Bachisio Virdis, il primo vero Assessore della programmazione provinciale

Fulvio Tocco

bachisio virdis

Il politico che ha fatto sentire la presenza dell’ istituzione intermedia nel Campidano, nel Linas, nella Trexenta e in Marmilla

Arbus, 20 mar. 2017 – Il 18 marzo è morto Bachisio Virdis (in alto una sua una rara immagine), il primo politico che fece percepire, per la prima volta della storia degli Enti locali intermedi, l’utilità della presenza della Provincia oltre all’entroterra cagliaritano. A distanza di anni purtroppo certi ricordi, come spesso succede, tendono a sfiorire. Io non dimenticherò mai la sua insostituibile funzione di Assessore della Programmazione della Provincia di Cagliari per rendere operativa, l’istituzione su tutto il territorio provinciale. La quasi esclusiva estrazione cittadina dei votati del tempo (da non dimenticare che diversi Presidenti sono stati eletti dai comuni del collegio di Guspini) concepiva la funzione della provincia in un perimetro massimo a 15 km da Cagliari. Il cosiddetto entroterra cagliaritano appunto. Con la presenza di Bachisio in Giunta le cose cambiarono. E da quel momento, ad essere sinceri, anche i sindaci dei comuni che non avevano mai avuto a che fare con la Provincia cominciarono a far sentire la loro voce. Prima la Provincia interveniva a seconda della sensibilità dell’amico di turno. Ora su un canale, ora su una strada, ora su un evento. Anche gli stessi eletti tendevano artatamente a sminuire (nascondendo) il ruolo della Ente. Le furberie della politica! Ricordo ancora, quanto dovevano tribolare le Società sportive, che non avevano Santi in paradiso, per essere inserite nel programma dei rimborsi viaggi. Quante volte l’impiegato di turno, dopo aver ricevuto una domanda, avrà detto al Presidente di una società sportiva, “non ti dimenticare di passare dall’assessore però” ! Questa era la moda! Poi grazie ad una legge nazionale sulla concertazione le cose cambiarono.

Erano gli anni dei cosiddetti PIA, Piani integrati d’area. Per la prima volta si parlava di rendere partecipata la programmazione regionale e provinciale. Il Consiglio regionale mostrava i primi segni di sofferenza per essere stato in parte escluso da quella formula. Rientrava in ballo, però, per i progetti d’interesse regionale. L’ippodromo di Villacidro per esempio, fu finanziato, esauriti i fondi assegnati alle varie aree programma, da un PIA Regionale. La così chiamata, “Cabina di regia” muoveva per la prima volta i primi passi. Bachisio faceva sentire la sua presenza dappertutto. Nel momento in cui gli imbonitori del tempo inneggiavano ai facili guadagni attraverso l’allevamento delle chiocciole da gastronomia, di fronte alla noncuranza dell’Assessorato della Programmazione della Ras, fu Bachisio ad impegnare la Provincia in uno dei più importanti progetti sperimentali dell’allevamento della chiocciola. Ricordo ancora quando la Segretaria provinciale Cristina Mancini elaborò, alla fine dell’anno 1998, la delibera che successivamente fece il giro dell’Italia per contenuto e originalità di proposta. Dietro quell’allargamento di funzioni dell’Ente alle attività produttive ci fu proprio Bachisio che con la sua flemma incoraggiava gli uffici ad andare avanti. Quella sperimentazione permise alla Sardegna di dire, contro chi predicava i facili guadagni, che allevando chiocciole non si sarebbe arricchito nessuno.

