Migranti: Orru’ (MC), continuano gli sbarchi nell’indifferenza di governo e della giunta.

Renzi e’ venuto in Sardegna per promettere patti patacca ma non ha speso una parola su problema enorme dell’emergenza clandestini

migranti 4 ott 2016

Cagliari, 28 nov 2016 – “L’ennesimo sbarco di clandestini avvenuto oggi mi spingono a richiamare per l’ennesima volta il presidente Pigliaru a non sottovalutare la drammatica situazione che la nostra Regione sta vivendo. L’indifferenza della giunta regionale dinnanzi all’emergenza immigrazione è grave e il silenzio del presidente della Regione è assordante”. Lo afferma il Consigliere regionale del Psd’Az e leader del Movimento Cristiano Marcello Orrù in merito allo sbarco di 16 algerini i stamani all’interno del Poligono di Capo Teulada. “In occasione della visita del presidente Renzi, anzichè assecondare il tour elettorale carico di spot elettorale e delle promesse di patti patacca, il presidente Pigliaru avrebbe dovuto porre in maniera forte la questione dell’emergenza immigrazione e il fallimento delle politiche attuate fino ad oggi, con i comuni che non ce la fanno più a sopportare un peso troppo grande e con i cittadini che giustamente non ne possono più a subire decisioni calate dall’alto. Invece zero: nemmeno una parola su come governo e regione intendono affrontante l’emergenza nei prossimi mesi quando rischia di diventare una bomba sociale”, dice Orrà.

“Intanto oggi nuovi arrivi –prosegue -, nonostante sia stata sforata da un pezzo la quota arrivi riservata alla Sardegna. La nostra Regione non può sopportare ulteriori arrivi, occorre fermare il flusso dall’Africa.Tra i cittadini serpeggia la paura ed il timore e siamo in piena emergenza con rischi sia per quanto attiene la sicurezza e l’ordine pubblica sia per quanto riguarda gli aspetti sanitari:sopratutto intorno a quest’ultimo aspetto, in qualità di vicepresidente commissione sanità, richiamo alla massima attenzione tutti i soggetti coinvolti nelle operazioni”.

“Propongo che la giunta regionale alzi i toni sul problemi: il presidente della Regione dovrebbe assumere una posizione forte  e pretendere che il governo affronti il problema – immigrazione in Sardegna come un’emergenza nazionale. Siamo al caos più totale, urge la massima fermezza”, conclude Orrù.

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Migranti: Cagliari, 16 algerini arrivano al Poligono di Teulada, dall’inizio dell’anno sono oltre 800 in 65 sbarchi

Cagliari, 28 nov. 2016 – Sbarco di 16 migranti stamani all’interno del Poligono dell’Esercito di Capo Teulada (Ca) grazie alle favorevoli condizioni meteo-marine che segnano mare calmo nel Canale di Sardegna. I migranti, arrivati con un barchino in vetroresina spinto da un motore fuoribordo, sono tutti giovani e in buone condizioni fisiche, con zainetto in spalla per il cambio di vestiario, telefono cellulare e denaro contante. Sono stati rintracciati dai carabinieri della Compagnia di Carbonia (Carbonia Iglesias), di Teulada, di Nuxis e del Nucleo di polizia militare del Poligono. I migranti saranno trasferiti al centro di accoglienza di Assemini (Ca) per le operazioni di foto segnalamento. Dall’inizio dell’anno sono 65 gli sbarchi con oltre 800 miranti, quasi tutti di nazionalità algerina.

Province: Pinna (Pd), si scrive Sub commissario si legge rappresentante politico del Medio Campidano

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Guspini, 26 nov. 2016 – “Apprendo che gli argomenti all’ordine del giorno negli Uffici dell’ex Provincia del Medio Campidano, confluita nella Provincia del Sud Sardegna e commissariata dopo l’approvazione della l.r. n.2 del 4 febbraio 2016 “riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna, non riguardano, come ci si doveva aspettare, lo stato dell’arte delle attività strettamente necessarie alla gestione ordinaria e alla erogazione dei servizi nonché alla ricognizione degli atti contabili, finanziari patrimoniali e liquidatori, come delineato nel comma 7, art.24, l.r. n.2/2016), leggo piuttosto affermazioni che esulano da tali compiti”. Lo sostiene Rossella Pinna, Consigliere Regionale del Pd in merito alla Provincia del Medio Campidano.

