SANITA’: PILI, DISASTRO IN SARDEGNA, STOP RIABILITAZIONE PER DISABILI GRAVI

UNA CIRCOLARE DELLE ASL RISPEDISCE INDIETRO I PAZIENTI SOTTOPOSTI A CURE DELICATISSIME, I CENTRI CHIUDONO ANZITEMPO, PERSONALE IN FERIE FORZATE: TUTTO COLPA DELLA REGIONE

Cagliari, 2 agosto 2016 – “Pazienti affetti da disabilità gravi, fisiche, psichiche e sensoriali, rispediti a casa senza cure. Famiglie senza soldi impossibilitate a garantire le cure ai propri cari e le asl che ordinano ai centri di fermare i servizi per tutti i pazienti disabili, compresi quelli gravi. Tagli da attuarsi da qui alla fine dell’anno di oltre il 21% rispetto allo scorso anno. Tagli come se si trattasse di ridurre il carburante di una macchina. La regione taglia sui disabili come se niente fosse. E’ bastata una delibera del 12 luglio divulgata nelle ultime ore per imporre ai commissari della Asl una direttiva diramata in queste ore ai familiari dei pazienti che si sono visti cancellare tutte le prestazioni di cura proprio per ottemperare alla folle imposizione regionale. Centri che hanno letteralmente chiuso i cancelli con disposizioni affisse agli albi e con comunicazione diretta ai familiari dei pazienti: il centro riabilitativo chiude dal 1 agosto al 4 settembre e riapre il 5 settembre non per nostra volontà ma a causa della presente circolare ricevuta il 27 luglio scorso. Si tratta per la maggior parte di pazienti ex articolo 26 quindi patologie neurologiche, adulti e bambini. Pazienti che hanno bisogno di cure continue, con adulti post ictus e patologie neurodegenerative che rischiano ripercussioni permanenti. E poi ci sono i bambini con sindromi genetiche e di autismo e paralisi cerebrali infantili. Tutto bloccato per una regione di incapaci e privi anche del minimo buon senso”.

Lo ha denunciato poco fa il deputato di Unidos Mauro Pili che ha presentato un’interrogazione urgente al Ministro della Salute in cui denuncia l’interruzione delle cure per migliaia di sardi.

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“La Asl più solerte ad eseguire l’ordine – ha detto Pili – è quella di Cagliari  ma in queste ore la direttiva si sta attuando in tutta Sardegna. Ordine perentorio di tagliare 72 giorni di prestazioni. E chi se ne frega se in gioco c’è la riabilitazione globale obbligatoria a ciclo continuativo, che non si può interrompere senza provocare gravissime ripercussioni sui pazienti affetti grave disabilità fisica, psichica e sensoriale. Cancellata anche la Riabilitazione residenziale a valenza socio riabilitativa, lo stesso dicasi attività riabilitativa per persone con disabilità in situazioni di gravità. Una vera e propria ritirata della  sanità che lascia in balia della malattia migliaia di pazienti in tutta la Sardegna. Si tratta senza ombra di dubbio di interruzione di pubblico servizio per il quale le responsabilità sono tutte in capo ad una gestione oscena della sanità regionale che dilapida i soldi dei sardi per l’ospedale dei ricchi e taglia i servizi per i territori più deboli e i pazienti più poveri. A questo si aggiunge quello scandaloso accordo del 2006 che ha scaricato sulla regione l’intero costo della sanità senza tener conto delle dinamiche della crescita della spesa sanitaria. Una scelta nefasta voluta e attuata dal trio Soru – Pigliaru – Prodi che ha messo in ginocchio la sanità sarda costretta a reggersi sulle entrate proprie nonostante sulla stessa sanità gravi pesantemente il peso dell’insularità”.

