Nuoro: perquisizioni in ovili e tre arresti, trovato fucile d’assalto Jager

fucile-assalto-jager

Nuoro, 27 feb. 2015 – Nel tardo pomeriggio di ieri, dopo una serie di perquisizioni in abitazioni e in ovili nelle campagne di Nuoro, Orune, Orotelli, Galtellì e Dorgali, i poliziotti delle questura di Nuoro hanno arrestato tre allevatori pregiudicati di Orune (Nu), i fratelli Carmelo e Sebastiano Brau, di 35 e 37 anni, e Nicolino Campana, di 53 anni, responsabili in concorso del reato di detenzione di un fucile d’assalto Jager AP80 con 60 cartucce e due caricatori. Gli uomini della Sezione Omicidi della Squadra Mobile di Nuoro, diretti dal vice questore aggiunto Fabrizio Mustaro, hanno trovato il fucile, in località Nurdole, nelle campagne di Nuoro, nascosto in un cespuglio a poche decine di metri dalla casa colonica usata dai due fratelli. Le perquisizioni sono state eseguite con l’ausilio di unità cinofile della Polizia addestrate per la ricerca di armi ed esplosivi e in collaborazione con personale del Corpo Forestale Regionale. I tre arrestati sono stati condotti nel carcere di Nuoro in attesa dell’udienza di convalida.

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Carnevale: Sardegna, Haiducii ospite d’onore al Ritus Calendarum delle maschere sarde

Paula Mitrache

Oristano, 22 feb. 2015 – La popstar romena Haiducii è l’ospite in maschera del Ritus Calendarum di Neoneli (Or), il grande raduno delle maschere sarde che si tiene oggi nel paese dell’oristanese. Paula Mitrache (nella foto con la maschera contadina della Bucovina  – Romania – Ph. Ferruccio Cornicello), la popstar romena conosciuta in tutto il mondo con il nome d’arte di Haiducii, è diventata celebre nel 2004 con il brano “Dragostea din tei”, che diventò il tormentone dell’estate. Fu quello, e grazie alla sua interpretazione, il primo pezzo di musica leggera contemporanea a varcare i confini della Romania dell’era post-Ceausescu, ma soprattutto hit internazionale che ha scalato le classifiche di tutto il mondo vendendo diversi milioni di dischi

Ormai cittadina italiana, Haiducii ha scelto di vivere da qualche anno fra la Puglia e la Sardegna ed essendo una grande appassionata di tradizioni popolari della sua terra adottiva,la Sardegna, ha accettato con gioia l’invito di Neoneli ad essere ospite speciale dell’edizione 2015 del Ritus Calendarum, occasione nel corso della quale alcune tra le più belle maschere tradizionali sarde sfileranno per le vie del paese in occasione de “Su carrasegae neonelesu”, il carnevale di Neoneli, paese famoso anche per il coro dei Tenores che cantano con “Elio e le storie tese”.

Il consolidato legame con la Sardegna Haiducii lo ha mostrato lo scorso anno in Basilicata durante il 3° Raduno delle Maschere Antropologiche di Tricarico (Matera) nel corso del quale l’artista ha indossato il costume tradizionale sardo abbinato ad una maschera apotropaica della Bucovina, regione della sua Romania. A Tricarico Haiducii ha incontrato i ragazzi sardi dei Sos Tumbarinos di Gavoi (Nuoro), i Boes e Merdules” di Ottana (Nuoro) e i Sa Maschera ‘e Cuaddu” di Neoneli (Oristano), esibendosi nella splendida canzone sarda d’amore “No potho reposare” sulle note della struggente versione del compianto Andrea Parodi. Un momento di grande intensità che ha commosso tutto il pubblico.