Questo risultato si ottenne grazie a quell’uomo estroverso, sempre in abito blu e camicia bianca ma con un’idea che la Provincia fosse utile su tutto il territorio e non solo per la città di Cagliari ed i comuni vicini. Con quella convinzione nacque l’altro progetto per incentivare nel 2000 la coltivazione delle leguminose da granella nelle are vocate del territorio provinciale. Io di Bachisio conservo un buon ricordo. Lui mi avvicinò ai coltellinai del comune di Arbus. Il comune di Serrenti, per i suoi corsi, si avvalse dell’insegnamento del compianto Franco Pusceddu carissimo amico suo. Per la giornata finale del corso Bachisio volle essere presente sui banchi del Consiglio comunale di Serrenti. Fece un intervento che mise tutti di buonumore. Ma la cosa più simpatica che ricordo di Bachisio è quando riuscì, con le sue argomentazioni colte, a far mangiare le lumache ad un consigliere provinciale di San Sperate che in sessant’anni non le aveva mai mangiate. Con la sua scomparsa il Medio Campidano ed Arbus in particolare, dove è stato Sindaco, perdono una bella persona, che non sarà mai dimenticata.

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Carceri: Falchi, Regione in progetto pilota agricoltura sociale con colonie penali sarde

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Arbus, 3 settembre 2016 – “La Regione condivide e sostiene l’obiettivo di sviluppare e potenziare i progetti di agricoltura sociale incentrati sulla formazione e professionalizzazione dei detenuti nelle tre colonie penali agricole sarde. Queste strutture, infatti, hanno grandi potenzialità: non solo sotto il profilo agroalimentare, ma come concrete occasioni di reinserimento sociale e lavorativo”. Lo ha detto l’assessore dell’Agricoltura della Regione sarda, Elisabetta Falchi, nel corso del suo l’intervento alla giornata di studio conclusiva della Summer School sul tema “Pratiche agricole, pratiche sociale: costruire percorsi di agricoltura sociale” nella casa di reclusione di Is Arenas, ad Arbus.

Sperimentazione in Sardegna. L’iniziativa, partita il 28 agosto a Cagliari e organizzata dalla Rete rurale nazionale in collaborazione col CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), il Ministero della Giustizia e l’agenzia regionale LAORE, ha previsto un percorso formativo per lo sviluppo di progettualità di agricoltura sociale nei territori rurali e nelle comunità locali e ha toccato le colonie penali agricole di Isili, Mamone e Is Arenas, con l’attivo coinvolgimento degli ospiti delle strutture detentive. Una prima sperimentazione è in corso di avviamento in Sardegna, finanziata mediante gli assi II e III del PON Inclusione e il Programma di sviluppo rurale 2014/2020, con la finalità di estenderla, sulla base dei risultati ottenuti, alle colonie penali toscane di Pianosa e Gorgona. 

Qualità dei prodotti, qualità del welfare. “Vogliamo rafforzare il concetto di agricoltura come produzione di beni comuni – ha sottolineato la titolare dell’Agricoltura -. Il perno del rilancio della nostra agricoltura è la qualità dei prodotti, che si può ottenere solo se si opera in un territorio di qualità non solo da un punto di vista ambientale ma anche sociale e inclusivo. Quindi siamo soddisfatti di essere protagonisti di questo progetto pilota che, attraverso l’attività agricola, attiva nuove politiche di welfare.”

Costruire professionalità agricole. L’esponente della Giunta ha poi aggiunto: “Riteniamo possibile che la costruzione di professionalità agricole nelle colonie penali sarde diventi la regola e non più l’eccezione, grazie al miglioramento delle produzioni agroalimentari, anche attuando sinergie interne tra le strutture isolane per una produzione integrata, una maggiore collaborazione con le agenzie agricole regionali e trovando strade per la commercializzazione delle produzioni con il rilancio del marchio GaleGhiotto come garanzia dell’alta qualità alimentare e sociale.”

Dialogo col tessuto produttivo locale. Il lavoro da fare è ancora tanto, non solo a livello di mentalità di tutti gli attori coinvolti ma anche sotto il profilo legislativo. Infatti, per Falchi “sono necessarie modifiche normative che rendano le case di reclusione più permeabili nei confronti delle comunità e del tessuto produttivo locale e facilitino il trasferimento dei detenuti che vogliano intraprendere una formazione in campo agricolo. Come Regione che punta sull’innovazione anche in campo agricolo, siamo orgogliosi di ospitare questa sperimentazione che speriamo abbia una ricaduta positiva sul sistema penitenziario italiano”. La concordanza del progetto di agricoltura sociale con gli indirizzi programmatici del governo regionale su valorizzazione dei territori e inclusione sociale è stata evidenziata anche da Anna Pireddu, capo di gabinetto dell’Assessorato della Programmazione, che è intervenuta per portare i saluti dell’assessore Raffaele Paci. 