“La Asl 8 – scrive Pili – ha intimato le strutture riabilitative ad interrompere le prestazioni per consentire la verifica del tetto attribuito e conseguentemente il superamento dello stesso. Le strutture che probabilmente hanno il quadro delle prestazioni non hanno potuto far altro che bloccare l’erogazione delle prestazioni in attesa del conteggio delle prestazioni gennaio – luglio 2016. Nella solo asl di Cagliari hanno ricevuto l’intimazione l’Aias, l’Anfass, Crfs, Cmf, Cmsr, Consalus, CRN, CRM, CTR, Logos, San Biagio, Santa Lucia, Gesù Nazareno, Santa Maria Bambina. Un vero e proprio disastro con familiari senza alcuna risposta e soprattutto con gravissime patologie senza alcuna cura. Se non saranno immediatamente ripristinate le prestazioni sanitarie – ha concluso Pili – oltre alle azioni parlamentari non esiterò un attimo a rivolgermi agli organi competenti per denunciare una gravissima interruzione di pubblico servizio”.

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Sardegna: Regione senza vergogna e in Sanità avvia assunzione precari, saranno 104

Cagliari, 2 agosto 2014 – La Regione Sardegna “avvia la stabilizzazione, previo l’espletamento di concorsi riservati (e riservatissimi), di personale con contratto di lavoro a tempo determinato, dei lavoratori socialmente utili e dei lavoratori di pubblica utilità in possesso di determinati requisiti (quali?medici,infermieri? OS OOS???). Si dà così attuazione anche in Sardegna – si difende la Regione con una nota stampa che ha del surreale – al Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 6 marzo 2015, finora non recepito dalla Regione”. Niente di meglio che dire: “ Io lo sto facendo perchè me lo dice Renzi, prima del Referendum”. Stranamente oggi la Giunta regionale ha accolto le disposizioni che riguardano il personale precario del comparto sanità, consentendo alle Aziende e agli enti del Servizio Sanitario regionale di bandire, fino al 31 dicembre 2018, procedure concorsuali riservate, per titoli ed esami, per assunzioni a tempo indeterminato. In tutto, si stima, saranno inizialmente 104 le persone interessate dalla stabilizzazione, con un costo annuo (già sostenuto dalle Aziende) di 5 milioni 600mila euro.

Ecco i requisiti come recita il comunicato stampa ufficiale della Regione sarda: per accedere alle procedure di stabilizzazione, c’è l’aver maturato – alla data del 30 ottobre 2013 – negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, anche presso enti del medesimo ambito regionale diversi da quello che indice la procedura.

Per il personale non dirigenziale i requisiti sono l’essere stato in servizio al 1° gennaio 2007 con tre anni di tempo determinato già maturato nel quinquennio precedente; essere stato in servizio al 1° gennaio 2007 con tre anni di tempo determinato maturato in virtù di un contratto in essere al 29 settembre 2006, tenendo conto anche del servizio svolto a tempo determinato nel quinquennio precedente al 1° gennaio 2007; aver maturato tre anni di tempo determinato nel quinquennio precedente al 1° gennaio 2007; essere in servizio al 1° gennaio 2008 con tre anni a tempo determinato maturato, in virtù di un contratto in essere al 28 settembre 2007, tenendo conto anche del servizio svolto a tempo determinato nel quinquennio precedente al 1° gennaio 2008. Le procedure di stabilizzazione non si applicano al personale dirigente a tempo determinato con contratto ex articolo 15 septies (del D.Lgs. 502/1992).

La delibera stabilisce, ancora, che tutte le assunzioni per le quali le Aziende attiveranno le procedure concorsuali riservate dovranno essere preventivamente autorizzate dalla Direzione generale dell’Assessorato della Sanità e le relative richieste di assunzione inserite in un apposito Piano di stabilizzazione. L’assunzione del personale precario non dovrà determinare, comunque, il superamento dei vincoli di costo per il personale posti dalle attuali norme regionali e nazionali.

Ai nostri “pochi” lettori lasciamo ogni commento.

