No basi, no eolico, no termodinamico, no trivellazioni, no vaccini e… no tengu gana de traballai = Prepariamoci a mangiare mirto, aria pulita e sole

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione di

Antonio Pilloni

No, no, no… ma un si, o almeno un ‘ni’, quando lo sentiremo? Da alcuni anni, ma soprattutto in quest’ultimo periodo è un coro di ‘No’ per tutto: per i poligoni, per le trivellazioni, per l’eolico, per il termodinamico solare (porta via preziosi ettari all’agricoltura, sic!), no ai vaccini per la blue tongue, no al gas dall’Algeria, no alle Province, no alla Saras, no a tutto, a prescindere. Ma non si è sentita ancora, dopo tutti questi cori di ‘No’, una proposta alternativa. No alle basi va bene, ma al loro posto? No alle trivellazioni, ma il petrolio da dove lo prendiamo? No al progetto Eleonora, ma le vacche ad Arborea producono profumo e rose? No ai vaccini per la blue tongue, ma le pecore come le salviamo (quelle sopravvissute al tangentificio del ministero della Salute)? No alle pale eoliche, ma l’energia elettrica per caricare il telefonino, connetterci alla rete e guardare la tv da dove la prendiamo? No a investimenti turistici, si invece alla devastazione di Funtanazza? Ma non è che ‘per caso’ c’è pagu gana de trabbalai?

Forse non ci stiamo rendendo conto che ci stiamo arroccando su posizioni oltranziste inspiegabili, talebane. Mi chiedo il perché del dire ‘no’ senza proporre qualcosa di alternativo e faccio un esempio: qualcuno ha visto il parco eolico del Medio Campidano? Tra Villacidro e San Nicolò Arcidano 35 aerogeneratori producono ricchezza e reddito. Disturbano qualcuno? A me piacciono. Ma ci ricordiamo le grandi proteste contro queste “disastrose installazioni” che avrebbero sfregiato il panorama tra Monte Arci e Monte Arcuentu? Ci ricordiamo i tanto paventati (quanto fasulli) danni che avrebbero prodotto all’agricoltura? Sarà invece che a qualcuno non piace chi fa business con il sole e con il vento? Diversamente non mi spiego il ‘no’ al termodinamico solare tra Guspini e e Gonnosfanadiga. Qualcuno, Coldiretti, per fare nome e cognome, ha detto che “sottrae ettari preziosi all’agricoltura”. Io mi chiedo se questa è la ragione per la quale un’organizzazione di categoria deve dire ‘no’ ad un progetto che avrebbe creato reddito e lavoro. Piuttosto Coldiretti che cos’ha proposto dopo il ‘No’? Non ha proposto nulla!

Avrei voluto vedere comportamenti conseguenti a tutto questo coro di ‘No’, come per esempio un ‘rinuncio al cellulare’ o ‘non uso lo scaldabagno’ o un sentito di cuore ‘mi riscaldo la casa con il caminetto’. Eppure tutti a consumere energia elettrica per scrivere chilometri di pseudo-riflessioni su Facebook, migliaia di sms, migliaia di tweet, ma nessuno di questi si è visto a spegnere incendi o a pulire strade e sentieri in campagna. No (questa volta lo dico io!), tutti a fare i filosofi dell’ambiente e i radical chic seduti in poltrona e inquinando con l’auto per andare a curiosare (e a disturbare!) per vedere il macabro spettacolo delle fiamme.

Riporto una dichiarazione che a mio giudizio è delirante: “La manifestazione itinerante ‘Insieme, in marcia per la nostra Terra’, organizzata dai comitati e dalle associazioni della Sardegna che aderiscono al coordinamento sardo ‘Non Bruciamoci il Futuro’ e ai ‘Comitati Sardi InRete”’- movimenti sorti “per rivendicare il diritto dei cittadini a decidere del futuro della propria terra per arrestare il degrado ambientale, l’inquinamento diffuso, la sottrazione delle risorse, l’aggressione ai territori con pesanti ripercussioni sul piano sanitario, socio-economico e sul lavoro’- ha toccato oggi il Medio Campidano”. Questo è nero su bianco. E mi vien spontaneo da dire che sì, il futuro che lo stiamo bruciando, ma quello dell’occupazione, della ricchezza e dello sviluppo. Pesanti ripercussioni sul piano sanitario? Sottrazione di risorse e aggressione dei territori? Lo dico in sardo: Mellus’a lassai su logu aicci, a fai cresci su mudegu, assumancu abrusciada in s’istadi. Però abbiamo l’ambiente intonso, pulito, e fammini a cadra!

