Vino: Cciaa Oristano, Siena e Macerata insieme per valorizzare e rilanciare la Vernaccia

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Oristano, 20 dic. 2015 – Vincere le diffidenze e l’individualismo per unire le forze e portare un contributo comune al rilancio della Vernaccia di Oristano. E’ l’appello lanciato dalla Camera di commercio di Oristano per questo vino, parte importante dell’economia e della storia del territorio, rinnovando anche l’accordo di collaborazione siglato  27 anni fa e ripreso due anni or sono con le Camere di commercio di Siena e Macerata, e che vantano a loro volta l’affermata produzione della Vernaccia di San Gimignano e della Vernaccia di Serrapetrona.

Il presidente della Camera di commercio di Oristano, Pietrino Scanu, il presidente della Camera di commercio di Siena, Massimo Guasconi, e il vicepresidente della Camera di commercio di Macerata, Francesco Fucili, hanno posto l’esigenza di mettere a fattor comune le esperienze per meglio affrontare le fasi produttive, quelle di commercializzazione e di valorizzazione della Vernaccia. Un’opinione condivisa anche dal vicepresidente dell’Unioncamere della Sardegna Gavino Sini e dal sindaco di Oristano Guido Tendas, intervenuti all’iniziativa che ha riunito produttori e tecnici stamane a Oristano e che è stata inserita nel programma del concorso enologico nazionale ‘Binu’ (vino).

In provincia di Oristano attualmente sono presenti 350 ettari di vigneti di vernaccia. “Una decina d’anni fa erano 2.500”, ha evidenziato Enzo Biondo, enologo e autore di una approfondita ricerca su questo vino. In tutto sono poco meno di 200 produttori che con grande impegno e fatica coltivano i loro vigneti, quasi la metà dei quali sono vecchi, ha un’età superiore ai trent’anni. Inutile sinora il tentativo di far ripartire il Consorzio di tutela, bloccato da tempo. “Attenzione – ha detto – perché tra dieci anni di questo passo rischiamo di perdere un’altra parte di storia della produzione vinicola sarda, così com’è stato per il Nasco o per il Girò, che ormai non si producono più”. Una storia antichissima, risalente addirittura a 3500 anni fa, come hanno certificato i ritrovamenti da parte degli archeologi tra Oristano e Cabras, dov’è tornato alla luce un antichissimo pozzo coi semi del vitigno. Una storia, quindi, patrimonio di un territorio, come accade a San Gimignano, in provincia di Siena.

“La Vernaccia di San Gimignano è stata la prima DOC italiana, nel 1976”, ha spiegato il presidente della Camera di commercio di Siena Massimo Guasconi. “Ogni anno si producono 5 milioni e 200 mila bottiglie. I vigneti con questo vitigno occupano una superficie di 720 ettari, mentre le aziende produttrici sono 165, 76 delle quali fanno anche l’imbottigliamento. Il 55% della produzione di Vernaccia di San Gimignano viene venduta all’estero, il 45% restante in Italia”.

A Serrapetrona, invece, si produce una Vernaccia completamente diversa da quella oristanese. E’ un vino rubino che si lavora con tre fermentazioni, facendo addirittura una pigiatura dopo aver conservato i grappoli per un appassimento in cantina. “La nostra è una produzione di nicchia”, ha spiegato il vicepresidente della Camera di commercio di Macerata Francesco Fucili. “I vigneti si estendono per una settantina di ettari e i produttori sono 6 o 7”. Ma dalla Vernaccia di Serrapetrona nasce anche una grappa, si sviluppano iniziative di accoglienza e promozione turistica. Soluzioni che si cerca di declinare promuovendo il vino di qualità. La Vernaccia di Oristano è uno di questi vini di qualità. “Per i suoi aromi una rarità”, sostiene l’enologo Enzo Biondo, “uno dei migliori al mondo”.

