Gas: dopo 20 anni l’annuncio della Regione, arriva anche a Guspini

Guspini,23 set. – Un nuovo passo avanti nella realizzazione del Piano per le reti regionali di trasporto e distribuzione del gas. Oggi, dopo 20 anni dall’annuncio dell’allora sindaco Tarcisio Agus, a Guspini è stata inaugurata la rete del gas di città, un intervento cofinanziato con l’Accordo di Programma Quadro per la metanizzazione della Sardegna. L’importo totale dei lavori in concessione è pari a 26 milioni 752 mila euro. Il contributo a carico dell’APQ Metano è di quasi otto milioni di euro e il progetto gode delle agevolazioni del programma Jessica cofinanziato con il POR FESR 2007-2013. All’inaugurazione erano presenti il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, l’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras, e il sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Luca Lotti (che fino ad oggi non sapeva neppure dove fosse Guspini).

Progetto che, per dovere di cronaca e verità d’informazione, ha preso avvio concreto e deciso con il sindaco Rossella Pinna.

 

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PIGLIARU: METANO, ASSE PORTANTE DEL PATTO PER LA SARDEGNA. “Ci troviamo in una fase di transizione energetica”, ha spiegato il Presidente Pigliaru, che ha sottolineato come la scelta del gnl (complimenti a chi lo ha scritto!) sia progetto già presente condiviso e ampliato dalla sua Giunta. “In questa fase di passaggio verso le rinnovabili, che è per forza di cose graduale, il metano è una tappa essenziale. Per questo abbiamo voluto che fosse uno degli assi portanti del Patto con il Governo, che si è impegnato a far sì che il metano arrivi nelle case dei cittadini residenti in Sardegna – ha detto Francesco Pigliaru – e che ci arrivi a un prezzo uguale o minore rispetto a quello che viene pagato dai cittadini residenti nel continente italiano. Una clausola di sicurezza stabilisce che se il metano portato qui dovesse in qualche caso superare la tariffa nazionale, il Governo interverrà con misure compensative per riallineare il prezzo con quello della penisola”.

Il presidente Pigliaru si è infine soffermato sulla prospettiva, ricordando come le tecnologie oggi consentano “di produrre ovunque energia sulla base di fonti rinnovabili: non più grandi impianti che sfruttano gli incentivi sulle rinnovabili lasciando poco o niente al territorio, ma impianti diffusi collegati tra loro, che garantiscano una produzione rinnovabile mirata al benessere delle persone che vivono vicino a dove l’energia viene prodotta”.

PIRAS: AVANTI VELOCE VERSO IL COMPLETAMENTO DEI BACINI. “La metanizzazione, prevista dal Piano Energetico Regionale, il primo vero Piano Energetico approvato dalla Sardegna – ha detto l’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras – è di fondamentale importanza per rendere più flessibile e sicuro il sistema energetico dell’Isola. Nel Piano per la metanizzazione c’è innanzitutto il completamento della Dorsale. Secondo quanto definito dal Patto per la Sardegna, la realizzazione dell’infrastruttura è parte della rete nazionale dei gasdotti e il collegamento della Dorsale ai Bacini è parte della rete di trasporto regionale italiana. Il costo della Dorsale graverà in gran parte sulla tariffa nazionale di trasporto del metano, mentre i costi per realizzare gli adduttori dalla dorsale ai bacini saranno ridistribuiti sulla tariffa di trasporto regionale del resto d’Italia. Ciò consentirà alle imprese e ai cittadini sardi di avere il metano allo stesso prezzo finale pagato da tutti gli italiani. Oggi i guspinesi possono accedere alla rete del gas – ha detto ancora l’assessore – In futuro si approvvigioneranno col metano. Stiamo accelerando perché i lavori dei 38 Bacini si concludano al più presto – ha detto la titolare dell’Industria – e per questo motivo abbiamo inserito nel Patto la rivisitazione dell’Accordo di Programma Quadro. Ciò consentirà di agevolare il lavoro delle società concessionarie che per via dei ritardi nell’avvio della metanizzazione hanno avuto un aggravio dei costi”.

