Ippica: Cossu (Anacaad) al Governo, state decretando la fine del comparto ippico italiano

Comparto ippico italiano al collasso, lettera aperta del Presidente dell’Anacaad Mario Cossu al premier Matteo Renzi

Ozieri, 15 marzo 2016 – State decretando la fine del comparto ippico italiano, nella totale impassibilità Sua e del governo. Le abbiamo chiesto un intervento, ma Lei finora pare essersi ben guardato dal prendere provvedimenti ed i Ministeri interessati, di fatto, continuano su una falsariga che non aiuta certamente a risolvere problematiche che non sono adeguatamente valutate, se non addirittura e ancora misconosciute. Forse pensate di poter risuscitare i morti? Oppure, di stampare cavalli italiani in 3D?

Questo settore, al quale le azioni di questo Governo stanno negando l’ossigeno sufficiente per la sopravvivenza, non avrà un futuro, senza immediate operazioni di salvaguardia, unite a comportamenti responsabili e costruttivi. Operazioni di cui Lei, quale capo del Governo, deve essere il massimo garante.

Signor Presidente, ascolti e presti fede, non si può continuare così: sembra un torneo di ping pong tra i diversi portatori d’interesse ed i Ministeri coinvolti, nel quale questi ultimi quasi sistematicamente trattengono la pallina, facendo trascorrere inesorabilmente il tempo e determinando un evidente sfacelo, con danni per tutti. Siamo quanto meno in presenza di gravi peccati di presunzione!

Vi abbiamo fatto appelli, vi abbiamo pregati, abbiamo interessato moltissimi Parlamentari e tanti sono stati propositivi, e loro ringraziamo sentitamente per l’attenzione, per le azioni concrete e responsabili, fatte presentando Interrogazioni, Emendamenti, Ordini del giorno, per l’attività nelle Commissioni ecc., ma di solito con riscontri governativi inconsistenti e/o inadeguati, almeno finora.

Questa è la denuncia di una situazione ormai insostenibile per tutta la “Filiera ippica italiana” portata alla pubblica attenzione, dalla scrivente Associazione Nazionale Allevatori del Cavallo Anglo Arabo e Derivati, con la viva speranza di stimolare davvero un reale impegno politico e tecnico, Suo personale e dei Ministeri interessati, nell’attesa dell’auspicata e noi auguriamo equanime “Governance di Filiera”. Ben si sa, però, che per deliberare al meglio bisogna conoscere e non aver paura della trasparenza, sia perché qualcuno non si faccia circuire dalle “sirene” e sia per potersi confrontare seriamente, evitando furbate da parte dei “soliti ignoti”.

Ci eravamo illusi di non dover più ricorrere a lettere aperte ma, stante la situazione complicata e drammatica, il nostro ruolo ci impone di difendere strenuamente il sistema ippico italiano, fondamentale per la multifunzionalità dell’attività agricola, per l’ambiente, per il lavoro e, quindi, preziosissimo per la nostra società. Presidente Renzi a Lei la parola e nell’attesa di una risposta al comparto ippico, che non sia solo un assordante silenzio, distinti saluti e sinceri auguri di Buona Pasqua.

Annunci

Ippica: dall’Inghilterra a Villacidro, la scelta di un allenatore nuorese di tornare nella sua Sardegna

image

Villacidro, 2 gen. 2015 – Il mal di Sardegna, quella che i brasiliani chiamano ‘saudade’, la nostalgia, ha colpito inesorabilmente anche Pietro Carzedda, 35 anni di Nuoro, di professione allenatore di cavalli da corsa. Dall’Inghilterra, patria del cavallo di razza Purosangue Inglese e di secolari tradizioni ippiche ed equestri, è tornato in Sardegna e ora scommette sull’ippodromo di Villacidro (Medio Campidano), col sostegno solidale di sir Frankie Dettori, il jockey numero uno al mondo, che benedice la nuova avventura di Carzedda: “E’ una persona molto positiva, ha fatto la gavetta in Inghilterra, dove l’ippica funziona, e sfonderà di sicuro in Sardegna”.