Ambiente: domani giornata ecologica nella costa di Arbus

Arbus, 25 giugno 2016 – Giornata ecologica domani 26 giugno in tutte le località marine della costa di Arbus. Da Torre dei Corsari a Portu Maga, da Piscinas fino a Pistis, i volontari si ritroveranno alle 8 per la spiegazione delle modalità di raccolta dei rifiuti. Alle 8,15 inizia l’operazione di pulizia fino alle 11,quando i rifiuti saranno portati al punto di raccolta.

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Montevecchio: Lampis (Fdi-An),Igea a Regione si occupino delle aree minerarie dismesse

E’ un vero e proprio dissesto Idrogeologico: la frana poteva causare una strage, è ora di pensare seriamente al territorio

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Cagliari, 4 dicembre – “Poteva essere una strage”. Lo afferma il consigliere regionale di Fdi-An Gianni Lampis in merito a quanto accaduto stamani all’alba nella diga di Sa Perdera, nel cantiere Sant’Antonio a Montevecchio. “Le aree minerarie dismesse sono una bomba ad orologeria: alcuni anni fa la strada provinciale Montevecchio-Ingurtosu fu chiusa per il crollo di una galleria a nel cantiere di Casargiu a causa delle piogge, oggi quest’altro smottamento che ha provocato l’onda che ha fatto straripare l’acqua dal bacino di Sa Perdera, proprio come nella diga sul Vajont, di triste memoria. C’e solo da ringraziare Santa Barbara, patrona dei minatori, di cui oggi si festeggia la ricorrenza, per aver evitato una strage. Non voglio neppure pensare a cosa sarebbe potuto succedere se questo episodio si fosse verificato la domenica, con i turisti in visita proprio al cantiere di Sant’Antonio”, dice Lampis. “Così è successo a quest’estate nella vecchia miniera di Acquaresi. Il territorio ormai va curato, non lo si può abbandonare a se stesso, soprattutto in contesti come quelli delle aree minerarie. La natura si riprende sempre quello che l’uomo le ha tolto”.

 

“E’ arrivato il momento di pensare seriamente all’incolumità delle persone: Montevecchio e Ingurtosu, così come tutto l’Iglesiente e il Fluminese hanno necessità di interventi urgenti di risanamento idrogeologico. La responsabilità di quanto accaduto è di diretta responsabilità della Regione Sardegna che attraverso la società Igea dovrebbe occuparsi della custodia e della messa in sicurezza delle aree minerarie dismesse – afferma Lampis -, così però non è: la precarietà delle condizioni in cui versano tutti gli immobili,i manufatti industriali (come in questo caso) e i cantieri, rappresenta un vero e proprio pericolo per l’incolumità dei cittadini”.

“Ora i residenti di Montevecchio dovranno subire un altro isolamento e disagi per la chiusura della strada, come due anni fa. Sarà necessario che la Regione e i tecnici dell’Igea valutino la tenuta statica dello sbarramento prima che succeda l’imponderabile”, dice Lampis.

“Basta con le chiacchiere e le indecisioni che producono solo con l’abbandono del territorio dove un tempo le miniere garantivano reddito e benessere: la Regione ceda a prezzo simbolico gli immobili minerari di pregio ai Comuni in cui ricadono per convertirli in attività turistico ricettive” conclude l’esponente del partito di Giorgia Meloni eletto nel Medio Campidano.

