Orrù (Mov. Crist.), stop a linguaggio di genere con ‘sindaca’ e ‘assessora’, ridicoli in tutta Italia

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Cagliari, 10 gen. “Basta con assessora, sindaca, ministra” o ‘ingegnera’, ‘avvocata’, ‘commissaria’ o ‘carabiniera’, tanto per citare alcuni esempi. “Sto presentando una proposta di legge che mi auguro raccolga l’adesione di altri colleghi per abolire l’articolo 6 bis del disegno di legge n. 254 (convertito in legge nr. 24 del20 ottobre 2016,ndr) che introduce l’obbligo per la Regione Sardegna di utilizzare il linguaggio di genere nei procedimenti amministrativi”. Lo afferma Marcello Orrù, leader del Movimento Cristiano- Forza Popolare e Consigliere Regionale della Sardegna del gruppo Psd’Az, in merito all’obbligo di utilizzare per legge il linguaggio di genere per le cariche pubbliche ricoperte dalle donne, come si legge ormai sugli atti ufficiali della Regione sarda dal 20 ottobre scorso quando è stata approvata la legge “Norme sulla qualità della regolazione e di semplificazione dei procedimenti amministrativi”.

All’articolo 6 infatti è previsto che la Regione, “per garantire lo sviluppo delle proprie politiche di genere, riconosce e adotta un linguaggio non discriminante rispettoso dell’identità di genere, mediante l’identificazione sia del soggetto femminile che del soggetto maschile negli atti amministrativi, nella corrispondenza e nella denominazione di incarichi, di funzioni politiche e amministrative”.  All’articolo due la legge prescrive che per “promuovere una nuova coscienza linguistica finalizzata a riconoscere la piena dignità, parità e importanza del genere femminile e maschile, la struttura della Giunta regionale preposta alla comunicazione istituzionale predispone la revisione del lessico giuridico e amministrativo di atti, provvedimenti e comunicazioni, secondo gli orientamenti europei e nazionali in materia e mediante l’analisi di buone pratiche”.

“Ritengo che l’utilizzo della parola ‘sindaca, ‘assessora’ e cosi via dicendo sia una scelta sbagliata sia a livello politico ma anche un obbrobrio linguistico e grammaticale. Non è in tal modo che si rispetta il ruolo della donna nella società”,afferma Orrù. “Tale scelta semmai espone al ridicolo la nostra Regione che, unica in Italia, ha adottato una simile decisione ascoltando i consigli della presidente della Camera Boldrini che ormai non perde occasione per esternare la sua opinione favorevole all’utilizzo del linguaggio di genere”. 

“Con tutti i problemi che in questo momento la Sardegna sta attraversando – conclude Orrù – mi sembra assurdo che di questa legislatura, che sarà ricordata per il fallimento su tutti i fronti della giunta peggiore della storia sarda, rimanga in piedi solo l’introduzione della parola sindaca, assessora o simili amenità nel linguaggio amministrativo della Regione”.  

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