Bachisio Virdis, il primo vero Assessore della programmazione provinciale

Fulvio Tocco

bachisio virdis

Il politico che ha fatto sentire la presenza dell’ istituzione intermedia nel Campidano, nel Linas, nella Trexenta e in Marmilla

Arbus, 20 mar. 2017 – Il 18 marzo è morto Bachisio Virdis (in alto una sua una rara immagine), il primo politico che fece percepire, per la prima volta della storia degli Enti locali intermedi, l’utilità della presenza della Provincia oltre all’entroterra cagliaritano. A distanza di anni purtroppo certi ricordi, come spesso succede, tendono a sfiorire. Io non dimenticherò mai la sua insostituibile funzione di Assessore della Programmazione della Provincia di Cagliari per rendere operativa, l’istituzione su tutto il territorio provinciale. La quasi esclusiva estrazione cittadina dei votati del tempo (da non dimenticare che diversi Presidenti sono stati eletti dai comuni del collegio di Guspini) concepiva la funzione della provincia in un perimetro massimo a 15 km da Cagliari. Il cosiddetto entroterra cagliaritano appunto. Con la presenza di Bachisio in Giunta le cose cambiarono. E da quel momento, ad essere sinceri, anche i sindaci dei comuni che non avevano mai avuto a che fare con la Provincia cominciarono a far sentire la loro voce. Prima la Provincia interveniva a seconda della sensibilità dell’amico di turno. Ora su un canale, ora su una strada, ora su un evento. Anche gli stessi eletti tendevano artatamente a sminuire (nascondendo) il ruolo della Ente. Le furberie della politica! Ricordo ancora, quanto dovevano tribolare le Società sportive, che non avevano Santi in paradiso, per essere inserite nel programma dei rimborsi viaggi. Quante volte l’impiegato di turno, dopo aver ricevuto una domanda, avrà detto al Presidente di una società sportiva, “non ti dimenticare di passare dall’assessore però” ! Questa era la moda! Poi grazie ad una legge nazionale sulla concertazione le cose cambiarono.

Erano gli anni dei cosiddetti PIA, Piani integrati d’area. Per la prima volta si parlava di rendere partecipata la programmazione regionale e provinciale. Il Consiglio regionale mostrava i primi segni di sofferenza per essere stato in parte escluso da quella formula. Rientrava in ballo, però, per i progetti d’interesse regionale. L’ippodromo di Villacidro per esempio, fu finanziato, esauriti i fondi assegnati alle varie aree programma, da un PIA Regionale. La così chiamata, “Cabina di regia” muoveva per la prima volta i primi passi. Bachisio faceva sentire la sua presenza dappertutto. Nel momento in cui gli imbonitori del tempo inneggiavano ai facili guadagni attraverso l’allevamento delle chiocciole da gastronomia, di fronte alla noncuranza dell’Assessorato della Programmazione della Ras, fu Bachisio ad impegnare la Provincia in uno dei più importanti progetti sperimentali dell’allevamento della chiocciola. Ricordo ancora quando la Segretaria provinciale Cristina Mancini elaborò, alla fine dell’anno 1998, la delibera che successivamente fece il giro dell’Italia per contenuto e originalità di proposta. Dietro quell’allargamento di funzioni dell’Ente alle attività produttive ci fu proprio Bachisio che con la sua flemma incoraggiava gli uffici ad andare avanti. Quella sperimentazione permise alla Sardegna di dire, contro chi predicava i facili guadagni, che allevando chiocciole non si sarebbe arricchito nessuno.

