Animali: Nuoro, carabinieri salvano tartaruga marina ferita a Cala Gonone

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Nuoro, 28 giu. 2016 – Importante ritrovamento da parte dei carabinieri della compagnia di Siniscola e Lanusei (Nu), durante un servizio perlustrativo lungo la costa tra Cala Gonone e Baunei, sull’Isolotto  d’Ogliastra – Santa Maria Navarrese. I militari a bordo della Motovedetta di Arbatax (Nu) hanno notato qualcosa di anomalo sull’isolotto e una volta avvicinatisi hanno visto che si trattava di una tartaruga marina. La testuggine, del tipo “Caretta caretta”, lunga circa sessanta centimetri, era ferita, probabilmente dalle eliche di un motore fuoribordo, e senza l’intervento dei carabinieri sarebbe probabilmente morta. I militari infatti, una volta recuperato il grosso rettile con le debite cautele, lo hanno portato all’acquario di Cala Gonone e, dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal “Centro di recupero tartarughe del Sinis”, consegnato agli esperti dell’acquario, che lo hanno immediatamente curato.

E’ costata cara invece la condanna ad una coppia di Reggio Emilia, che fu sorpresa nel 2011 (all’epoca 49enne lui e 43enne lei) mentre tentavano di imbarcarsi per Livorno con un’auto stipata di testuggini di varie specie tipiche sarde.L’operazione, battezzata “Ninja Turtles”, fu condotta durante un servizio per il controllo degli imbarchi nel porto arancino e i militari  sentirono dei rumori provenire dal portabagagli, dove, all’interno di casse improvvisate erano state stivate, in condizioni pessime, numerose testuggini di specie diverse e tipiche dell’isola. Al conteggio, ne sono state trovate ottanta, così ripartite: 7 testudo hermani, 23 testudo marginata, 50 emys orbicularis (o testuggine palustre). Il tribunale di Tempio Pausania ha condannato la coppia a 120 mila euro di multa e nove mesi di reclusione, senza condizionale.

Lumache: scoperta da Agris chiocciola diffusa in Nord Europa mai trovata prima in Italia =

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Cagliari, 23 aprile 2016 – Eccezionale scoperta scientifica da parte dei tecnici dell’Agenzia Agris Sardegna, che si occupa di ricerca in agricoltura. Si tratta della chiocciola Cepaea hortensis, trovata nelle Campagne di Tuili (VS), in località Santa Tecla. La scoperta è stata fatta dal dirigente dell’Agenzia Regionale Agris, Martino Muntoni, e dall’occhio attento di Fulvio Tocco, uno dei più grandi esperti di elicicoltura in campo nazionale, che hanno identificato la chiocciola, nell’azienda di Pinuccio Murgia. L’importanza della scoperta è data dal fatto che questa specie di chiocciola terreste non era data presente in Italia dagli studiosi di malacologia.

“Una sorpresa tanto inaspettata quanto interessante e piacevole come tutte le cose che vengono fatte nell’interesse del territorio isolano, un’inestimabile scrigno di biodiversità”, ci spiegano Muntoni e Tocco. La chiocciola della specie Cepaea hortensis (O.F. Muller 1774) è stata osservata per la prima volta nell’autunno 2015, dall’Agenzia Agris nelle campagne della Sardegna del centro sud, in agro di Tuili (VS), ai piedi dell’altopiano della Giara, in località Santa Tecla, sito conosciuto localmente conosciuto localmente con la denominazione “sa terra de sa santa” (l’agro della Santa, in onore appunto di Santa Tecla).

E’ distinguibile per il peristoma bianco, allarga il paniere delle specie commestibili in Sardegna; a differenza della più nota Cepaea nemoralis (Linneo,1758) presente in Italia e nelle regioni del centro-nord, sino alla Basilicata, “assente in Calabria, Sicilia e Sardegna, la Cepaea hortensis curiosamente non è stata data presente in Italia”, spiega Tocco, uno dei tecnici di Agris e tra i massimi esperti di elicicoltura in Italia.

