IL MEDIO CAMPIDANO DEVE TROVARE IL CORAGGIO DI RIPROVARCI

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Fulvio Tocco

Cagliari,7 gen. – Checché ne dicano i Riformatori che non avevano previsto il disastro che ne sarebbe scaturito subito dopo il risultato referendario, la formula dei 28 comuni, con i loro cittadini, che si uniscono per un unico obiettivo è ancora valida ed insostituibile anche ora che si parla di costituire la Provincia del Sud Sardegna. Il Medio Campidano che considera il territorio una risorsa da valorizzare è utile per chi lo abita è utile alla Sardegna intera; a quella Sardegna delle aree interne ad economia agropastorale e a quella che, affianco delle attività produttive, mette al centro i sui beni culturali ed ambientali al servizio del turismo e della crescita identitaria e culturale. Il Medio Campidano, torni a far politica, usi dignitosamente le parole della politica, come quando i partiti, i sindacati, le organizzazioni sociali e le amministrazioni comunali avevano combattuto all’unisono per pretendere la Provincia dal Consiglio regionale dell’epoca: mirabilmente uniti nell’analisi e nella sintesi teorica, a tratti sorprendentemente “attuale”. Quella mobilitazione partiva dalla consapevolezza della discriminazione dell’uso delle risorse finanziarie pubbliche da parte delle amministrazioni Cagliari-centriche. Il grandioso Parco di Monte Claro, non si dimentichi, è stato realizzato anche con i fondi per il Territorio del Medio Campidano a discapito delle strade e di altri servizi. Le strade provinciali non venivano rifatte da trent’anni a causa di “astuzie” anti cittadino ed anti impresa. Rimane ancora emblematica la strada provinciale Samassi – Villacidro con le mortali spallette dei ponticelli, in cemento armato, che rimanevano (curiosamente) quasi al centro della carreggiata stradale dopo essere stata allargata. E’ uno dei classici esempi di quanto fosse distante Cagliari dai comuni vicini. Si è vero, la Politica ha grandi responsabilità di come sono andate le cose! Non mi meraviglia l’insufficienza di alcuni che cercavano visibilità scambiando il ruolo in Consiglio provinciale come se fosse quello della Camera dei deputati. Pensavano solo a se stessi! Ma sono rimasto colpito soprattutto dal silenzio di una parte della cosiddetta classe dirigente locale che si è inspiegabilmente sottratta alle sue responsabilità in uno dei periodi più bui dell’economia isolana e nazionale. La Federazione del PD per esempio, nel periodo referendario, non tenne neanche una riunione. Silenti anche di fronte ai tagli spudorati alle province, ai comuni, alle regioni mentre Roma aumentava del 4% le sue spese. Ma andare contro era un comportamento da “franchi tiratori” dicevano. Addirittura lo urlavano! Questi erano i nostri rappresentanti nelle istituzioni nazionali e regionali mentre Roma sottraeva i capitali dalle nostre casse. Il degrado della politica Medio campidanese parte da queste precise responsabilità. Altro che territorio come risorsa! Agivano pensando di essere soli senza un progetto in testa: oggi mi chiedo perché votare chi non ha un progetto? La nostra condotta morale doveva portarci alla crescita, attraverso dei Piani straordinari finalizzati al miglioramento della condizione sociale ed economica di chi abitava nei comuni del Medio Campidano, per contenere (ed arrestare) il fenomeno della povertà e dello spopolamento. Ancora non mi spiego perché la Marmilla, una delle più belle regioni dell’isola, sia precipitata così in basso? Ha le caratteristiche pedoclimatiche invidiabili per essere coltivata sia in pianura che in collina; con dei beni culturali ed ambientali eccellenti e invece gli è stata negata persino l’irrigazione delle sue terre! Non si può tacere di fronte a queste precise inadempienze di chi ha avuto responsabilità nelle istituzioni.

La Politica, se è vero che è nata per rendere più civile l’uomo, deve riprendere la sua insostituibile funzione. Ha il dovere di fornire gli strumenti per ordinare un Territorio in cui sia possibile vivere bene: tessendo la sua trama per progettare lo sviluppo, anche alla luce della nuova e disumana dimensione territoriale, da Seulo a Carloforte. Occorre una moderna versione, insieme rigorosa e leggibile, di quello che vogliamo che sia il nostro territorio, nel prossimo futuro, differenziato dall’insopportabile ed asfissiante Globalizzazione. Occorre un nuovo “capitolo” di partecipazione collettiva che metta a sistema etica e politica in funzione della crescita della nostra comunità.

Da una attenta lettura del territorio, il Medio Campidano, voglio ripeterlo ancora, può diventare il cuore pulsante della Sardegna produttiva. Basta leggere i dati delle importazioni per comprendere che ripartire si può anche stando nella declamata Provincia del Sud!

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