“Credo sia opportuno fare chiarezza – prosegue l’esponente del Pd – precisando innanzitutto che il decreto di nomina di sub commissario della provincia del Sud Sardegna, in relazione alla istituita zona omogenea del Medio Campidano, di cui alla citata legge, ha il preciso scopo di affiancare l’Amministratore straordinario con “una figura di supporto alla sua attività”, ossia di favorire le operazioni gestionali propedeutiche al nuovo schema territoriale e assicurare la conclusione e la definizione dei procedimenti in essere nell’ente cessato, intendendo con ciò, chiaramente, agevolare il processo di transizione tra la città metropolitana di Cagliari e la provincia del Sud Sardegna”.

“E’ di tutta evidenza inoltre che, per ragioni di correttezza, opportunità politica e rispetto dei ruoli, -principalmente dei sindaci eletti a rappresentare gli interessi delle comunità locali-, argomenti come opere pubbliche, cantieri edili, finanziamenti della giunta regionale, accompagnati da valutazioni sulle priorità e sulle emergenze rilevate nel territorio, non competono ad una gestione provvisoria, ordinaria, in scadenza (31.12.2016) con carattere strettamente tecnico e dunque priva di legittimazione politica. Ne consegue che il sub-Commissario non può che svolgere mera attività ordinaria, lasciando l’attività programmatoria alla competenza dei rappresentanti politici del territorio che non meritano di essere commissariati da nessuno”.

LegaCoop Sardegna: no allo scippo dei pastori del Lazio al pecorino Dop, il Romano è nostro

ATTACCO A COLDIRETTI E ALLA REGIONE

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Cagliari,24 nov.2016 – Il presidente Legacoop Sardegna Claudio Atzori lancia la difesa del Pecorino Romano dall’attacco di Coldiretti Lazio e del suo direttore, Aldo Mattia, che per un decenni ha diretto Coldiretti Sardegna e retto una Federazione provinciale sarda, e  scrive al Presidente della Regione sarda, del Consiglio regionale, ai parlamentari sardi e Consiglieri regionali per difendere il pecorino romano e del suo ente di tutela, il Consorzio per il pecorino romano “coni sede a Macomer casa comune per la tutela del “Pecorino romano”, di tutta la produzione e trasformazione nazionale allo stesso associata, di cui la stragrande maggioranza sarda”.

LegaCoop allega alcuni articoli di testate regionali laziali (sotto riportati) in merito: chiaro il tentativo di scippare alla Sardegna il ‘brand’, il marchio che funziona, quello per cui noi sardi abbiamo combattuto battaglie storiche, conquistando il mercato mondiale con la bontà, la genuinità del nostro latte e con la passione e la tenacia dei nostri pastori. Certo, sarebbe stato molto meglio per noi sardi la denominazione “Pecorino Sardo”, ma visto che l’abbiamo fatto per i romani dai tempi di Cesare, ha preso quel nome, che non ci piace, ma ce lo teniamo: lo produciamo noi il 97% di quel formaggio, pagato bene o male che sia, ed è nostro! Sottoscrivendo per intero il grido d’allarme di LegaCoop, pubblichiamo il testo integrale della lettera-appello e aggiungiamo: “Giù le mani dal Pecorino Romano Sardo”. E basta anche con le colonizzazioni romane di direttori romani, che vengono in Sardegna a comandare come Aldo Mattia. (Red.)

Ecco il testo integrale della Lettera di Atzori:

Con la presente lettera, a nome di Legacoop Sardegna, si chiede al Presidente Pigliaru, all’Assessore Falchi, agli Onorevoli e ai Senatori eletti nella circoscrizione della Sardegna e agli Onorevoli del Consiglio regionale della Sardegna, un intervento immediato contro l’attacco che, Coldiretti Lazio, assieme al Presidente, all’Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio ed ora (a quanto ci è stato comunicato, ma non abbiamo ancora in mano l’atto) anche ad alcuni Parlamentari laziali, stanno portando verso la pastorizia sarda tutta, dalla produzione alla trasformazione, colpendo il suo prodotto principale il Pecorino romano e il suo ente di tutela il “Consorzio di tutela del Pecorino romano”, con sede a Macomer (casa comune per la tutela del “Pecorino romano”, di tutta la produzione e trasformazione nazionale allo stesso associata, di cui la stragrande maggioranza sarda).

