Armi: Entro il 4 maggio certificato medico per attestazione adeguati requisiti psico-fisici

Cagliari, 23 aprile 2015 – Entro il prossimo 4 maggio chiunque detenga armi dovrà consegnare agli uffici di Polizia o Carabinieri un certificato medico che attesti il possesso di adeguati requisiti psico-fisici. Il certificato dovrà essere rilasciato da un ufficiale sanitario dell’azienda sanitaria o da un medico militare. Se il detentore non presenterà la certificazione medica riceverà una diffida ad adempiere entro 30 giorni e, nel caso di ulteriore inerzia, sarà avviato il procedimento per il divieto di detenzione di armi.

La Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, come disposto dal Ministero degli Interni, procederanno a un capillare controllo dei titoli di detenzione delle armi nella nostra provincia per garantire maggiore sicurezza a tutti i cittadini. La verifica dei requisiti psico-fisici nelle persone che hanno delle armi è un ulteriore passo avanti e un nuovo impegno nella nostra quotidiana attività di prevenzione e controllo. La certificazione dovrà attestare che chi possiede un arma non è affetto da malattie mentali oppure patologie che ne diminuiscano, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere ovvero non risulti assumere, anche occasionalmente, sostanze stupefacenti e psicotrope oppure abusare di alcol.

I possessori di armi dovranno rivolgersi al proprio medico di base per avere un primo certificato anamnestico che verrà poi presentato all’Ufficiale sanitario. Questi potrà richiedere ulteriori accertamenti, prima di rilasciare il certificato medico di idoneità a detenere armi. I controlli che verranno effettuati dopo il 4 maggio da parte della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri saranno imponenti. Migliaia di denunce di armi saranno passate al setaccio; un vero e proprio censimento che avverrà anche con l’ausilio della banca dati elle Forze di Polizia. I controlli sono volti ad accertare il possesso dei requisiti e scongiurare abusi da parte di persone divenute, nel tempo, inaffidabili e incapaci di maneggiare un’arma.

La Polizia di Stato precisa che non dovranno presentare il certificato coloro che dal 2008 hanno già consegnato il certificato al momento della richiesta di una licenza di porto d’armi o di un nulla osta all’acquisto di armi.

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Province: una campagna mediatica fondata sulla menzogna

Report del 19 aprile 2015 e l’incoerenza italiana: “la riforma delle province non rappresentava la priorità”

di Fulvio Tocco

“Nella pubblica amministrazione ci sono 48.000 dirigenti che incassano 800 milioni l’anno solo di premio di risultato. L’abolizione dei consigli provinciali invece ha fatto risparmiare allo stato soltanto 110 milioni di euro. Oggi la maggior parte delle province sono in situazione di predissesto finanziario e non riescono a garantire i servizi essenziali per la gestione delle strade, delle scuole e dell’ambiente, ma il ministro Delrio afferma che le risorse basteranno”.