No al gas dall’Algeria. Una follia. Una bombola di gas da 10 kg costa dai 22 ai 25 euro, un metro cubo di gas metano 0,888euro/mc. Siamo alla follia ad aver rinunciato al metanodotto Galsi. Una pura follia politica. Leggere per credere.

Sarà per caso l’ora di dire basta? Sarà per caso l’ora di essere propositivi? Sarà che siamo arrivati al punto in cui è necessario fermarci a fare una riflessione seria sul futuro della Sardegna senza i poligoni? Non è che magari bisogna ricontrattare positivamente le servitù con lo Stato? E’ vero che la Sardegna sempre stata una colonia, sin dall’epoca dei fenici, ed è anche vero che il problema lo ha sollevato con forza e determinazione Mauro Pili, (che piaccia o meno è così e con buona pace di quei maleducati che lo hanno insultato a Capo Frasca, come se fossero solo loro quelli titolati a fare le battaglie per la Sardegna), ma è anche vero che ora che il problema è sul tavolo è necessaria una profonda riflessione sul da farsi nell’immediato futuro. Il nervo è stato scoperto, il male diagnosticato, ora serve immediata la cura. Bene: la Germania paga 5 mln di euro allo Stato per far addestrare i suoi piloti a Capo Frasca? Benissimo, li versi però nelle casse di viale Trento, ci dicano che tipo di esercitazione vogliono fare e noi diremo, si o no, questo lo potete fare, questo no. Ma i soldi non si devono fermare a Roma e devono essere immediatamente spendibili, non cadere come una goccia in un pozzo senza fondo per risanare le casse dello Stato italiano saccheggiate dai tangentari.

Così come Roma deve svincolare immediatamente i soldi che versa ai comuni come indennizzo per le servitù: è inutile che un comune percepisca ogni 5 anni 1,2 mln di euro (sulla carta) e non li possa spendere per la comunità perché vincolati dal Patto di Stabilità. Intanto gli aerei militari volano però! Ora qui mi sembra che sia necessario contrattare. Servitù per bonifiche, strade, industrie, lavoro, occupazione, ricchezza per la Sardegna. Questo bisogna contrattare.

Così come bisognava contrattare prima le bonifiche a Furtei e obbligare a farle prima che la Sardinia Gold Minimg scappasse con il sacco pieno e ci lasciasse distruzione nelle nostre campagne con fiumi e laghi di cianuro a come una bomba ad orologeria, e non aspettare che quell’inquinamento lo denunciasse Pili. Pili ha ragione: chi era a capo della Sardinia Gold Mining, chi ha esultato per il primo lingotto, chi c’era a festeggiare e chi a controllare la società? Ma chi c’era a protestare?

Da La Maddalena gli americani se ne sono andati (e non li abbiamo mandati via, tanto per essere precisi), e lì hanno lasciato lacrime, sangue e bombe in fondo al mare. Il reddito pro capite e il Pil dell’Isola sono crollati, ristoranti e pizzerie, negozi e servizi, hanno chiuso i battenti. E’ questo che vogliamo a Teulada, a Decimo, a Capo Frasca, a Perdasdefogu? Un’azienda di Stato che produce sistemi difensivi (non armi, avrei usato questo termine) non può più sperimentare più nulla a Quirra e ha dovuto ripiegare nella Repubblica del Sudafrica, dove ora arrivano quei soldi che invece venivano spesi in Sardegna. Nessuno ricorda per caso la fine che ha fatto la Vitrociset? Un’azienda che avrebbe potuto dare altri 200 posti di lavoro, se potesse operare a pieno regime. Ma noi in Sardegna non la vogliamo, perché costruisce armi. Complimenti.