Ora il suo omaggio alla terra che la ospita, e di cui è innamoratissima, sarà reso direttamente sul suolo sardo grazie all’invito ricevuto da Neoneli. Haiducii oltre che artista del mondo della musica è anche donna impegnata in ambito sociale con la sua Associazione di mediazione culturale “Dacia Nicolaiana” di Bari. Convinta che l’incontro fra nazionalità e culture diverse sia motivo di arricchimento e principio di pace sociale, da anni si fa promotrice di iniziative volte a favorire tale incontro e il virtuoso scambio che ne consegue.

Parliamo in Italiano: Accademia della Crusca, un convegno per arginare gli anglicismi

L’Accademia della Crusca, in collaborazione con Coscienza Svizzera e con la Società Dante Alighieri, organizza il convegno La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi che si terrà a Firenze lunedì 23 e martedì 24 febbraio 2015. La partecipazione è libera e gratuita.

Possiamo, o non possiamo, dirlo in italiano? Uno degli obiettivi principali dell’Accademia è restituire agli italiani la piena fiducia nella loro lingua in tutti gli usi, compresi quelli scientifici e commerciali, senza combattere battaglie di retroguardia contro l’inglese e consapevoli che il lessico è di per sé la parte più sensibile al mutamento e alle innovazioni di ogni lingua. Questo convegno cercherà di fare il punto sulla diffusione dei neologismi e soprattutto degli anglicismi, anche in riferimento alla situazione degli altri paesi europei di lingua romanza. Ci si chiederà se la reazione delle diverse lingue di fronte al forestierismo sia analoga, o se ci siano differenze da nazione a nazione, da idioma a idioma.

Lunedì 23 febbraio alle ore 16 il convegno si aprirà nella Villa medicea di Castello, sede dell’Accademia della Crusca, con i saluti di Claudio Marazzini(Presidente dell’Accademia della Crusca) e di Remigio Ratti (Presidente di Coscienza Svizzera) e proseguirà con le relazioni di Alessio Petralli(Coscienza Svizzera) La neologia nell’epoca delle globalizzazioni. Introduzione ai lavori; Claudio Marazzini Perché in Italia si è tanto propensi ai forestierismi; Michele Cortelazzo (Università di Padova) Per un monitoraggio dei neologismi incipienti; Claudio Giovanardi (Università di Roma Tre) Un bilancio su neologismi italiani proposti dieci anni fa; Remigio Ratti Il caso di governance/governanza; Anna Maria Testa (Progetti Nuovi) Alternative italiane. Valeria Della Valle (Università di Roma La Sapienza) concluderà commentando le relazioni della giornata in relazione all’ONLIOsservatorio neologico della lingua italiana, e presenterà il documentario Me ne frego! Il fascismo e la lingua italiana, realizzato in collaborazione con il regista Vanni Gandolfo con i materiali dell’Archivio Luce. Il documentario racconta il tentativo del fascismo di creare una lingua unica, un “italiano nuovo” adeguato ai dogmi della dittatura.

Martedì 24 febbraio, il convegno proseguirà nella sede della Società Dante Alighieri di Firenze, in  via Gino Capponi 4, con le relazioni di  Jean-Luc Egger (Cancelleria federale, Berna) “Anche di qua nuova schiera s’auna”: neologismi e ufficialità plurilingue; John Humbley (Université Paris Diderot) Il francese di fronte agli anglicismi; Teresa Lino (Universidade Nova de Lisboa)La langue portugaise face aux anglicismes; Gloria Clavería Nadal(Universidad Autónoma de Barcelona) El español y el catalán ante los anglicismos; Luca Serianni (Accademia della Crusca e Società Dante Alighieri) Conclusioni e prospettive per una neologia consapevole.

Al termine del convegno, in una riunione specifica, si discuterà della possibilità di creare un Gruppo per il monitoraggio dei neologismi incipienti, per una valutazione delle parole nuove “allo stato nascente”.

