Lumache: scoperta da Agris chiocciola diffusa in Nord Europa mai trovata prima in Italia =

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Cagliari, 23 aprile 2016 – Eccezionale scoperta scientifica da parte dei tecnici dell’Agenzia Agris Sardegna, che si occupa di ricerca in agricoltura. Si tratta della chiocciola Cepaea hortensis, trovata nelle Campagne di Tuili (VS), in località Santa Tecla. La scoperta è stata fatta dal dirigente dell’Agenzia Regionale Agris, Martino Muntoni, e dall’occhio attento di Fulvio Tocco, uno dei più grandi esperti di elicicoltura in campo nazionale, che hanno identificato la chiocciola, nell’azienda di Pinuccio Murgia. L’importanza della scoperta è data dal fatto che questa specie di chiocciola terreste non era data presente in Italia dagli studiosi di malacologia.

“Una sorpresa tanto inaspettata quanto interessante e piacevole come tutte le cose che vengono fatte nell’interesse del territorio isolano, un’inestimabile scrigno di biodiversità”, ci spiegano Muntoni e Tocco. La chiocciola della specie Cepaea hortensis (O.F. Muller 1774) è stata osservata per la prima volta nell’autunno 2015, dall’Agenzia Agris nelle campagne della Sardegna del centro sud, in agro di Tuili (VS), ai piedi dell’altopiano della Giara, in località Santa Tecla, sito conosciuto localmente conosciuto localmente con la denominazione “sa terra de sa santa” (l’agro della Santa, in onore appunto di Santa Tecla).

E’ distinguibile per il peristoma bianco, allarga il paniere delle specie commestibili in Sardegna; a differenza della più nota Cepaea nemoralis (Linneo,1758) presente in Italia e nelle regioni del centro-nord, sino alla Basilicata, “assente in Calabria, Sicilia e Sardegna, la Cepaea hortensis curiosamente non è stata data presente in Italia”, spiega Tocco, uno dei tecnici di Agris e tra i massimi esperti di elicicoltura in Italia.

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La chiocciola nei primi mesi del 2016 a causa dell’inverno mite, “per la prima volta si è mostrata con un alto numero di nuovi nati. Dalle testimonianze dell’agricoltore Pinuccio Murgia i primi esemplari di questa specie di gasteropodi sono stai visti nell’anno 2010 ed erano stati scambiati (erroneamente) per una variante più piccola della specie Helix eobania, che nelle parti più a monte dell’agro assume caratteristiche grandissime sfiorando i 9 grammi di peso specifico (dopo la spurgatura) e 28 mm di diametro, rappresentando una vera e propria biodiversità locale”, spiegano Tocco e Muntoni.

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La Marmilla si conferma quindi una delle regioni storiche della Sardegna “più interessanti di biodiversità animali e vegetali e rappresenta un ecosistema immenso ancora da studiare e valorizzare a fondo. Ma all’eccezionale scoperta scientifica va aggiunto anche un ritrovamento degno di nota per le dimensioni della lumaca: nelle campagne di Villasor, in provincia di Cagliari, in località “Su Sciofu”, nella prima settimana di questo mese di aprile, tre esperti raccoglitori, Mariano Soldovilla, Mariano Corda ed Efisio Tocco, hanno scoperto, dopo anni di indagini sul campo, hanno trovato delle  “Cepaea” dalle dimensioni straordinarie.

Questi esemplari sono stati esaminati e misurati dal gruppo di lavoro di Agris Ricerca. Ora sono custoditi, a disposizione di studiosi e curiosi, nella sede di Agris a Villasor per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità. Alcuni sono stati inviati alla sede centrale della Societàitaliana di Malacologia a Prato (Fi) per gli appositi studi. “Proteggere la biodiversità è innanzitutto un dovere etico e un interesse generale, globale e locale allo stesso tempo –concludono Muntoni e Tocco -, ma soprattutto è un grande investimento intergenerazionale. La passione per il lavoro fa il resto”.

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Le scoperte dei tecnici di Agris non si fermano solo alla Cepapea dalle dimensioni straordinarie. Hanno scoperto anche una biodiversità nella penisola del Sinis (Or): la Eobania vermiculata nel Sinis ha un peso medio di 3 grammi, mentre a Tuli (Ca), a qualche decina di chilometri di distanza, la stessa specie ha  un peso di ben 10 grammi.

