Lavoro: a febbraio 2015 i nuovi corsi di formazione professionale per Operatori Socio Sanitari in Sardegna

Cagliari, 30 set. 2014 – Partiranno entro febbraio 2015 i nuovi corsi di formazione professionale per Operatori Socio Sanitari in Sardegna. Lo prevede una delibera, approvata oggi dalla Giunta Regionale, grazie alla quale saranno resi disponibili oltre 6 milioni di euro per complessivi 60 corsi che formeranno tra 1200 e 1500 persone. È stato approvato un programma regolamentato di corsi di formazione autofinanziati o parzialmente autofinanziati con risorse provenienti dal recupero di Fondi POR 2007-2013 (oltre 4 milioni e 760 mila euro) e Fondi a valere sul POR Fse 2014-2020 (1 milione e 275 mila euro). È importante sottolineare che si avvia la possibilità di utilizzare risorse 2014-2020. Gli assessorati del Lavoro e della Sanità intendono da un lato rispondere al crescente fabbisogno di Operatori Socio Sanitari, e dall’altro porre un freno al profilare di costosi corsi gestiti da organismi non accreditati e non autorizzati dalla Regione.
Tra i destinatari dei corsi, un occhio di riguardo sarà dato ai disoccupati e a quanti negli ultimi tre anni erano inseriti nel bacino dei fruitori di ammortizzatori sociali.

Quattro le categorie d’intervento, ognuna con 375 posti riservati. Le selezioni riguarderanno:
1) disoccupati e inoccupati di età non inferiore ai 18 anni
2) disoccupati e inoccupati di età compresa tra i 18 e i 29 anni (misura che si aggiunge alle altre previste da Garanzia Giovani)
3) disoccupati e occupati che siano stati destinatari di ammortizzatori sociali negli ultimi tre anni
4) occupati nei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari non in possesso della qualifica di OSS. Circa i titoli di studio, per accedere ai corsi basterà essere in possesso della licenza media.
Gli uffici dell’assessorato del Lavoro provvederanno alla pubblicazione di un avviso, entro il 10 ottobre, per acquisire le candidature delle Agenzie Formative interessate all’organizzazione e alla realizzazione dei corsi. Le Agenzie dovranno avere sede operativa stabile in Sardegna, essere state affidatarie di almeno tre interventi di formazione per OSS nell’ultimo quinquennio, e avere una sede con aula sanitaria attrezzata.

La selezione degli allievi sarà basata esclusivamente sull’attribuzione di punteggi per i titoli posseduti. Sarà compito delle Agenzie affidatarie dei corsi stilare le graduatorie sulla base di precisi parametri. I corsi dovranno essere avviati entro il primo febbraio del 2015. L’80 per cento delle ore corsuali dovrà essere completato entro il 31 ottobre 2015.
Per il finanziamento, la delibera prevede la formula dei voucher individuali per sostenere le spese di partecipazione secondo i seguenti criteri: copertura del 100% per i corsi destinati a disoccupati e inoccupati di età compresa tra i 18 e i 29 anni; copertura del 90% per i corsi dei disoccupati di lunga durata e per coloro i quali abbiano usufruito di ammortizzatori sociali; infine, copertura del 70% del costo per i corsi destinati agli occupati.
“Interveniamo in un settore importante – sottolineano gli assessori del Lavoro e della Sanità, Virginia Mura e Luigi Arru – perché la richiesta di servizi socio-sanitari è in costante aumento”. L’offerta di nuovi operatori soddisferà soprattutto il mercato privato, consentendo quindi una riduzione sensibile della spesa sanitaria pubblica.

Pensioni: Cisl , in Sardegna la spesa pensionistica incide per il 20% sul Pil

Nell’isola oltre 4 mila euro di spesa pensionistica per abitante

Cagliari, 30 set. 2014 – Il sistema pensionistico italiano nel 2012  ha erogato in Sardegna 644.675 prestazioni pensionistiche, destinate a 442.708 pensionati per un importo complessivo di 6.900.379 euro, il 2,5% del totale della spesa pensionistica nazionale pari a 270.720 milioni di euro. La spesa pensionistica ha inciso, dunque, sul Pil dell’isola per il 20,89%. La regione su cui la spesa pensionistica raggiunge la percentuale più alta è la Calabria (21,83%). La percentuale più bassa è appannaggio del Trentino (12,97). Sono i dati comunicati dalla Cisl Sardegna secondo quanto risulta  dalla rilevazione annuale sui trattamenti pensionistici e loro beneficiari, condotta dall’Istat e dall’Inps che, a partire dai dati dell’archivio amministrativo – Casellario centrale dei pensionati – raccoglie le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, pubblici e privati.

