Alcoa: Pili (Unidos), la Camera approva il commissario e il riavvio dello stabilimento

Contrari solo M5S, Alleanza Popolare-Udc

 

Roma,10 feb. 2016 – “Con un voto netto e chiaro, 361 voti a favore e 110 contrari, la Camera ha appena approvato la proposta che prevede l’immediato riavvio dello stabilimento Alcoa. Nel testo approvato sono indicate anche le procedure analoghe a quelle dell’Ilva, il riconoscimento di ruolo strategico nazionale per l’alluminio primario, compreso il  commissariamento dello stabilimento. Il parere inizialmente contrario del governo è stato ribaltato dopo il mio intervento in aula che ha chiesto di rivedere la propria indicazione di voto proprio rispetto alla questione più rilevante, quella della ripresa produttiva attraverso il commissariamento dello Stabilimento e il riconoscimento strategico dell’alluminio primario. E’ la prima volta che il parlamento si pronuncia su questa proposta: hanno votato a favore 361 deputati, contrari 110. Contrari solo i 5 stelle e Udc – Alleanza Popolare. 

Il dispositivo approvato dalla Camera recita testualmente: “La Camera impegna il governo ad attivare procedure analoghe a quelle avviate per l’Ilva di Taranto, a partire dal riconoscimento del ruolo strategico nazionale per l’alluminio primario, compreso il commissariamento dello stabilimento, al fine del suo riavvio”.

Lo ha appena detto il deputato sardo di Unidos Mauro Pili che in occasione del decreto mille proroghe aveva proposto un ordine del giorno che segnava la totale inversione di tendenza rispetto alla strategia del governo.

“Si tratta di un risultato rilevante che segna un’inversione di strategia totale – ha detto Pili. Da una parte viene approvata la linea di intervento commissariale che ho proposto due anni fa e che solo oggi trova il pieno accoglimento da parte della Camera. Nel contempo il governo ha rinegato il famoso memorandum con Glencore per il quale ha espresso parere contrario alla sua attuazione. Si tratta di un doppio risultato, da una parte la sconfessione di quanto fatto sino ad oggi dal governo e dall’altra l’apertura di un percorso chiaro e netto. In questa direzione ho indicato le tappe per la ripresa produttiva che con questa approvazione deve essere perseguita:

  1. rendere con decreto strategico lo stabilimento Alcoa di alluminio primario;
  2. nominare un commissario straordinario per il riavvio dell’impianto;
  3. il commissario deve attivare subito il contratto bilaterale con Enel o chi per essa e avere condizioni energetiche di riequilibrio;
  4. deve sottoscrivere un contratto di programma con il governo per il revampig dello stabilimento;
  5. deve immediatamente chiamare a lavoro tutti i lavoratori, alla pari dei lavoratori dell’Ilva;
  6. deve fare un piano immediato per la rimessa in marcia dello stabilimento;
  7. deve fare un bando per verificare se qualche soggetto entro 60 giorni accetta le condizioni indicate nel piano;
  8. se nessuno accetta deve incaricare una società pubblica, gruppo Finmeccanica (esempio), al riavvio degli impianti e alla gestione per tre anni dell’impianto e poi collocarlo sul mercato;
  1. “Ora – ha concluso Pili – occorre vigilare e perseguire senza perdere altro tempo la strada indicata nell’atto di indirizzo approvato dalla Camera. Perdere altro tempo sarebbe colpevole e complice. Ora decreto, commissariamento, strategicità e ripresa produttiva”.
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Miniere: Pinna (Pd), valorizzazione patrimonio storico passa per Montevecchio

montev levante

Cagliari, 17 aprile 2015 –  La valorizzazione e la gestione del compendio minerario di Montevecchio (Guspini-Arbus) e dei siti “ex minerari” già ricompresi nel Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna” è il tema dell’interpellanza presentata dal consigliere regionale del Pd Rossella Pinna, prima firmataria, e dai colleghi Pietro Cocco, Alessandro Collu, Luca Pizzuto (SEL) Roberto Deriu, Daniela Forma, Piero Comandini, Giuseppe Meloni e Mario Tendas. Il compendio minerario di Montevecchio (Guspini-Arbus) riconosciuto come uno dei più importanti d’Europa, con i suoi oltre 150 anni di storia estrattiva, rappresenta una delle più significative testimonianze di storia e cultura dell’industria mineraria, conservando, ancora oggi, edifici di grande pregio architettonico, destinati nel passato alle attività produttive e al vasto sistema locale residenziale e sociale.

A seguito della sua chiusura, nel 1991, venne sottoscritta un’intesa di programma per avviare un processo di riconversione della miniera, mai decollata. I Comuni di Guspini e di Arbus, molto hanno fatto e speso, in termini di investimenti, sia con fondi europei, del Ministero dei Beni culturali e dell’Industria, sia con fondi regionali e di bilancio comunale, per salvaguardare i fabbricati dall’azione impietosa del tempo e conservare la memoria storica di una terra e della sua gente laboriosa. Gli impegni e gli sforzi convergenti delle Amministrazioni locali sono stati ampiamente ricompensati dalla straordinaria risposta turistica, con record di ingressi (+ 65%) nel mese di luglio del 2014, rispetto al precedente anno, e con oltre 900 nel solo sito di Guspini, in occasione delle recenti festività pasquali. Questo eccellente dato in netta controtendenza rispetto ad altri comparti turistici non può passare inosservato, soprattutto in un momento di grave crisi, come quello attuale,.

La valorizzazione dei compendi “ex minerari”, come hanno dimostrato altri Stati della UE che hanno riconvertito i siti minerari con evidenti e positive ricadute per le popolazioni dei vecchi bacini minerari (la Ruhr in Germania, il Nord Pas de Calais in Francia, la Cornovaglia in Inghilterra, la Catalogna in Spagna ecc.) porta a un duplice risultato: da un lato si incrementa la qualità, la quantità e il livello dell’offerta turistica regionale, dall’altro si stimolano opportunità di sviluppo di lavoro.  Non a caso, nel 2011, Montevecchio è stato insignito, dalla Commissione Europea, del premio EDEN, come migliore destinazione italiana nell’ambito del turismo sostenibile, confermando tutte le potenzialità, espresse e inespresse, di un territorio che ha una storia e una specificità di forte richiamo.

In occasione delle recenti festività pasquali, l’Assessore dell’Industria ha messo in atto apprezzabili iniziative, limitatamente ai Comuni di Iglesias e Lula, in sinergia con il Parco Geominerario e con la società Igea, per rendere fruibili i siti “ex minerari” prevedendo, a breve, l’ulteriore apertura della Galleria Henry, a Buggerru. Nessun riferimento, invece, è stato annunciato per gli altri siti, in particolare per Montevecchio, oggetto di attenzione anche da parte di numerose produzioni audiovisive, cinematografiche, televisive e multimediali che lo hanno scelto come location ideale, conferendogli un ruolo di fucina culturale e turistica per ogni tipo di evento o manifestazione. Per questi motivi – conclude l’on. Rossella Pinna – abbiamo chiesto all’Assessore dell’Industria di conoscere gli intendimenti della Regione sulla fruibilità del sito di Montevecchio, in particolare della nota “Galleria sotterranea Anglosarda”, allo scopo di completare l’offerta degli itinerari di visita già disponibili, e di conoscere soprattutto quali iniziative si intendano mettere in campo per creare un disegno organico di valorizzazione e gestione del complesso dei siti “ex minerari”, già ricompresi nel Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, per stimolare reali occasioni di sviluppo.”

Sulcis: donne ex Igea occupano galleria ‘Villa Marina’ e ‘Pozzo T’ in miniere Campo Pisano e Monteponi

Iglesias, 28 nov. 2014 –  Le donne dipendenti dell’ex Igea con un blitz notturno hanno occupato la galleria ‘Villa Marina’ della ex miniera piombo zincifera di Monteponi e il ‘Pozzo T’ di quella di Capo Pisano (Carbonia Iglesias). Ne da notizia il deputato di Unidos Mauro Pili su facebook. “Con un’azione senza precedenti le donne dell’Igea poco fa hanno occupato la Galleria Marina a Monteponi. Nel contempo una decina di operai comprese altre donne hanno raggiunto e preso possesso del pozzo T della miniera di Campo Pisano dove si trovano le pompe che sollevano l’acqua con la quale viene fornita la città di Iglesias. La tensione è alle stelle”.

“L’operazione è stata decisa durante la notte – annuncia Pili – dopo che la Regione aveva ancora una volta disatteso qualsiasi tipo di impegno non solo al pagamento degli stipendi arretrati dei lavoratori ma anche la presentazione di un serio piano di rilancio. L’occupazione della Galleria di Villa Marini a Monteponi non ha precedenti nella storia mineraria. Non era mai capitato che sole donne occupassero una miniera. Si tratta di un’azione di protesta senza precedenti”. I dipendenti dell’ex Igea, società in house della Regione Sardegna, ora in liquidazione, rivendicano stipendi arretrati e certezza per il loro futuro. L’Igea è una società nata per provvedere alle bonifiche delle numerose aree minerarie dismesse della Sardegna.

Ore 8,45 – Si inasprisce la lotta di una decina di donne e di una ventina di uomini dipendenti dell’ex Igea che con un blitz notturno hanno occupato la galleria ‘Villa Marini’ della miniera di Monteponi e il ‘Pozzo T’ di Campo Pisano (Carbonia Iglesias). Intorno alle 8,45 hanno bloccato le pompe di eduzione delle acque della miniera che servono ad evitare l’allagamento delle gallerie e contemporaneamente a rifornire d’acqua i potabilizzatori per la città di Iglesias.

No basi, no eolico, no termodinamico, no trivellazioni, no vaccini e… no tengu gana de traballai = Prepariamoci a mangiare mirto, aria pulita e sole

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione di

Antonio Pilloni

No, no, no… ma un si, o almeno un ‘ni’, quando lo sentiremo? Da alcuni anni, ma soprattutto in quest’ultimo periodo è un coro di ‘No’ per tutto: per i poligoni, per le trivellazioni, per l’eolico, per il termodinamico solare (porta via preziosi ettari all’agricoltura, sic!), no ai vaccini per la blue tongue, no al gas dall’Algeria, no alle Province, no alla Saras, no a tutto, a prescindere. Ma non si è sentita ancora, dopo tutti questi cori di ‘No’, una proposta alternativa. No alle basi va bene, ma al loro posto? No alle trivellazioni, ma il petrolio da dove lo prendiamo? No al progetto Eleonora, ma le vacche ad Arborea producono profumo e rose? No ai vaccini per la blue tongue, ma le pecore come le salviamo (quelle sopravvissute al tangentificio del ministero della Salute)? No alle pale eoliche, ma l’energia elettrica per caricare il telefonino, connetterci alla rete e guardare la tv da dove la prendiamo? No a investimenti turistici, si invece alla devastazione di Funtanazza? Ma non è che ‘per caso’ c’è pagu gana de trabbalai?

Forse non ci stiamo rendendo conto che ci stiamo arroccando su posizioni oltranziste inspiegabili, talebane. Mi chiedo il perché del dire ‘no’ senza proporre qualcosa di alternativo e faccio un esempio: qualcuno ha visto il parco eolico del Medio Campidano? Tra Villacidro e San Nicolò Arcidano 35 aerogeneratori producono ricchezza e reddito. Disturbano qualcuno? A me piacciono. Ma ci ricordiamo le grandi proteste contro queste “disastrose installazioni” che avrebbero sfregiato il panorama tra Monte Arci e Monte Arcuentu? Ci ricordiamo i tanto paventati (quanto fasulli) danni che avrebbero prodotto all’agricoltura? Sarà invece che a qualcuno non piace chi fa business con il sole e con il vento? Diversamente non mi spiego il ‘no’ al termodinamico solare tra Guspini e e Gonnosfanadiga. Qualcuno, Coldiretti, per fare nome e cognome, ha detto che “sottrae ettari preziosi all’agricoltura”. Io mi chiedo se questa è la ragione per la quale un’organizzazione di categoria deve dire ‘no’ ad un progetto che avrebbe creato reddito e lavoro. Piuttosto Coldiretti che cos’ha proposto dopo il ‘No’? Non ha proposto nulla!

Avrei voluto vedere comportamenti conseguenti a tutto questo coro di ‘No’, come per esempio un ‘rinuncio al cellulare’ o ‘non uso lo scaldabagno’ o un sentito di cuore ‘mi riscaldo la casa con il caminetto’. Eppure tutti a consumere energia elettrica per scrivere chilometri di pseudo-riflessioni su Facebook, migliaia di sms, migliaia di tweet, ma nessuno di questi si è visto a spegnere incendi o a pulire strade e sentieri in campagna. No (questa volta lo dico io!), tutti a fare i filosofi dell’ambiente e i radical chic seduti in poltrona e inquinando con l’auto per andare a curiosare (e a disturbare!) per vedere il macabro spettacolo delle fiamme.

Riporto una dichiarazione che a mio giudizio è delirante: “La manifestazione itinerante ‘Insieme, in marcia per la nostra Terra’, organizzata dai comitati e dalle associazioni della Sardegna che aderiscono al coordinamento sardo ‘Non Bruciamoci il Futuro’ e ai ‘Comitati Sardi InRete”’- movimenti sorti “per rivendicare il diritto dei cittadini a decidere del futuro della propria terra per arrestare il degrado ambientale, l’inquinamento diffuso, la sottrazione delle risorse, l’aggressione ai territori con pesanti ripercussioni sul piano sanitario, socio-economico e sul lavoro’- ha toccato oggi il Medio Campidano”. Questo è nero su bianco. E mi vien spontaneo da dire che sì, il futuro che lo stiamo bruciando, ma quello dell’occupazione, della ricchezza e dello sviluppo. Pesanti ripercussioni sul piano sanitario? Sottrazione di risorse e aggressione dei territori? Lo dico in sardo: Mellus’a lassai su logu aicci, a fai cresci su mudegu, assumancu abrusciada in s’istadi. Però abbiamo l’ambiente intonso, pulito, e fammini a cadra!

No al gas dall’Algeria. Una follia. Una bombola di gas da 10 kg costa dai 22 ai 25 euro, un metro cubo di gas metano 0,888euro/mc. Siamo alla follia ad aver rinunciato al metanodotto Galsi. Una pura follia politica. Leggere per credere.

Sarà per caso l’ora di dire basta? Sarà per caso l’ora di essere propositivi? Sarà che siamo arrivati al punto in cui è necessario fermarci a fare una riflessione seria sul futuro della Sardegna senza i poligoni? Non è che magari bisogna ricontrattare positivamente le servitù con lo Stato? E’ vero che la Sardegna sempre stata una colonia, sin dall’epoca dei fenici, ed è anche vero che il problema lo ha sollevato con forza e determinazione Mauro Pili, (che piaccia o meno è così e con buona pace di quei maleducati che lo hanno insultato a Capo Frasca, come se fossero solo loro quelli titolati a fare le battaglie per la Sardegna), ma è anche vero che ora che il problema è sul tavolo è necessaria una profonda riflessione sul da farsi nell’immediato futuro. Il nervo è stato scoperto, il male diagnosticato, ora serve immediata la cura. Bene: la Germania paga 5 mln di euro allo Stato per far addestrare i suoi piloti a Capo Frasca? Benissimo, li versi però nelle casse di viale Trento, ci dicano che tipo di esercitazione vogliono fare e noi diremo, si o no, questo lo potete fare, questo no. Ma i soldi non si devono fermare a Roma e devono essere immediatamente spendibili, non cadere come una goccia in un pozzo senza fondo per risanare le casse dello Stato italiano saccheggiate dai tangentari.

Così come Roma deve svincolare immediatamente i soldi che versa ai comuni come indennizzo per le servitù: è inutile che un comune percepisca ogni 5 anni 1,2 mln di euro (sulla carta) e non li possa spendere per la comunità perché vincolati dal Patto di Stabilità. Intanto gli aerei militari volano però! Ora qui mi sembra che sia necessario contrattare. Servitù per bonifiche, strade, industrie, lavoro, occupazione, ricchezza per la Sardegna. Questo bisogna contrattare.

Così come bisognava contrattare prima le bonifiche a Furtei e obbligare a farle prima che la Sardinia Gold Minimg scappasse con il sacco pieno e ci lasciasse distruzione nelle nostre campagne con fiumi e laghi di cianuro a come una bomba ad orologeria, e non aspettare che quell’inquinamento lo denunciasse Pili. Pili ha ragione: chi era a capo della Sardinia Gold Mining, chi ha esultato per il primo lingotto, chi c’era a festeggiare e chi a controllare la società? Ma chi c’era a protestare?

Da La Maddalena gli americani se ne sono andati (e non li abbiamo mandati via, tanto per essere precisi), e lì hanno lasciato lacrime, sangue e bombe in fondo al mare. Il reddito pro capite e il Pil dell’Isola sono crollati, ristoranti e pizzerie, negozi e servizi, hanno chiuso i battenti. E’ questo che vogliamo a Teulada, a Decimo, a Capo Frasca, a Perdasdefogu? Un’azienda di Stato che produce sistemi difensivi (non armi, avrei usato questo termine) non può più sperimentare più nulla a Quirra e ha dovuto ripiegare nella Repubblica del Sudafrica, dove ora arrivano quei soldi che invece venivano spesi in Sardegna. Nessuno ricorda per caso la fine che ha fatto la Vitrociset? Un’azienda che avrebbe potuto dare altri 200 posti di lavoro, se potesse operare a pieno regime. Ma noi in Sardegna non la vogliamo, perché costruisce armi. Complimenti.

Bene, mi vien da ripetere ciò che dico da anni, cioè che ai nostri figli fra non molto daremo da mangiare corbezzoli, mirto, bellissimi panorami e aria pulita. E il pane andranno a comprarselo all’estero, così come fanno le imprese.

Sardegna: Regione a Governo, attivare diplomazia con egiziani per salvare Keller = A rischio 290 lavoratori

kellerCagliari, 30 mag. 2014 – La Regione Sardegna ha chiesto al Governo l’attivazione dei canali diplomatici per verificare con il governo egiziano la possibilità di recupero della commessa per la Keller di Villacidro (Vs), il cui annullamento ha fatto precipitare la crisi dell’azienda metalmeccanica sarda. E’ questo uno dei passi decisi dopo l’incontro tra i rappresentanti sindacali e l’assessore regionale dell’Industria Maria Grazia Piras, convocato dopo che il 23 maggio scorso i liquidatori giudiziali avevano attivato la procedura di licenziamento collettivo con decorrenza dal 6 agosto 2014 per 290 operai. La Nsr spa, titolare del contratto di affitto di ramo d’azienda con la Keller spa, il 19 maggio scorso aveva annunciato la decisione di rinunciare allo stesso contratto in seguito alla decisione della società egiziana Semaf di revocare la commessa per 212 carrozze ferroviarie assegnata alla New Sardinian Railway, società di scopo subentrata appunto alla Keller in liquidazione giudiziale. Un’ipotesi non facile viste le tensioni politiche e sociali al Cairo.

I sindacati e l’assessore Piras hanno deciso di chiedere un incontro al Presidente del consiglio e ai ministri dello Sviluppo economico e dei Trasporti per tentare di sbloccare la vertenza. Oltre all’attivazione dei canali diplomatici al governo sarà chiesto un forte impegno per cercare nuove commesse nel campo dei trasporti ferroviari anche in Italia e di ammettere la Keller Spa alla procedura di amministrazione straordinaria per le grandi imprese in crisi.

Sardegna:domani so riunisce Consiglio regionale su ‘blue tongue’ e mozioni

cons regCagliari, 26 mag. 2014 – Si riunisce domani, martedì 27 maggio, il Consiglio regionale della Sardegna per discutere la Proposta di legge del gruppo “Sardegna vera” sugli interventi finanziari a favore degli allevatori per fronteggiare l’epidemia della lingua blu, la febbre catarrale degli ovini che sta decimandole greggi dell’isola. L’Assemblea, che si riunirà alle 16, discuterà anche alcune mozioni. Le prime due riguardano la metanizzazione della Sardegna. Una,che ha come primo firmatario il consigliere Paolo Truzzu (Fdi-Sardegna), sollecita un intervento della Giunta regionale per “procedere rapidamente alla metanizzazione dell’Isola” mentre la seconda, primo firmatario Michele Cossa dei Riformatori sardi, esprime riserve sulla recente decisione dell’esecutivo di “non proseguire nel progetto di realizzazione del metanodotto Galsi fra l’Algeria, la Sardegna e la penisola”.

Le riforme istituzionali sono invece l’obiettivo della mozione presentata da Mario Floris (Uds-Sardegna) con riferimento allo Statuto della Sardegna ed alla riforma del titolo V° della Costituzione. “L’indipendenza del popolo sardo” invece l’argomento della mozione presentata da Christian Solinas, capogruppo del Psd’Az. I trasporti sono il tenma della mozione presentata dal gruppo di FI. Ultima mozione quella di Antonio Solinas (Pd), che intende portare all’attenzione del Consiglio il problema del “ventilato inserimento della Sardegna fra le aree idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi”. I lavori del Consiglio proseguiranno mercoledì 28 maggio alle 10.

Alcoa: De Pretis (Sel) a Grasso, immediata discussione mozione Uras su polo Sulcis Iglesiente

Luciano UrasCagliari, 12 mag. 2014 – “In considerazione dell’aggravarsi della crisi occupazionale che sta investendo il nostro Paese, in particolare nel polo energetico industriale del Sulcis iglesiente, chiedo che sia calendarizzata nella prossima capigruppo la mozione Alcoa, primo firmatario il senatore Luciano Uras (foto), volta a trovare soluzioni per tutti quei lavoratori interinali espulsi dal sistema produttivo-industriale e dalla conseguente chiusura degli stabilimenti”. Lo scrive in una lettera indirizzata al presidente del Senato Pietro Grasso, la senatrice di Sel Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto.

“I lavoratori Alcoa e le loro famiglie – ha proseguito il senatore sardo Luciano Uras – sono costretti in questi giorni ad un’azione di protesta continua, più che giustificata, per la condizione di mortificante “non lavoro” e per il rischio di vedersi negati anche gli ammortizzatori sociali. Occorre fare presto affinché ci sia un impegno del governo a dare piena attuazione  ai progetti di finanziamento pubblico per una reale ripresa economica e lavorativa, perché la situazione sociale e industriale del Paese – ha concluso – è ormai una bomba a orologeria pronta ad esplodere”.