Droga: Cagliari, operazione anticrimine Polizia e Gdf nell’hinterland, sgominata famiglia narcos

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Cagliari, 9 dic. 2015 – Alle prime ore del mattino la Squadra Mobile di Cagliari con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Cagliari nei confronti di altrettanti appartenenti ad una organizzazione criminale riconducibile alla famiglia Palla di Sestu (Ca) per traffico internazionale di stupefacenti dall’Olanda alla Sardegna. Le cinque misure cautelari, due in carcere, due ai domiciliari e un obbligo di dimora,  sono la risultanza di una lunga indagine iniziata nel 2011 e  condotta dagli uomini della squadra mobile cagliaritana che negli ultimi anni hanno seguito tutti i movimenti degli appartenenti al sodalizio criminale della famiglia Palla riuscendo a ricostruire la rotta seguita per far giungere dall’Olanda la droga in Sardegna.Il movimento è stato quantificato in  circa 3milioni di euro di cocaina che in due anni arriva in Sardegna dall’Olanda.

Tra gli arrestati Ignazio Palla considerato a capo dell’intero meccanismo criminale (oltre Palla c’è Antonio Stefano Cogotti, 46enne di San Sperate),mentre ai domiciliari sono stati posti Salvatore Mereu, 43 anni e Sandro Palla, 47enne fratello di Ignazio. Mentre per Dino Porcu, 49 anni, il Gip ha disposto l’obbligo di dimora, Palla dalla sua villa di Sestu coordinava e dirigeva tutte le attività degli altri suoi collaboratori; numerosi sono stati i viaggi appurati dalla Squadra Mobile, allora diretta dal dirigente Leo Testa, che si sono conclusi con il sequestro di 25 kg di cocaina avvenuto nel ottobre 2013 a Bardonecchia che facevano i corrieri per i Palla,e che furono arrestati. Si trattava di due titolati di una ditta di trasporti di Oristano, che non furono arrestati dalla squadra mobile di Cagliari,ma da dai poliziotti di Torino per tenere coperta l’indagine dei colleghi cagliaritani.

Nell’ambito della stessa operazione il Gico della Guardia di Finanza di Cagliari sta eseguendo una serie di sequestri, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari nei confronti degli stessi personaggi per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro (tra ville, cavalli, auto e titoli). Grazie al lavoro investigativo è stato possibile ricostruire tutti i flussi economici  realizzati dall’organizzazione. Ignazio Palla aveva ideato un sistema altamente specializzato per poter reinvestire i capitali accumulati non figurando mai come reale  intestatario dei beni in suo possesso.

NAPOLI: GDF, INSEGUIMENTO AUTO FRA LE VIE CITTADINE, ARRESTATO IL FUGGITIVO CON MEZZO MILIONE DI EURO FALSI DELLA NUOVA SERIE EUROPA

= LA NUOVA SERIE 10 € GIA’ RIPRODOTTA DAL NAPOLI GROUP

Napoli,7 dicembre 2015 –  L’intensificazione dell’attività di prevenzione svolta dalla Guardia di Finanza nei periodi immediatamente precedenti le festività natalizie ha portato, ieri, a sequestrare nei confronti di A.F. di anni 39, milanese, più di mezzo milione di euro falsi. I militari in servizio di perlustrazione del territorio, su un auto civetta, hanno notato la guida estremamente pericolosa che il malvivente effettuava fra le vie cittadine di Casoria (NA). Affiancato dall’auto dei finanzieri, che si qualificavano e gli intimavano l’ALT, il predetto rispondeva ponendosi in fuga ad alta velocità che si concludeva dopo 10 minuti con uno speronamento all’auto delle fiamme gialle che lo avevano chiuso al fine di evitare danni alla circolazione ed ai passanti. Dopo aver immobilizzato il fuggitivo ed effettuato le perquisizioni di rito sulla persona e sull’automezzo sono state ritrovate all’interno del bagagliaio, quattro scatole di cartone, contenenti oltre 500.000 euro nel taglio da 10. I preliminari accertamenti effettuati sulle banconote hanno permesso di constatarne la pregevole fattura, in grado di ingannare facilmente chiunque ne fosse venuto in possesso. Non è tanto l’importo che ha stupito quanto il fatto che si tratta di banconote false della nuova serie Europa introdotta dalla BCE, appena dal settembre 2014, con nuove caratteristiche di sicurezza proprio per contrastare il fenomeno del falso ampiamente diffuso in tutti i Paesi dell’Unione. Si tratta del primo sequestro di banconote della nuova serie mai effettuato in Europa ed è indicativo che è avvenuto nell’hinterland partenopeo ove la produzione italiana di banconote false meglio nota come “Napoli Group” ha radici storiche. L’arrestato, A.F,. è stato deferito alla Procura della Repubblica di Napoli Nord che ha assunto immediatamente la direzione delle indagini. Questo è un ulteriore colpo messo a segno da parte dei militari del Comando Provinciale di Napoli e del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma, dopo lo smantellamento di 5 stamperie clandestine negli ultimi due anni, a testimonianza del costante impegno del Corpo nel contrasto al falso monetario, a tutela dei cittadini, dell’economia legale e dei mercati finanziari.

