Migranti: Cagliari, protesta sindacati polizia per nuovo sbarco con turni di 16-18 ore = Pili (Unidos), li mettono in tuguri

acoglienza siem pilot 24 ago 2015

Siulp e Sap chiedono rimozione Prefetto, “è inadeguata”

Cagliari, 1 set. 2016 – Dopo l’arrivo di ieri a Cagliari di 617 migranti, giunti in porto con la nace della marina militare irlandese Le James Joyce, è previsto per domani mattina l’arrivo ne capoluogo della nave ‘Dattilo’ della Guardia Costiera, con a bordo 931 migranti (3 i cadaveri) salvati a largo delle coste libiche. Attualmente la ‘Dattilo’ è in navigazione nel canale di Sicilia con destinazione Cagliari. “Si tratta di 616 uomini, 102 donne, 191 minori maschi, 11 minori femmine e 11 infanti tra 0-3 anni. E adesso si cercano tuguri, buchi e coop di mafia capitale per ospitare questa nuova ondata”,  afferma Mauro Pili,deputato di Unidos

Ieri tra i migranti arrivati con la nave irlandese i poliziotti della Squadra mobile della questura di Cagliari,coordinato dal primo dirigente Alfredo Fabbrocini, hanno individuato e arrestato cinque scafisti. Si tratta di Achraf Mohamed Saker, 26enne libico, Musa Mbellow 19enne gambiano, Luke Dele Iduh 38enne nigeriano, Aiad Mohamed Sherif, 26enne libico, Mohamed Gibril 22enne sudanese, che su disposizione del pm di turno, sono stati portati nel carcere di Uta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Intanto monta la protesta dei sindacati di polizia. e adesso si cercano tuguri, buchi e coop di mafia capitale per ospitare questa nuova ondata“Il Prefetto si dimetta” dice il segretario regionale del Siulp Salvatore Deidda.

“Con l’arrivo di due navi di migranti nel giro di due giorni la grave situazione a Cagliari ed in Sardegna di garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica si acuirà ulteriormente”, dice Salvatore Deidda, segretario regionale del Siulp. “La responsabilità di questa grave situazione ricade sulla Prefetta di Cagliari, che nonostante i roboanti proclami non è riuscita ad evitare un’invasione di queste dimensioni. Non ci fidiamo più dei suoi proclami e per questo motivo chiediamo la sua rimozione perché ritenuta inadeguata a gestire il fenomeno migratorio. Siamo stati troppo pazienti a sopportare la sua inazione a tal punto che abbiamo dovuto soprassedere ad azioni nefaste”.

“Chi gestisce in strada le situazioni pericolose? La Polizia. Chi assiste i migranti all’ arrivo e durante le operazioni di identificazione? La Polizia. Chi previene e reprime i reati? La Polizia. Della politica regionale non ci fidiamo da troppo tempo – dice Deidda -. Al suo pari mettiamo anche la Prefettura inadeguata ed inefficace per gestire il fenomeno dell’immigrazione. Attueremo tutte le forme di lotte sindacali, anche di manifestazione per i prossimi arrivi, se la situazione non si dovesse sbloccare in tempi celeri”.

“Siamo concretamente preoccupati per ciò che sta accadendo. Scippi, rapine, furti, bivacchi, risse ed aggressioni sono ormai all’ordine del giorno con protagonisti stranieri di varie nazionalità sbarcati in Sardegna con chissà quali aspettative”, afferma Luca Agati, segretario provinciale del Sap. “La situazione accoglienza è evidentemente scappata di mano visto che sono gli stessi stranieri ad invitare i connazionali a raggiungere il nostro Paese date le condizioni ottimali di accesso e permanenza. Ed in mezzo sempre e solo noi – prosegue -, chiamati a gestire le pratiche d’immigrazione,l’ordine pubblico, i controlli antiterrorismo, le identificazioni, le attività investigative, la microcriminalità, il tutto tra mille problemi, difficoltà ed allarmi di vario genere”.

“Cosa deve succedere per far capire al Prefetto che bisogna dire basta, che il limite è stato oltrepassato, che è impossibile per la Sardegna gestire una situazione del genere? Il Prefetto Morcone – continua il sindacalista della Polizia -, ha dichiarato che la Sardegna deve essere gestita in maniera diversa rispetto alle altre regioni, pensavamo però intendesse il contrario visto che gli sbarchi hanno ormai cadenza quotidiana con numeri assurdi; siamo ormai costretti a turni di 18 ore e più in condizioni che solo a parlarne viene la pelle d’oca, con il personale visibilmente provato e demotivato e con la diffusa sensazione di essere abbandonati. La pazienza è finita”.

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