L’assessore Piras ha poi voluto sottolineare il buon lavoro di collaborazione tra il pubblico e il privato. “Grazie all’azienda che ha realizzato i lavori, le imprese locali hanno potuto specializzarsi e acquisire conoscenze e competenze che rimarranno sul territorio. Le collaborazioni di questo tipo non possono che accrescere le potenzialità di sviluppo delle piccole e medie imprese che operano in Sardegna e, nello specifico, nel Medio Campidano”.

L’Ente realizzatore della rete di Guspini è l’organismo di Bacino numero 24, di cui fanno parte, oltre al comune di Guspini, quelli di Buggerru, Fluminimaggiore, Gonnosfanadiga, Pabillonis e Villacidro, quest’ultimo Comune capofila del bacino. Il Bacino 24 comprende in totale 12.442 utenti e 156.305 metri di tubazioni. Il concessionario dell’intervento è la SHERDEN GAS del gruppo COESAM ITALIA che ha già completato le reti di Villacidro e Pabillonis.

Migranti: Sassari, smantellata organizzazione sfruttamento extracomunitari attraverso documenti falsi = 22 denunce tra italiani e stranieri

Sassari,23 set – La Squadra Mobile della Questura di Sassari ha concluso, dopo oltre due anni, una complessa e articolata indagine che ha permesso di smantellare un’organizzazione dedita alla regolarizzazione fittizia di diversi cittadini extracomunitari attraverso false assunzioni e altrettanto false dichiarazioni di rapporto di lavoro alla Direzione Provinciale del Lavoro. Il sodalizio, che ha visto coinvolti a vario titolo nell’attività illegale 22 persone, ha consentito ad alcuni cittadini stranieri da tempo radicati nel tessuto sociale sassarese, ma anche ad alcuni sassaresi, di ottenere il pagamento di “tangenti” da parte di immigrati extracomunitari con la promessa di assunzione da parte di falsi e consenzienti “datori di lavoro” che, grazie alla loro situazione di invalidità, potevano ottenere agevolazioni in caso di assunzione di badanti o collaboratori domestici stranieri che, a loro volta, coi contratti di lavoro stipulati, regolarizzavano la loro posizione giuridica nel territorio italiano, in virtù della normativa sull’”emersione”.

L’attività investigativa, coordinata dalla dirigente della Mobile sassarese, Bibiana Pala, ha avuto origine da una denuncia presentata presso la Questura agli inizi del 2013, da parte di una coppia di coniugi, che hanno dichiarato di essere stati raggirati da un cittadino senegalese, presentato loro da un conoscente che, a suo tempo, aveva proposto ai coniugi l’assunzione, dichiaratamente fittizia, di alcuni cittadini extracomunitari che, vista la loro posizione di persone invalide, avrebbero potuto essere contrattualizzati come badanti o collaboratori domestici producendo, a vantaggio dei coniugi un rimborso delle spese sotto forma di sussidio della durata di un anno.

Era stato spiegato ai due che tale pratica di assunzione non avrebbe avuto per loro alcun onere, anzi, avrebbero ricevuto il suddetto contributo per l’operazione che, dal punto di vista economico – versamenti previdenziali INPS e spese per istruzione della pratica – sarebbero stati interamente a carico del cittadino senegalese che li aveva contattati.

Invece, proprio perché l’INPS aveva iniziato a sollecitare i pagamenti, mai pervenuti, relativi ai rapporti di lavoro, i coniugi avevano deciso di contestare tale situazione al mediatore senegalese. Questi, dopo le loro reiterate proteste, li aveva perfino minacciati di ritorsione se non avessero avvallato la posizione lavorativa dei loro “dipendenti” innanzi al personale della Direzione Provinciale del Lavoro che, grazie alle loro dichiarazioni, avrebbe avviato la pratica di assunzione nonché di emersione dei lavoratori stranieri, che, successivamente, sarebbe stata suggellata dall’Ufficio Immigrazione della Questura. A quel punto i due coniugi si erano decisi a presentare denuncia, rendendosi conto di essere stati raggirati dal cittadino senegalese e dal loro conoscente sassarese.