“La Regione Sardegna – spiegano Piero Agus e Oriana Putzolu, rispettivamente segretario generale Fnp (Pensionati) e segretario generale – deve valutare questi dati resi noti dall’Istat e mettere in campo  le iniziative  adeguate a contrastare la deriva verso la povertà, che colpisce soprattutto gli anziani. Per i sardi, infatti, la pensione non è il paese di Cuccagna e dell’abbondanza assicurata. Tutt’altro. L’isola, infatti, con 15.587 euro di importo medio del reddito pensionistico occupa il 15° posto nella graduatoria nazionale, guidata da Lazio (19.163 euro di importo medio), seguita da Liguria (18.193€) e Lombardia (17.949 euro). La nostra regione supera di 500 euro Abruzzo. All’ultimo posto la Basilicata (con 13.858 euro di reddito medio)”. Secondo la Cisl questi dati confermano che l’assegno mensile lordo dei pensionati sardi (tredicesima compresa)  “non supera 1200 euro, poco più di 700 euro netti. Secondo i calcoli Istat  una famiglia di due persone con questo reddito si trova di fatto sotto la soglia della povertà assoluta”.

L’analisi della distribuzione  delle pensioni per tipologia presenta alcune originalità  per la provincia di Carbonia-Iglesias. Prima originalità:  ha una delle minori incidenze  di pensioni Ivs (invalidità, vecchiaia, anzianità  e ai superstiti), poco meno  del 64,2%. La più bassa si registra in provincia di Napoli col 63,2%. Il secondo dato riguarda le pensioni indennitarie (corrisposte  a seguito di  infortunio sul lavoro  e malattia professionale): dopo quella di la Spezia (9,7%), la provincia di Carbonia –Iglesias detiene la più alta percentuale nazionale (9,3%). Quasi 5 volte più di Roma (2,0%) e  6 volte più di Milano (1,7%). A Carbonia e Iglesias si fanno sentire gli effetti delle malattie contratte in miniera, silicosi prima di tutto.

Nel 2012 il rapporto  tra il numero  dei pensionati e la popolazione occupata a livello nazionale è pari al 70,4. In Sardegna questo rapporto sale al 74,4%, in Calabria  al 90,1%, in Sicilia (86,8). Nel Veneto (60,5%), nel Trentino (56,5%). In Sardegna il rapporto tra  pensionati e popolazione residente è uguale al dato medio nazionale: 27,0%. Il rapporto tra  pensionati e popolazione attiva  – 41,7% nazionale – in Sardegna è pari al 40,2; valori più contenuti in Campania (33,1%), Sicilia 36,7%).

La spesa  pensionistica  della Sardegna rapportata agli occupati è stata nel 2012 pari 11.592 euro (media nazionale  11.795 euro). La spesa pensionistica  per abitante in età attiva corrisponde nella nostra isola a 5260 euro, mentre la spesa pensionistica per abitante  risulta pari a  4.207 euro.

“I dati sull’andamento della spesa pensionistica confermano l’esigenza di intervenire a sostegno dei pensionati con i redditi più bassi. Si è nell’emergenza – proseguono Agus e la Putzolu -, cioè molte migliaia di sardi  sono in situazione di povertà assoluta: una condizione che colpisce soprattutto le donne anziane e sole, costrette in un grave stato di disagio sociale ed economico che condiziona pesantemente  e in senso negativo la qualità della vita. Chiediamo al governo – concludono – di dare un segnale forte già in occasione della prossima legge di stabilità, estendendo subito anche ai pensionati il bonus degli 80 euro. Anche la Regione sarda deve fare la sua parte per tutelare i più deboli della popolazione. Non tutto si risolve con i ragionerismi. La politica deve fare la sua parte”.

