Energia, Agricoltura&Affari: @Mauro_Pili (#Unidos), megatruffa sui pannelli solari nelle terre agricole nel Campidano

Terreni da acquisire per 18 milioni di euro, per guadagnare 2 miliardi di incentivi Il deputato denuncia “Ecco i contratti truffa: 1.200 euro ad ettaro all’anno per 30 anni per un bottino da 1 milione di euro per il faccendiere locale. Mai pagate le penali previste dal contratto e truffa aziende agricole in piena produzione: la falsa la storia dei terreni incolti”

Cagliari, 27 ago. 2016 – “Una mega truffa che ha attraversato l’intero Campidano, passando da Decimoputzu sino a Gonnosfanadiga. Una tentata rapina da 500 ettari circa messa in campo con metodi da faccendieri che millantano denaro subito in cambio di terreni e aziende da radere al suolo. Un’operazione giocata tutta sotto il millantato ricatto/minaccia di un esproprio di pubblica utilità. Contratti per sfruttare per 30 anni i terreni e poi, una volta distrutto tutto, restituire il deserto. Un piano da 18 milioni di euro per acquisire il diritto di superficie in cambio di terreni e immobili che secondo le clausole capestro del contratto potevano essere rase al suolo senza se e senza ma.  Un compenso per quei terreni apparentemente elevato che nasconde il vero obiettivo di questi faccendieri: sfruttare quelle superfici per incassare decine di milioni di euro all’anno di incentivi freschi per il termodinamico solare. Basti un solo dato, rapporto ad analoghi impianti: ogni ettaro di terreno è destinato a incassare 5 milioni di euro di incentivi per i prossimi 25 anni. Questo vuol dire che questi signori avrebbe pagato quei terreni 18 milioni di euro per incassare oltre 2 miliardi di incentivi nei prossimi 25 anni. Siamo dinanzi ad una vera e propria truffa ai danni della Sardegna e dei sardi che rischiano di farsi portar via terre produttive e in piena produzione per far guadagnare miliardi di euro di incentivi a faccendieri senza scrupoli. Tutto denaro prelevato a piene mani dalle tasche dei sardi e non solo attraverso le bollette elettriche. Tutto questo dichiarando il falso quando asseriscono che si tratti di terreni incolti e abbandonati quando, invece, si tratta di aziende in piena produzione. Decine di ettari di fiorenti uliveti, colture imponenti di mangimi legati all’attività agropastorale e lattiero casearia. Un’operazione per far regredire sempre di più la Sardegna a scapito delle produzioni agricole e a favore di speculatori senza scrupoli sbarcati nel Medio Campidano per tentare di imbrogliare agricoltori e allevatori”.

Lo ha detto stamane il deputato di Unidos Mauro Pili in una conferenza stampa tenuta tra le rigogliose colture di granturco nell’agro di Gonnosfanadiga, le stesse aree oggetto dei contratti capestro che in molti hanno rifiutato sonoramente.

“Questa azienda – ha detto Pili – è una delle tante che è stata oggetto di indebite pressioni, millanterie varie e minace di esproprio. E’ giusto che su questi metodi sia la Procura a valutare se si ravvisino anche da un punto di vista penale reati. Basterebbe sentire gli agricoltori per comprendere metodi e falsità raccontate da faccendieri e intermediari di questo piano speculativo. La truffa la si evince da un primo inequivocabile elemento: nel contratto che qualcuno ha sottoscritto era prevista una clausola che prevedeva che se entro 18 mesi non fossero arrivate le autorizzazioni si sarebbe dovuta pagare una penale di 6.000 euro a contratto. Non solo non è stato pagato quanto previsto dal contratto, ma risulta che l’intermediario abbia chiesto, e in qualche caso ottenuto, un rimborso spese da 1.000 euro, versati non si sa come ad affini dello stesso faccendiere. Un contratto che prevedeva per il basista dell’operazione, tale arch. Virdis, la bella cifra di quasi un milione di euro solo di provvigioni per la stipula dei contratti di diritto di superficie. E’ giusto che la Procura indaghi su questa vicenda che, se portasse ad un’ipotesi reale di esproprio per pubblica utilità, dovrebbe coinvolgere anche le alte sfere sia del Ministero dell’ambiente che la stessa presidenza del consiglio dei ministri. La contiguità politica tra i vertici dello stato a partire dal presidente del consiglio con alcuni dei personaggi coinvolti in questa operazione deve essere approfondita e fermata. Non è un segreto che i proprietari di alcune società coinvolte nel progetto speculativo siano comparse più volte a sostegno diretto del presidente del consiglio dei ministri in campagne elettorali e non solo. Tutto questo – ha concluso Pili – deve essere fermato in ogni modo, verificando metodi e ricatti messi in campo per strappare questa terra agli agricoltori e allevatori sardi. Sarà un’opposizione dura, senza sconti per nessuno”.

Peste suina: Pili (Unidos), Sindaco Desulo pugnalato alle spalle dalla Regione sarda, è barbarie istituzionale

Nuoro, 26 agosto 2016 –  “La Regione pugnala i sindaci alle spalle. Non solo li ha lasciati soli ma adesso li espone anche al calvario giudiziario. L’avviso di garanzia al Sindaco di Desulo Gigi Littarru è l’ennesima dimostrazione di una regione inadeguata e vigliacca che non solo non fa quanto gli è dovuto ma arriva persino a segnalare i Sindaci alla Procura della Repubblica per presunte inadempienze. Il gesto subdolo del presidente della Regione di chiedere al sindaco di Desulo un’ordinanza di abbattimento di suini nelle campagne del paese è nel contempo un atto vigliacco, considerate le tensioni che da mesi si registrano nel territorio, e istituzionalmente gravissimo. Non solo quell’atto non doveva e non poteva essere richiesto al sindaco ma la Regione aveva una responsabilità precisa per eseguire direttamente  sia le formalità che l’eventuale abbattimento. Un elemento è certo: il Sindaco di Desulo anche stavolta è stato usato come scudo umano per l’incapacità della Regione di predisporre un piano condiviso e capace di ricucire il tessuto sociale legato al fenomeno dell’allevamento incontrollato di suini. Un processo che andava affrontato con il dialogo e non con le ruspe. Appare inqualificabile sul piano istituzionale, ancor di più su quello giuridico, aver chiesto al Sindaco di emettere un’ordinanza su di un allevamento dove la Regione era maldestramente intervenuta qualche settimana prima. Le responsabilità delle azioni vanno assunte sino in fondo ed è impensabile che si possa agire come sceriffi di campagna ignorando regole e dialogo”.

Lo ha detto il deputato di Unidos Mauro Pili che ieri sera nella sede del Municipio a Desulo ha incontrato il sindaco Gigi Littarru per esprimergli la totale vicinanza e solidarietà per l’avviso di garanzia appena ricevuto e nel contempo esaminare le problematiche reali della lotta alla Peste Suina Africana.

“Da Desulo a Villagrande, passando per Urzulei e Fonni esiste un patrimonio suinicolo di primaria importanza per il quale occorre buon senso e senso di responsabilità per salvaguardare una filiera alimentare di grande valore e di livello straordinariamente superiore nel mediterraneo. Agire senza una strategia chiara che consenta di valorizzare questo patrimonio significa non solo non affrontare il problema della peste suina africana ma si corre anche il rischio di peggiorarlo. Molto spesso passare da un pascolo infetto ad un altro immune significa provocare un grave pericolo di contagio. Questo è avvenuto davanti ad innumerevoli testimoni. Chiedere ai sindaci di farsi carico con ordinanze di abbattimento anche di queste negligenze è da irresponsabili. Nessuno può disporre ordini al Sindaco che quindi non poteva rifiutarsi di adempiere ad un ordine che non poteva e non doveva in alcun modo essere disposto. L’unità di missione aveva il compito, se lo avesse ritenuto necessario, di predisporre tutti gli atti conseguenti alla loro attività emergenziale. Scaricare sul sindaco queste tensioni – ha detto Pili – è grave e lesivo delle stesse istituzioni locali”. “Il tema delle peste suina africana va affrontato con investimenti culturali e formativi, mettendo in campo soluzioni che si attaglino ad ogni singola realtà. La filiera suinicola di montagna deve poter diventare un’opportunità se solo si incrementassero controlli e gestione. Le stesse terre comunali devono essere regolamentate in modo tale da rendere verificabile in ogni singolo processo l’allevamento di suini, sia per quanto riguarda gli affidamenti e la loro delimitazione fisica tale da impedire contatti e assumendosi ognuno la propria responsabilità. Così come non si può perseguire la lotta alla peste suina africana senza porsi il problema dei cinghiali e del potenziale infettivo che risulta sottovalutato e comunque non affrontato”.

“L’economia agropastorale va gestita con senso di responsabilità da parte degli allevatori, prima di tutto, e dal buon senso delle istituzioni e degli operatori. Le azioni militari sono deleterie così come le irresponsabili azioni della regione tese a punire i Sindaci liberi e autorevoli nel governo del proprio territorio. Per questo motivo – ha concluso Mauro Pili –  a nome mio e dell’intero Movimento Unidos, ho voluto personalmente esprimere vicinanza e sostegno al Sindaco Littarru, colpito perché libero, responsabile e autorevole nel governo di processi sociali complessi e articolati del proprio territorio. Questioni delicate che si affrontano con il bisturi e non con la ruspa”.

Nuoro: ubriaco urina di fronte ad auto carabinieri,10mila euro di multa e una denuncia

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Nuoro, 24 ago. 2016 – E’ costa cara ad un 32enne olbiese la voglia irrefrenabile di urinare di fronte all’auto dei carabinieri, ben 10mila euro e una denuncia per atti contrari alla pubblica decenza. Nel corso dei controlli fuori dai locali notturni per prevenire risse e contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti, ieri notte a San Teodoro una pattuglia della Radiomobile della Compagnia di Siniscola (Nu) si è trovata di fronte un 32 enne olbiese che, in evidente stato di ebbrezza, e non curante della presenza dei militari ha urinato vicino all’auto di servizio dell’Arma. Il 32enne nonostante l’avviso degli amici, che gli avevano sconsigliato l’azione, ha risposto testualmente “a me che mi frega, mi scappa e io la faccio lo stesso”.

Il conto è più alto di una serie di bollette infilate una dietro l’altra. Il buontempone si è dovuto prendere ben due contravvenzioni, uno per ubriachezza, di “appena” 103 euro ed una di ben 3.333 euro, ancora pochi rispetto a quelli che il rischia di pagare. Infatti il minimo è di 5.000 euro, il massimo di 10.000. Il pagamento, entro 30 giorni, è ridotto di un terzo del massimo, 3.333 euro appunto.

Fino a gennaio scorso si sarebbe preso una denuncia penale, anche se oblabile, cioè il reato si sarebbe estinto pagando. Invece, gli atti contrari alla pubblica decenza sono stati depenalizzati, ma non significa che fare pipì ai bordi della strada, peraltro a pochi metri dai carabinieri, non faccia passare dei guai. Anzi, ne provoca di salatissimi.

L’anguria e il risveglio dell’eros, sei fette al giorno producono gli stessi effetti della famosa pillola colorata?

 

Il segreto abbonda nella parte bianca della buccia che generalmente viene buttata, lo dice uno studio dell’Università A&M, in Texas

Cagliari, 24 agosto 2016 – Le regioni calde d’Italia hanno vantaggi enormi sul benessere dell’uomo. Almeno in questo la Sardegna può ritenersi avvantaggiata. Quanto più le stagioni sono lunghe e calde quanta più probabilità si ha di consumare le angurie a tavola. Talvolta non si presta l’attenzione giusta, ma uno studio dell’Università A&M, in Texas di alcuni anni fa, indirettamente conferma questo dato. Il clima caldissimo stimola il consumo dell’anguria e questo elemento non può passare inosservato per gli uomini del nostro tempo stressati dalla frenesia della vita moderna. Alcuni giorni fa ho parlato della bontà delle angurie di Serrenti. Alcuni lettori ci hanno simpaticamente cucito sopra i loro curiosi ricami e ricamini. Ho fatto riferimento a Serrenti, non per questioni di campanile, ma soprattutto perché ha una campagna, che contrariamente ai paesi contermini di Serramanna, Samassi, Sanluri e Furtei, stenta ad introdurre la cultura dell’agricoltura da orto. Pure l’Amministrazione comunale, sensibile ai fenomeni dell’occupazione e del lavoro, ha cercato di stimolare l’interesse dei giovani e delle massaie verso le orticole attraverso la formazione professionale delle Agenzie Agricole Agris e Laore. Ed è un vero peccato perché l’orticoltura, se ben praticata, da delle risposte alle casse dell’economia familiare molto più velocemente delle indispensabili colture cerealicole. Ho segnalato Serrenti perché quei terreni non hanno mai visto le angurie coltivare in forma estensiva, per cui hanno intatta l’energia per portare a maturazione le angurie di alta qualità. Angurie ricche di citrullina nella polpa e nella parte bianca che l’avvolge. Questa sostanza contribuisce per qualificare l’anguria con il curioso appellativo di “frutto della passione”. In questi ultimi giorni il prezzo dell’anguria è calato, la si può trovare anche a meno di 50 centesimi il kg; chi fosse è interessato può fare incetta dei cocomeri della salute. Secondo lo studio della Texas A&M University, finanziato dal Dipartimento di Stato americano, sei fette di cocomero producono gli stessi effetti di una pillola colorata e senza effetti collaterali. Il principio base è la citrullina, “un amminoacido che una volta nell’organismo si trasforma in arginina, un altro amminoacido che interviene positivamente sul cuore e promuove la dilatazione dei vasi sanguigni producendo un risveglio dell’eros”. Da tenere conto però che la citrullina è contenuta in basse quantità nella polpa colorata mentre è più abbondante nella parte bianca, quella che normalmente viene buttata. E così l’anguria prodotta in Sardegna, grazie alle alte temperature, da Cenerentola sale sul podio dei prodotti vegetali eccellenti, croccanti e di acqua buona, da consumare a volontà per l’accumulo della magnifica arginina sul corpo umano.

Fulvio Tocco

Energia: Contadini e pastori contro i consumatori di suolo, altro che barbari

Ai fautori del termo dinamico bisogna ricordare che senza il contadino si perde la campagna e che mangiare è un atto agricolo che contribuisce ancora oggi a rendere la Sardegna diversa sul mercato del cibo e del turismo

Fulvio Tocco

Cagliari, 22 ago. 2016 – Io non so se per realizzare una mega centrale si debba espropriare un’azienda agricola in piena attività. Mi sembra una pietosa anacronistica assurdità. Secondo le informazioni recenti la “Flumini Mannu Ltd”, che si ammanta di un nome sardo, rimane sempre una società con sede tra Londra e Macomer, che vorrebbe realizzare un “mega campo fotovoltaico” in Campidano. Come non voglio credere che al competente Ministero diano l’assenso a cuor leggero su un tema così complesso ancor prima che si approvi la riforma costituzionale che prevede la concentrazione su Roma delle decisioni a carattere strategico. Poi quanto siano strategici questi impianti in Sardegna è tutto da dimostrare. Però l’argomento consente di fare delle riflessioni sul consumo di suolo produttivo in un periodo di malsana Globalizzazione. Mi permetto di farle perché quando esisteva la Provincia del Medio Campidano, erano in tanti, senza distinzione di casacca, a dileggiare i progetti finalizzati alla Cura della Campagna. Di una Campagna delle aree seminative che con un Piano Straordinario, in affiancamento al Psr, sarebbe potuta diventare il cuore pulsante della Sardegna produttiva. Di una Sardegna che importa 150 milioni l’anno di granaglie per alimentare il suo patrimonio ovicaprino.