Questo risultato si ottenne grazie a quell’uomo estroverso, sempre in abito blu e camicia bianca ma con un’idea che la Provincia fosse utile su tutto il territorio e non solo per la città di Cagliari ed i comuni vicini. Con quella convinzione nacque l’altro progetto per incentivare nel 2000 la coltivazione delle leguminose da granella nelle are vocate del territorio provinciale. Io di Bachisio conservo un buon ricordo. Lui mi avvicinò ai coltellinai del comune di Arbus. Il comune di Serrenti, per i suoi corsi, si avvalse dell’insegnamento del compianto Franco Pusceddu carissimo amico suo. Per la giornata finale del corso Bachisio volle essere presente sui banchi del Consiglio comunale di Serrenti. Fece un intervento che mise tutti di buonumore. Ma la cosa più simpatica che ricordo di Bachisio è quando riuscì, con le sue argomentazioni colte, a far mangiare le lumache ad un consigliere provinciale di San Sperate che in sessant’anni non le aveva mai mangiate. Con la sua scomparsa il Medio Campidano ed Arbus in particolare, dove è stato Sindaco, perdono una bella persona, che non sarà mai dimenticata.

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E’ morto a 88 Donato Serra l’uomo che amava i cavalli selvaggi

donato serra tuili

Fulvio Tocco

Tuili, 29 agosto2016 – E’ morto il decano della Giara Donato Serra. Tuilese. Aveva 88 anni. Un uomo forgiato dalle intemperie dell’Altopiano più prezioso del Mediterraneo. Quando si parlava delle storie della Giara lui c’era sempre. Era un punto di riferimento e i suoi racconti di vita di campagna che girano sul web ormai fanno parte della storia socio-economica di uno dei comuni più caratteristi della Marmilla. Sono il riassunto della sua vita di allevatore a tutto campo. Persino gli allevatori del “capo di sopra” facevano riferimento a lui quando dovevano prendere la via della transumanza sicura verso il Campidano o le montagne del Linas. Occhi vispi, cordiale, battuta pronta accompagnata dai gesti delle mani e sigaretta sempre accesa, continuamente pronto a raccontare le sue storie, talvolta anche un pochino condite, che era un gran piacere da ascoltare. Ho avuto la fortuna di conoscerlo grazie a Nennè Melis; in sua presenza mi raccontò una delle storie più suggestive della Giara che lo impegnò per un’intera giornata in sella a un cavallo domestico per poter radunare verso l’altipiano una piccola mandria di cavalli selvaggi che non ne voleva sentire di riprendere, dopo la stagione nelle aie, la via dell’altipiano.

Recentemente, nel mese di febbraio, in una fredda serata d’inverno, dopo un sopralluogo in località Santa Tecla per l’individuazione della chiocciola Cepaea hortensis segnalata dal suo compaesano Pinuccio Murgia, ho incontrato Donato Serra, infagottato per proteggersi dall’acqua e dal freddo, che custodiva le sue bestie al pascolo. Un incontro bellissimo da uomo libero che amava la campagna, le capre, le pecore e i cavalli selvaggi.

Anche il giorno mi permisi di chiedere conferma delle sue storie a cavallo in una notte di San Sisinnio a Villacidro, dove un suo notissimo paesano, immaginando di aver ucciso un ragazzo per un brusco movimento del suo cavallo, scappo per rifugiarsi sulla Giara. Sorrise: “No diada fattu nudda si fiada impressionau”. Non fece nessuna fatica né con la mente ne col fisico imponete appoggiato sul bastone da pastore appariva ancora più personaggio. Io cercavo di stimolarlo garbatamente. Ma dalla cordialità dimostrata credo che gli facesse piacere.

Ora mi addolora sapere che non c’è più ma il buon vento ha voluto che ad aprire il corteo funebre di oggi ci fosse proprio quel Nennè Melis che me lo fece conoscere in una serata mentre aspettava il rientro del gregge da mungere alla periferia del paese. Non mi bastano le parole per ringraziare Nennè. Mi ha fatto conoscere un autentico personaggio: Donato Serra l’ultimo decano della Giara, l’Altare del silenzio!