Parole che segnano il nuovo corso degli allenatori colti, rispettosi della loro professione, e dei proprietari dei cavalli. Nell’ippica, si sa, vanno avanti i professionisti seri. Nel panorama più ampio è emblematico l’esempio di Gianfranco Dettori da Serramanna (Ca), padre di Frankie, che è stato uno dei professionisti più apprezzati in carriera per la sua autorevolezza. Pietro Carzedda non ha resistito al richiamo della Sardegna ‘terra di fantini e di cavalli’ e senza tentennamenti durante l’inaugurazione della sua scuderia, coincisa con l’ultima giornata di corse del mese di dicembre: “Qui ci sono le condizioni per fare bene”.

“Villacidro può fare il salto di qualità con professionisti giovani, seri e preparati come Pietro Carzedda” ha commentato con soddisfazione il direttore dell’ippodromo di Villacidro, Roberto Sanna, che per le “non decisioni nazionali e regionali ho dovuto sudare le proverbiali sette camicie”. Questa è anche la conseguenza della colpevole chiusura dell’ippodromo del Poetto di Cagliari avvenuta nel 1983. Troppi anni son trascorsi, “per la miopia della politica e di chi si doveva occupare dell’ippica e, bisogna dirlo, degli stessi operatori ippici, per recuperare le 20 giornate di calendario e quel patrimonio di esperienze che poneva la Città di Cagliari ai primi posti delle scommesse nazionali”.

Quella negligenza l’hanno pagata le aree rurali, gli allevatori, gli agricoltori, gli artigiani e gli operatori ippici, dal maniscalco al veterinario. Per ridare fiato all’ippica isolana occorre una nuova generazione di professionisti che sappiano imporsi percorrendo la strada della serietà e delle regole. Ecco perché la presenza di Pietro Carzedda a Villacidro, non può che essere salutata con grande soddisfazione.

Expo: Coldiretti nomina ambasciatori i fantini sardi, al via la sette giorni della Sardegna

image.png

Ippica: qualificare i giovani in Sardegna e istituire la Scuola nazionale per fantini professionisti

Il cavallo e il fantino meritano un occhio di riguardo nella programmazione regionale

image

Fulvio Tocco

Cagliari, 1 sett. 2015 –  Lo spettacolo che è stato offerto dall’ippodromo di Chilivani il 30 agosto 2015 dovrebbe far riflettere i sardi su quanto sia importante il ruolo dell’ippica per produrre lavoro e occupazione. Il cavallo rappresenta qualcosa di speciale nell’identità culturale isolana per cui merita un’attenzione specifica nei programmi di sviluppo della Regione. Nel panorama nazionale e internazionale la Sardegna è indentificata: Terra di Cavalli, Terra di Fantini. Anche noi, a maggior ragione, dobbiamo considerarla come tale. L’ippica ci ricorda che abbiamo delle risorse straordinarie, forse in questo comparto, uniche in Europa. Bisogna farle emergere ed attivarle con una larga intesa trasversale bipartisan, nel responsabile riconoscimento delle necessità prioritarie della Sardegna che non produce lavoro e occupazione. La responsabilità identitaria può, senza particolari costi e sacrifici, giocare un ruolo fondamentale. Valutando che non esiste una scuola di formazione professionale ippica nazionale è il caso di bruciare i tempi per istituirla in Sardegna nel cuore del Mediterraneo. Parliamo, non di quella formazione professionale occasionale che conosciamo, ma di ben altra cosa. La scuola professionale di Agricoltura di Villacidro, per esempio, per la sua vicinanza all’ippodromo, ha le caratteristiche per diventare il luogo permanente della formazione degli ippici italiani. Non si capisce perché, chi è preposto a queste funzioni, non affronti organicamente la questione della formazione per qualificare seriamente i fantini, al di là degli sporadici corsi che si organizzano per maniscalchi o altri mestieri. I fantini sardi, con la loro classe, rappresentano, la “carta” da giocare a livello ministeriale per istituire la scuola nazionale di formazione in Sardegna e per rivendicare un calendario di corse che porti nell’isola le risorse finanziare che ci spettano per diritto.

