Pili (Unidos): blitz di ferragosto, approvato lo scempio giapponese a Decimoputzu

“Il Ministero dell’Ambiente da il via libera agli affari pseudo energetici che devastano l’agricoltura sarda e il progetto che definiva troglodita la pastorizia sarda”

“E la Regione continua a non contare niente: urgente bloccare lo scempio per evitare che la Sardegna venga desertificata”

 

Cagliari,14 agosto 2016 – “La conferma è ufficiale: alla vigilia di ferragosto il ministero dell’ambiente ha approvato il piano spregiudicato della Flumini Mannu, società con sede a Londra, per devastare il territorio agricolo di Decimoputzu a colpi di impianti solari destinati a cancellare centinaia di ettari agricoli. Ad esprimere il via libera è stata prima delle ferie estive la commissione di valutazione di impatto ambientale, nonostante il parere totalmente contrario del ministero dei beni culturali. Un vero e proprio blitz contro comuni, associazioni e soprattutto contro i proprietari di quelle aree, allevatori e agricoltori da generazioni, che non solo non hanno mai venduto quei terreni ma sono totalmente contrari a farlo”.

Lo ha denunciato poco fa il deputato di Unidos Mauro Pili appena ricevuta la conferma da parte del Ministero dell’ambiente dell’approvazione del progetto da parte della commissione di valutazione d’impatto ambientale.

“In questo scempio di ferragosto – spiega Pili – sono due gli aspetti inquietanti: un progetto devastante sul piano ambientale e paesaggistico approvato su terreni di cui la società giapponese non è proprietaria. Sarebbe il primo caso in Italia di esproprio per una fantomatica pubblica utilità di aree agricole private tolte ad un allevatore per metterle nelle mani di speculatori e faccendieri della pseudo energia rinnovabile. Un piano scellerato che nasconde faccendieri e speculatori della peggior specie, visto che pur di far razzia di incentivi milionari pubblici non ci pensano due volte ad occupare terre agricole con la complicità di organi dello Stato e il silenzio di molti. Ora a decidere sarà palazzo Chigi. Non si sa se la figura del Presidente del Consiglio o il consiglio dei ministri. Aspetto non secondario, visto che nell’ipotesi che sia Renzi da solo a decidere, la Regione non verrebbe coinvolta, mentre nel caso fosse il consiglio dei Ministri sarebbe obbligatoria la partecipazione del presidente della regione alla seduta collegiale per decidere le sorti finali del progetto. A prescindere da tutto la regione deve impugnare, senza se e senza ma, il provvedimento gravissimo del ministero dell’ambiente che costituirebbe, se attuato, un precedente devastante per l’autonomia sarda”.

Il parlamentare sardo ha anche verificato con gli uffici del ministero le procedure che saranno intraprese su questa pratica dai profili dubbi sia sul piano amministrativo che penale.

“Il primo aspetto più inquietante è che una società privata, giapponese, ha presentato un progetto su aree non proprie. Questo aspetto è semplicemente devastante per tutti i principi del diritto proprio perché si aprirebbe un precedente inquietante: non esisterebbe più la proprietà privata che verrebbe calpestata a favore di altri privati, per giunta speculatori. I metodi utilizzati da questa società sono maldestri e sfociano nel reato quando dichiarano il falso sulle condizioni di utilizzo dei terreni e soprattutto quando minacciano espropri per pubblico interesse. In quelle aree agricole – sostiene Mauro Pili – in base alle leggi vigenti “possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse non certo attività di produzione energetica di tipo industriale come quella in progetto. E la competenza sulla pianificazione del territorio è esclusiva della regione Sardegna. Tutti i decreti nazionali in materia, su mia proposta e battaglia parlamentare, non sono applicabili in violazione degli statuti speciali. Lo scellerato piano presentato dalla soc. Flumini Mannu ltd, è un chiaro ed evidente tentativo di realizzare una centrale solare termodinamica nei Comuni di Decimoputzu e Villasor funzionale solo ed esclusivamente all’ottenimento di ingenti incentivi statali. Un piano – ha detto Pili –  che mira ad un’operazione speculativa  funzionale solo ad ottenere lauti profitti con la contrarietà nelle popolazioni interessate. Un piano che prevede una devastazione per le aree agricole con ricadute del tutto inesistenti per il territorio e la stessa popolazione locale”.

“La soc. Flumini Mannu ltd, con sede legale a Londra (Bow Road, 221) – afferma Pili – non dispone in alcun modo delle aree oggetto della proposta di intervento. Gli attuali proprietari di tali aree, come ampiamente documentato e dichiarato, hanno manifestato la piena e totale contrarietà alla cessione dei propri beni, perché rappresentano di fatto la loro ragione di vita. Tale elementare constatazione ancor prima delle altre di natura tecnica, economica ed urbanistica ci costringerà ad una guerra senza fine, considerato che tale progetto non ha alcuna rilevanza pubblica e soprattutto la sua approvazione costituisce un indebito arricchimento di privati che a  nessun titolo potevano ottenere tale autorizzazione su un patrimonio di cui non dispongono. L’interesse pubblico di tale intervento è destituito di ogni fondamento proprio perché tutti i soggetti pubblici hanno dichiarato la totale contrarietà all’intervento e, quindi, non si vede come possa essere accampata tale surreale e per molti versi farneticante ipotesi. A questo si aggiunge la competenza esclusiva della Regione autonoma della Sardegna sul paesaggio, la “panoramica”, il governo e la pianificazione del territorio. Competenza che non può in alcun modo essere violata e messa in discussione da un iter autorizzativo che non ha i presupposti elementari di diritto civile, privatistico, urbanistico e non ultimo costituzionale. In tal senso – aggiunge Pili – la giunta regionale deve opporsi formalmente al provvedimento del ministero dell’ambiente ed evitare che si crei in Sardegna un precedente gravissimo sia per l’autonomia regionale sia per i principi fondanti del diritto.

“L’unica certezza del progetto presentato dalla soc. Flumini Mannu ltd, è l’impatto di 269 ettari di strutture di acciaio e di specchi che andranno a coprire gran parte della piana, comportando, di fatto, la desertificazione dei suoli e la loro definitiva sottrazione agli usi agricoli, l’utilizzo abnorme di acqua per far funzionare l’impianto, il possibile cambiamento del microclima, per la presenza di un certo quantitativo di tubi che raggiungono elevate temperature, il possibile impatto inquinante sui terreni, l’impatto sulla fauna, l’impatto sulle risorse archeologiche e turistiche della zona. Tutto questo – conclude Pili – deve essere fermato con le buone o le cattive maniere”.

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