Lesbiche: Orrù alla Giannini, basta a iniziative gender nelle scuole, sbagliate e pericolose

Cagliari, 15 marzo 2016 – Il caso della tre giorni di “cultura lesbica“, per “raccontarsi”, l’evento “Le lesbiche si raccontano”, organizzato dall’associazione Arc Onlus e Famiglie Arcobaleno, che si è tenuto al Lazzaretto di Cagliari finisce sul tavolo del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Marcello Orrù, consigliere regionale del Psd’Az e fondatore del Movimento Cristiano prende carta e penna e chiede alla Giannini “di dire basta al gender nelle scuole” e di vigilare “su iniziative sbagliate e ideologiche. Serve informazione capillare alle famiglie italiane e numero verde per segnalare abusi”.

 

lesbiche si raccontano

 

Pregiatissimo Ministro,

ho ritenuto opportuno scriverle la presente lettera, per avanzare una modesta proposta rivolta al Ministero da Lei diretto e che ritengo possa costituire un segnale importante per le famiglie dei ragazzi che frequentano le scuole di ogni ordine e grado  nel nostro Paese.

Sono sempre più frequenti all’interno delle scuole inaudite iniziative che prendono di mira l’istituzione familiare e le tradizioni della nostra cultura: parlo dell’indottrinamento gender che viene introdotto nelle attività didattiche sapientemente celato  da programmi speciali che trattano di pari opportunità e mi riferisco a tutte quelle proposte che mirano a cancellare le tradizioni della storia e della cultura italiana quali ad esempio il precetto pasquale , il presepe a Natale per non minare il senso religioso dei ragazzi di altre religioni o, notizia di questi ultimi giorni, eliminare la festa del papà a scuola per non offendere le coppie omossessuali.

Quanto sta avvenendo è di una gravità inaudita e l’aspetto più grave è che decisioni vengano puntualmente assunte senza informare le famiglie, uniche responsabili dell’educazione dei figli, che il più delle volte non hanno la minima idea di quanto stia accadendo nelle scuole italiane. E’ ora di dire basta e di pretendere che le famiglie siano informata attraverso una informazione capillare che parta dal ministero competente all’istruzione.

Io ritengo  invece che, oggi più che mai, sia  indispensabile,  rafforzare nelle scuole la presenza dei simboli della nostra identità nazionale e delle nostre radici.  Le tradizioni e l’identità culturale di un popolo sono fondamentali perché senza ricordare, rispettare e vivere le nostre tradizioni e la nostra identità nazionale viene davvero difficile comprendere le identità di chi ha valori e culture differenti dalla nostra. E cancellare ogni tentativo di indottrinamento delle giovani generazioni sui temi legati alla sessualità: l’educazione spetta solo ed esclusivamente alle famiglie, non alla scuola.

Ecco perché sarebbe davvero un gesto significativo che Lei inviasse una circolare ministeriale a tutti gli Istituti scolastici annunciando l’attivazione di un numero verde destinato alle famiglie che consenta ai genitori di segnalare tutte quelle iniziative sbagliate e ideologiche che mirano ad a influenzare i bambini e i ragazzi nelle scuole di ogni ordine e grado e allo stesso tempo inviti le scuole ad un’informazione capillare alle famiglie sui programmi scolastici ed extrascolastici. I genitori devono sapere prima se nella scuola dove intendono iscrivere i propri figli sono previsti programmi e attività legate alle teorie gender. 

Coraggio signor Ministro, è fondamentale difendere la nostra identità nazionale e sbarrare la strada ad ogni tentativo di influenzare e indottrinare i nostri figli. 

On. Marcello Orrù

Consigliere Regionale della Sardegna

Vicepresidente commissione sanità e politiche sociali del consiglio regionale della Sardegna