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La chiocciola nei primi mesi del 2016 a causa dell’inverno mite, “per la prima volta si è mostrata con un alto numero di nuovi nati. Dalle testimonianze dell’agricoltore Pinuccio Murgia i primi esemplari di questa specie di gasteropodi sono stai visti nell’anno 2010 ed erano stati scambiati (erroneamente) per una variante più piccola della specie Helix eobania, che nelle parti più a monte dell’agro assume caratteristiche grandissime sfiorando i 9 grammi di peso specifico (dopo la spurgatura) e 28 mm di diametro, rappresentando una vera e propria biodiversità locale”, spiegano Tocco e Muntoni.

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La Marmilla si conferma quindi una delle regioni storiche della Sardegna “più interessanti di biodiversità animali e vegetali e rappresenta un ecosistema immenso ancora da studiare e valorizzare a fondo. Ma all’eccezionale scoperta scientifica va aggiunto anche un ritrovamento degno di nota per le dimensioni della lumaca: nelle campagne di Villasor, in provincia di Cagliari, in località “Su Sciofu”, nella prima settimana di questo mese di aprile, tre esperti raccoglitori, Mariano Soldovilla, Mariano Corda ed Efisio Tocco, hanno scoperto, dopo anni di indagini sul campo, hanno trovato delle  “Cepaea” dalle dimensioni straordinarie.

Questi esemplari sono stati esaminati e misurati dal gruppo di lavoro di Agris Ricerca. Ora sono custoditi, a disposizione di studiosi e curiosi, nella sede di Agris a Villasor per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità. Alcuni sono stati inviati alla sede centrale della Societàitaliana di Malacologia a Prato (Fi) per gli appositi studi. “Proteggere la biodiversità è innanzitutto un dovere etico e un interesse generale, globale e locale allo stesso tempo –concludono Muntoni e Tocco -, ma soprattutto è un grande investimento intergenerazionale. La passione per il lavoro fa il resto”.

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Le scoperte dei tecnici di Agris non si fermano solo alla Cepapea dalle dimensioni straordinarie. Hanno scoperto anche una biodiversità nella penisola del Sinis (Or): la Eobania vermiculata nel Sinis ha un peso medio di 3 grammi, mentre a Tuli (Ca), a qualche decina di chilometri di distanza, la stessa specie ha  un peso di ben 10 grammi.

Le chiocciole, in tutte le fasi del loro ciclo, possono essere soggette ad avversità di vario genere e si calcola che, ogni anno, circa il 90% delle nuove nascite va perduta a causa di alterazioni climatiche, nutrizionali e parassitarie. Questo fenomeno può essere osservato a San Giovanni di Sinis, una frazione di Cabras (Or), nella parte meridionale della penisola del Sinis, in località Capo San Marco, dove le chiocciole della specie Eobania vermiculata hanno un peso medio di tre grammi e una lunghezza media di poco superiore ai 2 centimetri. Di norma la Eobania vermi culata ha una conchiglia robusta, 21–35 mm di diametro e 14–25 mm di altezza.

A San Giovanni di Sinis si osserva il fenomeno di nanismo dovuto ad un evidente denutrimento della chiocciola. Nei pressi della Torre di Capo San Marco, nella città fenicio-punica di Tharros, i tecnici hanno osservato un gran numero delle nascite in un ambiente ostile che crea parecchia mortalità. Gli squilibri nutrizionali e la forte azione del maestrale che ne rallenta le attività di pascolo chiaramente hanno una forte influenza sullo stato di salute delle “rigatelle” che a metà aprile hanno un peso che oscilla sui 3 grammi conto i 10 grammi dei soggetti della stessa specie che si possono raccogliere in agro di Tuili. Questa è l’ulteriore conferma che la Sardegna, per ragioni biogeografiche è la regione d’Europa con la maggiore biodiversità.

“Nonostante questa straordinaria ricchezza di biodiversità e di aree protette – spiegano Muntoni e Tocco -, che sono anche il frutto di una peculiare interazione storica tra natura, paesaggio e cultura, la Sardegna presenta elementi di particolare fragilità territoriale e ambientale da considerare. Il Sinis, con la sua straordinaria bellezza paesaggistica, di tutto questo, ne è la reale rappresentazione fotografica.   