MIGRANTI: PILI A ZEDDA, DOPO ULTIMATUM ASL CHIUDERE PIAZZA MATTEOTTI E RIPRISTINARE CONDIZIONI IGIENICHE

SE ENTRO DOMANI NON CI SARA’ ALCUN PROVVEDIMENTO FARO’ ESPOSTO IN PROCURA

Cagliari, 14 lug. 2016 – “Il messaggio della Asl 8 di Cagliari, dipartimento di Prevenzione Servizio Igiene e sanità pubblica, messo nero su bianco nella missiva inviata al Sindaco di Cagliari, è chiaro: la piazza Matteotti non è fruibile nelle attuali condizioni, quindi deve essere chiusa, e immediatamente devono essere ripristinate adeguate condizioni igienico sanitarie del sito. La lettera inviata al protocollo generale del comune di Cagliari con posta certificata e legale alle 10.38 di martedì 12 luglio con un solo destinatario: il Sindaco di Cagliari, unico responsabile per legge dell’igiene pubblica. Sono passate più di 48 ore e il Sindaco di Cagliari non ha ancora disposto un atto conseguente. E’ evidente che se entro domani mattina non verrà adottato il provvedimento richiesto dalla Asl trasmetterò tutti gli atti alla Procura della Repubblica considerato il grave pericolo per l’igiene pubblica che si sta generando in quella piazza snodo per migliaia di persone ogni giorno. E’ un omissione d’atti d’ufficio rilevante e soprattutto un vero e proprio attentato alle condizioni igienico sanitarie della città”. Lo ha detto poco fa il deputato di Unidos Mauro Pili che in seguito ad un accesso agli atti alla Asl di Cagliari ha ottenuto formalmente la nota della struttura sanitaria inviata al Sindaco di Cagliari sulla vicenda di piazza Matteotti dopo l’esposto del parlamentare.

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“Far finta di niente, restare inermi, contemplare questo disastro è un atteggiamento complice di questo gravissimo pericolo – ha detto Pili. I rilievi della Asl, durissimi nella sostanza, anche se edulcorati nel linguaggio, parlano di assenza delle minime condizioni di igiene. I responsabili della Asl scrivono che non esistono servizi igienici e che “il palese degrado è accompagnato da un acre e forte odore di sporcizia che si avverte in modo evidente addentrandosi all’interno della piazza”.

“La piazza scrivono i responsabili della Asl “è fortemente interessata da un’occupazione continua da parte di altri soggetti che la utilizzano in modo promiscuo bivaccandoci giorno e notte. La missiva della asl conclude con un richiamo agli atti indispensabili: si rimane in attesa di conoscere quali provvedimenti verranno adottati. Sin qui il servizio igiene e sanità pubblica. Ora non ci sono più giustificazioni: chi non interviene è responsabile. Se il Sindaco continuasse a nascondere, omettere o negare la grave situazione sappia – ha detto Pili – che dovrà risponderne in ogni sede”.

“Non è tollerabile ulteriori ignavia, sufficienza o menefreghismo. Un Sindaco, autorevole o meno, ha il dovere di intervenire senza continuare a tergiversare. Non intervenire con urgenza e immediatezza come chiede la Asl significa fregarsene della salute dei cittadini, compresi di coloro che bivaccano in quell’area. Per quanto mi riguarda ritengo assolutamente insostenibile quello che sta avvenendo. La negligenza – conclude Pili –  dinanzi a questi fatti è di gravità inaudita e non può essere in alcun modo essere tollerata. Non si gioca con la salute e l’igiene pubblica nell’interesse dei cittadini e degli stessi migranti”.

Sanità: Zuncheddu ad Arru, perché gli inoccupati devono pagare il ticket a differenza dei disoccupati?

Ticket si e ticket no. Una disparità che fa discutere e Claudia Zuncheddu,medico ex consigliere regionale e leader del Movimento Sardigna Libera, scrive una lettera all’Assessore alla Sanità della Regione Autonoma della Sardegna:

Egr. Assessore alla Sanità dott. Luigi Arru

Perché gli inoccupati in Sardegna devono pagare il ticket sanitario a differenza dei disoccupati? Con la crisi occupazionale gli inoccupati sardi che rinunciano a curarsi sono sempre più numerosi. Paradossalmente non hanno diritto all’esenzione del ticket previsto per i disoccupati.