Fondatore e Presidente nazionale Movimento Cristiano

Lingua Sarda: Pili (Unidos), Renzi nega fondi a editoria sarda

Risorse solo a minoranze linguistiche francesi, ladine, slovene e tedesche

Cagliari, 2 marzo 2016 – “Lingua sarda sempre più discriminata. La nuova legge a sostegno dell’editoria fa esplicito riferimento alle minoranze linguistiche ma il rischio è che ancora una volta il sardo e le imprese editoriale sarde siano discriminate. I dossier della Camera che hanno accompagnato il provvedimento sono espliciti: i contributi sino ad oggi sono stati riservati alle imprese editrici che editano quotidiani in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Una discriminazione palese della lingua sarda e della Sardegna che rischia di essere reiterata anche nella nuova legge. Per questo motivo ho chiesto al governo di chiarire l’estensione anche alla Sardegna tale provvedimento. Con il parere contrario espresso dal vice di Renzi il sottosegretario alla presidenza Lotti il governo ha di fatto negato questa estensione. Si tratta di un fatto gravissimo che conferma l’atteggiamento discriminatorio del governo Renzi verso la Sardegna. Un insulto alle norme costituzionali e al rispetto della legge 482/98 che riconosce il sardo come lingua minoritaria”.

Lo ha detto poco il deputato sardo Mauro Pili intervenendo in aula a sostegno dell’ordine del giorno che mirava esplicitamente ad estendere le risorse sull’editoria anche alla minoranza linguistica sarda.

“Ci sono norme attuative costituzionali e trattati internazionali a tutela delle minoranze linguistiche. Per questo motivo la lingua sarda deve entrare a pieno titolo nella valorizzazione e tutela e sostegno pubblico dell’editoria e nella programmazione della stessa tv pubblica. Con questo voto contrario la  lingua Sarda subisce, invece, una vera e propria discriminazione considerato che tutte le altre lingue minoritarie disciplinate dalla legge costituzionale 482/99 sono tutelate e valorizzate nel settore editoriale  e anche in ambito Rai. Aver respinto l’ordine del giorno a mia firma è la conferma di una palese discriminazione che conferma l’esclusione della lingua sarda come è stato sino ad oggi dalle imprese editrici appartenenti a minoranze linguistiche beneficiarie di contributi.  Norme attuative che sino ad oggi hanno escluso solo la lingua Sarda. Serviva un atto di indirizzo chiaro ed esplicito che fermasse un arbitrio al quale bisognava porre rimedio con veri e propri atti stringenti e vincolanti. E’ semplicemente scandaloso che in Italia si tutelino solo quelle lingue minoritarie che hanno alle spalle nazioni come la Francia e la Germania. Questa discriminazione deve cessare. Il no del governo, avallato dai parlamentari sardi del Pd, è tanto più grave perché avalla l’atteggiamento inaccettabile contro la Sardegna e la sua lingua. Il dispositivo dell’ordine del giorno era fin troppo chiaro con l’impegno al governo di estendere, nell’attuazione delle norme oggetto del provvedimento, il riferimento alle imprese editrici di quotidiani espressione delle minoranze linguistiche anche ai quotidiani e organi di informazione in lingua Sarda così come previsto dalla legge n. 482 del 1999. Aver espresso parere contrario è un messaggio chiaro che solo gli stolti che difendono con il paraocchi questo governo potevano eludere. Nel dispositivo era previsto anche che il governo valutasse l’estensione dei contribuiti per le imprese editoriali espressione di minoranze linguistiche anche alle trasmissioni via Satellite o web quando sia certificata la presenza oltre l’Europa di almeno 100.000 cittadini appartenenti alla medesima minoranza linguistica. Un voto contrario della maggioranza e del governo che costituisce – conclude Pili – un nuovo agguato alla lingua sarda e alla Sardegna tutta”.

Israele: Chenàbura-Sardos pro Israele protesta con Università per convegno Israeli Apartheid Week

L’Associazione Chenàbura-Sardos pro Israele protesta con il rettore dell’Università di Cagliari, Maria Del Zompo, per il boicottaggio dello Stato di Israele per le politiche che starebbe attuando nei cosiddetti “territori occupati” ma che in realtà ne contesta l’esistenza. Il testo della lettera di protesta del Presidente Mario Carboni.