image

I fantini hanno comprovato, per l’ennesima volta, che sanno far fare bella figura all’Italia in Europa, per cui quando si affrontano questi temi in campo nazionale, abbiamo una “carta” in più da giocare a nostro favore. Il problema è che prima bisogna conoscere le “carte” poi bisogna saperle giocare. Gli appassionati che domenica scorsa hanno riempito le tribune di Chilivani hanno dimostrato quanto l’ippica sia viva in Sardegna. Sta alla politica, e alla classe dirigente tutta, studiare un Progetto per istituire, nella Terra dei Fantini, la formazione professionale al servizio di chi intende affermarsi nel mondo del cavallo sportivo e delle professioni collegate.

image

Ippica: Sardegna, grande attesa a Chilivani per ‘Stelle al Galoppo’ con i migliori jockey sardi nel mondo

dario vargiu e sole doradu

Cagliari, 22 ago. 2015  – Sardegna terra di cavalli e di fantini. Dopo la quinta vittoria di ‘Tittia’, al secolo Giovanni Atzeni di Nurri (Ca) e di Polonski, anglo arabo nato ed allevato in Sardegna, al Palio dell’Assunta, il 17 agosto scorso a Siena, tornano nella loro terra i fantini più quotati nel parterre internazionale dell’ippica. Tutti i jockey sardi, o quasi, si ritroveranno nell’ippodromo che li ha battezzati, e dove hanno mosso i primi galoppi, il Don Deodato Meloni di Chilivani (Ss). C’è attesa infatti nel mondo dell’ippica sarda per l’evento 2015 del galoppo, “Stelle al galoppo”.

Dopo Dario Vargiu (nella foto in alto nell’edizione dello scorso anno), da due anni sul trono italiano dei fantini, ormai lanciato verso il traguardo delle 2500 vittorie in carriera, ha dato l’adesione anche Fabio Branca, due volte vincitore del Derby italiano. E pure gli altri fuoriclasse sardi o di origine sarda cercano di incastrare nel proprio calendario internazionale la data di domenica 30 agosto, che propone il montepremi più ricco dell’anno grazie all’impegno dell’Agenzia Agris e della Regione Sarda: 68 mila euro divisi nelle sei corse in programma: tre per anglo-arabi nati in Sardegna, due per purosangue arabi nati in Sardegna e uno per purosangue inglesi di scuderie sarde.

Il tempio dell’ippica sarda si prepara all’evento, come spiega il presidente Franco Sionis: “Sull’onda dello straordinario successo del ‘Campionato Mediterraneo dell’Arabo’ disputato l’anno scorso, la Società Ippodromo di Chilivani anche quest’anno ripete lo sforzo organizzativo e finanziario per la migliore riuscita della manifestazione. Lo merita un pubblico competente e appassionato come pochi in Italia, lo meritano le stelle che hanno fatto brillare il loro talento in ogni parte del mondo e di cui siamo giustamente orgogliosi”.

fabio branca a Chilivani 2014

E come non essere orgogliosi del trentenne Fabio Branca (foto), fantino nato a Dorgali (Nu) che è salito in sella da bambino e poi si è formato in Toscana e in Francia. Ha vinto corse di gruppo uno in Inghilterra e in Francia, e per ben due volte il derby italiano: nel 2011 con Crackerjack King e nel 2014 con Dylan Mouth, cavallo che lo ha visto trionfare nel Gran Premio del Jockey Club di Milano, battendo altri due grandi fantini, Cristian Demuro romano di origini sarde e l’oristanese Dario Vargiu. Nell’ottobre scorso si è imposto nel Premio Longines Lydia Tesio in sella a Final Score dopo un avvincente testa a testa con Andrea Atzeni.

