Il dibattito sui Poligoni in Sardegna non è gradito a Roma

Claudia Zuncheddu

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Sardigna Libera denuncia la gravissima presa di posizione dei senatori di Forza Italia Bruno Alicata, Maurizio Gasparri ed in primis del sardo Emilio Floris, che con un’interrogazione urgente indirizzata alla ministra della Difesa Roberta Pinotti e della Pubblica istruzione Valeria Fedeli, chiedono  «se non ritengano inconcepibile che all’interno di istituti statali vengano diffusi messaggi contro le istituzioni, con tesi sostenute da comitati spontanei, separatisti o antimilitaristi, peraltro senza alcun contraddittorio»… “Se non ritengano opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto».

Il messaggio di intimidazione, è la risposta ad un evento intitolato “Sardigna terra de bombas e cannones”, promosso dal Collegio dei docenti di un liceo di Olbia, nel contesto del programma scolastico “Sa die de sa Sardigna”. L’evento moderato dal docente Cristiano Sabino, è espressione del dibattito democratico presente in tutta l’Isola sull’occupazione militare. Ha preso parte ai lavori anche il senatore Giampiero Scano membro della Commissione sull’Uranio Impoverito.

Non ci sorprendono le reazioni dei senatori italiani che hanno presentato l’interrogazione. Senatori che non da oggi vedono la nostra Isola solo come piattaforma militare nel Mediterraneo al servizio delle guerre.

E’ sconcertante che sul tema inerente le attività di guerra e di sperimentazione bellica in Sardegna, che ospita il 62% del totale delle servitù militari in Italia, sia un senatore sardo, già sindaco di Cagliari e che conosce benissimo i disagi che queste servitù creano alle nostre collettività.

Fra l’altro il senatore e la sua parte politica a Roma come a Cagliari, che sono complici della distruzione della scuola pubblica in Sardegna, arriva a chiedere che sia non solo proibito ma anche punito il confronto e il dibattito democratico all’interno delle scuole pubbliche sopravvissute alla mannaia dei tagli.

Ai senatori che hanno presentato l’interrogazione, va ricordato che in Sardegna non esiste  alcun movimento separatista; che nei sistemi democratici le politiche istituzionali possono essere criticate e cambiate; che quelli che chiamano “comitati spontanei” e in modo confuso ed improprio “separatisti” o “antimilitaristi”, sono quelli che vogliono che la Sardegna non sia più al centro delle strategie della guerra; sono quelli che si battono per la pace e auspichiamo che presto mandino  a casa tutti questi onorevoli.

Solidarietà al Dirigente Scolastico del Liceo scientifico Lorenzo Mossa di Olbia, al docente Cristiano Sabino, a tutto il Collegio dei docenti e agli studenti.

*Sardigna Libera

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Scontro Orrù (Mov.Crist.) Puligheddu (Psd’Az) su ‘sindaca’ e ‘assessora’ per abrogazione linguaggio di genere = A rischio Gruppo Sardista

marcello orrù

Cagliari, 13 gen.  – Scoppia una violenta lite nel Partito Sardo d’Azione per il linguaggio di genere. Nei giorni scorsi il consigliere regionale del Psd’Az Marcello Orrù ha presentato una proposta di legge per  l’abolizione dell’articolo 6 bis del disegno di legge n. 254 (convertito in legge nr. 24 del 20 ottobre 2016, ndr) che introduce l’obbligo per la Regione Sardegna di utilizzare il linguaggio di genere nei procedimenti amministrativi. “Ho deciso di presentare la proposta di modifica perché sono fortemente convinto che l’utilizzo delle parole ‘sindaca, ‘assessora’,’ministra’e cosi via dicendo sia una scelta sbagliata sia a livello politico e un obbrobrio linguistico. Non è in tal modo che si rispetta il ruolo della donna nella società e – lo ribadisco – tale scelta semmai espone al ridicolo la nostra Regione che, unica in Italia, ha adottato una simile decisione ascoltando i consigli della presidente della Camera Boldrini che ormai non perde occasione per esternare la sua opinione favorevole all’utilizzo del linguaggio di genere”. 