Per dar luce a questa situazione di cui poco si parla, espongo il caso di una mia paziente di oltre 50 anni che non avendo mai avuto un contratto di lavoro è quindi inoccupata. E’ madre di due inoccupati, di un disoccupato e di una figlia minore. La signora usufruiva dell’esenzione del ticket sanitario in quanto moglie di un disoccupato. Da qualche anno è vedova e con la perdita del marito ha perso pure il diritto all’esenzione del ticket. Dei quattro componenti della famiglia solo il disoccupato ha diritto all’esenzione per potersi curare mentre gli altri tre non passano più neppure in ambulatorio.

All’interno del nostro sistema, la signora è considerata “troppo vecchia per il diritto a un lavoro”, “non abbastanza vecchia per la pensione sociale”, ma è anche “troppo giovane per morire”. Che deve fare? Caro Assessore, visto che questo è lo status di una vasta fascia della popolazione sarda, non le pare che il riconoscimento dell’esenzione del ticket sia un problema serio, concreto e prioritario da risolvere? Senza disturbare Roma e i massimi sistemi, la soluzione è squisitamente politica ed è di Sua competenza. Ai fini del riconoscimento dell’esenzione ticket per gli inoccupati, che sono disagiati almeno quanto i disoccupati, negli archivi del Consiglio Regionale della 14° Legislatura troverà una mia proposta su come affrontare la questione in termini legislativi.

La Sardegna, dotata di Statuto Speciale di Autonomia, può legiferare e omologare lo status dell’inoccupato a quello di disoccupato, riconoscendo il diritto all’esenzione del ticket in egual misura. Questo è ciò che hanno fatto altre Regioni Autonome. Rinunciare alle cure mediche oggi, significa incrementare i ricoveri ospedalieri in futuro a costi spropositati per il sistema sanitario pubblico. I “colossi della sanità sarda”, dal Brotzu, al Microcitemico, al Binaghi… per non parlare di altri ospedali indispensabili nei vari territorio della Sardegna, da sempre garanti della salute dei sardi, oggi crollano sotto i colpi maldestri della Politica. Il Decreto Lorenzin è un altro pasticcio politico che con i suoi tagli preannuncia la privatizzazione della sanità. Il disastro della Sanità Pubblica è sotto gli occhi di tutti e a maggior ragione dei suoi, visto che al di là del suo ruolo politico, Lei è anche un medico.

Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera)  

Sanità: Pinna (Pd), ospedale San Gavino è punto riferimento importante per Medio Campidano

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Cagliari,17 feb. 2016 – “Spiace leggere dichiarazioni allusive come quelle pronunciate dal sindaco di Lanusei sull’ospedale di San Gavino. Non è attaccando le persone che ricoprono ruoli con serietà e professionalità  o gli altri territori, per troppo tempo trascurati, come il Medio Campidano, che si difende il proprio. Chi rivendica diritti  per sè non può attaccare  i diritti altrui. L’ospedale del Medio Campidano da sempre è riferimento per una popolazione ben più ampia rispetto a quella residente nella Asl 6. Esso ha tutti i numeri e i volumi di attività per continuare ad operare per dare sanità a chi vive in condizioni di  diseguaglianza a causa di un pesante  svantaggio socio- economico ma anche di deprivazione in termini di salute. Piuttosto che reazioni  scomposte e gesti eclatanti che sanno di campagna elettorale, più utile sarebbe,invece,servirsi di spazi di dialogo e di confronto”. Lo afferma Rossella Pinna, Consigliere regionale del Pd, in merito alla riorganizzazione della rete ospedaliera regionale della Sardegna.