Difesa: Aeronautica, agitazione personale civile e militare contro chiusura base Decimomannu

Cagliari, 21 febbraio 2015 – Agitazione tra il personale civile e militare dell’aeroporto di Decimomannu (Ca) per il timore di una imminente chiusura del poligono di Capo Frasca strettamente legato alla base del Reparto Sperimentale Standardizzazione al Tiro Aereo di stanza nella base dell’hinterland cagliaritano. “In un accordo tra il Ministero della Difesa e la Regione Sardegna si è stabilita la chiusura delle operazioni per 4 mesi a fronte dei 2 mesi invece previsto con l’accordo tecnico con la German Air Force”, affermano in una nota congiunta Mario Grieco del Fisascat-Cisl (settore Usa-Nato), il Segreterio Generale di Cisl-Fp, Giovanni Sainas, e Antonsergio Belfiori, delegato nazionale del Cocer Interforze in rappresentanza del personale militare.

“Infatti – spiegano sindacati e Cocer – l’aeronautica tedesca, presente sull’isola da oltre 30 anni, potrebbe valutare di  recedere da ogni impegno e trovare soluzioni altrove lasciando per sempre la Sardegna. I tedeschi pagano la gestione al 50% del poligono e della base di Decimo nella quale ricade, tra stipendi, acquisti di beni e servizi e indotto, una somma che supera i 100 milioni di euro l’anno e dove vi operano oltre 1500 lavoratori tra civili, militari e personale delle oltre 80 ditte che operano a vario titolo”.

“Un danno economico e sociale senza precedenti”, sostengono i sindacati. “Se i tedeschi andranno via – dicono Belfiori, Sainas e Grieco -, l’Italia non potrà permettersi il mantenimento della struttura e quindi il risultato sarà che l’Aeronautica lascerà l’isola e tantissimi lavoratori in mezzo a una strada. Il servizio di soccorso e antincendio con elicotteri Sar, il servizio meteorologico e il fondamentale servizio di radar avvicinamento per gli aerei civili che atterrano a Elmas sarà seriamente compromesso se questa realtà dovesse soccombere alle scelte politiche fatte fin’ora”.

Fiscat-Cisl, Fp-Cisl e Cocer  hanno indetta un’assemblea urgente con tutto il personale civile che opera nella base militare, per lunedì 23 febbraio dalle 10 alle 12 per discutere “tutti insieme sulle azioni da porre in essere per scongiurare tale disastro”.

Made in Sardinia: Sanna (Confagricoltura), bene sequestro da parte Nas Bologna delle caciotte sarde ‘taroccate’

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Cagliari, 21 feb. 2015 – Il presidente di Confagricoltura Sardegna, Luca Sanna (nella foto), esprime soddisfazione e plauso per l’operazione dei Carabinieri del Nas di Bologna che ha portato al sequestro di oltre 5.000 forme di caciotta ovi-caprina di produzione sarda, per un peso complessivo di circa 17 tonnellate, in un’azienda di distribuzione all’ingrosso di alimenti di San Lazzaro di Savena (Bo).

“Le frodi alimentari, soprattutto per quelle contro i produttori sardi, rappresentano un danno per l’intera filiera economica legata all’allevamento e all’agroalimentare. Si tratta di un danno economico e di immagine per la Sardegna, come in questo caso utilizzando prodotti sardi con marchi identificativi di altri territori. Fatti che vanno stigmatizzati e combattuti con ogni mezzo per tutelare i nostri marchi, i nostri prodotti e i nostri produttori. E’ noto ormai – spiega Sanna – che se i prodotti della Sardegna vengono ‘taroccati’, o utilizzati in altro modo, è perché sono tra i migliori sul mercato. Ed è proprio per questo che dobbiamo difendere il ‘Made in Sardinia’ con ogni strumento che abbiamo a disposizione. Siamo stanchi di vedere formaggi spacciati per pecorino romano che vengono prodotti in Cina e negli Stati Uniti, o vini ed olii sardi taroccati e rivenduti con altri marchi o sviliti e venduti come prodotti a basso costo. Bene quindi l’azione delle forze dell’ordine che hanno sventato l’ennesimo attacco all’autenticità ed alla genuinità dell’agroalimentare sardo”.