Non è dello stesso avviso Carla Puligheddu, Consigliere nazionale del Psd’Az e presidente dell’Associazione Donne Sardiste che su La Donna Sarda afferma. “Questo è un intervento che fa regredire un processo di cambiamento e di evoluzione che il consigliere avrebbe dovuto evitare di affrancarle col marchio di un partito cui non appartiene e verso i cui valori ha più volte preso le distanze. Se gli dà molto fastidio questo processo, si chieda come mai”, la quale sostiene che il pensiero di Orrù non rappresenti l’unanime pensiero del partito che fu di Emilio Lussu.

“Vedo che tra le nuove pasdaran del linguaggio di genere – replica Orrù – si è inserita anche Carla Puligheddu, alla quale ribadisco due concetti. Il primo è che non appartengo al Psd’az e sono stato eletto nelle sue liste come indipendente contribuendo con i miei 4000 voti alla crescita del ‘suo’ partito e alla elezione di altri due consiglieri regionali e poi contribuendo alla costituzione del gruppo consiliare del Psd’az. Il secondo – prosegue Orrù – è che sono presidente del Movimento Cristiano Forza Popolare”.

“Fatte tali precisazione, invito la signora Puligheddu nella veste di dirigente nazionale del Psd’az, e visto che mi considera retrogrado e incompatibile con le idee e le battaglie sardiste, di impegnarsi a fondo affinché il Partito sardo d’azione mi sospenda dal gruppo sardista in Consiglio Regionale, così sarà soddisfatta. Invece, rivolgendosi alla sua veste di presidente dell’Associazione donne sardiste, la inviterei a fare un sondaggio sul tema linguaggio di genere tra le donne del suo partito che, in tantissime, in privato e in pubblico, mi hanno manifestato il loro apprezzamento e sostegno per la mia presa di posizione”.

Orrù infatti è stato eletto con il Psd’Az come indipendente e aderisce tecnicamente al Gruppo Sardista per permettere al partito storico di essere presente in Consiglio regionale. Il Partito sardo ha infatti due soli consiglieri e il regolamento dell’Assemblea prevede che ogni gruppo abbia almeno tre componenti.

Orrù (Mov. Crist.), stop a linguaggio di genere con ‘sindaca’ e ‘assessora’, ridicoli in tutta Italia

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Cagliari, 10 gen. “Basta con assessora, sindaca, ministra” o ‘ingegnera’, ‘avvocata’, ‘commissaria’ o ‘carabiniera’, tanto per citare alcuni esempi. “Sto presentando una proposta di legge che mi auguro raccolga l’adesione di altri colleghi per abolire l’articolo 6 bis del disegno di legge n. 254 (convertito in legge nr. 24 del20 ottobre 2016,ndr) che introduce l’obbligo per la Regione Sardegna di utilizzare il linguaggio di genere nei procedimenti amministrativi”. Lo afferma Marcello Orrù, leader del Movimento Cristiano- Forza Popolare e Consigliere Regionale della Sardegna del gruppo Psd’Az, in merito all’obbligo di utilizzare per legge il linguaggio di genere per le cariche pubbliche ricoperte dalle donne, come si legge ormai sugli atti ufficiali della Regione sarda dal 20 ottobre scorso quando è stata approvata la legge “Norme sulla qualità della regolazione e di semplificazione dei procedimenti amministrativi”.

All’articolo 6 infatti è previsto che la Regione, “per garantire lo sviluppo delle proprie politiche di genere, riconosce e adotta un linguaggio non discriminante rispettoso dell’identità di genere, mediante l’identificazione sia del soggetto femminile che del soggetto maschile negli atti amministrativi, nella corrispondenza e nella denominazione di incarichi, di funzioni politiche e amministrative”.  All’articolo due la legge prescrive che per “promuovere una nuova coscienza linguistica finalizzata a riconoscere la piena dignità, parità e importanza del genere femminile e maschile, la struttura della Giunta regionale preposta alla comunicazione istituzionale predispone la revisione del lessico giuridico e amministrativo di atti, provvedimenti e comunicazioni, secondo gli orientamenti europei e nazionali in materia e mediante l’analisi di buone pratiche”.