Avvistato a San Gavino esemplare di Argia, unico ragno velenoso presente in Sardegna

Si pensava fosse estinto ma negli ultimi mesi si registrano alcuni avvistamenti documentati

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Cagliari, 6 dic. 2015 – Si pensava fosse estinto da tempo, ma nell’ultimo mese ci sono almeno tre avvistamenti documentati nel sud della Sardegna e uno in Ogliastra. Si tratta della Malmignatta Latrodectus tredecimguttatus), un ragno meglio noto come la “vedova nera mediterranea”, in sardo conosciuta e temuta con il nome di ‘Argia’. L’aracnide appartiene alla famiglia Theridiidae. In Italia assieme a Loxosceles rufescens sono una delle poche specie il cui morso può creare un serio pericolo per gli esseri umani. Latrodectus tredicimguttatus, anche nella variante genetica sarda, è il parente nostrano della vedova nera americana Latrodectus mactans dal morso estremamente più pericoloso.

L’avvistamento e la cattura è avvenuto ieri nelle campagne di San Gavino Monreale a 50 km da Cagliari, nell’azienda agricola dei fratelli Luca e Marco Sanna, in località Figu Niedda, in un deposito di legname, accanto ad un vecchio fabbricato. Marco Sanna, esperto agronomo, l’ha riconosciuta immediatamente dalle 13 caratteristiche ed inconfondibili macchie rosse sul dorso e l’ha catturata con un barattolo di vetro. Si tratta di un esemplare di femmina adulta, quella potenzialmente più pericolosa per l’uomo. Sanna ha quindi avvisato gli agenti del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna, ai quali ha consegnato il pericoloso ragno. L’avvistamento nel Campidano costituisce un importante contributo dal punto di vista scientifico per la catalogazione e la mappatura della presenza del ragno in Sardegna.

Il morso della femmina non provoca dolore istantaneo ma i suoi effetti possono manifestarsi già nei primi 15 minuti con sudorazione, nausea, conati di vomito, febbre, cefalea, forti crampi addominali e nei casi più gravi perdita di sensi e talvolta morte, eventuali complicanze cardiache possono verificarsi a distanza di 1-3 ore dopo il morso. I casi mortali sono tuttavia veramente molto rari. In Italia sono stati segnalati 4 possibili episodi di morte in seguito ai morsi, di cui due in provincia di Genova.

Il morso è più pericoloso per i bambini per la proporzione quantità di veleno e massa corporea. Pericolo che sussiste anche per gli anziani e gli adulti indeboliti da malattia al momento del morso. Nei soli soggetti allergici può provocare shock anafilattico, come d’altronde molte altre punture di insetti (come ad esempio le vespe). Il veleno è di tipo neuro-tossico ovvero colpisce il sistema nervoso passando attraverso il sistema linfatico, il veleno contiene una potente tossina chiamata Latrotossina.

Nonostante fosse ritenuta estinta da molti naturalisti, nell’ultimo mese sono stati registrati almeno 3 avvistamenti documentati in provincia di Cagliari e nel Sulcis: una il 21 ottobre scorso a Uta da un operaio, una il 22 novembre da una studentessa di biologia, Eleonora Cera, nelle campagne di Cortoghiana (Carbonia), uno a Capoterra nel mese di ottobre. Altri due avvistamenti, non documentati si registrano nel mese di ottobre a Sinscola (Nu), tra Capo Comino e Berchida, in una azienda agricola. Un altro avvistamento si registra vicino all’aeroporto di Tortolì (Nu), appena quindici giorni fa.