Protezione Civile Medio Campidano: protesta Lampis (Fdi-An) per mancato invito a riunione ‘é summit tra compagni del Pd’ = Pinna, ‘riunione politica di maggioranza’

volontari

Cagliari, 25 nov.2015 – “Accolgo con  grande piacere l’attenzione che la Regione Sardegna, anzi il Pd Sardegna, sta rivolgendo al problema della Protezione civile della Provincia del Medio Campidano.L’Assessore Spano mostra finalmente, meglio tardi che mai, una spiccata sensibilità per trovare una nuova sede ad un servizio indispensabile per il territorio e che rappresenta soprattutto un’eccellenza del Medio Campidano. Finalmente si smette di pagare al consorzio industriale di Villacidro un canone d’affitto di ventimila euro per un capannone dove ci piove dentro”. Lo afferma il Consigliere regionale di Fdi-An Gianni Lampis, in merito alla riunione che si è tenuta in Assessorato dell’Ambiente per trovare una soluzione per la sede della Protezione civile del Medio Campidano.

“Quello della Protezione Civile –dice Lampis – è un servizio che ha mostrato un’organizzazione ben più efficiente di quella dell’Assessore Spano che di fatto ha trasformato una riunione istituzionale in un summit fra compagni del Pd. Erano presenti infatti il direttore generale della Protezione Civile Graziano Nudda, i consiglieri regionali Rossella Pinna e Alessandro Collu (Pd), il capo di Gabinetto dell’Assessorato degli Enti Locali, Matteo Muntoni, su delega dell’assessore Cristiano Erriu(Pd), e il commissario straordinario della Provincia del Medio Campidano, Tiziana Ledda. Peccato che la spiccata sensibilità dell’Assessore Spano sia pari a zero per essersi ‘dimenticata’ di rendere partecipe della riunione il sottoscritto, che rappresenta a pieno titolo il territorio del Medio Campidano, quanto e come i rispettabilissimi colleghi Pinna e Collu.  Con l’unica differenza di non avere la tessera del Pd in tasca”.

“Peccato – prosegue – , perchè avrei certamente garantito una partecipazione propositiva e volta alla soluzione di un problema che conosco bene sin dai tempi in cui ero amministratore comunale e provinciale. Le procedure, così come l’azione politica, per non parlare del galateo istituzionale, non devono essere di casa in via Roma, come sta dimostrando l’Assessore Spano, che dirige uno dei settori più importanti della Regione sarda, l’emblema tangibile del fallimento della Giunta Pigliaru anche nel settore dell’Ambiente”, conclude Lampis.

“Nessun summit tra tesserati del Pd, ma una riunione politica col supporto degli uffici interessati, richiesta dai consiglieri di maggioranza Rossella Pinna e Alessandro Collu per affrontare insieme all’assessore all’ ambiente, Donatella Spano, le questioni legate al futuro della Sala operativa della protezione civile del Medio Campidano. Sono sorpresa che il collega di minoranza Gianni Lampis, abbia espresso in una nota stampa il disappunto per non essere stato invitato alla riunione tenutasi nella giornata di ieri 24 novembre presso l’assessorato alla difesa dell’ambiente”. E’ la replica del Consigliere regionale del Pd Rossella Pinna.

“Vorrei ricordare al giovane collega – dice la Pinna -,­ a cui evidentemente non sono ancora chiare le differenze tra maggioranza e minoranza­ che i consiglieri del Pd essendo parte della compagine al governo regionale ne condividono con esso la responsabilità. Pertanto, non capisco la ragione di un attacco così violento. Così come nessuno di noi ha mai pensato di negare all’opposizione la possibilità di utilizzare gli strumenti ispettivi e di controllo, interrogazioni, interpellanze e mozioni, allo stesso modo, ritengo che i componenti la maggioranza, possano preferire interlocuzioni dirette con la giunta.  Trovo, dunque, pretestuosa e sterile la polemica verso l’assessore Spano, la quale, anche in questo caso, ha confermato sensibilità politica e attenzione verso il sistema della protezione civile , volendosi occupare personalmente delle problematiche del Medio Campidano come sollecitato dai consiglieri del Pd del territorio”, conclude Rossella Pinna.