Animali: una chiocciola “biodiversa” nella culla del carciofo

Un esemplare “fuori misura” di Cepaea, identificato dall’Agenzia Agris nelle campagne di Villasor

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di Fulvio Tocco

Cagliari, 19 apr. 2016 – E’ vero, una chiocciola è sempre una chiocciola, ma individuarne una di specie, data inesistente in Italia dalla letteratura scientifica, dalle dimensioni inaspettate ci fa riflettere su quanta attenzione sia stata fatta, da parte degli studiosi alle risorse territoriali. Le nuove acquisizioni scientifiche, in quanto risorse naturali, aggiungono valore alla “terra dei centenari” e all’ambiente in generale perché ricchissimo di biodiversità animali e vegetali ancora da studiare con attenzione. Ma anche per ribadire che per la conservazione della diversità biologica occorrono grandi e durature politiche pubbliche per approfondire le conoscenze sulle modalità di funzionamento dei sistemi naturali più conservati. E la Sardegna è da annoverare tra questi sicuramente. Questo esemplare “fuori misura” di Cepaea, identificato il 14 di aprile 2016, nelle campagne di Villasor, ci dà una straordinaria opportunità per conoscere da una parte i meccanismi della vita nelle aree di pianura e dall’altra per considerare il territorio una risorsa da valorizzare.

Uno dei campi di nuove opportunità economiche legate alla difesa ed alla valorizzazione della biodiversità è quello del turismo colto, per esempio. Il turismo ambientale è uno dei segmenti che a differenza di quelli più tradizionali registra ancora degli incrementi significativi e soddisfa le aspettative di un modo di fare vacanza a contatto con la natura che si sta affermando in tutte le parti del mondo. Il 2010 che è stato proclamato dall’ONU l’anno internazionale della biodiversità ha aiutato molto ad accrescere la sensibilità collettiva, ed è stato una opportunità unica per mobilitare l’impegno generale, ad adottare azioni a tutti i livelli che siano tese a contrastare la perdita di biodiversità in atto. Il sostanziale fallimento registrato finora nella lotta per la tutela della biodiversità (nessuno dimentichi che negli ultimi trent’anni del 1900 abbiamo perduto il cavallo di razza sarda e stavamo mettendo a rischio anche il maiale di razza sarda, preso per le setole e considerato 10 anni fa sesta razza nazionale) deve suonare come un allarme per portare ad un impegno nella consapevolezza che il peggioramento degli ecosistemi renderà tutti più poveri in termini economici, sociali e culturali. Ecco perché l’individuazione di una simpatica “lumachina” può contribuire ad arrestare la perdita della biodiversità ed il degrado dei servizi ecosistemici entro il 2020. L’attuale strategia UE 2020.

Animali: Sardegna, avvistato gruppo di 5 balenottere a largo di Cala Gonone

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Nuoro, 13 apr. 2016  – Eccezionale avvistamento di un gruppo di balenottere comuni di fronte alla costa sarda, nel Golfo di Orosei (Nu). L’avvistamento è stato effettuato, e documentato, lunedì mattina intornoalle11 dal comandante del peschereccio Delfino Primo di Cala Gonone, Saturno Ranucci a largo di Cala Luna. “Non è raro l’avvistamento della balenottera comune in questo periodo, ad aprile – ci spiega Ranucci -, infatti ne abbiamo avvistata una anche la settimana scorsa, ma 5 tutte insieme, per di più due delle quali di circa 15 metri non le avevamo mai viste”. (Vedi altro video)

Il gruppo di balene, 2 adulti e tre esemplari più piccoli, navigava da nord verso sud a circa 3 km dalla costa di fronte alla splendida scenario di Cala Luna su un fondale di circa 800metri, “molto ricco di plancton”, spiega Ranucci, arrivato in Sardegna 40 anni da Ostia fa con il padre, il leggendario Nonno Pio, per trasportare turisti da Arbatax alle splendide calette del golfo di Orosei. Oggi Saturno porta i turisti a pesca con il peschereccio Delfino Primo e ha postato uno dei video girati sulla pagina facebook Flipper Cala Gonone che è diventato virale con oltre 23mila visualizzazioni.