Ma in che paese viviamo! Prima quasi tutti contro le Province: chi lo faceva strumentalmente chi per ignoranza. Serviva un agnello sacrificale (ormai prassi in politica) per spostare l’obiettivo dai luoghi veri dello sperpero e del privilegio; di fatto attraverso l’imbroglio mediatico, si sono indeboliti i territori e compromesso la possibilità di semplificare il “sistema regione” tramite un Ente legittimato istituzionalmente. Ve lo immaginate, con le Province si sarebbe semplificato il “Sistema Italia”: attribuendo le funzioni che riguardano il Cittadino ai comuni; quelle che interessano il Territorio alle province e quelle per far fronte alla programmazione, l’Indirizzo e il Controllo alla regione.  Ci voleva una riforma vera, come proponeva a suo tempo il presidente dell’UPI Antonio Saitta, “partendo dalle province, fosse in grado di aggredire l’organizzazione dello Stato”. Una proposta che prevedeva il dimezzamento dei costi della pubblica amministrazione. La Bocconi aveva calcolato un risparmio di 5 miliardi. Si poteva fare di più: “Si trattava di fare un’operazione difficile, ovvero vincere le resistenze della grande burocrazia dello Stato”. Si sarebbe evitato il dispendioso caos creato; evitato lo scoramento delle risorse umane delle province e tenuto caro un Contenitore istituzionale pronto ad incorporare parte delle funzioni degli Enti da abolire. Domenica 19 aprile la Gabbanelli e Iovine, (l’uomo della telecamera di Report che ridusse la qualificata intervista dell’allora sindaco di Lunamatrona, sul “melone in asciutto”, Alessandro Merici), ad una “inezia” per ridicolizzare le province, hanno detto: “ma con le riforme, si doveva iniziare proprio dalle province visto che incidevano solo nella misura dell’1% sul bilancio dello stato? Ma a distanza di quel gran casino combinato da politici improvvisati, scaltri e silenti o dai media che sono riusciti a far ben percepire ai cittadini, per lunghi mesi, che la fonte dello spreco italiano si annidava nelle province; ora a distanza di due anni, dopo aver paralizzato i servizi, si dice che le priorità erano altre? Pure il Ministro Del Rio, (con la flemma dell’uomo distaccato dai disservizi creati) diceva: “i cittadini non devono pagare la confusione” dello Stato. Ma chi l’ha creata? Osservando l’orizzonte della crisi dalla quale non si riesce a venirne fuori, e i dubbi sul tesoretto e sulla ripresa di questi giorni lo confermano, qual cosa bisognerà fare per stimolare le attività produttive. Presi dalla foga anti provincia si sono dimenticati che il benessere di un Paese, è strettamente connesso alla sua dotazione infrastrutturale che le province garantivano. Anche per questa ragione era proprio necessario Fermare un’istituzione prevista dalla Costituzione? Se adeguatamente rimodellato in funzione dello sviluppo locale il “Sistema province” poteva tornare utile all’economia italiana da subito! Agli scaltri è sfuggito che la priorità è quella di incentivare la produzione di ricchezza a livello locale e invece è stata cancellata la possibilità di poterlo fare. Il sistema (non) decisionale della Regione e dello Stato è un costosissimo ed insopportabile pasticcio realizzato da persone senza scrupoli nel silenzio dei pusillanimi. Ma questo Report non l’ha detto!

 

Miniere: Pinna (Pd), valorizzazione patrimonio storico passa per Montevecchio

montev levante

Cagliari, 17 aprile 2015 –  La valorizzazione e la gestione del compendio minerario di Montevecchio (Guspini-Arbus) e dei siti “ex minerari” già ricompresi nel Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna” è il tema dell’interpellanza presentata dal consigliere regionale del Pd Rossella Pinna, prima firmataria, e dai colleghi Pietro Cocco, Alessandro Collu, Luca Pizzuto (SEL) Roberto Deriu, Daniela Forma, Piero Comandini, Giuseppe Meloni e Mario Tendas. Il compendio minerario di Montevecchio (Guspini-Arbus) riconosciuto come uno dei più importanti d’Europa, con i suoi oltre 150 anni di storia estrattiva, rappresenta una delle più significative testimonianze di storia e cultura dell’industria mineraria, conservando, ancora oggi, edifici di grande pregio architettonico, destinati nel passato alle attività produttive e al vasto sistema locale residenziale e sociale.

A seguito della sua chiusura, nel 1991, venne sottoscritta un’intesa di programma per avviare un processo di riconversione della miniera, mai decollata. I Comuni di Guspini e di Arbus, molto hanno fatto e speso, in termini di investimenti, sia con fondi europei, del Ministero dei Beni culturali e dell’Industria, sia con fondi regionali e di bilancio comunale, per salvaguardare i fabbricati dall’azione impietosa del tempo e conservare la memoria storica di una terra e della sua gente laboriosa. Gli impegni e gli sforzi convergenti delle Amministrazioni locali sono stati ampiamente ricompensati dalla straordinaria risposta turistica, con record di ingressi (+ 65%) nel mese di luglio del 2014, rispetto al precedente anno, e con oltre 900 nel solo sito di Guspini, in occasione delle recenti festività pasquali. Questo eccellente dato in netta controtendenza rispetto ad altri comparti turistici non può passare inosservato, soprattutto in un momento di grave crisi, come quello attuale,.