Spaventa il silenzio dei nostri rappresentanti politici, così come l’assenza della notizia su tutti gli organi d’informazione sarda. Tutto il comparto Ovino sardo e la sua produzione di Pecorino romano, prodotto che occupa la stragrande maggioranza della trasformazione ovina in Sardegna, così come la sua tutela, vengono messi a rischio da una campagna oltraggiosa di Coldiretti laziale e dei politici locali. Basta guardare la rassegna stampa dei giornali del Lazio e di quelli nazionali, dove si evince cosa sta succedendo (vedi fine lettera).

Si vuole mettere in discussione la titolarità della “DOP Pecorino Romano”, quasi che spetti solo ai produttori laziali il titolo di romano. Si attacca il Consorzio di Tutela e la sua sede a Macomer, quasi fosse una cosa strana (solo 3 aziende laziali trasformano romano e in piccole quantità rispetto a quello trasformato in Sardegna). Coldiretti sta sostenendo la richiesta di una nuova DOP da chiamare “Cacio romano”, che già di per se (con il termine “romano”) genera confusione sui mercati a discapito della DOP “Pecorino romano”. Omettono di dire che già da ora, anzi dal 2009, possono e potevano mettere la dicitura “Pecorino Romano prodotto nel Lazio”, e lo fanno perché il vero obiettivo è quello di togliere la denominazione e l’utilizzo del marchio Pecorino romano ai produttori sardi.

Ci attendiamo, e lo auspichiamo, anche una presa di posizione forte da parte di Coldiretti Sardegna, del suo Presidente Cualbu e del suo Direttore Saba. Rispetto a questi ultimi, viste le dichiarazioni dei giorni scorsi anche contro Legacoop , che solo ora possiamo giustificare come un tentativo di spostare l’attenzione su altro, ci preme rispedire al mittente le accuse mosse. Dopo 8 mesi, utilizzano un documento “riservato”, inviato all’attenzione del Presidente della Giunta Francesco Pigliaru(dove si evidenziavano le problematiche del settore e si prospettavano alcune possibili soluzioni) estrapolando male i dati, e confondendo (!!!) latte con formaggio, per accusarci di aver buttato giù il prezzo del Latte. Appare strano, che solo ora quel documento (ripeto, commentato in maniera strumentale), sia oggetto di conoscenza e di discussione e se lo considerano ancora “segreto” (così come lo chiamano ancora oggi) non si capisce come abbia potuto influenzare il prezzo di mercato se non lo conoscevano nemmeno loro.

Fa strano pensare che Coldiretti non sappia ancora che nelle Cooperative i Produttori del latte sono i Soci delle stesse (eppure ha messo su, da qualche anno, una Centrale di Cooperative chiamata UECOOP), così come fa ancora più strano pensare che per Coldiretti i soci delle Cooperative siano gente che vuole farsi male da sola deprezzando il proprio prodotto …..che si chiama LATTE e FORMAGGIO. Nulla dice il Direttore di Coldiretti Luca Saba, del fatto che fino ad Aprile 2016 era Consigliere di Amministrazione del Banco di Sardegna e che lo stesso Banco di Sardegna, titolare della stragrande maggioranza del credito sulle anticipazioni delle campagne, a dicembre 2015 (con lui in carica, e 4 mesi prima della nostra “incriminata” lettera “riservata”), quando il Pecorino romano strappava sul mercato un prezzo superiore ai 9,60 euro al chilo, abbia deciso di svalutare le previsioni del prezzo del Pecorino romano a 8,00 euro, che determina automaticamente un valore del latte a litro pari a 0,80 centesimi e, visto che la banca finanzia il 70% una possibilità di anticipazione al pastore (per noi anche socio), di 0,56 centesimi a litro.

Lo ringraziamo della considerazione che può avere nei nostri confronti, ma è chiaro che le decisioni della Banca da lui amministrata, possano influenzare maggiormente il prezzo del Latte rispetto ad una lettera “riservata” ad un Presidente di Regione. Sia ben chiaro che, per quanto ci riguarda, non assegniamo colpe a nessuno, Banco di Sardegna compreso, che anzi, ed oggi ancora di più, è in prima linea con l’intero (o quasi) comparto ovino, per aiutarlo a risolvere la crisi.