Animali: Nuoro, cacciatori di Desulo salvano muflone impigliato nel filo spinato

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Nuoro, 5 gen. 2016 – Grande gesto di tre cacciatori cagliaritani originari di Desulo (Nu), che hanno salvato un giovane esemplare di muflone, una femmina, rimasta intrappolata con una zampa posteriore mentre saltava una reticella e del filo spinato nelle campagne tra Desulo e Arzana. I tre percorrevano una strada sterrata per raggiungere la zona di cacci quando hanno visto la giovane mufla pendere dalla reticella. Hanno fermato l’auto e, uno di essi ‘armato’ di telefonino ha filmato l’opera di salvataggio dei due compagni di caccia. La mufla dopo un breve ritratto coni due è saltata, indenne, verso la libertà. Postato su facebook il video è diventato virale con oltre 30mila visualizzazioni.

Questo bellissimo gesto dei cacciatori cagliaritani,orig9inari di Desulo, fa da contraltare al vile gesto dei due pescatori di Siniscola che nei giorni scorsi hanno catturato un gabbiano ‘colpevole’ di essersi posato sul loro peschereccio e per punirlo gli hanno legato al collo un petardo, lo hanno acceso e poi liberato l’uccello. Inutile sottolineare la crudeltà delle immagini che i due hanno avuto il coraggio di girare e diffondere sul web (oltre 300mila visualizzazioni). Ma per loro sfortuna il video è stato visto da un carabiniere che ha avvisato i colleghi di Siniscola che, appena ricevuto notizia, al comando del capitano Andrea Senes, hanno acquisito il filmato e in poche ore hanno individuato e denunciato i due pescatori per uccisione di animali. (Attenzione alle immagini, potrebbero urtare la vostra sensibilità)

Avvistato a San Gavino esemplare di Argia, unico ragno velenoso presente in Sardegna

Si pensava fosse estinto ma negli ultimi mesi si registrano alcuni avvistamenti documentati

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Cagliari, 6 dic. 2015 – Si pensava fosse estinto da tempo, ma nell’ultimo mese ci sono almeno tre avvistamenti documentati nel sud della Sardegna e uno in Ogliastra. Si tratta della Malmignatta Latrodectus tredecimguttatus), un ragno meglio noto come la “vedova nera mediterranea”, in sardo conosciuta e temuta con il nome di ‘Argia’. L’aracnide appartiene alla famiglia Theridiidae. In Italia assieme a Loxosceles rufescens sono una delle poche specie il cui morso può creare un serio pericolo per gli esseri umani. Latrodectus tredicimguttatus, anche nella variante genetica sarda, è il parente nostrano della vedova nera americana Latrodectus mactans dal morso estremamente più pericoloso.

L’avvistamento e la cattura è avvenuto ieri nelle campagne di San Gavino Monreale a 50 km da Cagliari, nell’azienda agricola dei fratelli Luca e Marco Sanna, in località Figu Niedda, in un deposito di legname, accanto ad un vecchio fabbricato. Marco Sanna, esperto agronomo, l’ha riconosciuta immediatamente dalle 13 caratteristiche ed inconfondibili macchie rosse sul dorso e l’ha catturata con un barattolo di vetro. Si tratta di un esemplare di femmina adulta, quella potenzialmente più pericolosa per l’uomo. Sanna ha quindi avvisato gli agenti del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna, ai quali ha consegnato il pericoloso ragno. L’avvistamento nel Campidano costituisce un importante contributo dal punto di vista scientifico per la catalogazione e la mappatura della presenza del ragno in Sardegna.

Il morso della femmina non provoca dolore istantaneo ma i suoi effetti possono manifestarsi già nei primi 15 minuti con sudorazione, nausea, conati di vomito, febbre, cefalea, forti crampi addominali e nei casi più gravi perdita di sensi e talvolta morte, eventuali complicanze cardiache possono verificarsi a distanza di 1-3 ore dopo il morso. I casi mortali sono tuttavia veramente molto rari. In Italia sono stati segnalati 4 possibili episodi di morte in seguito ai morsi, di cui due in provincia di Genova.