Egregio Rettore,

L’Associazione Chenabura-Sardos pro Israele, componente della Federazione della Associazioni d’amicizia Italia Israele, intende manifestarLe il proprio disappunto in merito all’iniziativa “Israeli Apartheid week” (IAW) che avrà luogo, a parte il giorno 27, presso varie Facoltà dell’Università di Cagliari. Il giorno 29 febbraio 2016 alle ore 17.00 nei i locali della Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche Aula anfiteatro – viale S.Ignazio 74 con tema “L’incubo militarista in Sardegna: dalle servitù alla cooperazione col Technion”.

Il giorno 1 marzo si svolgerà il secondo appuntamento che avrà luogo presso l’aula 17 della Facoltà di Studi Umanistici con la proiezione di un film dal titolo Infiltrators che ha come tema principale il “muro” cosiddetto che separa Israele dai territori palestinesi, con un solo punto di vista, senza confronto di opinioni da parte di vari relatori rivelando la matrice puramente politica ed ideologica dell’iniziativa. Mercoledì 2 marzo, presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere ex clinica Aresu, alle ore 16,30 si svolgerà l’incontro dal titolo “Dalla resistenza dei comitati popolari alla lotta dei prigionieri politici palestinesi” che tratterà il tema con vari interventi, senza controparti o confronto di posizioni. Giovedì 3 marzo dalle ore 13.00 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia sarà la volta dell’appuntamento che tratterà l’argomento centrale dell’IAW e che noi reputiamo gravissimo per contenuti e per metodo “no alla cooperazione con l’accademia della morte: #Stop Technion” con a seguire pranzo sociale con piatti ad offerta libera, vino e birra all’interno dell’atrio della stessa Facoltà. Alle 19.00 si chiuderà il tutto con un’assemblea studentesca sulla cooperazione tra UNICA e Technion.

L’IAW è un appuntamento internazionale che si svolge in varie sedi e città ed è promosso tra gli altri dal Bds, un movimento che ha come scopo il boicottaggio dello Stato di Israele a livello mondiale per le politiche che starebbe attuando nei cosiddetti “territori occupati” ma che in realtà ne contesta l’esistenza.

I nostri associati, che rappresentano una parte dei tantissimi amici d’Israele in Sardegna non intendono a loro volta boicottare le idee altrui ma segnalarLe la natura fortemente discriminatoria e assolutamente fuori luogo dell’iniziativa che assume l’antisionismo come forma attuale dell’antisemitismo che purtroppo sta risorgendo in Europa e nel mondo.

L’esperienza e la cronaca europea di fatti crudelissimi che ormai oltre a prendere di mira lo Stato ebraico d’Israele, unica Democrazia nel vicino Oriente attraversato da guerre e distruzioni disumane, mostrano come e spesso questo antisemitismo mascherato assume la valenza di fiancheggiamento del terrorismo islamista se non proprio una completa adesione partendo dalla ripetizione pedissequa della loro nefasta propaganda e di attacco mortale a semplici cittadini per il sol fatto di essere ebrei.

E’ di pochi giorni la notizia della volontà del Governo del Regno Unito di contrastare con una apposita legge ogni manifestazione ed azione tendente al boicottaggio d’Israele ed in particolare nel sistema educativo e universitario che si allinea all’azione in questo senso di altri importanti Stati occidentali.

Il nostro disappunto è anche motivato dal fatto che l’Università si esponga e partecipi con i propri docenti e all’interno delle proprie Facoltà a iniziative che promuovono non l’apertura e il dialogo su questioni importanti del nostro tempo ma la discriminazione nei confronti di Stati legittimi e di istituti di ricerca come il Technion, tra i primi a livello mondiali nella ricerca a tutto tondo e col quale auspichiamo che l’Università aumenti la collaborazione assieme a tutta la rete dei Centri di ricerca e aziende d’Israele.

L’Istituto, frutto di un processo creativo iniziato nel 1908 e inaugurato nel 1925, dando vita ad una landa desolata e malarica e che annovera tra i suoi ex-rettori Albert Eistein, in accordo con altre importanti università, tra le quali Cagliari e altri istituti di ricerca nel mondo, collabora allo sviluppo e al progresso tecnologico a livello mondiale.