Alghero: giardiniere coltiva marijuana in casa datore di lavoro e lo ricatta, arrestato

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Sassari, 30 set. 2014 – I Carabinieri di Alghero (Ss) hanno arrestato F.P., 39enne di Alghero, giardiniere, per estorsione e produzione di sostanze stupefacenti. La vicenda è iniziata in estate quando F.P., assunto da un signore di Alghero per curargli la tenuta agricola, oltre a svolgere regolarmente il suo lavoro, ha pensato anche di allestire una vera e propria piantagione di marijuana in un’area appartata della tenuta. L’attività illecita è passata inosservata fino a metà settembre, finché il proprietario di casa, accortosi che il suo dipendente si intratteneva anche oltre l’orario di lavoro e si presentava in giornate non programmate aggirandosi all’interno della tenuta, ha deciso di approfondire per capire il motivo di queste visite ‘gratuite’, rimanendo sbigottito alla scoperta che parte del suo giardino aveva cambiato destinazione d’uso a sua insaputa.

Infatti in un’area non visibile dalla strada il giardiniere aveva piantato circa 20 piante di marijuana già molto alte al momento del rinvenimento. Il proprietario, preoccupato dal rischio di poter essere considerato correo nell’attività illegale, ha tagliato immediatamente alla radice tutte le piante, e ha allontanato l’operaio dalla sua abitazione, saldando quanto dovuto per le prestazioni svolte fino a quel momento. Quindi sono iniziate le minacce di F.P. che, infuriato per quanto accaduto, ha insistentemente contattato il suo ex titolare chiedendo 3.000 euro in contanti per il danno provocatogli. Dopo i primi rifiuti le chiamate sono diventate sempre più insistenti e aggressive finché il signore, stanco e impaurito, si è rivolto ai carabinieri per spiegare i fatti. I militari, raccolte le informazioni, gli hanno fatto fissare un appuntamento con il malvivente e si sono presentati all’incontro dove, avuta la conferma di quanto sentito, hanno bloccato l’operaio.

La successiva perquisizione presso l’abitazione dell’uomo ha permesso il rinvenimento di circa 600 grammi di marijuana, probabile provento di altre coltivazioni portate a termine altrove, e strumenti per il confezionamento. F.P. è stato quindi arrestato con l’accusa di estorsione e produzione di sostanze stupefacenti ed è attualmente recluso ne carcere di Bancali, a Sassari.

In autunno spunta il fiore del ‘mezzadro selvaggio’, strana figura professionale che ha tanta voglia di arrotondare…

di Antonio Pilloni

Nel giro di qualche settimana, nelle campagne attorno al mio paese, così come in quelle dei paesi circostanti, avrà inizio la raccolta delle olive. Questa attività agricola ormai prossima mi fa tornare alla mente una chiacchierata, che feci tre anni or sono, con un caro amico olivicoltore, che come me vive di campagna. L’argomento era “il mezzadro selvaggio”. Già, proprio con l’avvio della stagione della raccolta, ogni anno si verifica una stupefacente “fioritura di mezzadri”, i quali a differenza dei fiori che abitualmente vediamo di giorno, che sbocciano per la maggior parte in primavera, questo tipo di fiore sboccia in autunno, sulle spalle di tutti noi.

Si proprio così! Infatti la famiglia più diffusa di questo fiore è il cassintegrato, lui, proprio lui. Lo si vede sbocciare negli oliveti del circondario, non tutti i giorni e ad orari diversi, potremmo scambiarlo con un fiore innocuo e persino bello. Invece no, assolutamente no. Quel fiore è la metastasi di un cancro, di un gigantesco tumore che ci sta ammalando tutti. La diagnosi che mi porta a dire questo è provocatoriamente facile da farsi: nel corso degli anni, decine di nostri concittadini anno vissuto di cassa integrazione, pensionandosi, mobilità e sussidi in genere, portando avanti uno o più impieghi saltuari (era più conveniente) in nero, che in alcuni, non pochi, casi garantivano una remunerazione mensile superiore alla cassa integrazione stessa.

Tutte queste attività sconosciute al fisco, ma non ai cittadini, hanno con il tempo eroso la stabilita di tante piccole attività artigianali, manifatturiere, agroalimentari, edili, che pagando tasse di ogni genere (per non farne il lungo elenco), hanno anche contribuito a pagare i vari sussidi assistenziali, cioè il concime per quel fiore “il mezzadro”, o per i suoi stretti parenti “assistenziati vari”. In una economia come quella sarda, che quasi non esisteva un tempo e ora in certi settori è sparita, arrivando a diventare un non mercato, questo doppio prelievo, tasse da una parte e “mezzadro” in senso omnicomprensivo dall’altra, ci sta letteralmente portando all’estinzione, sta portando all’estinzione tante attività economiche che un tempo, quando si stava peggio ma si stava meglio, con una economia che comunque girava riuscivano a stare a galla.