Il morso è più pericoloso per i bambini per la proporzione quantità di veleno e massa corporea. Pericolo che sussiste anche per gli anziani e gli adulti indeboliti da malattia al momento del morso. Nei soli soggetti allergici può provocare shock anafilattico, come d’altronde molte altre punture di insetti (come ad esempio le vespe). Il veleno è di tipo neuro-tossico ovvero colpisce il sistema nervoso passando attraverso il sistema linfatico, il veleno contiene una potente tossina chiamata Latrotossina.

Nonostante fosse ritenuta estinta da molti naturalisti, nell’ultimo mese sono stati registrati almeno 3 avvistamenti documentati in provincia di Cagliari e nel Sulcis: una il 21 ottobre scorso a Uta da un operaio, una il 22 novembre da una studentessa di biologia, Eleonora Cera, nelle campagne di Cortoghiana (Carbonia), uno a Capoterra nel mese di ottobre. Altri due avvistamenti, non documentati si registrano nel mese di ottobre a Sinscola (Nu), tra Capo Comino e Berchida, in una azienda agricola. Un altro avvistamento si registra vicino all’aeroporto di Tortolì (Nu), appena quindici giorni fa.

La paura del morso dell’Argia è legato alle tradizioni popolari della Sardegna. Si credeva che la persona punta dall’Argia fosse la vittima predestinata di una possessione demoniaca che richiedeva per la guarigione, “su ballu de s‘Arza” (il ballo dell’Argia), che consisteva in una ballo che doveva si avvia disponendo il paziente in una fossa e poi ricoprendolo fino al collo con letame.  Intorno all’uomo sono chiamate a danzare 21 donne suddivise in tre categorie: le nubili, le maritate e le vedove. Queste, dovranno grazie a battute ironiche accompagnate da gesti provocatori far ridere il paziente al fine di alleviare la sua sofferenza.
Dopo diversi tentativi se la vittima si è messa a ridere, si può affermare che la guarigione è avvenuta. Questo rito è legato alla divinità lunare, che nel suo triplice aspetto; di fanciulla, di sposa e di vedova è legata perfettamente con i tre modelli di donna che sono richiesti per la danza.

Allevamento: Coldiretti Cagliari, “quali sono i programmi della Regione per contrastare l’emergenza della fauna selvatica?”

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Se ne parla domani ad Arbus nel corso di un convegno

Cagiari, 21 ott.2015 – Le problematiche legate alla fauna selvatica saranno al centro di un convegno che si terrà domani, giovedì 22, ad Arbus, a partire dalla 10 nella sala consiliare di via Pietro Leo.  “E’ un problema serio e spesso sottovalutato ma che interessa da vicino migliaia di agricoltori, allevatori e pescatori – dice il presidente di Coldiretti Cagliari Efisio Perra – che ogni anno subiscono danni per milioni di euro a causa dei cinghiali, cervi, cornacchie, ed in alcuni centri dell’isola anche da parte delle nutrie e dei cormorani. Inoltre, come purtroppo ci hanno raccontato le cronache queste estate, riguarda anche la sicurezza delle persone”.

Per questo la Coldiretti a tutti i livelli tiene sempre alta l’attenzione e sollecita le istituzioni ad interventi “non solo per il contingente ma anche di lungo respiro – continua il direttore di Coldiretti Cagliari Vito Tizzano -. Oltre alle tante iniziative regionali e provinciali, a luglio c’è stata anche una mobilitazione nazionale da parte dei soci della nostra organizzazione, in cui abbiamo chiesto alle Giunte regionali una riforma della disciplina ed abbiamo presentato la bozza di un documento di base. Una prima proposta che rappresentava l’avvio di un comune percorso di lavoro per arrivare ad una più efficace e ampia analisi degli interventi finalizzati ad organizzare forme di programmazione di lungo periodo”.

Con l’iniziativa di giovedì, a cui prenderà parte il presidente della Commissione regionale Ambiente Antonio Solinas, si vuole proseguire il dialogo e capire quali sono i programmi della Regione al riguardo. Il convegno, che sarà moderato dal direttore Vito Tizzano, dopo i saluti del sindaco di Arbus Antonello Ecca e del presidente Efisio Perra, prevede gli interventi del direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba, del commissario dell’Ente foreste Giuseppe Pulina e dell’onorevole Antonio Solinas. Le conclusioni saranno affidate al presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu.