Energia: Contadini e pastori contro i consumatori di suolo, altro che barbari

Ai fautori del termo dinamico bisogna ricordare che senza il contadino si perde la campagna e che mangiare è un atto agricolo che contribuisce ancora oggi a rendere la Sardegna diversa sul mercato del cibo e del turismo

Fulvio Tocco

Cagliari, 22 ago. 2016 – Io non so se per realizzare una mega centrale si debba espropriare un’azienda agricola in piena attività. Mi sembra una pietosa anacronistica assurdità. Secondo le informazioni recenti la “Flumini Mannu Ltd”, che si ammanta di un nome sardo, rimane sempre una società con sede tra Londra e Macomer, che vorrebbe realizzare un “mega campo fotovoltaico” in Campidano. Come non voglio credere che al competente Ministero diano l’assenso a cuor leggero su un tema così complesso ancor prima che si approvi la riforma costituzionale che prevede la concentrazione su Roma delle decisioni a carattere strategico. Poi quanto siano strategici questi impianti in Sardegna è tutto da dimostrare. Però l’argomento consente di fare delle riflessioni sul consumo di suolo produttivo in un periodo di malsana Globalizzazione. Mi permetto di farle perché quando esisteva la Provincia del Medio Campidano, erano in tanti, senza distinzione di casacca, a dileggiare i progetti finalizzati alla Cura della Campagna. Di una Campagna delle aree seminative che con un Piano Straordinario, in affiancamento al Psr, sarebbe potuta diventare il cuore pulsante della Sardegna produttiva. Di una Sardegna che importa 150 milioni l’anno di granaglie per alimentare il suo patrimonio ovicaprino.

Per testare il Programma a carattere agricolo, ecologico ed ambientale si erano fatte delle prove di attuazione in collaborazione diretta con le Amministrazioni comunali, le Organizzazioni agricole e 1.360 aziende agricole, per dimostrarne la fattibilità pratica. Le prove attestarono come si può eliminare la burocrazia rispettando i tempi del ciclo biologico dei vegetali coltivati. Curiosamente quanto più crescevano gli aderenti quanto più si allargava il fronte degli contrari. Addirittura un sindaco mi consigliò di non dare troppa enfasi al Progetto. Ma si sa l’autolesionismo è foriero di miseria. Ricorrendo alle possibilità che offre una delle migliori leggi della Repubblica italiana, il TUELL del 2000, che consente agli Enti locali di stimolare le attività produttive rendendo redditizio il Territorio è stato possibile andare avanti anche di fronte alle ostilità del sistema regione poco propenso all’innovazione. Curare la Campagna, significa prima di tutto preservare il contenitore più ricco in assoluto al servizio dell’uomo su questa terra; esso avvolge i centri abitati, i beni culturali, artistici, ex minerari e termali. Per un pensiero maldestro la nostra Campagna non è stata mai valutata per il suo reale valore paesaggistico ma come luogo in cui non è conveniente coltivare determinate colture. Il paesaggio è come l’aria, è di tutti, se ci manca siamo finiti e passano le idee di chi vede i contadini come dei meri produttori di lenticchie e i pastori di un latte svilito dalle canaglie che indirizzano artatamente il mercato. Altro che Barbari. Queste figure professionali invece vanno annoverate tra le produttrici di paesaggio. Ai fautori del termo dinamico, scollegato dalle attività produttive, bisogna ricordare che senza il Contadino si perde la Campagna e che mangiare è un atto agricolo che contribuisce ancora oggi, in un epoca di soffocante Globalizzazione, a rendere la Sardegna diversa sul mercato del cibo e del turismo. Questo è il valore della biodiversità!

Quando il Comitato del Patrimonio Mondiale ha deciso di inserire “Su Nuraxi” di Barumini nella World Heritage List, nel 1997, ritenendo che i Nuraghi della Sardegna costituiscono un’eccezionale risposta alle specifiche condizioni geografiche, sociali, e politiche esistenti sull’isola in epoca preistorica è perché questi fanno parte dell’inestimabile paesaggio che abbiamo ereditato. Ecco perché bisogna tenere lontani i consumatori di suolo. Il paesaggio rurale sta cambiando a causa dell’intensificazione dell’agricoltura e dell’abbandono delle campagne, è vero; spetta a noi combattere contro la speculazione e non contro l’innovazione. Perché gli impianti finalizzati ad accompagnare le attività produttive del settore primario, per renderle più competitive sul mercato, vanno incentivati senza indugio. In Sardegna abbiamo un esempio concreto: l’impianto solare termodinamico installato a San Nicolò D’Arcidano, dalla Nuova Sarda Industria Casearia il caseificio che ha scelto l’applicazione termica del solare a concentrazione per ridurre il fabbisogno di gasolio e produrre nel rispetto dell’ambiente. Questo per dire che l’innovazione deve accompagnare la crescita socio economica e non la speculazione finalizzata ad allargare le aree artificiali rendendoci sempre più poveri e dipendenti.

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