Guarda caso, oggi quei numeri (50 centesimi a litro, diventati 80 solo 10 giorni dopo), sono stati messi sulla stampa dal Direttore di Coldiretti (Ripeto, Consigliere del Banco di Sardegnain quel periodo), attribuendo la colpa alla Cooperazione e agli Industriali, mentre non dice quello che non ha fatto lui.

Noi non accusiamo nessuno, non è nel nostro stile, Banche comprese, con le quali, e con anche la Regione Sardegna, grazie anche a quella lettera e a quell’incontro richiamato (in maniera strumentale), si sono messe in campo una serie di azioni (GARANZIA del credito dei produttori di latte ovino per 7 milioni – DEPOSITO CAUZIONALE del Pecorino romano in eccesso,per diminuire il prodotto sul mercato e far aumentare il prezzo – POSTICIPAZIONE PAGAMENTO VECCHIA CAMPAGNA di un anno e PAGAMENTO PIENO di quella attuale). Ancora una volta c’è chi urla e accusa (oltre che insultare) gli altri, e chi invece, lavora ogni giorno per i Produttori di Latte e Trasformatori del loro prodotto in Formaggio.

Detto questo, che era doveroso visti gli attacchi subiti, almeno per ripristinare l’informazione corretta, questo è un momento troppo importante, visto l’attacco ricevuto da Coldiretti Lazio e dai politici laziali, alla pastorizia sarda, al suo prodotto principe il Pecorino romano e al Consorzio di tutela dello stesso, dove serve lo sforzo di tutti (Coldiretti sarda compresa), a convergere in una battaglia comune per difendere la “DOP Pecorino romano” e quindi i 12.000 pastori sardi e le loro Cooperative di trasformazione e la trasformazione degli industriali.

Ci sarà altro tempo per commentare il prezzo del latte, ma vogliamo tranquillizzare tutti che sarà ben al di sopra dei prezzi paventati da Coldiretti. Saranno chiari a tutti, visto che ancora oggi qualcuno omette di dire che la Cooperazione sarda ha pagato il latte ad una media di 1,28 centesimi a litro (con punte di 1,45), mentre altri suggerivano come prezzo congruo 1,10 centesimi facendo firmare i pastori ad una cifra troppo al di sotto rispetto al reale valore del latte (visto che il Pecorino romano strappava un prezzo sul mercato con punte fino a 9,60 al chilo).

Serve una battaglia comune, chiediamo a tutti di condividerla e al Presidente Pigliaru di convocare gli stati generali del comparto ovino sardo, in un incontro pubblico, chiamando Produttori, Trasformatori, Cooperative (che ripeto sono produttori e trasformatori), le relative rappresentanze, l’Assessore regionale all’Agricoltura, i Parlamentari sardi e i Consiglieri regionali, tutti insieme a tutela della Pastorizia sarda (e non solo).

ECCO COSA SCRIVONO I GIORNALI DEL LAZIO

Ecco solo alcuni dei tanti articoli e delle dichiarazioni presenti nei giornali nazionali e in quelli laziali (ci risulta che ci siano anche interrogazioni di parlamentari del Lazio al Ministro che ci riserviamo di acquisire):

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(Il Tempo) Lazio contro Sardegna, scoppia la guerra del pecorino romano

di Damiana Verucci

Si chiama «Pecorino romano Dop» eppure viene prodotto per il 97% in Sardegna. Non solo, può sembrare una banalità ma è quantomeno curioso che la sede del Consorzio del pecorino romano si trovi a Macomer, in provincia di Nuoro.
«Una volta era a Roma», dicono dal Consorzio, che su tutto il resto della vicenda si trincera dietro un «no comment». Perché ormai si sta consumando una vera e propria battaglia tra il Lazio e la Sardegna con la Coldiretti regionale che chiede al Ministro delle politiche agricole di istituire la nuova Dop del cacio romano. Se la richiesta passasse si avrebbero a questo punto due dop di pecorino, una sarda e una romana. «Ma almeno – spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – avremmo finalmente una filiera autenticamente nostrana e autonoma dalla produzione sarda».

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(Affari Italiani). Pastori e pecore: marcia su Roma. Pecorino romano, battaglia Lazio-Sardegna . Lazio e Sardegna divisi dal marchio sul pecorino di qualità. Coldiretti in campo

Martedì prossimo mille pastori, con le loro pecore, invaderanno la Capitale per denunciare le difficoltà del comparto produttivo laziale del Pecorino Romano penalizzato da una politica di filiera pesantemente influenzata dai poteri forti, ma anche per sollecitare il Consorzio di Tutela della Dop a prestare più attenzione nei confronti degli allevatori, in particolare di quelli romani e laziali relegati ai margini del circuito produttivo dallo schiacciante predominio sardo.

