceci realizzati dell’Associazione “S. Maria” di Guspini

Oristano, 22 maggio 2016 – Per dire che non si deve ricorrere soprattutto alle proteine animali la Proloco di Albagiara ha onorato l’anno internazionale dei legumi con uno spazio riservato alla conoscenza e la cultura e uno riservato alla gastronomia utilizzando i ceci, i fagioli, le lenticchie, le cicerchie, le fave e i piselli in maniera creativa e fantasiosa. Minestre e zuppe della storia gastronomica dell’alta Marmilla sono ritornati protagonisti domenica 22 maggio 2016 ad Albagiara in occasione sedicesima edizione della “Sagra dei legumi” organizzata dalla Proloco. Ovviamente il legume è stato il padrone assoluto della piazza. Le diverse specie servite dalle massaie erano riconoscibili per il loro caratteristico sapore. Sembra una banalità ribadirlo ma ormai certi legumi d’importazione, che si vendono nella grande distribuzione, hanno sapore di terra. Ad Albagiara sono stati serviti cucinati in maniera semplice ed eccellente senza modificarne il sapore originario. Una scelta fatta per dare il giusto valore a questo alimento, sostenibile per l’ambiente e alla base di tutte le diete delle popolazioni più longeve. Per una serata chi ha preso cicerchie, fagioli e fave sarde ha potuto degustare dei prodotti di altissimo valore nutritivo e qualitativo. In un’isola che importa una grandissima quantità di granaglie l’anno ricordare, in queste giornate, che i legumi si possono produrre in casa a beneficio della salute e dell’economia è un insegnamento lodevole. Ad Albagiara lo fanno da sedici anni, sarà il caso che le giornate dedicate ai legumi si moltiplichino in tutte le aree vocate dell’isola per dire che l’economia può ripartire con le cose che si sanno fare bene riconoscendo ai legumi il giusto valore identitario.

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Tumori: Sanna (Confagricoltura), marcia indietro Oms su carni rosse è tardivo = In Sardegna carni prodotte in regime ‘benessere animale’

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Cagliari, 29 Ottobre 2015 – “La precisazione dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc)sul rischio legato al consumo di carne rossa è quantomeno tardivo. L’allarme creato tra i consumatori è palese e ha generato un allarme che può compromettere l’economia di intere regioni italiane legata alla produzione di animali da carne. Accogliamo positivamente la marcia indietro dell’Oms perché il consumo di proteine animali è indispensabile alla normale crescita dei bambini, degli adolescenti e sostituibili nella dieta degli adulti per chi fa scelte di vita di tipo vegetariano o vegano”. LO afferma il presidente di Confagricoltura Sardegna,Luca Sanna,in merito alla precisazione dell’OMS sui rischi di tumore legati al consumo di carne rossa.

“Presumibilmente le considerazioni inopinatamente diffuse dall’Oms su questo tipo di pericolo – dice Sanna – sono probabilmente basate su dati provenienti da Paesi grandi consumatori di carne e soprattutto di quali tipologie di carni, ovvero di bestiame allevato con criteri sui quali occorrerebbe fare degli approfondimenti seri. Tutto ciò per dimostrare che la Sardegna sta andando verso la direzione opposta,cioè raggiungere il risultato che tutti gli allevamenti da carne e da latte saranno detenuti in regime di ‘benessere animale’, quindi con la massima garanzia di salubrità e di genuinità per il consumatore”.

“Invito l’Oms –prosegue il presidente di Confagricoltura Sardegna – a verificare se le carni ottenute da animali allevati in Sardegna con sistemi estensivi e in regime di ‘benessere animale’, siano altrettanto potenzialmente generatrici di tumori come quelle che finora hanno fornito i dati per le loro considerazioni”.

Per Sanna “il danno creato in queste ultime ore da questo allarme poteva essere evitato con una maggiore cautela nel divulgare una notizia con un impatto che devastante sui consumatori. La Sardegna è la seconda regione al mondo per numero di centenari, quasi tutti pastori, a testimonianza che la dieta a base di carne, e naturalmente di altre bontà delle produzioni agricole, non hanno mai ucciso nessuno”.

“Chiaro che i rischi di tumori non si discutono – conclude Sanna -, ma inviterei chiunque a sostenere che una buona bistecca di vitello sardo-modicano, di pecora o capra sarda fanno male. Uno scivolone che l’Oms poteva tranquillamente evitare”.

