Corruzione: una riflessione ed una domanda al Presidente della II Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione

di Claudia Zuncheddu*

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Una riflessione ed una domanda al Presidente della Seconda Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione. Per la corruzione, l’Italia è al primo posto in Europa e terza a livello mondiale. Secondo la Magistratura, dai dati accertati il 5,6% della spesa sanitaria pubblica va ad appannaggio della corruzione.

Le infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno delle istituzioni democratiche è veicolata dalla corruzione della classe politica. Quindi, i partiti politici in modo trasversale, tradendo il ruolo per il quale sono nati e cioè quello di garanti della democrazia, sono divenuti ‘soggetti criminali’ e ‘veicoli della corruzione’. Essi illegittimamente ‘occupano’ le istituzioni dello Stato in tutte le sue diramazioni (RAS compresa). Attraverso la lottizzazione e le nomine politiche (vedi in Sanità ad esempio, il Presidente della RAS nomina l’assessore, l’assessore nomina super manager, direttori generali etc etc.) la classe politica si garantisce la gestione ed il controllo sugli apparati pubblici. Di fronte a questo scenario, quindi ad una sorta di ‘istituzionalizzazione della corruzione’, c’è da chiedersi se questo sistema così strutturato e radicato si può scardinare nella sua illegalità.

A questa domanda, noi sardi la risposta l’abbiamo chiara. Per superare questo sistema va mandata a casa la classe politica che opera in Sardegna, quindi va scardinato quel sistema di partiti strutturati per rapinare le risorse pubbliche e per perpetuare il proprio sistema di potere. In Sardegna, noi abbiamo necessità che tutto il mondo indipendentista, tutte le forze politiche di dissenso che non siano succubi e conniventi del blocco dei partiti italiani, le forze di ribellione presenti nei nostri territori, i nostri intellettuali e imprenditori, si organizzino e si uniscano dietro un unico cartello. Solo così noi sardi potremo spazzare via questa classe politica ed intraprendere un processo di libertà ed autogoverno. Per noi sardi questa è l’unica direzione verso cui orientarci.

*Sardigna Libera

Ambiente: Cagliari, ‘No Eco-Centro Sant’Elia’, nasce comitato contro stoccaggio rifiuti nel quartiere

Cagliari, 14 set. 2015 – No all’Eco-Centro a Sant’Elia dopo la delibera del Consiglio comunale di Cagliari che individua due aree per lo stoccaggio dei rifiuti urbani, una a Sant’Elia appunto e l’altra in via San Paolo, alle porte della città. “A seguito degli incontri di studio e di approfondimento sull’EcoCentro nel quartiere di Sant’Elia, tra residenti nei quartieri interessati ed esperti del settore sono emerse le incompatibilità di quest’impianto in un’area particolarmente sensibile della città”,spiega Claudia Zuncheddu, leader del Movimento Sardigna Libera. Si è costituito infatti il “Comitato NO EcoCentro Sant’Elia – San Bartolomeo” con l’obiettivo di interagire con i residenti e con le istituzioni “secondo i principi della partecipazione e condivisione democratica delle scelte”.  

Dal confronto con medici di base ed esperti in salute ambientale che operano nei quartieri, studiosi dell’Università di Cagliari e del Ministero Beni Culturali che hanno operato sui siti archeologici del colle di Sant’Elia, geologi e avvocati, “sono emerse forti criticità e incompatibilità dell’EcoCentro con la salute pubblica, la sicurezza dei quartieri e la vocazione dei luoghi. L’enorme EcoCentro è stato votato in consiglio comunale a maggioranza, con un solo voto contro. L’impianto da installare nell’area di verde pubblico tra Sant’Elia e San Bartolomeo – spiega la Zuncheddu – , contrasta con il valore paesaggistico della porta turistica della città da cui si snodano i percorsi naturalistici di maggior pregio, dall’oasi di Molentargius, alle Saline, al Poetto, a Calamosca-Colle di Sant’Elia”. Il quartiere di Sant’Elia “con la sua lunga storia di discriminazioni ha già dato e attende che le sue ricche risorse vengano valorizzate a favore del quartiere e non con 6000 metri quadri di Ecocentro al servizio dell’intera città”, conclude Sardigna Libera.

Capo Frasca: Pili, Unidos ci sarà per dire no a servitù in Sardegna

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Cagliari, 12 set. 2014 – “Unidos Sardegna sabato ritorna a Capo Frasca per l’unità del Popolo Sardo. Aderiamo ad una manifestazione che ha assunto il carattere simbolico su un tema rilevante rispetto al quale il nostro movimento ha messo in campo un’azione decisiva, senza risparmio di energie e determinazione. Siamo consapevoli che si tratta di una tappa di un percorso lungo e difficile per restituire integralmente ai sardi la sovranità sul proprio territorio. La nostra è un’adesione naturale per chi da tempo ha messo in campo una mobilitazione senza precedenti che ha avuto il compito di smuovere le coscienze dei sardi e non solo”. Lo ha annunciato stamane Mauro Pili leader del Movimento Unidos.

“Ritorneremo domani a Capo Frasca – ha detto Pili. Nello stesso luogo dove una settimana fa abbiamo denunciato con forza e fatto conoscere il disastro ambientale messo in atto dalla gestione della base. Disastro che si voleva occultare e nascondere e che da soli abbiamo smascherato e denunciato. Ritorniamo nel luogo della propaganda di Stato che abbiamo puntualmente smentito e soprattutto in quei luoghi che lo Stato voleva vietarci. Con la permanenza di 24 ore dentro quella base di una settimana fa abbiamo voluto esprimere un concetto che sarà al centro della nostra partecipazione alla manifestazione: i sardi padroni in casa propria”.

“UNIDOS aderendo alla manifestazione ribadisce la netta distanza da quei partiti politici nazionali che anche recentemente hanno votato a favore dell’innalzamento delle soglie di inquinamento nelle basi militari e ribadisce l’illegalità delle esercitazioni in aree protette. Nel contempo riteniamo ridicole le proposte di riduzione delle basi avanzate dalla giunta regionale. Sul tavolo deve essere posto l’unico obiettivo: la totale liberazione della Sardegna dalle servitù militari”.

“Nella controconferenza sarda sulle servitù militari del giugno scorso svoltasi a Teulada abbiamo scandito il crono programma della dismissione delle basi ribadendo il concetto che nessun posto di lavoro deve venir meno e che gli stessi vanno rifunzionalizzati in chiave di bonifiche, di nuove strategie che vedano l’esercito proiettato non verso la guerra ma al servizio delle comunità locali, dal presidio del territorio alla protezione civile. Per quanto ci riguarda esprimiamo la volontà di costruire un percorso condiviso per il mantenimento in Sardegna di tutte le forze lavoro impegnate attualmente nelle basi militari, ben sapendo che lo Stato è in debito perenne verso la nostra isola, non solo per i danni causati ma anche e soprattutto per il mancato sviluppo di importanti porzioni del territorio sardo”.

“Abbiamo già indetto – ha annunciato Unidos Sardegna – la seconda conferenza sarda sulla liberazione dalle servitù militari che si terrà nel prossimo mese di ottobre. In quell’occasione presenteremo un piano dettagliato di risarcimento, di sviluppo e occupazione. Un dato è certo ci batteremo contro la ripresa delle esercitazioni in Sardegna. L’arroganza dello Stato su questo tema deve essere determinata e senza ripensamenti”.