Dai primissimi accertamenti scaturiti dalla denuncia della coppia, appariva però immediatamente chiaro che i due non erano stati inconsapevolmente raggirati, bensì, perfettamente a conoscenza dell’organizzazione delinquenziale e si erano decisi a sporgere denuncia poiché al loro indirizzo erano pervenute, da parte dell’INPS, numerose ingiunzioni di pagamento dei contributi previdenziali dei cittadini extracomunitari coi quali avevano stipulato falsi contratti di lavoro. In alcuni casi, per porre in essere la strategia tesa alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri, sono state falsificate anche le attestazioni di viaggio o i certificati medici, relativi alla presenza degli stessi in territorio italiano, documentazione necessaria a dimostrare la presenza del cittadino extracomunitario in data antecedente il 2011, così come dettato dalla Legge sull’emersione.

Dalla situazione appena descritta e dell’attività investigativa originata, si dipanava per il personale della Squadra Mobile un’organizzazione molto più complessa che coinvolgeva numerosi personaggi riconducibili infine a tre grandi diramazioni, differenziate dalla nazionalità degli extracomunitari da “assumere”: senegalese, indiana/bengalese e pakistana.

Ogni “squadra” vedeva come procacciatore di lavoratori da assumere lo stesso cittadino senegalese che tramite conoscenti locali, di volta in volta individuati a seconda del canale straniero da percorrere, contattava persone che rientravano nella situazione certificata di invalidità. Lo stesso successivamente le convinceva ad assumere cittadini extracomunitari introdottisi in territorio italiano clandestinamente per i quali, a titolo oneroso, spesso, egli procurava o falsificava documenti di viaggio e certificati medici che ne attestassero la presenza in Italia nelle date previste dalla norma che ne consente la “sanatoria” se il cittadino straniero dimostra di prestare attività lavorativa da almeno tre mesi prima dell’inoltro della domanda di emersione.

Tutti gli appartenenti al sodalizio piramidale, avrebbero dovuto, a titolo differenziato, intascare una somma di danaro per la loro partecipazione a tale “operazione”: il senegalese in quanto “procuratore” per i contratti di lavoro; i sub-agenti che contattavano i potenziali “datori di lavoro” e questi ultimi perché si prestavano a tale ruolo.

A pagare cospicuamente, da 1.800 fino a 4.000 euro, per l’iter dell’operazione, erano coloro ai quali veniva promessa – e spesso non mantenuta – l’assunzione in qualità di badante o collaboratore domestico.

Grazie ad una certosina attività di indagine, ad acquisizioni presso la Direzione Provinciale del Lavoro e per il tramite dell’Ufficio Immigrazione, si è addivenuti, dopo più di due anni, ad accertare per tutti gli indagati la relativa responsabilità in ordine al ruolo svolto e al livello di coinvolgimento nell’azione illegale iniziata fin dal 2009; l’attività info-investigativa è stata oggetto di una circostanziata informativa inviata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari con la segnalazione, come detto, di ventidue persone che, a vario titolo, hanno favorito l’ingresso illegale di cittadini stranieri nel territorio dello Stato.

Droga: Cagliari, in casa aveva oltre 3 kg tra coca, marijuana e hashish, arrestato 26enne

Sostanza Stupefacente

Cagliari, 21 set. 2016 – I poliziotti della Squadra mobile di Cagliari hanno arrestato un 26enne di Cagliari, Alessio Lilliu, sorpreso con oltre 3 kg di droga in casa. Gli agenti della Seconda Sezione della Squadra Mobile hanno perquisito l’abitazione del giovane in via Premuda, nel quartiere di San Michele, tristemente noto per l’intensa attività di spaccio. Quando sono entrati in casa di Lilliu i poliziotti hanno trovato una situazione di degrado, scoprendo 0,376 grammi di cocaina, 576 di marijuana e 2 kg e 665 grammi di hascisc ed un bilancino di precisione. I poliziotti, valutati i gravi indizi, rappresentati dal considerevole quantitativo variegato di sostanze stupefacenti sequestrate, in parte già suddiviso in dosi pronte allo spaccio e gli strumenti idonei al confezionamento, hanno arrestato Lilliu. Il pm ne ha disposto il trasferimento in carcere con l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti.