Salute: e se fossero le proprietà delle olive e dell’olio ad allungare la vita dei sardi?

 

OLIVA MANO AGRICOLTORE

Fulvio Tocco

Nel tascapane dei contadini, che consumavano i pasti in campagna, non mancavano mai le olive custodite in un sacchetto di sale da cucina riciclato

Cagliari, 18 set. 2015 – Olio e olive sono i prodotti del Mediterraneo che potranno interessare i consumatori del pianeta nei prossimi decenni. Ora solo il 4% circa dei cittadini del mondo fa ricorso all’uso dell’olio d’oliva. Pertanto solo una piccolissima percentuale degli abitanti consuma olive in salamoia ed olio d’oliva. Le possibilità d’espansione, dunque, sono immense. Ormai non c’è studio accreditato che non parli delle tante proprietà benefiche dell’olio extravergine d’oliva. E dopo gli approfondimenti di Roberto Crea, uno scienziato italiano trasferitosi in California, sono stati rappresentati più volte i benefici dei polifenoli dell’olivo sulla salute umana. Roberto Crea non esitò nel 2011 a definire l’ulivo come un miracolo della natura. Infatti senza leggerlo suoi giornali nel tascapane i contadini del Campidano, insieme al pane e al vino, non mancavano mai le olive in salamoia solitamente raccolte in un sacchetto di plastica riciclato. A tal proposito voglio ricordare anche una “ricerca che in Spagna ha coinvolto oltre 40.000 soggetti tra i 29 e i 69 anni, arruolati all’interno di un più ampio progetto europeo sulla valutazione del nesso tra comportamenti alimentari, malattie e mortalità. Nell’arco di 13 anni di osservazione, in chi assumeva regolarmente un paio di cucchiai di olio di oliva al giorno si è registrata una diminuzione del 44% dei decessi per malattie cardiache e del 26% per altre cause”. Nessuno dimentichi che l’olio, in periodo di carestia si consumava tal quale col pane sino alla fine degli 60. Non c’era Convento, e posso confermarlo senza essere smentito, che in dispensa non custodisse pane, olio e sale da consumarsi in mancanza d’altro. Ciò che rende l’olio extravergine d’oliva un alleato della salute cardiovascolare è il significativo contenuto di benefici grassi monoinsaturi, tra cui l’acido oleico, che favoriscono il controllo del colesterolo “cattivo” (LDL) e l’ottimizzazione del colesterolo “buono” (HDL). E’ incredibile, nonostante le grandi scoperte sulle proprietà anti ossidanti contenuti nelle olive, che nel paniere dei prodotti della longevità dei sardi non trovino un posto rilevante le olive. Come è assurdo che il lavoro pionieristico del dottor Crea sui polifenoli delle olive e sull’idrossitirosolo, che viene riconosciuto con una presentazione al Paris Poliphenols 2012, il più grande convegno al mondo di polifenoli derivati da biomassa di origine agricola, non sia evidenziato tra i principali prodotti antinvecchiamento. Sono ormai diversi anni che si studiano a livelli sperimentali i benèfici effetti dell’olio d’oliva nella dieta mediterranea, anche con indagini in Italia e in Grecia, e si è messo in evidenza “la correlazione tra l’uso dell’olio d’oliva e la bassa incidenza di malattie coronariche”.

Expo: Copagri Sardegna, non è tutto oro ciò che luccica, tanti visitatori ma la Regione ha improvvisato

Lettera aperta del Presidente di Copagri al presidente della Regione Francesco Pigliaru

Ignazio Cirronis

Cagliari, 18 set. 2015 – Baciati dalla fortuna di aver azzeccato la settimana giusta (in termini di visitatori sembra che la settimana dedicata alla Sardegna sia stata quella con il maggior afflusso registrato dall’inizio di Expo!) ma la Regione Sardegna, nell’organizzare lo stand ad Expo 2015, non ha certo brillato per qualità ed efficacia della sua presenza. Lo stand della Sardegna, parlo solo di questo, che è ciò che più è stato visto dai visitatori, e tralascio le iniziative collaterali seguite principalmente da addetti ai lavori, non ha dato una bella immagine della Sardegna, tanto meno ha efficacemente disegnato come la Sardegna vuole contribuire al tema della nutrizione del pianeta in modo sostenibile.