“Ritengo che l’utilizzo della parola ‘sindaca, ‘assessora’ e cosi via dicendo sia una scelta sbagliata sia a livello politico ma anche un obbrobrio linguistico e grammaticale. Non è in tal modo che si rispetta il ruolo della donna nella società”,afferma Orrù. “Tale scelta semmai espone al ridicolo la nostra Regione che, unica in Italia, ha adottato una simile decisione ascoltando i consigli della presidente della Camera Boldrini che ormai non perde occasione per esternare la sua opinione favorevole all’utilizzo del linguaggio di genere”. 

“Con tutti i problemi che in questo momento la Sardegna sta attraversando – conclude Orrù – mi sembra assurdo che di questa legislatura, che sarà ricordata per il fallimento su tutti i fronti della giunta peggiore della storia sarda, rimanga in piedi solo l’introduzione della parola sindaca, assessora o simili amenità nel linguaggio amministrativo della Regione”.  

Terrorismo: Pili (Unidos), 20 pericolosi islamisti detenuti a Sassari e Nuoro,il 50% dei reclusi in Italia

cagliari via cammino nuovo islam

Cagliari, 7 gen. – “Su 44 detenuti terroristi islamici inseriti nel circuito di Alta sicurezza 20 sono distribuiti tra Sassari e Nuoro”. La denuncia è del deputato di Unidos Mauro Pili, che stamani effettuerà una visita ispettiva al carcere di Sassari-Bancali. “Un fatto di una gravità inaudita che conferma le mie denunce sulla gestione scellerata da parte del ministero della Giustizia che continua a considerare la Sardegna una vera e propria discarica. Una gestione inaccettabile e gravissima considerato il rischio di contagio che esiste nelle carceri e che lo stesso governo ha dovuto ammettere”.

Denunce che il deputato di Unidos ha già fatto ormai da tre anni “e che ho reiterato nelle scorse settimane proprio per la gestione scandalosa della sicurezza nelle carceri sarde. Con pochi agenti e turni inaccettabili. La Sardegna ancora una volta suo malgrado e con grave spregiudicatezza dello Stato è crocevia internazionale del terrorismo islamico”.

“Questa nuova grave decisione del governo segue la vergognosa gestione del carcere di Macomer – prosegue Pili – con detenuti in un istituto per tossicodipendenti dove si progettavano strategie e attentati di ogni genere. Nel carcere di Macomer erano detenuti il numero uno della strage di Madrid, Rabei Osman, il grande reclutatore il franco-tunisino Raphael Gendron, braccio destro dell’imam Ayachi, leader islamista ‘belga’ pregiudicato per terrorismo, ucciso subito dopo la detenzione a Macomer in uno scontro con le truppe dell’esercito di Damasco, e il tunisino Bouyahia Hamadi Ben Abdul, l’uomo della caffettiera inserito nella lista nera di Obama tra i sessanta terroristi più ricercati al mondo”.

“Fu proprio Bouyahia Hamadi – afferma Pili – a consegnarmi un manoscritto nel quale tentava una maldestra autodifesa confermando in quell’occasione di essere dal 2000 sotto controllo dell’antiterrorismo internazionale. Tra loro anche Khalil Jarraya, tunisino di 41 anni, detto il colonnello perché aveva combattuto nelle milizie bosniache dei ‘Mujihaddin’ durante la guerra nella ex Jugoslavia. Era Khalil Jarraya il vero promotore della cellula jaddista fermata a Faenza e di cui facevano parte altri detenuti di Macomer come Hechmi Msaadi, tunisino di 33 anni, Ben Chedli Bergaoui, tunisino di 36 anni, e Mourad Mazi”.

Spiega ancora Pili: “A Macomer avevano soggiornato a lungo i più efferati terroristi ma quel che è più grave è il fatto che questi detenuti potevano organizzare e dialogare con loro di tutto comprese le strategie terroristiche. Nel corso di quella visita riscontrai personalmente che tra i terroristi vi era un rapporto costante e aggiornato in tempo reale. Tra loro i colloqui avvenivano costantemente attraverso le finestre esterne del carcere con un vero e proprio collegamento vocale continuo. Siamo dinanzi ad una struttura investigativa antiterrorismo che svolge un lavoro delicatissimo e che poi viene mortificato da una gestione sciatta e dilettantesca delle strutture penitenziarie”.

