Corruzione: una riflessione ed una domanda al Presidente della II Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione

di Claudia Zuncheddu*

claudia zuncheddu

Una riflessione ed una domanda al Presidente della Seconda Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione. Per la corruzione, l’Italia è al primo posto in Europa e terza a livello mondiale. Secondo la Magistratura, dai dati accertati il 5,6% della spesa sanitaria pubblica va ad appannaggio della corruzione.

Le infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno delle istituzioni democratiche è veicolata dalla corruzione della classe politica. Quindi, i partiti politici in modo trasversale, tradendo il ruolo per il quale sono nati e cioè quello di garanti della democrazia, sono divenuti ‘soggetti criminali’ e ‘veicoli della corruzione’. Essi illegittimamente ‘occupano’ le istituzioni dello Stato in tutte le sue diramazioni (RAS compresa). Attraverso la lottizzazione e le nomine politiche (vedi in Sanità ad esempio, il Presidente della RAS nomina l’assessore, l’assessore nomina super manager, direttori generali etc etc.) la classe politica si garantisce la gestione ed il controllo sugli apparati pubblici. Di fronte a questo scenario, quindi ad una sorta di ‘istituzionalizzazione della corruzione’, c’è da chiedersi se questo sistema così strutturato e radicato si può scardinare nella sua illegalità.

A questa domanda, noi sardi la risposta l’abbiamo chiara. Per superare questo sistema va mandata a casa la classe politica che opera in Sardegna, quindi va scardinato quel sistema di partiti strutturati per rapinare le risorse pubbliche e per perpetuare il proprio sistema di potere. In Sardegna, noi abbiamo necessità che tutto il mondo indipendentista, tutte le forze politiche di dissenso che non siano succubi e conniventi del blocco dei partiti italiani, le forze di ribellione presenti nei nostri territori, i nostri intellettuali e imprenditori, si organizzino e si uniscano dietro un unico cartello. Solo così noi sardi potremo spazzare via questa classe politica ed intraprendere un processo di libertà ed autogoverno. Per noi sardi questa è l’unica direzione verso cui orientarci.

*Sardigna Libera

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