Partiamo dal tema dell’Expo: “Nutrire il pianeta”. Si presuppone che il tema dell’alimentazione e della produzione agricola possa avare un ruolo e che rappresentare il panorama agroalimentare sardo con le sue eccellenze produttive sia il fulcro attorno a cui far ruotare turismo, artigianato e cultura.

E invece cosa troviamo nello stand: un filmato (solo uno) di quattro minuti interamente dedicato ai fondali marini. Bello, ma che possiamo vedere anche su qualsiasi trasmissione televisiva, a parte il 3D. Ho visionato il filmato e sentito i commenti; di primo acchito forse li avevo travisati per cui sono entrato una seconda volta e ho ascoltato sempre la stessa frase: “Ma è tutta qui la Sardegna?” Io non capisco la scelta fatta: intanto pochi hanno compreso che si trattasse delle aree marine protette; poi perché rappresentare la Sardegna con i suoi fondali marini e non (o almeno anche) con i paesaggi agrari? Risposta: ma c’erano i campanacci (due intere pareti o più di una serie di campanacci) a significare la cultura pastorale. E che bisogno avevamo di rappresentare la Sardegna monotematicamente come Isola della pastorizia, emarginando del tutto l’altra metà agricola che produce ortofrutta (il 25% della plv agricola sarda), vino, olio, pasta etc? In sintesi: un po’ di superficialità e persino poca originalità.

C’era un altro tema che nelle intenzioni si sarebbe dovuto sviluppare (ma solo gli architetti che hanno studiato lo stand credono che sia stato illustrato) la ecosostenibilità e l’innovazione, attraverso le opere di Daniela Ducato che col riciclo di materiali di scarto delle produzioni alimentari fa materie prime nobili per prodotti finiti per edilizia e non solo. Bellissimi lavori, in mostra, però, senza alcun didascalia, sono apparsi come semplici “quadri” per adornare le pareti. Nessuno li ha capiti, tranne i pochi fortunati presenti alla inaugurazione e vicini a Daniela che, parlando senza alcuna microfonatura poteva essere sentita solo dai più vicini…

Anche belle foto nello stand della nostra Isola e una bella mostra dei giganti di Mont’e Prama, ma abbiamo perso un’occasione storica: le decine di migliaia di visitatori di questi giorni, dopo aver visto lo stand della Sardegna, forse tornano a casa col desiderio di frequentare un corso subacqueo, ma poco aggiungono alla loro conoscenza delle virtù dell’agroalimentare sardo e della sua ecosostenibilità.

Ciliegina sulla torta il titolo sul pannello di ingresso: Sardegna – The endless Island. Che si scrivesse in inglese, in una manifestazione internazionale, ci sta benissimo; ma sapendo che il 90 e più per cento di visitatori sono italiani, scrivere anche in italiano e in sardo, no? Tanto più che endless non è un termine di uso molto frequente.

Presidente Pigliaru, non me ne voglia: non cerco spazio di polemica e non sono nemico della Giunta, tanto più quando afferma di volere centralità dell’agroalimentare e economia sostenibile. Ma per favore, la prossima volta, un evento che ha al centro il tema del cibo fatelo coordinare da chi è responsabile delle politiche agricole!

Expo: Sanna (Confagricoltura), Sardegna penalizzata senza porchetto all’esposizione

maialetto sardo

Cagliari, 12 mar. 2015 – “Le parole del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, pronunciate ieri alla Camera, non fanno presagire nulla di buono per il maialetto sardo”. Lo afferma il presidente di Confagricoltura Sardegna, Luca Sanna, in merito alle parole del Ministro Lorenzin sull’opportunità di poter esportare il porchetto sardo all’Expò di Milano, scaricando la responsabilità autorizzativa all’Unione europea.

“L’esposizione di Milano rappresenta una vetrina unica ed irripetibile per il piatto più famoso della cucina sarda. Sarebbe gravissimo se i visitatori che arrivano da tutto il mondo, e conoscono per fama il porchetto arrosto, non lo trovassero nei nostri stand: sarebbe una vetrina della Sardegna penalizzata, incompleta e monca”, dice Sanna. “La Regione deve trovare una soluzione definitiva con il Governo, facendo partire dalla Sardegna le carni termizzate con le necessarie certificazioni sanitarie, anche in deroga, ma comunque attestanti la commestibilità e non pericolosità delle carni. Il danno economico e quello d’immagine sarebbero gravissimi per l’allevamento e le produzioni agroalimentari della Sardegna”.