Facciamo qualche esempio concreto, partiamo dalla raccolta delle olive: sappiamo bene che l’abbandono delle campagne a causa della scarsa redditività di molte attività agricole è un problema serio. Molti piccoli proprietari curano il loro oliveto solo per la provvista familiare di olio ed olive, lasciando cadere buona parte del prodotto, che non troverebbe comunque un mercato capace di garantire una remunerazione ragionevole. Tanto per capirci produrre un litro di olio extravergine di oliva, con tutte le attenzioni e le cure necessarie, manodopera regolare compresa, non costa meno di 5 euro per litro. A questo vanno aggiunti i costi di stoccaggio, analisi e confezionamento, necessari a garantire al consumatore la qualità del prodotto.

Tornando a noi, il nostro caro fiore “mezzadro selvaggio” allevato con i sussidi, va dal proprietario di turno e si propone per “dividere il frutto”. Le olive tagliate nel corso della settimana, tenute nei sacchi, vengono poi portate in frantoio in condizioni discutibili, una o due volte alla settimana, per risparmiare sulla frangitura (…e la qualità?). Diviso il prodotto, “ il buon mezzadro” vende, a meno del costo di produzione di un produttore in regola, l’olio che a lui direttamente non serve, facendo saltare il prezzo di mercato, con un prodotto che qualitativamente possiamo dire essere discutibile, e con il tempo mettendo letteralmente con il “culo in terra” chi campa da quel lavoro, chi lo fa onestamente garantendo un reddito anche ad altri.

Nell’edilizia? Stessa identica storia. Si chiede un preventivo ad un muratore in regola, poi pero salta fuori il solito cassaintegrato, che in un colpo solo sa fare il muratore, l’idraulico e pure l’elettricista! Ovviamente per molto meno di quanto richiesto da chi è in regola. Stiamo chiaramente avviando un processo di auto estinzione. Io non capisco, perchè tutti questi soggetti, che beneficiano di assistenze varie, non debbano restituire un qualcosa alla comunità, o quantomeno perchè devono contribuire attivamente alla sua distruzione? Questi soggetti, potrebbero tranquillamente collaborare con la comunità di appartenenza, che paga loro i sussidi andando a prestare lavoro sulla base delle loro professionalità. Perchè , mi domando, il cassaintegrato edile non può ripagare la comunità facendo manutenzione in una scuola, piuttosto che tappando buche nelle strade? Perchè invece di vendere olio di oliva in nero ad un prezzo fuori mercato, il nostro amico, che noi manteniamo, non va a fare il rimboschimento? Perchè nessuno si sente in dovere di dare qualcosa alla propria comunità? Perche si sente solo il diritto di protestare, reclamare, giudicare chiunque e sopratutto pretendere?

Perchè non ci facciamo un bell’esame di coscienza e la smettiamo di farci del male, la smettiamo di fare i ‘sardi’? Non gratis, perché il ‘bello’ è che paghiamo pure per farci male così. Dobbiamo capire che il mondo di oggi è un mondo molto complicato per i “cani grandi”, figurarsi per quattro gatti come noi che non riusciamo ad essere d’accordo sul bianco e sul nero. I nostri problemi, nostri “di noi sardi”, nostri atavici, non possiamo continuare a nasconderli dietro ad una base militare, un impianto eolico, un pozzo di gas. Dobbiamo finirla, dobbiamo crescere e dobbiamo farci carico dei casini che noi stessi ci stiamo procurando e allevando in casa nostra.

E’ vero che il sistema consente all’evasore di evadere, al truffatore di truffare, al cassaintegrato di sperare di non tornare a lavoro tanto tra sussidi e lavori in nero non si campa così male. Ma allora non abbiamo più diritto di lamentarci, non abbiamo diritto di dire che è colpa dello Stato, della Regione, del Comune, del Vaticano, dell’Aeronautica ovviamente. Ci scandalizziamo e diciamo tante parolacce al dipendente pubblico che si fa timbrare il cartellino e durante le ore di lavoro va in piscina o a giocare a tennis? Giustamente! Poi ci fanno sapere che lo faceva da anni, bene! Ma tutti quei controllori che vanno nella piccola bottega a fare verbali per l’evasione di uno scontrino da un euro, dove erano quando il nostro impiegato pubblico andava in piscina? Se ci sono voluti anni per smascherare un soggetto del genere piuttosto che i falsi ciechi, forse tutti quei paladini della legge andavano in un’altra piscina? Altrimenti in giro a controllare si sarebbero visti ? Forse!