“Ottima difesa d’ufficio”, replica Lampis. “Peccato che la nota stampa l’abbia divulgata l’Assessorato dell’Ambiente, non l’esperta collega Rossella Pinna. Conosco bene la differenza tra maggioranza e minoranza, e sono ben felice di far parte della seconda, e non essere corresponsabile dei disastri che la maggioranza di sinistra e la sua Giunta stanno creando alla Sardegna. Non capisco come mai tanto astio nei miei confronti da parte della Pinna, che non più tardi di due mesi fa mi aveva augurato un buon lavoro comune per il bene del territorio”.

Cagliari: mare ‘vietato’ nel paradiso di Funtanazza, sbarra ancora chiusa = E’ polemica su proprietà

colonia funtanazza

Cagliari, 23 nov. 2015 – Si tinge di giallo la vicenda dell’accesso al mare ‘vietato’ a Funtanazza, nella marina di Arbus (Cagliari). Dopo la denuncia di alcuni cittadini da noi raccolta ai primi di novembre, infatti, la sbarra dell’ex Colonia, unica strada per arrivare alla spiaggia, risulta ancora sistematicamente chiusa, nonostante la società ‘Riva di Scivu’, che fa capo a Renato Soru, e che ha acquistato la struttura oltre 10 anni fa per riqualificarla a fini turistici, sarebbe tenuta a garantire la fruibilità a tutti del mare.

“Ancora una volta la sbarra di Funtanazza è stata trovata chiusa”, ci racconta Gianni Lampis, Consigliere regionale della Sardegna di Fdi-An, consigliere comunale di Arbus, di cui è stato vicesindaco, che ieri ha verificato personalmente, dopo le pressanti denunce di numerosi cittadini, che l’accesso al mare è ‘vietato’ da una sbarra “che, secondo gli accordi presi al tavolo tecnico tra Regione Sardegna e Comune di Arbus con la società Riva di Scivu dovrebbe invece restare aperta e garantire a tutti l’accesso al mare”.

La Riva di Scivu, per bocca dell’Amministratore Emanuele Soru, il 2 novembre scorso aveva detto che “a noi la sbarra risulta aperta.  Potrebbe essersi trattato di un disguido temporaneo”. Ma Lampis non ci sta: “Dopo aver chiesto il certificato di destinazione d’uso, che si richiede in caso di successione o di vendita di un immobile, la Riva di Scivu continua nel suo atteggiamento arrogante vietando l’ingresso a mare dall’unica strada percorribile. E’ chiaro ormai il disegno di Soru: vendere il compendio di Funtanazza, promettendo all’acquirente che l’accesso al mare è garantito solo agli ospiti della proprietà, in modo da poter rendere più appetibili i vantaggi economici che ne conseguono dall’operazione speculativa. Naturalmente l’accesso ai cittadini e ai turisti dev’essere garantito senza ‘se e senza ma’. Del resto il cartello di divieto d’accesso alle persone non autorizzate, apposto dalla Riva di Scivu, prevede l’apertura della sbarra dalle 8 del mattino alle 20. Ben venga – dice Lampis – la riqualificazione turistica del compendio, ma sia chiaro che il diritto all’accesso a mare non può essere negato per nessun motivo ne oggi, ne mai”.

“Il Come di Arbus a questo punto faccia chiarezza”,dice Lampis. “L’imprenditore venga convocato in Consiglio comunale per riferire sulle sue intenzioni, ma il Sindaco (Antonello Ecca, ndr) sia chiaro e chieda, anche con un’ordinanza contingibile e urgente, l’immediata riapertura della sbarra per permettere a chiunque di poter fruire di un bene demaniale. E’ giusto che la sbarra venga chiusa nelle ore notturne per impedire il campeggio abusivo e le scorrerie vandaliche di taluni maleducati che hanno saccheggiato Funtanazza, ma pensiamo anche che quella sbarra chiusa a tutte le ore del giorno potrebbe impedire l’accesso alla spiaggia per un soccorso. Se questo dovesse succedere e non si potesse raggiungere il mare sarebbe un fatto di una gravità inaudita”.