Cagliari: in casa con una pistola calibro 22, arrestato 19enne

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Cagliari,13 set. 2016 – Gli agenti della Seconda Sezione “Crimine Diffuso” della Squadra Mobile lo tenevano d’occhio già da qualche tempo. Per Paolo Jlassi, 19 di Cagliari, già conosciuto agli investigatori per piccoli reati contro il patrimonio ieri pomeriggio si sono aperte le porte del carcere di Uta, dopo che gli agenti hanno perquisito la sua abitazione, in via Castelli, trovando, nella sua stanza da letto, una pistola a tamburo calibro 22 con matricola abrasa, una balestra in legno ed oltre 100 cartucce. Sull’arma, in perfetto stato di conservazione, verranno effettuati gli accertamenti balistici per verificare se la stessa è stata utilizzata in episodi criminali.

Migranti: Cagliari, in 12 ore due sbarchi sulle coste del Sulcis, arrivano in 38 dall’Algeria

Preoccupazione per Agati (Sap) e Orrù (Movimento cristiano)

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Cagliari, 12 set. 2016 – Sbarco di 38 migranti algerini stamani e nel corso della notte nelle coste del sud della Sardegna. Il primo è avvenuto ieri sera verso le 20 sulla spiaggia di Capo Malfatano, in comune di Teulada (Ca).Un barchino con 22 persone sedicenti algerini, è stato avvistato da alcuni bagnanti che hanno avvisato le forze dell’ordine, che hanno rintracciato i migranti, tutti uomini e in buone condizioni fisiche, contenti e con zainetto in spalla, camminare lungo la statale in direzione Cagliari.

Altri 16 sono sbarcati stamattina intorno alle 9 vicino al nuovo porticciolo turistico di Teulada, in località ‘Porto Nuovo’. Anch’essi, tutti maschi sedicenti algerini ed in buone condizioni di salute e visibilmente felici di aver raggiunto l’isola. Sono stati però bloccati anch’essi dai carabinieri di Teulada e di Giba e della Compagnia di Carbonia. Tutti sono stati trasferiti a Cagliari per le procedure di identificazione.

“Ancora sbarchi, ancora algerini – dice il segretario provinciale del Sap Luca Agati – che approdano sulle nostre coste certi di una comoda e pronta accoglienza. Ascoltiamo i proclami del Prefetto, circa l’imminente apertura del centro a Monastir (nella ex scuola della polizia penitenziaria,ndr)  anche se nessun lavoro di adeguamento è iniziato e l’amministrazione comunale non sa nulla. Addirittura si parla di una diminuzione dei reati quando in città accade tutto il contrario e la situazione può solo peggiorare. Servono espulsioni immediate con accompagnamento alla frontiera, non si può permettere a questi soggetti di delinquere come accaduto fino ad oggi. La Sardegna non si merita di diventare un centro di accoglienza a cielo aperto”.

“L’ennesimo sbarco di clandestini avvenuto oggi  – dice Marcello Orrù, consigliere regionale del Psd’Az e leader del Movimento Cristiano – e all’ arrivo previsto di migliaia di immigrati nei prossimi mesi mi spingono a richiamare per l’ennesima volta il presidente Pigliaru a non sottovalutare la drammatica situazione che la nostra Regione sta vivendo. Il silenzio della giunta è assordante e molto preoccupante”.

“La Sardegna non può sopportare ulteriori arrivi, occorre fermare il flusso dall’Africa. E’ ormai chiaro il tentativo del governo – prosegue Orrù – di trasformare la nostra terra in un ghetto permanente per i migranti: la Sardegna come centro di accoglienza al centro del Mediterraneo. La nostra regione è la nuova Lampedusa. Tra i cittadini serpeggia la paura ed il timore e siamo in piena emergenza con rischi sia per quanto attiene la sicurezza e l’ordine pubblica sia per quanto riguarda gli aspetti sanitari:soprattutto intorno a quest’ultimo aspetto, in qualità di vicepresidente commissione sanità, richiamo alla massima attenzione tutti i soggetti coinvolti nelle operazioni”.

“Propongo che la giunta regionale crei una Task force operativa: è’ urgente come mai prima d’ora – conclude Orrù – fermare il flusso degli arrivi, il silenzio del presidente Pigliaru sull’emergenza clandestini in Sardegna è disarmante. Il presidente della Regione dovrebbe assumere una posizione formale e pretendere che il governo affronti il problema – immigrazione in Sardegna come un’emergenza nazionale. Siamo al caos più totale, urge la massima fermezza”.