Il fatto da noi contestato anche perché si svolge in un luogo pubblico contrasta anche con lo spirito di apertura, confronto e ricerca di soluzioni espresso con la manifestazione organizzata dall’Università cagliaritana dal 6 all’8 settembre 2015 presso la Facoltà di Architettura e col Suo personale interessamento, che ha reso possibile la celebrazione della 4th Annual Conference on Israel Studies dell’European Association of Israel Studies che ha visto la partecipazione di studiosi e ricercatori di tutto il mondo .

È opportuno che l’Università entri in merito alle politiche interne di uno Stato mortificandone le eccellenze e promuovendo iniziative politiche che mirano ad isolare anziché riavvicinare le parti, cosa che comunque compete a sedi preposte a tale scopo?

Chi ha idee politiche legali di qualsiasi natura esse siano , dovrebbe manifestarle in altri luoghi e sedi, ma non all’interno di un’Università la quale vive ed opera grazie al contributo di tutti i cittadini e non solo di una parte di essi che pretendono in tal modo di prenderla in ostaggio per promuovere idee politiche o, peggio ancora, posizioni personali su questioni estranee alla ricerca ed allo studio.

E infine Le esprimiamo la nostra più grande preoccupazione che riguarda l’ingresso sotto mentite spoglie nell’Università dell’antisemitismo a distanza di oltre 75 anni dalle infauste leggi razzistiche fasciste e dalle sue nefaste conseguenze, che videro tanti accademici promotori e favorevoli e pochissimi eroi che vi si opposero perdendo il lavoro e spesso costretti all’emigrazione.

Allora, e ad immaginarlo oggi sembra incredibile, la maggioranza degli studenti e dei professori, credeva di essere nel giusto, diffondendo un messaggio non scientifico e non democratico. Ma così non fu.

Cordiali saluti

Mario Carboni, Presidente Associazione Chenàbura-Sardos pro Israele

Foibe: Cagliari, celebrata la ‘Giornata del ricordo’ con una conferenza storico-rievocativa

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Cagliari, 10 feb, 2016 – Su iniziativa del Comando Militare Autonomo della Sardegna si è svolta presso la sala conferenze intitolata al Tenente Medaglia d’Oro al Valor Militare Marco Pittoni, del Comando Legione Carabinieri Sardegna, la conferenza storico – rievocativa dedicata al “Giorno del Ricordo”.

La “Giornata del Ricordo,” istituita il 10 febbraio 2004 per ricordare le oltre diecimila vittime gettate dai titini nelle cavità carsiche ai confini orientali del nostro Paese tra il 1943 e il 1945, cui fece seguito l’ imponente esodo dalle loro terre di connazionali istriani, fiumani e dalmati, è stata rievocata dal Professor Gianni Oliva, storico e studioso del Novecento italiano, autore di numerosi saggi sull’argomento, tra i quali “Profughi”, ”Si ammazza troppo poco”, “L’ombra nera”, “Foibe”, “Esuli”. Dalle foibe ai campi profughi: la tragedia degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia.

Alla conferenza, dal titolo “Giornata del Ricordo, dalle Foibe all’esodo”, cui ha presenziato il Comandante del Comando Militare Autonomo della Sardegna, Generale di Divisione Giovanni Domenico Pintus, sono intervenuti inoltre il Generale di Brigata Antonio Bacile, Comandante del Comando Legione Carabinieri Sardegna e il Professor Aldo Accardo, Presidente del Comitato Sardo per le Celebrazioni dei Grandi Eventi. Il professor Oliva, nell’ambito della conferenza ha ripercorso quel tragico periodo della nostra storia contemporanea, illustrando le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e l’esodo, che per lungo tempo” … hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia”.