“Martedì saremo in piazza, al Foro di Traiano, per aprire una vertenza sindacale che ripristini equilibrio nei rapporti interni alla filiera e – spiega il presidente della Coldiretti del Lazio, David Granieri – introduca equità nella gestione degli interessi economici dei due distinti, ma complementari, sistemi produttivi regionali del Lazio e della Sardegna”.
A ottobre i carabinieri del Nac (Nucleo anticontraffazione) sequestrarono presso un caseificio della Capitale 500 caciotte (per un totale di 10 quintali) soltanto perché recavano in etichetta la dicitura Romano che, stando alla tesi del Consorzio di Tutela, smontata dal ricorso presentato dalla Coldiretti, rischiava di pregiudicare la reputazione del Pecorino Dop, ingenerando confusione tra i consumatori. Ma la battaglia sindacale è altro che chiusa.
“Non rinunceremo mai – puntualizza Aldo Mattia, direttore della Coldiretti del Lazio – al marchio Romano, che ci appartiene per storia e per territorio. Martedì chiederemo al Mipaaf di istituire, come da nostra richiesta già esplicitata in un dossier, la nuova Dop del Cacio Romano e chiederemo al Consorzio di Tutela di valorizzare la filiera laziale del Pecorino attraverso la introduzione di un sottomarchio che permetta al nostro prodotto di essere venduto sui mercati con la dicitura Pecorino Dop Laziale, per potersi così distinguere chiaramente da quello prodotto in Sardegna che oggi monopolizza le vendite”.

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(Dimensione suono Roma) Mille pastori con le pecore al Foro di Traiano: la protesta per salvare il pecorino Dop

Sono scesi in piazza in difesa del pecorino romano Dop. Sono i pastori di Roma e del Lazio che hanno presentano le loro proposte per promuovere e valorizzare un prodotto di qualità, come il formaggio pecorino. Per la manifestazione la Coldiretti Roma Lazio ha scelto il Foro di Traiano.

LE MOTIVAZIONI DELLA PROTESTA – Mille i pastori che insieme alle pecore hanno invaso la città nella mattina di martedì. Due le motivazioni alla base della protesta. In primis le difficoltà del comparto produttivo laziale del Pecorino Romano penalizzato da una politica di filiera influenzata dai poteri forti. La seconda motivazione, invece, è quella di sollecitare il Consorzio di Tutela della Dop a prestare più attenzione nei confronti degli allevatori, in particolare di quelli romani e laziali relegati ai margini del circuito produttivo dallo schiacciante predominio sardo.

COLDIRETTI – A spiegare le motivazioni alla base della protesta è David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio: “Martedì saremo in piazza per aprire una vertenza sindacale che ripristini equilibrio nei rapporti interni alla filiera e introduca equità nella gestione degli interessi economici dei due distinti, ma complementari, sistemi produttivi regionali del Lazio e della Sardegna”. “Non rinunceremo mai – puntualizza Aldo Mattia, direttore della Coldiretti del Lazio – al marchio Romano, che ci appartiene per storia e per territorio. Martedì chiederemo al Mipaaf di istituire, come da nostra richiesta già esplicitata in un dossier, la nuova Dop del Cacio Romano e chiederemo al Consorzio di Tutela di valorizzare la filiera laziale del Pecorino attraverso la introduzione di un sottomarchio che permetta al nostro prodotto di essere venduto sui mercati con la dicitura Pecorino Dop Laziale, per potersi così distinguere chiaramente da quello prodotto in Sardegna che oggi monopolizza le vendite”.

IL CASO – A ottobre i carabinieri del Nac (Nucleo anticontraffazione) hanno sequestrato in un caseificio di Roma 500 caciotte, quindi, 10 quintali, perché recavano la dicitura Romano sull’etichetta che, stando alla tesi del Consorzio di Tutela, smontata dal ricorso presentato dalla Coldiretti, rischiava di pregiudicare la reputazione del Pecorino Dop, ingenerando confusione tra i consumatori.