La paura del morso dell’Argia è legato alle tradizioni popolari della Sardegna. Si credeva che la persona punta dall’Argia fosse la vittima predestinata di una possessione demoniaca che richiedeva per la guarigione, “su ballu de s‘Arza” (il ballo dell’Argia), che consisteva in una ballo che doveva si avvia disponendo il paziente in una fossa e poi ricoprendolo fino al collo con letame.  Intorno all’uomo sono chiamate a danzare 21 donne suddivise in tre categorie: le nubili, le maritate e le vedove. Queste, dovranno grazie a battute ironiche accompagnate da gesti provocatori far ridere il paziente al fine di alleviare la sua sofferenza.
Dopo diversi tentativi se la vittima si è messa a ridere, si può affermare che la guarigione è avvenuta. Questo rito è legato alla divinità lunare, che nel suo triplice aspetto; di fanciulla, di sposa e di vedova è legata perfettamente con i tre modelli di donna che sono richiesti per la danza.

Natale: Lettera aperta del consigliere regionale Marcello Orru’ alla dirigente della scuola di Golfo Aranci Raimonda Cocco

NATALE VIETATO A GOLFO ARANCI DECISIONE GRAVE E SBAGLIATA, NON SI CANCELLANO LE NOSTRE TRADIZIONE. LA SCUOLA CI RIPENSI

Gentile Professoressa,

Ha destato in me molta sorpresa la decisione assunta dal vostro istituto di vietare il presepe e gli altri simboli del Natale ai bambini della scuola materna. A mio parere si tratta di una decisione grave e sbagliata che segue la scia di altre scelte similari fatte da alcuni presidi di altre regioni che hanno vietato di fare il presepe a scuola per le stesse identiche motivazioni. Viene dato un messaggio sbagliato innanzitutto agli stessi bambini che sono cosi indotti ad una errata percezione del significato di integrazione che verrà vista come una rinuncia della propria identità a favore di uno pseudo rispetto per le identità altrui. Si tratta di decisioni gravi, sbagliate e dannose per le giovani generazioni. Togliere la magia del Natale a bimbi così piccoli è poi qualcosa di incredibile!

Il nostro Paese sta vivendo un periodo molto complesso e per tante famiglie colpite dalla perdita del lavoro e dalla crisi che non accenna a finire, il Natale e il messaggio cristiano insito in tale festa , costituisce senz’altro un momento di serenità e speranza. E’ fondamentale che il significato di questa Festa sia trasmesso alle giovani generazioni in tutta la sua grandezza. Io ritengo che questo compito, importantissimo, non spetti solo alle famiglie ma anche alla Scuola intesa come Istituzione nazionale che contribuisce alla crescita e alla trasmissione dei valori ai nostri figli. Valori come l’identità nazionale, l’orgoglio per le tradizioni culturali e storiche del nostro Paese.

Negli ultimi anni da più parti sono giunte iniziative che hanno mirato a sminuire il valore del Natale accompagnate da incomprensibili proposte di togliere nelle scuole ogni simbolo religioso, dal crocifisso al presepe.  Ora la vostra scuola rinuncia al presepe e al Natale a causa di una falsa idea di laicità. Lo ritengo un grosso errore.
Io ritengo invece che sia indispensabile , a maggior ragione in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, rafforzare nelle scuole il significato di una Festa che è simbolo di forti valori tradizionali e di ideali che rafforzano le radici cristiane della nostra cultura.  Le tradizioni e l’identità culturale di un popolo sono fondamentali perché senza ricordare, rispettare e vivere le nostre tradizioni e la nostra identità nazionale viene davvero difficile comprendere le identità di chi ha valori e culture differenti dalla nostra. 