Isis: Sassari, Digos indaga su hackeraggio sito web hotel ‘Grazia Deledda’

isis grazia deledda sassari

Sassari, 18 feb. 2015 – I poliziotti della Digos della questura di Sassari hanno avviato accertamenti in merito all’hackeraggio del sito web dell’Hotel Grazia Deledda, preso di mira questo pomeriggio da una organizzazione islamica. Tra le 15,30 e le 16,15 sulla home page dell’hotel è comparsa una pagina nera con in testa una scritta bianca in arabo ed una in inglese che recita: “United Islamic Cyber Force. Al Khilafah will come to your country”. In basso l’indirizzo twitter “uicf_official”. La pagina è stata rimossa e ripristinata correttamente la funzionalità del sito dell’hotel.

Archeologia: Oristano, Mibact e UniCa scoprono a Cabras 47 semi di melone di oltre 3mila anni fa

= Dopo ritrovamento di quelli di vite

Cagliari, 18 feb. 2015 – Dopo i semi di vite più antichi del Mediterraneo i pozzi archeologici della Sardegna restituiscono anche quelli di meloni. Non finiscono di sorprendere i pozzi, antichi più di tremila anni, scoperti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano a Cabras, sulla costa centro-occidentale della Sardegna. Il gruppo di archeobotanica del Centro Conservazione Biodiversità (Ccb) dell’Università di Cagliari, diretto da Gianluigi Bacchetta, ha reso noti i risultati degli ultimi studi incentrati sui semi di vite rinvenuti nel loro interno, fornendo importanti indizi sull’origine della viticultura in Sardegna ed in Europa. Ora, grazie anche alla collaborazione con i migliori specialisti nazionali ed internazionali del settore, come il gruppo di ricerca in archeobiologia dell’Instituto de Historia (Cchs-Csic) di Madrid, l’Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree (Ivalsa-Cnr) di Sesto Fiorentino, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ed il laboratorio di Palinologia e Paleobotanica dell’Università di Roma La Sapienza, il contenuto del pozzo più ricco di reperti, il pozzo N, è stato accuratamente studiato sotto tutti i diversi aspetti botanici.

Il ritrovamento di 47 semi di melone è il risultato di maggior rilievo, poiché fino ad oggi le prime evidenze relative alla coltivazione di questa specie erano relazionate solo al vicino e al Medio Oriente. I semi di melone ritrovati all’interno del pozzo N di Sa Osa, riferibili all’età del Bronzo, sono stati datati al C14 tra il 1310–1120 a.C. e costituiscono attualmente la prima testimonianza certa della coltivazione del melone nel bacino del Mediterraneo. Prima d’oggi la diffusione del melone nel Mediterraneo era stata attribuita a Greci e Romani in periodi molto più recenti. Si stanno ora svolgendo analisi genetiche e morfologiche per approfondirne la loro origine e natura con la collaborazione del gruppo di ricerca sulle cucurbitacee del’Instituto de Conservación y Mejora de la Agrodiversidada Valenciana (Comav) dell’Università Politecnica di Valencia.

Il contenuto di questi pozzi offre la possibilità di delineare un panorama ampio e variegato della gestione del territorio da parte delle popolazioni nuragiche che abitavano questi luoghi. Sono stati identificati centinaia di migliaia di semi, frutti, granuli pollinici e frammenti di legno e carbone di piante coltivate e selvatiche, come olivo, mirto, mora, frumento, orzo, prugnolo selvatico, cicerchia, ginepro, lentisco e molte altre ancora. Il quadro generale che è emerso evidenzia che il popolo nuragico aveva un’economia di sussistenza altamente sviluppata e una profonda conoscenza della flora e vegetazione della Sardegna, su cui eseguivano un’attenta selezione delle materie prime.