Regione: ma perché non li lasciamo lavorare?

Quando i dirigenti dei maggiori partiti non hanno un progetto di sviluppo se la prendono con chi governa e chiedono un rimpasto

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Cagliari, 10 ott. 2016 – In Sardegna, in un epoca di crescente competizione globale, anziché progettare il futuro di prossimi 20 anni si continua a litigare. Un po’ come si faceva all’antica per ottenere un tornaconto. E chi non ricopriva ruoli esecutivi poteva dedicarsi indisturbato a “curare” il proprio orticello. I benestanti delle aree rurali lo sapevano bene e, attraverso le loro strategie, si amicavano un onorevole o un rappresentate dell’alta burocrazia per ricevere dei favori. Far assumere un parente, un amico o un conoscente nel sistema pubblico era un gioco da ragazzi. Chi, di questi benestanti, non aveva un parente nelle Cattedre ambulanti dell’agricoltura prima e negli Ispettorati agrari dopo? O nelle Casse Rurali di Credito Agrario o nei Consorzi di Bonifica?

Nel settore minerario non è che le cose fossero diverse. Chi aveva santi in paradiso faceva l’autista e i poveri cristi a scavare ricurvi nel sottosuolo. Così è cresciutala per anni la Sardegna: con i contadini e i muratori che lavorano da sole a sole, con i panettieri e pasticcieri che lavoravano di notte per offrire i loro prodotti al banco di buon mattino e i commercianti che non chiudevano il negozio neanche la domenica mattina. Dal barbiere, dal sarto, dal fabbro e dal calzolaio si andava per scambiare quattro chiacchere. Ora che non ci sono più le possibilità di far piaceri si fa pressione sugli organi di governo per sostituirsi a loro. Anziché dire ai sardi quale è la strada più immediata per produrre ricchezza aggiuntiva da ridistribuire si lavora per logorare il Presidente della Regione e i suoi assessori.

Possibile che non si guardi appena appena all’eredità che ha ricevuto questa Giunta dalla precedente? Hanno lacerato il sistema delle autonomie locali, senza avere un progetto del dopo, a danno dei territori, delle imprese e dei cittadini. Ora che diventa complicato praticare la Politica dei piacerei, si cerca di occupare il tempo per apparire scaricando le responsabilità delle difficoltà su chi sta momentaneamente al Governo della Regione. Ma se si vuole virtuosamente apparire perché non si lavora seriamente per indicare la via della ripartenza dell’economia? Se si legge seriamente il territorio in Sardegna i consumi per indicare la strada da intraprendere non mancano! Basta uscire da Cagliari e la risposta è sotto gli occhi di tutti.

Fare pressione sulla Giunta senza un’idea di Progetto di crescita non si fa altro che coltivare il sistema non decisionale nell’isola. Sempre pronti a beccarsi l’un altro per subentrare a chi è in carica! Ma perché non li lasciamo lavorare? In un epoca di “vacche magre” le perdite di tempo sono tremende per l’economia. Al posto di attaccare sempre chi governa si potrà anche essere propositivi, no? In un epoca di malsana competizione globale occorre una strategia orientata al medio-lungo termine. Per accudire al brevissimo termine sarà il caso di ricorrere a “Sezioni speciali” con progetti finalizzati e a termine, in modo da liberare gli Assessori per seguire il governo effettivo della Regione che ne ha un gran bisogno.

La tendenza a smontare le cose costruite, in un contesto di tutti contro tutti, non ci porta da nessuna parte. Si tratta di un effetto negativo derivante dall’assenza di strumenti efficaci che riflettano una visone di futuro tradotta in obbiettivi concreti. Ciò rende particolarmente difficile operare con una logica di sistema che veda attivi anche gli Enti locali per realizzare interventi necessari nel brevissimo termine. Anche le prospettive, a questo proposito, non sono particolarmente promettenti dal momento che la competizione richiede, nei titolari dei Partiti, spiccate competenze e capacità strategiche, aspetto che invece sembra lasciato al caso perché non tenuto in particolare considerazione nei dai processi decisionali per designare i titolari, ne dall’elettorato. Con una obbligatoria lettura del territorio devono partire le soluzioni contro la crisi. Ai dirigenti delle forze politiche presenti nel Consiglio regionale è il caso di ricordare che l ’incompetenza, lo scarso spirito di appartenenza, il servilismo politico hanno sempre prodotto un salatissimo autogol.

Fulvio Tocco

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