Miniere: concluso iter riforma Parco Geominerario della Sardegna

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Cagliari, 12 settembre 2016 – I ministri dello Sviluppo Economico, dell’Istruzione e della Ricerca e il ministro per i Beni Culturali, nei giorni scorsi hanno sottoscritto l’intesa con il ministro dell’Ambiente sul decreto di riforma del Parco Geominerario. Il presidente della Regione aveva già dato il suo assenso e anche la comunità del parco si era espressa positivamente. Si conclude così una vicenda annosa, essendo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale un mero atto tecnico. I punti salienti della riforma sono la semplificazione della gestione e dei controlli ministeriali preventivi, il maggior ruolo delle istituzioni territoriali nella gestione, la partecipazione delle associazioni. Di fondamentale importanza la riclassificazione del territorio del parco in sub aree in funzione della rilevanza storica e culturale. I controlli saranno graduati  in coerenza  con un  drastico alleggerimento della burocrazia.  Il parco estende la competenza  all’intera Sardegna  per  la geologia, risolvendo così una condizione per la permanenza nella rete mondiale dei parchi, riconosciuta dall’Unesco. Il coordinatore del Piano Sulcis, Tore Cherchi, che ha coordinato la riforma per conto della Regione, esprime soddisfazione per  il risultato “ottenuto grazie alla leale cooperazione fra istituzioni. Auspichiamo – ha detto ancora Cherchi – che le istituzioni territoriali procedano rapidamente alle nomine e a tutti gli atti di competenza con l’obiettivo di rilanciare l’attività del parco geominerario”.

Scuola: Pinna (Pd), no a soppressione classi all’Istituto ‘Volta’ di Guspini

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Amara sorpresa ed esordio tribolato per gli studenti e i genitori della 3^ Classe dell’istituto “Volta” di Guspini

Guspini,12 set. 2016 – Il consigliere regionale del Pd Rossella Pinna in prima linea insieme agli studenti, ai genitori, al Consiglio d’Istituto e alle istituzioni locali, in difesa delle classi e del percorso formativo ad indirizzo socio-sanitario dell’Istituto A. Volta di Guspini (nella foto da Google Maps). “Interrompere un indirizzo di studio dopo due anni, afferma la Pinna, ritengo che non abbia motivazioni così forti né dal punto di vista culturale, né economico. Stiamo parlando della eliminazione in un sol colpo, di due classi terze (diurna e serale) appartenenti al corso per Tecnici per i Servizi Socio Sanitari, frequentata con fatica e impegno anche dagli studenti lavoratori”,spiega la Pinna.

Una decisione che sembrerebbe non aver valutato adeguatamente le conseguenze sociali, economiche e formative, di un territorio in continua emergenza come quello di cui il Medio-Campidano è, purtroppo, portatore, con il rischio di annullare una competenza e una qualificazione in parte acquisita. “Una decisione basata esclusivamente sui numeri – prosegue – , che non tiene conto neanche di aspetti fondamentali come il disagio logistico o i costi di trasporto per le famiglie degli interessati, obbligati, nel migliore dei casi, alla scelta di iscrivere i propri figli negli Istituti di Oristano o Cagliari.  A metà percorso formativo, il sogno si interrompe anche per chi con enormi sacrifici, concilia famiglia, lavoro e studio nei corsi serali”.

“Questa misura taglia-classi – continua il Consigliere regionale del Pd – , peraltro mal si concilia con le politiche antidispersione poste in essere dalla Regione e dal MIUR,e nega irrevocabilmente il diritto allo studio sancito dalla Costituzione italiana. Qualunque strategia pedagogico- didattica non può che essere finalizzata al mantenimento degli studenti a scuola per non pregiudicarne la frequenza o impedirne il proseguo in un cammino educativo comune già intrapreso, come nel caso specifico, e finalizzato a dare una specifica competenza in un settore capace di aprire spazi nel difficile mercato del lavoro”.

“Mi auguro – afferma la Pinna – che si intervenga al più presto e che la decisione venga rivista e modificata con la giusta attenzione e sensibilità, considerando che oltre i precisi parametri numerici esistono anche specifiche deroghe per il superamento del problema. I presupposti – conclude – ci sono tutti, serve una precisa volontà politica che viene richiesta all’assessore competente per restituire speranza agli studenti, alle studentesse e a tutti i soggetti interessati”.