Chi beneficia di sussidi assistenziali e si comporta come il “caro fiore mezzadro” non è meno del dipendente pubblico amante del nuoto o del controllore che impiega dieci anni per scoprire che Tizio, invalido civile, totalmente cieco, ha riacquistato la vista senza neanche andare a Lourdes, il giorno stesso che ha ricevuto la prima pensione, dieci anni prima. Che ci piaccia o no, oggi più che mai, abbiamo il nostro destino nelle nostre mani, ma cosi facendo ci ridurremo ad essere dei volgari pusillanimi, per di più piccoli, piccoli, piccoli!

Agricoltura: Tocco, la Sardegna ha le risorse per ripartire, utilizziamole

di Fulvio Tocco

Nella riunione del laboratorio politico delle aree rurali promosso dal comune di Serrenti il 22 settembre scorso è scaturita la necessità di coltivare la campagna ai fini agro eco ambientali e per indicare una delle vie della ripartenza. Per dare un segnale vero di ripartenza immediata, occorre una Regione che determini, con un preciso indirizzo politico, nuovi itinerari organizzativi con delle decisioni semplici, comprensibili e praticabili. Per far questo basta saper leggere il territorio per venire incontro alle sue esigenze sociali ed economiche e questa Giunta regionale è in grado di farlo. Non c’è bisogno di nuove leggi. Si tratta di rendere realizzabili le politiche finalizzate alla crescita considerando le risorse territoriali e le norme comunitarie in vigore. Quelle che in un periodo di globalizzazione eccessiva ci mettono al riparo dallo strangolamento dai mercati esterni dai quali dipendiamo copiosamente. La questione è politica. Basta un protocollo che preveda in anticipo le strade da percorrere tra la Regione e i Rappresentati delle categorie interessate e una modesta dotazione finanziaria che possa essere utilizzata secondo le regole del de minims primario. Chiaramente queste risorse dovranno avere una destinazione specifica per essere spendibili secondo le tempistiche previste dal progetto. Si sa che in economia osservando “un tempo per la semina e un tempo per il raccolto” non si fallisce mai. Si tratta di costruire con le risorse umane disponibili una sorta di Sezione speciale all’interno dell’assessorato della agricoltura o dell’assessorato della programmazione o della presidenza della Giunta regionale con personale già in carico alle Agenzie Agricole o delle province in fase di dismissione, per implementare progetti finalizzati alla crescita, rimettendo al centro la forza ecologica e produttiva dei seminativi della Sardegna. Le risorse umane capaci nella pubblica amministrazione ci sono e possono essere impiegate anche in missioni speciali, con progetti speciali, al servizio della collettività per stimolare la crescita.

Perché una Sezione speciale? Per una precisa ragione: attraverso questa formula la pubblica amministrazione deve riuscire ad implementare dei programmi di sviluppo economico, senza essere travolti dalle emergenze, seguendo i tempi del ciclo biologico dei vegetali che saranno presi in considerazione. Una Sezione speciale capace d’incidere in un solo anno agrario sull’ambiente, sull’economia e sulla vita di relazione delle aree rurali. Con risultati riscontrabili a fine campagna. Pertanto tutto deve seguire strade straordinarie, dal progetto alla modulistica, dalla verifica ai pagamenti. Il protocollo deve prevedere un tempo per ogni adempimento al fine di applicare senza tentennamenti un preciso cronoprogramma dalla semina al raccolto alla vendita. Per semplificare la burocrazia, l’agricoltore non deve essere considerato un utente ma parte attiva del progetto alla pari della pubblica amministrazione. Chiaramente con compiti distinti. Per motivare la funzione di una Sezione speciale in seno all’amministrazione regionale proviamo a tradurre in costi e benefici quanto esposto.