Per testare il Programma a carattere agricolo, ecologico ed ambientale si erano fatte delle prove di attuazione in collaborazione diretta con le Amministrazioni comunali, le Organizzazioni agricole e 1.360 aziende agricole, per dimostrarne la fattibilità pratica. Le prove attestarono come si può eliminare la burocrazia rispettando i tempi del ciclo biologico dei vegetali coltivati. Curiosamente quanto più crescevano gli aderenti quanto più si allargava il fronte degli contrari. Addirittura un sindaco mi consigliò di non dare troppa enfasi al Progetto. Ma si sa l’autolesionismo è foriero di miseria. Ricorrendo alle possibilità che offre una delle migliori leggi della Repubblica italiana, il TUELL del 2000, che consente agli Enti locali di stimolare le attività produttive rendendo redditizio il Territorio è stato possibile andare avanti anche di fronte alle ostilità del sistema regione poco propenso all’innovazione. Curare la Campagna, significa prima di tutto preservare il contenitore più ricco in assoluto al servizio dell’uomo su questa terra; esso avvolge i centri abitati, i beni culturali, artistici, ex minerari e termali. Per un pensiero maldestro la nostra Campagna non è stata mai valutata per il suo reale valore paesaggistico ma come luogo in cui non è conveniente coltivare determinate colture. Il paesaggio è come l’aria, è di tutti, se ci manca siamo finiti e passano le idee di chi vede i contadini come dei meri produttori di lenticchie e i pastori di un latte svilito dalle canaglie che indirizzano artatamente il mercato. Altro che Barbari. Queste figure professionali invece vanno annoverate tra le produttrici di paesaggio. Ai fautori del termo dinamico, scollegato dalle attività produttive, bisogna ricordare che senza il Contadino si perde la Campagna e che mangiare è un atto agricolo che contribuisce ancora oggi, in un epoca di soffocante Globalizzazione, a rendere la Sardegna diversa sul mercato del cibo e del turismo. Questo è il valore della biodiversità!

Quando il Comitato del Patrimonio Mondiale ha deciso di inserire “Su Nuraxi” di Barumini nella World Heritage List, nel 1997, ritenendo che i Nuraghi della Sardegna costituiscono un’eccezionale risposta alle specifiche condizioni geografiche, sociali, e politiche esistenti sull’isola in epoca preistorica è perché questi fanno parte dell’inestimabile paesaggio che abbiamo ereditato. Ecco perché bisogna tenere lontani i consumatori di suolo. Il paesaggio rurale sta cambiando a causa dell’intensificazione dell’agricoltura e dell’abbandono delle campagne, è vero; spetta a noi combattere contro la speculazione e non contro l’innovazione. Perché gli impianti finalizzati ad accompagnare le attività produttive del settore primario, per renderle più competitive sul mercato, vanno incentivati senza indugio. In Sardegna abbiamo un esempio concreto: l’impianto solare termodinamico installato a San Nicolò D’Arcidano, dalla Nuova Sarda Industria Casearia il caseificio che ha scelto l’applicazione termica del solare a concentrazione per ridurre il fabbisogno di gasolio e produrre nel rispetto dell’ambiente. Questo per dire che l’innovazione deve accompagnare la crescita socio economica e non la speculazione finalizzata ad allargare le aree artificiali rendendoci sempre più poveri e dipendenti.