Bene, mi vien da ripetere ciò che dico da anni, cioè che ai nostri figli fra non molto daremo da mangiare corbezzoli, mirto, bellissimi panorami e aria pulita. E il pane andranno a comprarselo all’estero, così come fanno le imprese.

Scozia: il nazionalismo economicista e territoriale senza lingua nazionale ha successo ma non vince

di Mario Carboni

Il voto scozzese ha chiarito cosa è e dovrebbe essere un referendum di autodeterminazione nazionale in un paese veramente democratico, liberale, conservatore e laburista come la Gran Bretagna, composto da tre nazioni da sempre riconosciute come tali,Galles, Inghilterra e Scozia. Ha dimostrato anche che il nodo pregiudiziale da sciogliere non è il risultato ottenuto ma il nulla ostare all’esercizio di un fondamentale diritto civile ed umano che è la possibilità di verificare col voto la volontà di indipendenza espressa da una parte rilevante di una nazione o minoranza nazionale che lo voglia. (Leggi l’articolo completo)

Europee: Sardegna, bassa l’affluenza alle 12

schedaCagliari, 25 mag. 2014 – L’affluenza in Provincia di Cagliari per le europee, comunicata dalla Prefettura di Cagliari, alle 12 è del 11,72% (62 su 71 comuni), Provincia del Medio Campidano 12,28% (26 su 28 comuni), in provincia Carbonia Iglesias è del 10,33% (dato definitivo). Oristano 9,73% (86 su 88 comuni), Nuoro 9,65% (47 su 52), Ogliastra 11,96% (21 su 23). Non sono disponibili sul sito della prefettura di Sassari i dati sull’affluenza in Provincia di Sassari e di Olbia Tempio.

Europee: Sardegna, ricorso dei Riformatori a Corte Ue per impossibilità elezione eurodeputati

parlamento-europeoCagliari, 3 mag. 2014 –  Prosegue la campagna di boicottaggio delle elezioni europee in Sardegna da parte dei Riformatori sardi che ricorrono alla Corte europea contro la legge elettorale, che impedirebbe alla Sardegna, inserita nel collegio ‘Isole’ con la Sicilia, di eleggere un proprio rappresentante. “La legge elettorale europea – sostengono nel ricorso i Riformatori sardi – è discriminante perché non assegnando neppure un seggio alla Sardegna viola le più elementari regole poste a fondamento della Costituzione della Repubblica Italiana e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (giuridicamente vincolante con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona) che riunisce in un unico testo tutti i diritti personali, civici, politici, economici e sociali di cui godono le persone nell’UE”.

“Il Popolo Sardo – si legge nel ricorso – nell’ambito del processo di sviluppo delle libertà democratiche, ha riconquistato il 26 febbraio del 1948 le sue libere istituzioni di autogoverno. Sono tre gli elementi fondamentali che lo caratterizzano: la Sardegna è una Nazione con proprio territorio, propria storia, propria lingua, proprie tradizioni, propria cultura, propria identità ed aspirazioni distinte da quelle della Nazione italiana e assomma in sé tutte le culture e le civiltà che si sono succedute nell’Isola dal prenuragico ad oggi.

Per i Riformatori la Sardegna ha quindi diritto, quindi, “ad essere rappresentata nell’ambito delle Istituzioni Europea. Viceversa, tale diritto le viene negato da una legge elettorale discriminante che viola le più elementari regole poste a fondamento della Costituzione della Repubblica Italiana e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Queste sono le ragioni che consentono al Popolo Sardo di rivolgersi alla Corte per la tutela dei propri diritti”.

Europee: Pili (Unidos) no alle urne il 25 maggio

PILI INTASAMENTO PASQUETTACagliari, 21 aprile 2014 – “E adesso dritti alle Europee. Giusto per un po’ di promesse a vanvera degli incapaci di turno. Di sinistra, di destra e ancora di sinistra. Di quelli di oggi, così come quelli che hanno provocato questa vergogna negli ultimi otto anni”. E’ il post su facebook di Mauro Pili, deputato e leader di Unidos accompagnato da una eloquente foto che ritrae la SS 131 intasata vicino a Sanluri, definibile ormai la bocca dell’inferno.In quel tratto infatti la strada si restringe ad una sola corsia per gli eterni lavori fino a Serrenti.