Con un investimento di 10 milioni di euro per ogni annata agraria, da utilizzare secondo la normativa del de minimis primario, è possibile ottenere i risultati seguenti: Leguminose da coltivare, ettari 40. 000; Azoto naturale immesso sul terreno kg 1.600. 000; Aumento del tenore di sostanza organica al suolo 0, 2 %; Fissazione al suolo di grandi quantitativi di CO2; Riduzione del biossido di carbonio in atmosfera; Plv q.li 1. 000.000 di granella secca per un valore minimo di euro 33.000.000.

Sommando i benefici ambientali (oggi sono valutabili economicamente anche questi) a quelli produttivi è subito dimostrato che con la collaborazione reciproca tra la pubblica amministrazione e gli agricoltori si possono ottenere dei risultati straordinari per dare una mano alla bilancia commerciale sarda e per innescare il volano della crescita.

Fulvio Tocco

Difesa: Pili (Unidos), sbarcare armi a Sant’Antioco da nave Maior

Stop alle bonifiche, sono inconciliabili con i bombardamenti

 

Cagliari, 16 set. 2014 – “La nave Maior sbarca nuovamente in Sardegna con un carico d’armi imponente e devastante. Dunque,niente bonifiche, era solo una finta. Si riprende a bombardare. Il Ministero della Difesa cala la maschera e invia in Sardegna un carico d’armi pesantissimo. Decine di carri armati, container carichi di armi, mezzi di ogni genere. Alle 3 del mattino la motonave Maior, già protagonista del carico d’armi tre giorni fa a La Maddalena, ha calato l’ancora alla fonda davanti al Porto di Sant’Antioco. E’ rimasta lì sino alle 6, quando è entrata in porto. Poi da ogni angolo di S.Antioco sono spuntati i camion della Logistica delle Ferrovie dello Stato che dalla notte prima erano appostati e mimetizzati in attesa dell’arrivo della nave carica d’armi. L’operazione che doveva restare segreta si è svolta in un porto di S.Antioco deserto, considerato che non si svolge nessuna attività. Militari ovunque. Presidio attivato con pullman giunti da Teulada per proteggere l’operazione. Elicotteri in volo. Si è trattato dell’ennesimo trasbordo di armi con la Sardegna ancora una volta crocevia delle armi, da Santo Stefano a S.Antioco lo Stato continua a gestire l’isola come una propria riservetta, dove dislocare e usare le armi di Stato. In questa operazione ci sono almeno due elementi che emergono in tutta la loro evidenza: la fine delle bonifiche mai iniziate, la ripresa senza sosta dei bombardamenti ai danni della Sardegna”. Lo ha detto il deputato sardo di Unidos Mauro Pili annunciando l’arrivo stamane all’alba della motonave Maior carica d’armi nel porto sulcitano. Il video dell’intera operazione è stato pubblicato su UNIDOS TV, testimoniando lo sbarco delle armi dalla Maior nel porto di S.Antioco.

“E’ di tutta evidenza – ha detto Pili – che lo Stato non intende dismettere di un millimetro l’invasività della propria azione e l’arrivo anche oggi di nuove armi e nuovi mezzi blindati conferma l’obiettivo di mettere a ferro e fuoco l’intero patrimonio ambientale di Teulada. Un reiterato reato di distruzione ambientale che nessuno vuole accertare e che non sembra preoccupare la Regione che continua a fare fumose dichiarazioni ma non assume una sola iniziativa politica e istituzionale concreta a partire dalla denuncia per distruzione ambientale. L’invio di questo carico d’armi conferma anche quello che ho ribadito più volte: le annunciate bonifiche erano una farsa. Non possono coesistere in alcun modo le due attività. E’ evidente che non si faranno bonifiche. Semmai – dice Pili – quel corridoio largo un metro consentirà di accedere alla penisola interdetta, ma è fin troppo evidente che non ha senso fare rilievi finalizzati alla bonifica se poi si riprenderà a sparare”.

“A questa amara constatazione, già abbondantemente preannunciata, – sostiene Mauro Pili – si deve poi aggiungere uno scandaloso fattore costi: basti pensare che l’appalto di questi trasporti è stato vinto sempre da Logistica Ferrovie dello Stato che ha fatto arrivare i camion rimorchio direttamente da Roma, ignorando del tutto gli operatori locali. A gestire l’operazione che doveva restare segreta è stata la società collegata alle Ferrovie dello Stato che hanno utilizzato i mezzi articolati privati della società Ter-Roma, partner della Logistica FS. Un’operazione che ha mobilitato un centinaio di uomini, forze dell’ordine e sicurezza con costi esorbitanti”.