#Alcoa: sfuma vendita Portovesme e annuncia smantellamento impianto = Pili, Sulcis in ginocchio

Alcoa

Cagliari, 22 ago. 2016 –  “Dopo aver constatato l’impossibilità di trovare un acquirente per lo smelter” Alcoa annuncia con una nota del Vice President Transformation Alcoa, Bob Bear, che dalla fine dell’anno inizierà la dismissione dello stabilimento di Portovesme (Carbonia Iglesias). “Abbiamo collaborato quasi quattro anni con il Governo italiano – spiega la breve nota di Bear -per trovare un acquirente idoneo per lo stabilimento  l’obiettivo adesso è proseguiremo con l’adempimento dei nostri obblighi e preparare il sito per attrarre nuovi business e creare opportunità di lavoro”.

Silenzio assordante da parte della Regione sarda. Solo una nota del Mise a nome del ministro Carlo Calenda, che definisce “inatteso ed è considerato quantomeno inopportuno l’annuncio diramato dall’Azienda relativo ad un piano di attività per il sito di Portovesme, la cui realizzazione sarà dunque oggetto dell’incontro in questione”,in riferimento alla convocazione “già nelle scorse settimane di un incontro con i vertici della Società americana che servirà a fare il punto della situazione”. Incontro previsto nella prima settimana di settembre.

Duro il deputato di Unidos Mauro Pili:“Alcoa cala vergognosamente la maschera. La decisione di smantellare gli impianti è l’ultimo risultato di una farsa durata 4 anni che ha visto Governo e Regione responsabili e protagonisti di un imbroglio senza precedenti ai danni dei lavoratori e di un intero territorio. Si tratta di una mazzata finale costruita in ogni singola mossa dal governo di Renzi e De vincenti, il governo delle promesse, dei rinvii, delle procedure europee inventate. Un governo che ha trovato una Regione complice, inutile e incapace che ha avvallato questa ciclopica presa in giro. Una vertenza gestita da incapaci e avvallata da servi del potere. Si spiega con questo comunicato di Alcoa il motivo per cui Renzi non è venuto a Cagliari, si spiega così perché ha lasciato incerta sino all’ultimo la sua farsa sarda”,commenta Mauro Pili,

Renzi “sapeva di aver preso in giro i lavoratori di Alcoa, un intero territorio e voleva evitarli alla pari degli inutili vertici della regione che hanno contribuito all’imbroglio con attese interminabili, rinvii, promesse e annunci destituiti di ogni fondamento. Tutto questo con molti complici politici e non solo che hanno retto il gioco di questi signori”, afferma il deputato di Unidos.

“Per anni – prosegue Pili – ho denunciato una gestione fallimentare della vertenza Alcoa, per anni ho spiegato che il problema non era quello di cambiare l’insegna dello stabilimento ma di realizzare condizioni credibili per gestire gli impianti. Hanno continuato a prendere in giro tutti! Ho spiegato che l’unica soluzione era quella di far ripartire l’impianto di Portovesme in regime di gestione straordinaria e commissariale l’impianto. Ho presentato una proposta di legge  dettagliata in ogni singolo  passaggio. Hanno continuato a prendere in giro tutti dicendo che non si poteva fare, mentre lo stesso, invece, facevano per l’Ilva di Taranto! Sono passati quattro anni, ora Alcoa comunica che smantellerà gli impianti entro il 2016. C’è solo una strada ora: il governo deve (DEVE) dichiarare strategico lo stabilimento e farlo ripartire con un piano straordinario per l’alluminio primario. Tutto il resto fa parte delle promesse stupide di quattro governanti incapaci che stanno distruggendo lavoro e sviluppo! Altro che piano Sulcis, – aggiunge Pili – con questa ennesima decisione, si segna il tracollo definitivo do un territorio, senza essere stati in grado di costruire alcuna speranza per il futuro.