“Questo conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, l’atteggiamento dello Stato di trasformare la Sardegna in una vera e propria Cayenna di Stato. Questi personaggi devono essere immediatamente allontanati dalla Sardegna. Non esiste –prosegue Pili – all’interno delle carceri personale plurilingue per valutare le conversazioni e non solo tra i vari detenuti, e questo potrebbe aggravare il pericolo per contatti tra gli stessi che finirebbero per trasformare la detenzione in un’occasione di pianificazione di ulteriori efferati atti criminali. Basta con questo governo inadeguato che continua a considerare la Sardegna una colonia per ogni nefandezza”.

Migranti: Pili (Unidos), fuori i pazienti sardi dagli ospedali di Cagliari per far posto ai migranti

= Circolare choc dell’AOU di Cagliari

Cagliari,15 dic. 2016 – “Una circolare shock del direttore dei Presidi Ospedalieri di Cagliari, un documento ufficiale ma riservato con oggetto: bloccare ricoveri programmati e dimissione pazienti dimissibili”. La denuncia è del deputato di Unidos Mauro Pili che pubblica una circolare del 13 dicembre 2016 firmata dal Direttore Medico dei Presidi Ospedalieri dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari che recita testualmente: “In previsione dello sbarco dei migranti previsto per la giornata di oggi (l’arrivo di 858 migranti con Nave Dattilo, ndr), si invitano le SS.LL. a voler provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dimetterei pazienti dimissibili, al fine di poter affrontare l’eventuale emergenza”. La circolare era destinata ai direttori degli Ospedali San Giovanni di Dio e del Policlinico Universitario.

PILI circolare sanitaria ufficiale per sbarchi migranti

“Una comunicazione imposta dall’assessorato regionale tra la follia e la totale spregiudicatezza di una Regione allo sbando – afferma Pili – che arriva a pianificare lo sfollamento degli ospedali, mandando a casa i pazienti che risultano ricoverati per un motivo, altrimenti non dovrebbero essere ricoverati, e rispedire a casa coloro per i quali era pianificato il ricovero. Non ci sono commenti. E nemmeno troppe interpretazioni. Si tratta di una gestione scandalosa che conferma la totale incapacità a governare tali emergenze e soprattutto l’inadeguatezza della struttura sanitaria”.

Secondo Pili si tratta di “un atto che rasenta la follia e la degenerazione gestionale di questa partita immigrazione: nessuna seria pianificazione con prefetture che danno l’assenso senza aver in alcun modo la certezza della più elementare logistica. E’ evidente che con questa circolare i casi sono due: o si afferma che i pazienti vengono trattenuti indebitamente in ospedale oppure –prosegue Pili – si chiede che vengano dimessi prematuramente rispetto alla prognosi precedente”.

“L’organizzazione dell’accoglienza non può essere gestita dalla regione con tale pressapochezza. Come si può dare l’assenso al trasferimento in Sardegna di tanti migranti senza aver verificato le più elementari esigenze dell’accoglienza a partire da quella sanitaria? Tutto questo fa parte di un atteggiamento vergognoso da parte della Regione che continua a fare conferenze stampa sull’accoglienza ma poi arriva ad avallare il blocco dei ricoveri e le dimissioni dei pazienti per far spazio ad eventuali emergenze dei migranti che sbarcano in Sardegna. Se si devono dimettere i pazienti sardi per far spazio ai migranti significa che non esistono le strutture idonee e i numeri sufficienti per garantire una seria accoglienza. Non si può propagandare accoglienza se poi questa avviene senza disporre delle misure minime, ricoveri ospedalieri prima di tutto”.

“Ma come è possibile –prosegue il deputato di Unidos – che in tante ore di navigazione non si sia potuto accertare il tipo di problematiche a bordo della nave in arrivo due notti fa a Cagliari? Tutto questo la dice lunga sul pressapochismo con cui sta operando il governo e soprattutto con quale atteggiamento succube operano le prefetture che insistono a non rappresentare al Ministero dell’interno la reale situazione della Sardegna. E’ impensabile – ha concluso Pili – che l’assessore della Sanità abbia ispirato questa circolare ma si sia guardato bene di annunciarla pubblicamente. Bene farebbero i vertici della sanità, dopo questo ennesimo scandalo, a trarne le conseguenze per manifesta incapacità gestionale e per spregiudicatezza senza precedenti nel governo della partita sanitaria in Sardegna”.