La società Riva di Scivu acquistò il compendio della ex colonia marina di Funtanazza nel 2003. Costruita nel dopoguerra e inaugurata nel 1956 dalla società mineraria più grande d’Europa, la “Montevecchio Società Italiana del Piombo e dello Zinco”, l’ex colonia consta di 43mila metri cubi in una baia tra le più belle della Sardegna, che da giugno a settembre ospitava in tre turni estivi oltre 600 bambini e bambine per volta, figli degli operai della miniera. Il progetto della società prevede una riqualificazione a fini turistici con il recupero della struttura e di alcuni bungalow che in un primo momento è stato respinto dalla Regione Sardegna, ma il 28 ottobre scorso è arrivato il via libera del Corpo Forestale Regionale con le modifiche richieste in sede di Tavolo Tecnico.

Arbus: Funtanazza, polemica su strada della colonia chiusa all’accesso a mare

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Cagliari, 2 nov. 2015 – Scoppia la polemica per l’unica strada d’accesso a mare in località Funtanazza, nella marina di Arbus (Ca), acquistata oltre 10 anni fa dalla società ‘Riva di Scivu’ dalla ‘Snam’ (ex Gruppo Eni), che fa capo a Renato Soru, segretario regionale del Pd ed ex governatore della Sardegna. Il presidente della società è il fratello dell’eurodeputato del Pd, Emanuele. “L’impegno della società con il Comune – spiega Gianni Lampis, consigliere regionale di Fdi-An ed ex vice sindaco di Arbus fino all’anno scorso – era quello di consentire il libero accesso al mare a tutti. La strada che arriva fino alla proprietà della Riva di Scivu è del Comune. Verificheremo la correttezza e il rispetto degli accordi al tavolo tecnico tra comune e Regione sarda”.

La Riva di Scivu acquistò nel 2003 il compendio della ex colonia marina di Funtanazza, costruita nel dopoguerra e inaugurata nel1956 dalla società mineraria più grande d’Europa, la “Montevecchio Società Italiana del Piombo e dello Zinco”, 43mila metri cubi in una baia tra le più belle della Sardegna, che da giugno a settembre ospitava in tre turni estivi oltre 600 bambini e bambine per volta, figli degli operai della miniera. “La società ha presentato in Comune il progetto di riqualificazione dopo una prima bocciatura del corpo forestale regionale”, spiega Gianni Lampis.

E di quel progetto già dai primi di settembre il deputato di Unidos Mauro Pili pubblicò alcuni stralci: “Sono le prove generali per la cementificazione di Budelli. L’incarico per il progettista (Antonio Citterio and Partners) è stato conferito per realizzare un albergo e unità residenziali”, afferma Pili. “Ma quel’area deve tornare al Comune di Arbus, come prevede il protocollo d’intesa del 1995,nel quale è scritto a chiare lettere che il completamento delle opere di recupero della Colonia deve essere completata entro cinque anni. La mancata realizzazione delle opere comporterà per Snam o terzi la perdita di possesso ed il trasferimento del medesimo al Comune di Arbus”.

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“A noi la sbarra risulta aperta. Potrebbe essersi trattato di un disguido temporaneo”, ci ha spiegato l’amministratore della Società Emanuele Soru. “Aggiungo – prosegue – che proprio per questo la spiaggia è fruibile  a tutti. Con l’ordinanza, la 50 del 21 agosto dell’anno scorso, è stato proprio il Comune, a firma dell’allora sindaco Francesco Atzori, a chiederci il ripristino delle recinzioni nel rispetto della legislazione edilizia per delimitare le aree perimetrali e custodire al meglio la proprietà”. Ma arriva anche la buona notizia: “Proprio il 28 ottobre scorso abbiamo trasmesso al Comune di Arbus il parere positivo del Corpo di Vigilanza ambientale della Regione Sardegna sulle osservazioni fatte al progetto di recupero del compendio (costruzione da 43mila mc, corrispondenti a 9500mq, su oltre 100 ettari di terreno, ndr), che abbiamo presentato una decina di anni fa”, conclude Emanuele Soru.

“Nel corso dell’estate – dice il sindaco di Arbus Antonello Ecca – l’accesso era consentito dalla mattina alla sera. Verificheremo il rispetto degli accordi e le altre prescrizioni che il comune ha chiesto alla Riva di Scivu”.