Ecco perché la scuola dovrebbe riflettere bene su una decisione che assume da un punto di vista mediatico un significato e un’eco molto più grande di quello che forse si è voluto attribuire: sarebbe opportuno che la decisione fosse rivista.

E’  un periodo in cui da più parti, Europa in primis, si assiste ad un tentativo di distruggere le identità dei popoli a cominciare da quelli legati alla Tradizione e alle nostre radici cristiane.  Coraggio professoressa Cocco, il Natale  non può che costituire un messaggio positivo per le giovani generazioni. E sopratutto non dimentichiamoci mai che sarà sempre più difficile l’integrazione con altri popoli se ci si dimentica di rafforzare e difendere prima la nostra identità nazionale. Altro che laicità.

On. Marcello Orrù – consigliere regionale Psd’az

Scuola: Medio Campidano, ok da giunta regionale a fondi per trasporto studenti disabili

Le decisione dell’esecutivo dopo la sollecitazione di Rossella Pinna (Pd)
Cagliari, 4 dicembre 2015 – “Il servizio di trasporto scolastico degli studenti disabili del Medio Campidano non si interromperà. Grazie alla collaborazione tra Regione e Provincia, i ragazzi avranno garantito il trasporto sino alla fine dell’anno, ovvero al 31 dicembre”. Lo ha detto l’assessore della Pubblica Istruzione Claudia Firino, sottolineando quanto questo sia un servizio fondamentale per la pubblica amministrazione. L’assessore ha assicurato che con la nuova Finanziaria i ragazzi potranno usufruire del servizio sino alla fine dell’anno scolastico.

Uno scuolabus

IL problema era stato sollevato nei giorni scorsi da Rossella Pinna,consigliere regionale del Pd che aveva raccolto la denuncia e la protesta degli studenti della scuole secondarie di secondo grado del Medio Campidano, dei loro genitori, e di tutto il comparto scuola locale, per la mancanza di risorse che potessero garantire servizi primari, come il trasporto degli alunni disabili. “E’ indubbio che il diritto allo studio è un diritto che deve essere garantito alla collettività, senza distinzioni, ancor più se questo diritto è rivolto a persone già fortemente limitate, soprattutto negli spostamenti, sarebbe come trasformare la loro disabilità in una doppia disabilità” afferma la Pinna.

Miniere: Lampis (Fdi-An) Assessore a far passerella ad Iglesias mentre a Montevecchio si rischia la tragedia

La Piras ad Iglesias per Santa Barbara a parlare di fantasie turistiche, ma neppure una parola sulla frana di stamattina

Iglesias, 4 dicembre 2015 –  “Valorizzare in chiave turistica i tesori della storia e dell’archeologia mineraria, salvaguardare il presente puntando sulle bonifiche delle aree dismesse e investire nella ricerca per dare un futuro alle aziende e ai lavoratori: ecco i nostri progetti per Igea e Carbosulcis”. Così l’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras, che questa mattina, in occasione della festa di Santa Barbara, patrona dei minatori, ha partecipato alle iniziative civili e religiose che si sono svolte a Nuraxi Figus, nella sede della Carbosulcis, e nel sito minerario di Monteponi, gestito dall’Igea. L’esponente della Giunta Pigliaru ha voluto ringraziare gli amministratori delle due società, Antonio Martini (Carbosulcis) e Michele Caria (Igea), per il lavoro svolto in quest’ultimo anno.

“Una vergogna, l’emblema di questa giunta regionale: parolaia e inconcludente”, commenta Gianni Lampis, consigliere regionale di Fdi-An. “Non dico un sopralluogo per un fatto così grave come quello accaduto stamattina a Montevecchio, ma neppure una parola da parte dell’Assessore dell’Industria, che ha preferito andare a fare passerella ad Iglesias per Santa Barbara con Igea e Carbosulcis. Questa è l’attenzione che la Giunta regionale riserva al nostro territorio: passerella ad Iglesias e silenzio a su Montevecchio. Spero che nel suo incontro l’Assessore abbia ricordato all’Igea che esistono anche le aree minerarie dismesse di Montevecchio e Ingurtosu. Eppure Santa Barbara è anche la patrona di Montevecchio”.