“Da due anni denunciavo l’esistenza di un piano dettagliato che prevedeva di radere al suolo gli impianti Alcoa di Portovesme. Demolizione pezzo per pezzo. In pochi mesi tabula rasa. Cancellato per sempre il piano di rilancio dell’alluminio primario e soprattutto la fine delle speranze per gli oltre mille lavoratori coinvolti nel polo industriale. Governo e Regione sapevano tutto ma continuavano a perdere tempo in estenuanti rinvii e soprattutto senza adottare nessuna decisione in grado di dare un minimo di certezze sulla partita energetica che continua ad essere insieme alle bonifiche la partita decisiva per la ripresa produttiva. E’ semplicemente assurdo – agiunge Pili – che si sia arrivati a questo punto con un piano di dettaglio per demolire lo stabilimento dopo 4 anni di nulla di fatto, di promesse e memorandum rivelatisi destituiti di ogni reale consistenza. Alcoa ha dunque impresso una svolta gravissima e durissima alla vertenza”.

“Le attività di smantellamento e demolizione contemplate dal Piano di Dismissione – denuncia Pili – sono radicali e irreversibili.  La demolizione è prevista in tre fasi. La prima fase sarà quella cruenta e decisiva per l’impianto e riguarderà la demolizione di Tettoia pece, Edifico mescola, Edificio pressa,  Capannone anodi crudi, Edificio forni cottura anodi, Reparto Elettrolisi (celle di elettrolisi e attrezzature accessorie, escluso il fabbricato della sala celle) Capannone resti anodici, Tettoia lubrificanti, Serbatoi Olio Combustibile BTZ(Mescola, Forni Cottura Anodi e Fonderia). La seconda fase cancellerà ogni elemento della produzione dell’alluminio primario con la demolizione dei Nastri Trasportatori allumina/Coke di Petrolio, dei famosi Silos Allumina, silos Coke di Petrolio, Sala conversione, Impianto rodding, Edificio elettrolisi ed impianto aerazione/filtri,Tettoia demolizione celle, edificio fonderia, torre piezometrica. La terza fase riguarderà le strutture collegate da uffici a laboratori, cucine e mense”.

“Si tratta di un piano scellerato e drammatico per il Sulcis – prosegue Pili. Occorre reagire con forza e determinazione senza accettare una sconfitta grave e letale per l’intero territorio. Questa drammatica conclusione sarebbe una pietra tombale sul futuro economico e produttivo del Sulcis. Per questa ragione – ha concluso Pili – serve un decreto Sulcis alla pari di quello dell’Ilva per reagire e non morire di stenti dinanzi alla negligenza di Stato e Regione”.

Migranti: Orrù (Mov. Cristiano), basta buonismo, servono controlli straordinari

Cagliari, 22 agosto 2016 – “Gli episodi accaduti in questi giorni a Cagliari e Capoterra che hanno visto due migranti, un pakistano e un marocchino, protagonisti di atti osceni dinnanzi a famiglie e minori, sono soltanto gli ultimi di una lunga serie. E’ inconcepibile che individui che vengono accolti in quanto rifugiati di guerra e mantenuti dallo stato italiano, siano lasciati liberi di bighellonare per le nostre città e commettere atti di questo tipo o violenze contro i residenti come accaduto nel centro storico di Sassari alcuni giorni fa.  Ma ciò che preoccupa maggiormente è la condizione difficile e assai precaria in cui operano le forze dell’ordine sarde nel fronteggiare l’emergenza immigrazione.
Polizia e Carabinieri svolgono il loro lavoro in un contesto non facile,esponendo la propria vita a rischi enormi, e con pochissimi mezzi”. Lo afferma il consigliere regionale del Psd’Az e leader del Movimento cristiano Marcello Orrù in merito ai fatti di Cagliari e Capoterra.
”I pesanti tagli subiti negli ultimi tre anni rendono il lavoro degli agenti di polizia ancora più difficile e rischioso. Spesso – conclude Orrù – si opera in condizioni vergognose per uno stato civile: mancano le risorse per il carburante delle auto di servizio, per le divise e per altri strumenti essenziali e si pretende di scaricare tutto il peso dell’ordine pubblico e dei problemi sui singoli  lavoratori. E’ essenziale un cambio di passo: servono controlli eccezionali su migranti”.