Le chiocciole, in tutte le fasi del loro ciclo, possono essere soggette ad avversità di vario genere e si calcola che, ogni anno, circa il 90% delle nuove nascite va perduta a causa di alterazioni climatiche, nutrizionali e parassitarie. Questo fenomeno può essere osservato a San Giovanni di Sinis, una frazione di Cabras (Or), nella parte meridionale della penisola del Sinis, in località Capo San Marco, dove le chiocciole della specie Eobania vermiculata hanno un peso medio di tre grammi e una lunghezza media di poco superiore ai 2 centimetri. Di norma la Eobania vermi culata ha una conchiglia robusta, 21–35 mm di diametro e 14–25 mm di altezza.

A San Giovanni di Sinis si osserva il fenomeno di nanismo dovuto ad un evidente denutrimento della chiocciola. Nei pressi della Torre di Capo San Marco, nella città fenicio-punica di Tharros, i tecnici hanno osservato un gran numero delle nascite in un ambiente ostile che crea parecchia mortalità. Gli squilibri nutrizionali e la forte azione del maestrale che ne rallenta le attività di pascolo chiaramente hanno una forte influenza sullo stato di salute delle “rigatelle” che a metà aprile hanno un peso che oscilla sui 3 grammi conto i 10 grammi dei soggetti della stessa specie che si possono raccogliere in agro di Tuili. Questa è l’ulteriore conferma che la Sardegna, per ragioni biogeografiche è la regione d’Europa con la maggiore biodiversità.

“Nonostante questa straordinaria ricchezza di biodiversità e di aree protette – spiegano Muntoni e Tocco -, che sono anche il frutto di una peculiare interazione storica tra natura, paesaggio e cultura, la Sardegna presenta elementi di particolare fragilità territoriale e ambientale da considerare. Il Sinis, con la sua straordinaria bellezza paesaggistica, di tutto questo, ne è la reale rappresentazione fotografica.   

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Animali: una chiocciola “biodiversa” nella culla del carciofo

Un esemplare “fuori misura” di Cepaea, identificato dall’Agenzia Agris nelle campagne di Villasor

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di Fulvio Tocco

Cagliari, 19 apr. 2016 – E’ vero, una chiocciola è sempre una chiocciola, ma individuarne una di specie, data inesistente in Italia dalla letteratura scientifica, dalle dimensioni inaspettate ci fa riflettere su quanta attenzione sia stata fatta, da parte degli studiosi alle risorse territoriali. Le nuove acquisizioni scientifiche, in quanto risorse naturali, aggiungono valore alla “terra dei centenari” e all’ambiente in generale perché ricchissimo di biodiversità animali e vegetali ancora da studiare con attenzione. Ma anche per ribadire che per la conservazione della diversità biologica occorrono grandi e durature politiche pubbliche per approfondire le conoscenze sulle modalità di funzionamento dei sistemi naturali più conservati. E la Sardegna è da annoverare tra questi sicuramente. Questo esemplare “fuori misura” di Cepaea, identificato il 14 di aprile 2016, nelle campagne di Villasor, ci dà una straordinaria opportunità per conoscere da una parte i meccanismi della vita nelle aree di pianura e dall’altra per considerare il territorio una risorsa da valorizzare.

Uno dei campi di nuove opportunità economiche legate alla difesa ed alla valorizzazione della biodiversità è quello del turismo colto, per esempio. Il turismo ambientale è uno dei segmenti che a differenza di quelli più tradizionali registra ancora degli incrementi significativi e soddisfa le aspettative di un modo di fare vacanza a contatto con la natura che si sta affermando in tutte le parti del mondo. Il 2010 che è stato proclamato dall’ONU l’anno internazionale della biodiversità ha aiutato molto ad accrescere la sensibilità collettiva, ed è stato una opportunità unica per mobilitare l’impegno generale, ad adottare azioni a tutti i livelli che siano tese a contrastare la perdita di biodiversità in atto. Il sostanziale fallimento registrato finora nella lotta per la tutela della biodiversità (nessuno dimentichi che negli ultimi trent’anni del 1900 abbiamo perduto il cavallo di razza sarda e stavamo mettendo a rischio anche il maiale di razza sarda, preso per le setole e considerato 10 anni fa sesta razza nazionale) deve suonare come un allarme per portare ad un impegno nella consapevolezza che il peggioramento degli ecosistemi renderà tutti più poveri in termini economici, sociali e culturali. Ecco perché l’individuazione di una simpatica “lumachina” può contribuire ad arrestare la perdita della biodiversità ed il degrado dei servizi ecosistemici entro il 2020. L’attuale strategia UE 2020.