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(Corriere della Sera/Roma) Mille pastori laziali a Roma per difendere il Pecorino Romano

In piazza, al Foro di Traiano, la guerra d’indipendenza dei pastori romani e laziali che rivendicano l’originalità e la diversità del loro pecorino da quello prodotto in Sardegna, che di fatto oggi monopolizza la produzione Dop del pregiato formaggio.

In piazza, al Foro di Traiano, la guerra d’indipendenza dei pastori romani e laziali che rivendicano l’originalità e la diversità del loro pecorino da quello prodotto in Sardegna, che di fatto oggi monopolizza la produzione Dop del pregiato formaggio.

Nel cuore della Capitale sono arrivati questa mattina allevatori e trasformatori da tutta la regione. Hanno manifestato per ottenere una politica di filiera che differenzi sul mercato la produzione laziale da quella sarda.

“Chiediamo al Consorzio di Tutela del pecorino romano Dop – ha detto David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio – di introdurre un nuovo marchio di riconoscimento che indentifichie valorizzi il pecorino prodotto a Roma e nel Lazio e di aprire proprio qui, a Roma, una sede del Consorzio (la sola finora esistente si trova in Sardegna) per gestire la filiera laziale in piena autonomia da quella isolana. Infine siamo in attesa che il ministero delle politiche agricole istituisca comunque anche la nuova Dop del Cacio Romano che abbiamo richiesto – ha aggiunto Granieri – per valorizzare adeguatamente tutta la produzione laziale che oggi non confluisce nella Dop del pecorino”.

In piazza, per sostenere le rivendicazioni degli allevatori romani e laziali, c’erano anche il presidente del consiglio comunale di Roma, l’assessore regionale all’agricoltura e il presidente del Lazio. “Siamo al vostro fianco a difesa della identità di un prodotto che ci appartiene per storia. Non accetteremo mai – ha detto Nicola Zingaretti – politiche che possano distruggere l’economia della nostra regione. È inammissibile che dietro l’aggettivo Romano ci siano tutti tranne quelli che il pecorino lo hanno inventato.

Capo Frasca: Cocer Interforze, manifestare è un diritto, delinquere è un’altra cosa

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di Antonsergio Belfiori*

Cagliari, 24 nov. 2016 – Le efferate violenze della manifestazione fuori dal Poligono militare di Capo Frasca in Sardegna di ieri 23 novembre non lasciano spazio a nessun ragionamento. Manifestare è una cosa, delinquere deliberatamente è un’altra. Gruppi di delinquenti organizzati provenienti anche da altre parti d’Italia dimostra che la protesta contro i militari in Sardegna viene usata e strumentalizzata dai professionisti del casino e della violenza. I sardi ancora una volta usati a loro insaputa in questo caso con la partecipazione di gruppi provenienti dalla penisola già noti alle forze dell’ordine su casi precedenti legati alle manifestazioni dei NO TAV e NO MUOS. Scandalosa inoltre la partecipazione del senatore Roberto Cotti del Movimento 5 Stelle su cui nemmeno Grillo prende le distanze e pertanto non mi rimane che pensare che questa sia ormai la linea ufficiale del movimento sul tema dei militari in Sardegna. Agghiaccianti invece le dichiarazioni degli organizzatori e di altri che a vario titolo parlano di modello economico alternativo e di una Sardegna diversa senza però dare nessuna ricetta praticabile e sensata. Per non parlare poi delle ragioni, spesso colorite, della protesta raccontata da questi “esponenti” che organizzano. Finzione e realtà. Il consenso di massa incardinato su informazioni non veritiere o deliberatamente falsate che però vengono considerate vere nonostante la loro dimostrabile infondatezza. Siamo ormai nell’era della post verità. Screditare con questa violenza il nobile lavoro dei militari al servizio del Paese non rappresenta solo un atto di viltà ma anche un imperdonabile errore nei confronti dei cittadini che invece chiedono sicurezza e servizio.

*Delegato Cocer Interforze

Negli scontri di ieri di fronte al Poligono di Capo Frasca (Arbus) sono rimasti feriti 13 operatori delle Forze dell’Ordine, tra i quali il Vice Questore Vicario di Cagliari Ferdinando Rossi,colpito alla testa da un sasso. Molti agenti, carabinieri e finanzieri, colpiti da sassi e oggetti contundenti, stoicamente non si sono fatti refertare, pur rientrando a casa contusi. Gli agenti della Polizia Scientifica e della Squadra Mobile di Cagliari hanno ripreso ogni fase della provocazioni e degli scontri identificando decine di facinorosi che saranno denunciati all’Autorità giudiziaria.