Le due gare più ricche della giornata (14.200 euro l’una) sono il 3° Gran Premio Presidente della Giunta Regionale Sarda, condizionata per anglo-arabi di tre anni a fondo arabo, e il 3°Gran Premio Assessore regionale all’Agricoltura della Regione Sardegna, per mezzosangue a fondo inglese.

Palio Siena: Sardegna alla ribalta con il fantino Tittia e il cavallo Polonski

image

Cagliari, 17 agosto 2015  – Sardegna protagonista al Palio dell’Assunta con Giovanni Atzeni, detto Tittia che vince sul tufo di Piazza del Campo con i colori della Selva su Polonski, anglo arabo di 7 anni al suo terzo Palio. Polonski è nato nel 2008 dalla fattrice Miss Musco, figlia dello stallone Muscovite, e da Vidoc III, è un castrone sauro di 6 anni con 31,69% di sangue arabo nell’allevamento di Giambattista Satta. Porta le linee di sangue tra le più importanti d’Europa per quanto riguarda gli anglo arabi nati in Sardegna. Il padre, Vidoc III è figlio del grande capostipite di Prepotente (nato a Ghilarza nell’allevamento di Mario Oppo e Francesco Contini), e da Evelyn de Sant’Anna, fattrice anglo araba portatrice delle linee di sangue arabo plutrivincitrici.

Il fantino, Tittia, espressione in lingua sarda usata per esprimere il concetto “che freddo” e che Giovanni Atzeni usava dire negli allenamenti invernali alla corte di Gigi Bruschelli, è nato 30 anni fa a Nagold,in Germania,da genitori emigrati da Nurri, paese della provincia di Cagliari, con il quale ha mantenuto i stretti rapporti con i parenti, è alla sua quinta vittoria al Palio di Siena.

Animali: Tuteliamo i cavallini della Giara prima che sia troppo tardi

Dopo che è morta Nunki, l’ultimo cavallo selvaggio di Cristoforo Colombo, poniamoci anche noi questo problema

Fulvio Tocco

Martedì scorso Milanne Rehor, direttore della società per la Preservazione dei cavalli selvaggi di Abaco (Whaps) ha annunciato che frammenti di tessuto dell’animale sono stati spediti a una società specializzata in clonazione animale

Cagliari, 2 agosto 2015 – La notizia è stata pubblicata, quattro giorni fa e per chi ha a cuore le sorti delle razze in via d’estinzione non poteva passare inosservata. E’ così che si perdono le biodiversità locali. Nunki, questo è il nome dell’ultima cavalla scomparsa; rappresentava l’ultimo cavallo selvaggio di Cristoforo Colombo. Morta a circa 20 anni Nunki (nella foto da http://www.ridersadvisor.com/) era l’ultimo dei cavalli selvatici sull’isola di Grand’Abaco, alle Bahamas. E ora si pensa di clonarla. Non si può attendere la scomparsa dell’ultimo esemplare per intraprendere delle azioni straordinarie per il recupero della razza quando le cose possono essere fatte, con più facilità, mentre gli animali sono ancora in vita. La notizia non può che mettere in guardia noi Sardi. La Sardegna, è uno dei 16 posti al mondo che può vantare la presenza di un nucleo di circa 600 cavalli servaggi sull’Altipiano della Giara. Curiosamente il numero dei cavalli censiti sull’Altopiano marmillese non presenta delle variazioni rilevanti da un anno all’altro e le nascite con puledri di sesso femminile sono sempre più scarse. Spetta agli uomini di questo tempo studiarne il fenomeno per salvaguardarne la razza. Giara e Grand’Abaco due casi che si rassomigliano. Una volta circa 200 cavalli selvatici pascolavano liberamente attraverso acri di foresta di pini di Grand’Abaco. Gli animali erano stati inseriti alle Bahamas da Cuba alla fine del 1800, da una società di disboscamento. Questa è la fotografia del disimpegno dell’uomo verso gli animali in via d’estinzione. Pensiamoci ora che siamo ancora in tempo!