Energia: Pili (Unidos), dopo Crimea strategico per Italia ed Europa metanodotto Galsi

galsiCagliari, 3 apr. 2014 – “Basta perdere tempo sul metanodotto per la Sardegna. Oggi è più che mai strategico e occorre agire in tempi rapidi per evitare che l’Europa e l’Italia continuino ad essere sotto scacco del gas russo. La crisi internazionale tra Europa, Stati Uniti e Russia sulla Crimea apre nuovi scenari internazionali, fino a qualche settimana fa impensabili, che rendono decisivo nello scacchiere energetico internazionale il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa. Si tratta di una svolta nella storia contemporanea e come tutti questi eventi, occorre riposizionare l’opera infrastrutturale energetica nel nuovo contesto. L’immobilismo internazionale dell’Europa e dell’Italia sulla questione approvvigionamento energetico dovuto, in primis, alla stretta dipendenza della maggior parte dei Paesi dell’Unione europea dal gas russo oggi pone tutti davanti ad uno scenario inedito sul quale il progetto Galsi risulta essere una risposta immediata e urgente”. Lo ha detto il deputato sardo Mauro Pili ( Unidos ) illustrando stamane una risoluzione urgente perché i Ministri degli Esteri e delle Attività produttive attivino immediatamente un confronto con le autorità algerine per avviare l’immediata realizzazione del metanodotto per la Sardegna e l’Europa.

“ I numeri – sostiene Pili – parlano chiaro: l’Europa dipende per il 30% delle sue forniture dal gas russo. In Italia la dipendenza dal gas russo si attesta al 30%,  la Germania con il 39% . Il temporeggiare sulla vicenda Crimea è la conseguenza di un vuoto storico della politica europea nello sviluppare un piano energetico autonomo. E al momento spedire lo shale gas in Europa dagli Stati Uniti risulta un’operazione non credibile per gli elevati costi che non convengono ne ai venditori, che preferiscono per adesso muoversi sul mercato asiatico, ne agli acquirenti, che spendono meno comprando gas dalla Russia, dall’Algeria o dalla Norvegia. L’Italia e l’Europa – scrive Pili nella risoluzione parlamentare – oggi più che mai devono contrastare la dipendenza dalla Russia rivolgendosi a sud, nel bacino del Mediterraneo, dove il Galsi rappresenta l’opportunità progettuale più avanzata in quanto tutte le autorizzazioni sono definite e il progetto può partire immediatamente.

“Il metanodotto Algeria – Sardegna – Europa è un’opera strategica che potrebbe cambiare la storia economica e sociale della Sardegna collegandola per la prima volta alle grandi reti energetiche europee e rappresentando nel contempo una risposta decisiva alla crisi internazionale. Perdere questa occasione irripetibile significa isolare per sempre la nostra terra e rendere l’Europa sempre più dipendente dalla Russia. Per questa ragione lo Stato deve assumere un’iniziativa internazionale e posizionare sullo scacchiere energetico il Galsi come opera urgente e indifferibile”.

“Oggi – sostiene Pili – è possibile ancor di più coniugare il ruolo strategico del Galsi sia per eliminare il gravissimo limite energetico della Sardegna che soddisfare le esigenze strategiche energetiche dell’Europa e ridurre la dipendenza totale dai combustibili petroliferi. Con l’arrivo del metano in Sardegna si apre uno scenario concorrenziale a forte valenza ambientale considerato la rilevante riduzione delle emissioni in atmosfere rispetto al petrolio. Si tratta di ridurre notevolmente anche il costo dell’approvvigionamento energetico della Sardegna da sempre gravato dal monopolio petrolifero e dalla trasformazione unilaterale sul fronte elettrico”.

“Per la Sardegna significa diventare baricentro nel Mediterraneo dello snodo energetico con il Magreb, assumendo un ruolo fondamentale anche alla luce della persistente crisi russa. E bisogna dire con estrema chiarezza – sostiene Pili – che oltre alla grande ricaduta economica derivante dalla realizzazione dell’opera, si calcola oltre un miliardo di investimenti solo in Sardegna, si avrebbe un risparmio dei costi energetici del 30-40% a partire dai consumi domestici. Mentre tutta Europa va a metano la Sardegna è l’unica regione a non avere quell’approvvigionamento energetico. Tutto questo – prosegue Pili – ci mette in posizione di grande disparità economica e sociale”.

“Il progetto – prosegue Pili – riveste un elevato valore strategico per lo sviluppo del sistema nazionale ed europeo di gas naturale in quanto assicurerà l’ottimizzazione delle fonti di approvvigionamento di gas supportando la crescita del mercato energetico europeo e darà il via al programma di metanizzazione della Regione Sardegna”.

“La domanda crescente di gas naturale in Italia ed in Europa – ricorda Pili – richiede sempre più urgentemente il potenziamento dei canali di importazione.  Il progetto Galsi rappresenta una risposta concreta e immediata al fabbisogno energetico ed alla sicurezza di approvvigionamento di gas naturale per l’Italia e l’Europa”.

“ Il  Galsi – aggiunge Pili –  migliorerà la sicurezza di approvvigionamento del gas garantendo il transito di ulteriori 8 mld m³/a di gas naturale algerino verso il mercato italiano ed europeo, sarà in grado di soddisfare la domanda crescente di gas naturale nell’Unione Europea, costituirà una rotta alternativa a costi competitivi che approda al baricentro della domanda italiana ed europea”.

“La metanizzazione della Sardegna – sostiene Pili –  è strategica anche per abbattere la quasi totale dipendenza dal petrolio, che costituisce  il 74.7%  delle fonti di produzione energetica dell’Isola.”

“La domanda potenziale di gas in Sardegna – ricorda Pili – si attesta attorno ai 1- 1.5 mld m³/annui.  Un apporto energetico che sarà decisivo ai fini della sicurezza delle forniture così come per il costo dell’energia sia per la Sardegna che per l’Europa”. 

Europee: Sardegna, nasce il Movimento Sociale Sardo e si allea con la Lega Nord

Lega-Autonomie-NoEuro-EuropeeCagliari, 1 apr. 2014 – Nasce il Movimento Sociale Sardo, un Movimento politico e culturale formato negli scorsi mesi da attivisti, militanti e simpatizzanti di Destra, che ha una impostazione allo stesso tempo nazionalista, identitaria e autonomista, e che ha gli obiettivi di rivendicare un diverso atteggiamento da parte dello Stato e della Nazione su ciò che riguarda i problemi della Sardegna, in quanto Isola e in quanto Regione economicamente in difficoltà, e di sopperire ai deficit di programmi e interesse dei Partiti nazionali sulle questioni di rilevanza locale e sui problemi degli italiani sardi.

Su questa base, il MSS avvierà un percorso di collaborazione con la Lega Nord, a partire dalle imminenti Elezioni Europee, per dare voce alle battaglie comuni anche con gli alleati del Front National e di altri Partiti e Movimenti identitari di tutta Europa, contro l’Unione monetaria e per la sovranità politica e monetaria degli Stati membri, contro l’immigrazione clandestina, per il lavoro, per la tutela delle radici cristiane dell’Europa, per la tutela della famiglia tradizionale, e per la difesa delle Tradizioni.

Alle Elezioni Europee, il Movimento Sociale Sardo proporrà la candidatura di Mirko Valenti, un giovane militante siciliano – “sardo di adozione” di 28 anni. Si tratta di una candidatura polemica con la legge elettorale per le Elezioni Europee, che non riserva una rappresentanza in Parlamento Europeo alla Sardegna, terra che per le sue particolari condizioni di insularità e per la crisi economica, non può permettersi di essere rappresentata da un siciliano, che in genere poco conosce dei specifici problemi della Sardegna. Mirko ha vissuto 8 anni in Sardegna, dove è ancora residente, e dove ha una figlia, ha trovato lavoro in Sicilia, e ci consentirà di prendere qualche voto anche nell’isola in cui è nato.