Migranti: Cagliari, in tre tentano irruzione in Comune, un arresto

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Cagliari, 23 nov. 2016 – In tre hanno tentato di fare irruzione in municipio a Cagliari per parlare con il sindaco, ma sono stati bloccati dalla polizia e dalla municipale (guarda il video). E’ successo stamani introno alle10,40 in Via Roma. Urla, spintoni e parole grosse contro i poliziotti e il Sindaco da parte dei tre migranti che chiedevano “casa, lavoro e soldi”. Di fronte al municipio si è formato un capannello di persone mentre poliziotti tentavano di riportare la calma ma, mentre uno è stato bloccato proprio sui cancelli, l’altro ha inveito contro gli agenti e ha tentando di colpirli e di divincolandosi. A quel punto gli uomini della volante lo hanno messo in sicurezza e portato in questura per resistenza a pubblico ufficiale. Si tratta di tre dei 4 migranti che ieri mattina hanno tentato di entrare in Municipio asserendo di avere un appuntamento con il sindaco.

Carceri: Cagliari, allarme Tbc, sospetto caso su 17enne dopo quello denunciato a Is Arenas = Accuse Fp Cisl e Coisp

is mirrionis

Cagliari, 21 nov. 2016 – E’ allarme tubercolosi tra la popolazione carceraria della Provincia di Cagliari dopo la scoperta di un secondo presunto caso di Tbc su un giovane extracomunitario, un 17enne egiziano, detenuto nell’Istituto minorile di Quartucciu (Ca) e ora ricoverato in profilassi al Reparto infettivi dell’Ospedale SS Trinità di Cagliari. I medici sono in attesa degli esami di laboratorio dopo il ricovero effettuato d’urgenza il 18 novembre per una sospetta appendicite, ma la diagnosi sembrerebbe chiara. E si prospetta una profilassi per tutto il personale della polizia penitenziaria, civile e degli altri minori detenuti nel carcere dell’hinterland cagliaritano, 25 persone in tutto.

Si tratterebbe dunque del secondo caso di Tbc registrato nello stesso giorno in Sardegna. Ieri infatti il segretario generale della Fp Cisl, Nino Manca, ha denunciato l’arrivo di un detenuto romeno nella colonia penale di Is Arenas, in comune di Arbus (Ca), “con volo Alitalia, dall’Istituto penitenziario di Saluzzo” che pare, sia poi risultato, a seguito di controllo effettuato all’ospedale di San Gavino Monreale (Ca), “avere attivi dei focolai di TBC, al rientro in Istituto lo stesso è stato poi isolato dalla restante popolazione detenuta”.

“Vista la gravità di quanto accaduto, considerato che, pare, non siano stati rispettati i protocolli inerenti la sicurezza e la salute riguardanti la tutela del Personale di Polizia penitenziaria – dice la Fp Cisl –, personale medico, gli stessi passeggeri del volo e comunque tutte le persone che sono state a contatto con il soggetto infetto, chiede delucidazioni in merito” al Provveditore Amministrazione penitenziaria della Regione Sardegna, Maurizio Veneziano.

“Incredibile silenzio su una vicenda che tradisce il menefreghismo verso la salute di chi serve onestamente lo Stato”, afferma il segretario nazionale del Coisp Polizia Franco Maccari. “A due giorni da una denuncia clamorosa che avrebbe dovuto scuotere vertici di Uffici e Dipartimenti nemmeno il ronzio di una mosca che vola. La salute di chi lavora onestamente servendo lo Stato – dice Maccari – non vale davvero poi molto in Italia”.

Il detenuto romeno “a quanto emerso, è giunto a Is Arenas senza che dalla struttura penitenziaria di provenienza fosse stata comunicata l’infezione tubercolare, tanto che è stato trasportato su un volo di linea senza particolari precauzioni, in modo che i passeggeri dell’aereo, la scorta che lo ha trasferito, nonché gli altri detenuti con cui è venuto a contatto sono rimasti esposti a possibile contagio. Il caso è stato poi scoperto dal medico della casa di reclusione. Ma tutto questo disastro – si infuria Maccari – deve essere inavvertitamente sfuggito agli Organi competenti. Competenti a far tutto fuorché ad occuparsi delle donne e degli uomini che da loro dovrebbero essere rappresentati e tutelati”.