“Questo ennesimo sbarco di armi in Sardegna – sostiene Pili – è la conferma che il Ministero della Difesa se ne fregherà delle bonifiche e che quella dei giorni scorsi è stata tutta una messa in scena. E’ la conferma ulteriore che nonostante la distruzione ambientale sia un reato si continuerà a colpire il paesaggio, l’ambiente e la natura come se niente fosse. Tutto questo è semplicemente inaccettabile, così come è assolutamente deplorevole l’agire del ministero della Difesa che opera con approcci che appartengono più ad una setta segreta piuttosto che ad un organismo di primaria importanza che dovrebbe fare della trasparenza la sua regola principale. Per questa ragione non solo non bisogna demordere ma occorre trovare coraggio ed energie per contrastare un colosso che vuole continuare a bombardare senza disturbo la Sardegna e il suo ambiente”.

Ambiente: Saras, a Sarroch (Ca) in arrivo dal Canada petrolio comune, non sabbie bituminose = Piras (sel), grazie per precisazione

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Cagliari, 26 set. 2014 – La nave Minerva Gloria, in arrivo a Sarroch e partita dal Canada nella prima metà di ottobre “trasporta un carico di comune petrolio di origine canadese, non di sabbie bituminose. Le caratteristiche chimico-fisiche di questa materia prima sono analoghe, ad esempio, alla maggior parte dei grezzi mediorientali”. E’ quanto sostiene la Saras di Sarroch (Ca) in merito all’allarme lanciato ieri dai deputati di Sel Michel Piras e Giulio Marcon sul al trasporto “petrolio ottenuto dallo sfruttamento delle sabbie bituminose dei pozzi dell’Alberta, in Canada”, con destinazione Sarroch (Ca). I due deputati di Sel hanno anche localizzato la nave sul sito marinetraffic.com.

“In termini di emissioni di gas climalteranti – spiega la Saras con una nota -, il processo di raffinazione di tale petrolio è assolutamente equivalente a quello seguito dagli altri grezzi in tutti gli impianti europei, sottoposti alla più severa legislazione ambientale a livello mondiale.  E che da tempo lavorano anche tale grezzo, senza particolari criticità. L’acquisto di materie prime è disciplinato da leggi nazionali e internazionali: tutto quello che entra in raffineria è sottoposto al controllo di Dogana e Guardia di Finanza. Il Gruppo Saras opera in piena trasparenza nel rispetto di tali normative. Inoltre, il sito viene mette in atto un sistema di prevenzione contro i rischi ambientali, anche in materia di trasporto via mare, certificato dalla registrazione volontaria Emas (Eco-Management and Audit Scheme) e dalla Iso 14001:2004””. 

“Tutte le navi che si avvicinano al pontile di Sarroch sono sottoposte ad attente analisi che consentono di avere la ‘carta di identità’ di ognuna”, spiega Francesco Marini, presidente di Sarlux, la società controllata da Saras S.p.a. proprietaria del sito. “Ben prima che diventasse obbligo di legge, Saras ha scelto di permettere l’attracco solo a navi con il doppio scafo, per tutelare anche l’ambiente marino”, conclude la società.

“Il comunicato della Saras ha i toni di una risposta non richiesta per la quale comunque ringraziamo. Abbiamo sempre voluto credere che il Gruppo operi nel pieno e dovuto rispetto delle leggi nazionali e internazionali che regolano il settore e, in ogni caso, non spetterebbe alla politica accertare violazioni, semmai segnalarle”. Lo afferma in replica al comunicato della Saras, il deputato di Sel Michele Piras, che ier4i ha denunciato l’arrivo della nave a Sarroch.
”La politica – dice Piras – ha il dovere primario tuttavia di tutelare l’interesse della cittadinanza, in tal senso il diritto di essa alla salute ed a vivere in un ambiente nel quale non si incrementino le già elevate soglie di inquinamento esistenti, tantomeno attraverso la lavorazione delle sabbie bituminose e l’immissione nel mercato di prodotti da esse derivanti.
Nel rispetto quindi dei doveri di ciascuno non abbiamo dubbi che il Gruppo consentirà che le necessarie verifiche vengano operate fino in fondo e che la politica si esprima sull’opportunità o meno, nel nostro Paese, di lavorare alcune materie prime considerate assolutamente dannose per l’ambiente ed il clima”.