Abbanoa: Cagliari, spedite 69mila bollette per quasi 7 mln da incassare

acqua

Cagliari, 12 set. 2014 – Sono 69.570 le fatture dell’acqua che stanno arrivando in questi giorni agli utenti della città di Cagliari per un importo di 6 milioni e 925mila euro da incassare per Abbanoa, l’ente gestore delle acque in Sardegna. L’importo medio è di 99,54 euro, ma per le 45844 utenze domestiche residenti (prime abitazioni), che rappresentano il 65,9 per cento del totale, si scende a 74,05 euro.

Per la maggioranza degli utenti, l’89,33 per cento, gli importi sono inferiori alla soglia dei 150 euro, il 5,79 per cento tra 151 e 250 euro,  il 2,3 per cento tra 251 e 400 euro, l’1,29 per cento tra 401 e 700 euro e lo 0,39 per cento tra 700 e mille euro. Sono marginali gli importi oltre i mille euro. Riguardano soprattutto utenze condominiali, utenze non domestiche, attività produttive o commerciali.

Si tratta di un saldo dei consumi basato sulle letture dei contatori certificate con fotografia. In media, il 76,08 delle utenze ha consumi inferiori a 109 metri cubi all’anno, il 12,8 per cento tra 109 e 183 mc, il 3,08 tra 184 e 256 mc, l’1,29 per cento tra 257 e 365 mc e lo 0,61 per cento tra 366 e 548 mc. Marginali i consumi oltre quest’ultima soglia.

Alimenti: Coldiretti, una pizza su tre è fatta con ingredienti non italiani

pizzaCagliari, 30 mag. 2014 – Quasi due pizze su tre (63 per cento) servite in Italia sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori che oggi hanno rinunciato del tutto ad andare in pizzeria (25 per cento) o hanno ridotto le presenze (40 per cento) rispetto a prima della crisi secondo l’indagine Ixe’. E’ quanto emerge dal Dossier “La crisi nel piatto degli italiani nel 2014”, presentato dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Teatro Palapartenope di Napoli, che analizza per la prima volta anche cosa c’è di diverso con la crisi nei piatti piu’ rappresentativi della tradizione alimentare italiana con la pizza che risulta essere sempre meno tricolore. “E pensare, aggiunge Cualbu Presidente Regionale di Coldiretti, che noi, nel nostro piccolo, possiamo avere la pizza preparata dall’inizio alla fine con prodotti sardi al 100%: di sicuro nella terra che in epoca dell’antica Roma veniva considerata il granaio d’Italia non manca il grano, qualità Capelli, per produrre farina; abbiamo sicuramente qualità di olio extra vergine di oliva tra i più importanti in Italia, pluripremiati e che fanno bella mostra sulla tavola della Regina d’Inghilterra, come Ozzastrera, az Agricola Giovanni Nieddu di Bolotana e poi siamo un esempio con il brand “io sono sardo” per quanto riguarda passata, pelati e polo di pomodoro, esempio di filiera cortissima, dove la Arpos, società cooperativa che raggruppa i produttori di pomodoro da industria in Sardegna, ha deciso di trasformare e commercializzare direttamente il proprio prodotto finito. Per non parlare di uno dei prodotti più ricercati all’interno dei mercati di Campagna Amica, la mozzarella di pecora dell’azienda agricola Pab’è is tèllasa, di Sant’Andrea Friuss, vero e proprio must dei prodotti a km0”

La preparazione del piatto, forse, più tipico della tradizione italiana insieme alla pasta è eseguita ormai con surrogati di prodotti agricoli, alimenti sostituiti da semilavorati industriali: la mozzarella è in realtà prodotta da cagliate che arrivano dall’est Europa, i pomodori son per lo più americani o addirittura cinesi, l’olio è per lo più olio di semi e di provenienza spagnola piuttosto che greca o nord africana, le farine, nelle migliori delle ipotesi, francese o tedesca se non, come ormai verificato di recente, ucraina. Sostituita alle cagliate industriali.