La valorizzazione dei compendi “ex minerari”, come hanno dimostrato altri Stati della UE che hanno riconvertito i siti minerari con evidenti e positive ricadute per le popolazioni dei vecchi bacini minerari (la Ruhr in Germania, il Nord Pas de Calais in Francia, la Cornovaglia in Inghilterra, la Catalogna in Spagna ecc.) porta a un duplice risultato: da un lato si incrementa la qualità, la quantità e il livello dell’offerta turistica regionale, dall’altro si stimolano opportunità di sviluppo di lavoro.  Non a caso, nel 2011, Montevecchio è stato insignito, dalla Commissione Europea, del premio EDEN, come migliore destinazione italiana nell’ambito del turismo sostenibile, confermando tutte le potenzialità, espresse e inespresse, di un territorio che ha una storia e una specificità di forte richiamo.

In occasione delle recenti festività pasquali, l’Assessore dell’Industria ha messo in atto apprezzabili iniziative, limitatamente ai Comuni di Iglesias e Lula, in sinergia con il Parco Geominerario e con la società Igea, per rendere fruibili i siti “ex minerari” prevedendo, a breve, l’ulteriore apertura della Galleria Henry, a Buggerru. Nessun riferimento, invece, è stato annunciato per gli altri siti, in particolare per Montevecchio, oggetto di attenzione anche da parte di numerose produzioni audiovisive, cinematografiche, televisive e multimediali che lo hanno scelto come location ideale, conferendogli un ruolo di fucina culturale e turistica per ogni tipo di evento o manifestazione. Per questi motivi – conclude l’on. Rossella Pinna – abbiamo chiesto all’Assessore dell’Industria di conoscere gli intendimenti della Regione sulla fruibilità del sito di Montevecchio, in particolare della nota “Galleria sotterranea Anglosarda”, allo scopo di completare l’offerta degli itinerari di visita già disponibili, e di conoscere soprattutto quali iniziative si intendano mettere in campo per creare un disegno organico di valorizzazione e gestione del complesso dei siti “ex minerari”, già ricompresi nel Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, per stimolare reali occasioni di sviluppo.”

Sanna (Confagricoltura): accordo con Banca di Sassari per favorire accesso al credito

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Sassari, 2 apr. 2015 – “L’accordo firmato oggi con la Banca di Sassari è un grande segnale di attenzione del sistema bancario sardo al comparto agricolo”. Lo ha detto stamani il presidente di Confagricoltura Sardegna, Luca Sanna, in merito alla firma dell’accordo tra la Banca di Sassari e l’Organizzazione degli imprenditori agricoli, che prevede la concessione di finanziamenti alle imprese, l’erogazione di tre linee di credito per liquidità aziendale, finanziamenti per la conduzione e a investimenti e miglioramenti.”La vicinanza al territorio è testimoniata dall’ideazione di strumenti nuovi, progettati ad hoc”, ha detto il presidente della Banca di Sassari, Ivano Spallanzani, nel corso della presentazione dell’accordo.

“L’attenzione della Banca di Sassari per il settore sottolinea ancora una volta l’importanza del comparto, che oggi in Sardegna rappresenta 1645 milioni di euro come Plv (Produzione lorda vendibile, ndr), prodotti da circa 35mila imprese che danno lavoro a 70mila persone. Se la formula che mettiamo oggi a disposizione delle imprese – prosegue Sanna – riuscirà a soddisfare le esigenze anche di una sola azienda, per noi sarà un grande successo. Il prossimo passo sarà quello di verificare le condizioni per un prestito ai nuovi imprenditori agricoli e per l’avvio delle giovani imprese, che oggi sono sotto il 5% del totale con imprenditori al di sotto dei 29 anni. Il ricambio generazionale infatti, con l’immissione nel mondo delle imprese di nuove e giovani energie, costituisce un importante tassello per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento sardo”.