All’ incontro, che si inquadra nell’ambito delle iniziative culturali organizzate dal Comando Militare Autonomo della Sardegna, hanno partecipato le cariche Istituzionali Civili e Militari della città di Cagliari, unitamente a una rappresentanza di studenti degli Istituti Liceo Classico “Dettori” e Liceo Scientifico “Alberti”.

Libri: ‘Brutto’, due studentesse 23enni raccontano la storia di Franco, bimbo visto brutto dai compagni di scuola

libro martina

E’ in libreria ‘Brutto. E la meraviglia di scoprirsi imperfetti’, un libro di favole per bambini, scritto a quattro mani da due studentesse di Cagliari, Roberta Ibba e Martina Guiso, 23enni. Roberta studia Lettere moderne, Martina Scienze dell’Educazione. Vorrebbero vivere in un castello, circondate da gatti e aspettano che un unicorno rosa venga a prenderle. Intanto ci raccontano com’e nata l’idea di scrivere “Brutto” (Cenacolo di Ares Edizioni, 9 euro).
Ho iniziato a partorire l’idea di Franco qualche mese prima della sua vera e propria stesura. Non è mai cambiata l’idea di una storia che avesse come protagonista Franco, e assolutamente non c’è mai stata l’idea di rinunciare a degli interventi un po’ magici.  La stesura poi è stata più rapida di quanto ci aspettassimo, ci sono volute cinque ore filate per stendere tutte le rime e qualche mese e un po’ di pazienza per correggere il tutto, scontrarci con il fare dei cambiamenti al nostro lavoro, e dopo un anno di lavoro totale, con l’intervento paziente di chi ha voluto darci una mano siamo riuscite ad avere le prime copie del libro
Cosa racconta il libro?
Il libro racconta la storia di Franco, un bambino alle prese con il modo in cui l’ambiente circostante (i suoi compagni di classe) lo vede, ovvero ”Brutto’, ed è in questo frangente che interagiscono con lui due tipi di personaggi alcuni un po’ più comuni come una madre ed una nonna rassicuranti, e alcuni un po’ più magici come una fata bambina, e qualche altro essere suo amico che cercano di sistemare la situazione, e chissà se poi ci riusciranno
A chi è rivolto?
Beh.,. è un libro indirizzato ad ogni fascia d’età, un libro per bambini da cui gli adulti hanno moltissimo da imparare
Qual è il messaggio che volete trasmettere?
Diciamo che ”Brutto” è uno scontro (soprattutto per gli adulti) con il concetto stereotipato di bellezza e con quanto spesso trattiamo con superficialità i sentimenti altrui.
Nel libro non viene mai descritto a parole Franco come un bambino brutto, viene raccontato solo quello che gli altri dicono di lui. Franco viene illustrato, e mai descritto, ed è in quel momento che ci piacerebbe porre il lettore davanti ad una semplice domanda ”Franco è veramente brutto? o viene considerato brutto perché è quello che si dice di lui?”

”Viviamo in una società in cui spesso lo stereotipo – raccontano Martina e Roberta -, il pettegolezzo o il diffondersi di un’idea comune possono anche demolire una persona, sia nei piccoli che nei grandi ambienti, e quello dei bambini è solo un piccolo mondo con cui abbiamo a che fare, e spesso ognuno di noi prepara per se stesso un piccolo fardello di imperfezioni che sembrano essere molto più grandi di quanto in realtà non siano, e che spesso non si ha la capacità, o magari la forza di poter accettare, a noi piacerebbe che a contatto con Franco e con la sua storia il lettore avesse la capacità di accettarsi, o ancor meglio di scoprirsi meravigliosamente imperfetto. Recentemente ad una presentazione abbiamo lasciato che il pubblico si ponesse davanti alle proprie imperfezioni e costruisse il proprio ”totem dell’imperfetto” da poter portare a casa con su scritto tutto quello
che avrebbe dovuto imparare ad accettare, avremmo potuto chiamarlo ”I buoni propositi dell’imperfetto” effettivamente!”.