Migranti: Cagliari, 16 algerini arrivano al Poligono di Teulada, dall’inizio dell’anno sono oltre 800 in 65 sbarchi

Cagliari, 28 nov. 2016 – Sbarco di 16 migranti stamani all’interno del Poligono dell’Esercito di Capo Teulada (Ca) grazie alle favorevoli condizioni meteo-marine che segnano mare calmo nel Canale di Sardegna. I migranti, arrivati con un barchino in vetroresina spinto da un motore fuoribordo, sono tutti giovani e in buone condizioni fisiche, con zainetto in spalla per il cambio di vestiario, telefono cellulare e denaro contante. Sono stati rintracciati dai carabinieri della Compagnia di Carbonia (Carbonia Iglesias), di Teulada, di Nuxis e del Nucleo di polizia militare del Poligono. I migranti saranno trasferiti al centro di accoglienza di Assemini (Ca) per le operazioni di foto segnalamento. Dall’inizio dell’anno sono 65 gli sbarchi con oltre 800 miranti, quasi tutti di nazionalità algerina.

Carceri: Cagliari, allarme Tbc, sospetto caso su 17enne dopo quello denunciato a Is Arenas = Accuse Fp Cisl e Coisp

is mirrionis

Cagliari, 21 nov. 2016 – E’ allarme tubercolosi tra la popolazione carceraria della Provincia di Cagliari dopo la scoperta di un secondo presunto caso di Tbc su un giovane extracomunitario, un 17enne egiziano, detenuto nell’Istituto minorile di Quartucciu (Ca) e ora ricoverato in profilassi al Reparto infettivi dell’Ospedale SS Trinità di Cagliari. I medici sono in attesa degli esami di laboratorio dopo il ricovero effettuato d’urgenza il 18 novembre per una sospetta appendicite, ma la diagnosi sembrerebbe chiara. E si prospetta una profilassi per tutto il personale della polizia penitenziaria, civile e degli altri minori detenuti nel carcere dell’hinterland cagliaritano, 25 persone in tutto.

Si tratterebbe dunque del secondo caso di Tbc registrato nello stesso giorno in Sardegna. Ieri infatti il segretario generale della Fp Cisl, Nino Manca, ha denunciato l’arrivo di un detenuto romeno nella colonia penale di Is Arenas, in comune di Arbus (Ca), “con volo Alitalia, dall’Istituto penitenziario di Saluzzo” che pare, sia poi risultato, a seguito di controllo effettuato all’ospedale di San Gavino Monreale (Ca), “avere attivi dei focolai di TBC, al rientro in Istituto lo stesso è stato poi isolato dalla restante popolazione detenuta”.

“Vista la gravità di quanto accaduto, considerato che, pare, non siano stati rispettati i protocolli inerenti la sicurezza e la salute riguardanti la tutela del Personale di Polizia penitenziaria – dice la Fp Cisl –, personale medico, gli stessi passeggeri del volo e comunque tutte le persone che sono state a contatto con il soggetto infetto, chiede delucidazioni in merito” al Provveditore Amministrazione penitenziaria della Regione Sardegna, Maurizio Veneziano.

“Incredibile silenzio su una vicenda che tradisce il menefreghismo verso la salute di chi serve onestamente lo Stato”, afferma il segretario nazionale del Coisp Polizia Franco Maccari. “A due giorni da una denuncia clamorosa che avrebbe dovuto scuotere vertici di Uffici e Dipartimenti nemmeno il ronzio di una mosca che vola. La salute di chi lavora onestamente servendo lo Stato – dice Maccari – non vale davvero poi molto in Italia”.

Il detenuto romeno “a quanto emerso, è giunto a Is Arenas senza che dalla struttura penitenziaria di provenienza fosse stata comunicata l’infezione tubercolare, tanto che è stato trasportato su un volo di linea senza particolari precauzioni, in modo che i passeggeri dell’aereo, la scorta che lo ha trasferito, nonché gli altri detenuti con cui è venuto a contatto sono rimasti esposti a possibile contagio. Il caso è stato poi scoperto dal medico della casa di reclusione. Ma tutto questo disastro – si infuria Maccari – deve essere inavvertitamente sfuggito agli Organi competenti. Competenti a far tutto fuorché ad occuparsi delle donne e degli uomini che da loro dovrebbero essere rappresentati e tutelati”.