Sanità: Orrù (M.C.), Regione chieda a Lorenzin ritiro decreto taglia-visite

Cagliari, 11 feb. 2016 – “Esprimo pieno e convinto sostegno alla protesta dei medici sardi contro il provvedimento del governo entrato in vigore nei giorni scorsi e meglio noto come decreto – appropriatezza che nei fatti li penalizza in maniera diretta andando a tagliare più di 200 prestazioni ambulatoriali trasformandole in prestazioni a pagamento. Si tratta di una norma che peraltro crea un aggravio di costi notevoli ai cittadini. Chiedo all’assessore all’assessore alla sanità Luigi Arru di far sentire a gran voce le ragioni dei medici sardi e manifestare la netta contrarietà della Regione Sardegna verso un provvedimento sgangherato che fa acqua da tutte le parti che peraltro, come dimostrato da altre regioni, in primis il Veneto, non produrrebbe nemmeno i risparmi annunciati dal ministro Lorenzin. La Regione Sardegna che fino ad ora ha deciso di applicare il decreto, deve rivedere la sua posizione e nell’incontro che vedrà coinvolti Ministero, sindacati dei medici e regioni, dovrebbe chiedere formalmente, cosi come hanno fatto numerose altre regioni, il ritiro del decreto al fine di tutelare i medici sardi e i cittadini, sempre maggiormente colpiti da continui tagli perpetrati dal governo sulle spalle delle famiglie e delle fasce più deboli”. Lo afferma Marcello Orrù, Consigliere regionale del Psd’Az e  leader del Movimento cristiano, vicepresidente Commissione Sanità Consiglio Regionale Sardegna

Sanità: Orrù (MC), chirurgia pediatrica deve restare a Sassari, no a riordino che penalizza cittadini

Sassari, 29 set. 2015 – “Stamattina con piena convinzione ho firmato la petizione online voluta da tanti cittadini sassaresi a sostegno del reparto di chirurgia pediatrica di Sassari. Il piano di riordino ospedaliero continua a penalizzare la sanità sassarese e taglia un’eccellenza della sanità locale per destinarlo al Mater Olbia. Il reparto di chirurgia pediatrica costituisce uno di quei servizi fondamentali per le famiglie e i cittadini: per Sassari e per il territorio circostante perdere oggi un presidio cosi importante,  rappresenta un problema serissimo che va risolto immediatamente”. Lo ha detto Marcello Orrù (Psd’Az – MC), vice presidente della Commissione sanità del Consiglio regionale della Sardegna.

“Non si può pretendere di riorganizzare il sistema sanitario sulla pelle dei cittadini e tagliando quei servizi che sono più vicini alle famiglie e agli utenti: tali scelte spesso di basano solo sulla logica dei freddi numeri e non guardano alla realtà concreta di servizi spesso indispensabili. In un momento di grande difficoltà economica come quello attuale – dice Orrù – è importante difendere i presidi dello Stato nei territori a maggior ragione quando tali servizi sono rivolti alle fasce più deboli della popolazione come i bambini e le loro famiglie che tante volte hanno avuto modo di apprezzare l’altissima professionalità e qualità di Chirurgia pediatrica e che oggi sono i primi a pagare decisioni come questa. In un contesto storico in cui ci sarebbe la necessità di una maggiore presenza dello Stato nelle periferie, assistiamo invece ad uno smantellamento dei suoi presìdi, peraltro quelli più vicini ai cittadini. E’ un’azione intollerabile”.

“Occorre la massima attenzione – prosegue Orrù – da parte dei rappresentanti del territori a difesa di quanto nel tempo è stato ottenuto dalle comunità locali: è’ inaccettabile che non vengano considerate le ottime performances che negli anni sono state raggiunte dall’unità di chirurgia pediatrica di Sassari : mi appello all’’Assessore regionale alla Sanità Luigi Arru chiedendogli di adottare tutte le iniziative più opportune affinchè possa essere  modificata la delibera n.38/2012 e venga così evitata la soppressione di un reparto così importante per il territorio. Ora basta, non si può pensare di incentrare la sanità sarda del futuro solo su Cagliari e sul Mater Olbia a discapito degli altri territori”.