Agricoltura: la magnificenza del trattore Fiat 480 ha fatto la storia dei campidani irrigui

 

Fulvio Tocco

Cagliari,10 agosto 2016 – Poiché ritengo che la conoscenza del passato sia di grande aiuto per interpretare il presente credo sia importante spendere qualche riga raccontando di una sorprendente macchina: il trattore agricolo. Lo faccio, spinto dalle considerazioni di un contadino che parlava del mitico trattore Fiat 480, (1973 – 1984) dal color rosso arancio, che ha segnato il passaggio tra l’agricoltura tradizionale e quella moderna. Le fatiche dell’uomo per far produrre i campi hanno origini molto lontane: «Maledetta la terra del tuo lavoro, tra stenti e fatiche ne ricaverai il tuo mantenimento per tutti i giorni della tua vita. Col sudore della fronte ti procurerai il pane…» si può leggere nei testi sacri. Con l’evento della meccanizzazione agricola si è riusciti ad attenuare l’atavica fatica dell’uomo contadino; nel contempo si è arrivati anche a potenziare la produttività agricola tanto della unità di superficie coltivata che del singolo addetto agricolo, raggiungendo importantissimi risultati. Per tutto il XIX secolo la forza motrice rimase fondamentalmente quella muscolare dell’uomo e degli animali.

trattore fiat 480

Raccontare della magnificenza del Fiat 480 oggi, ci aiuta a far memoria della storia delle nostre campagne. Non so in che misura altri ci abbiano pensato, eppure di trattori ne sono stati costruiti anche prima. La stessa Fiat produsse il modello 441 e il trattore FIAT 250, la cosiddetta “Piccola” degli anni sessanta, con motore ENGINE 852, ma non centrò l’obbiettivo di mercato. Con la messa in produzione delle diverse versioni del Fiat 480, invece, la casa torinese venne incontro alle esigenze dell’agricoltore che cambiava tendenza e organizzazione aziendale. Dicendo di trattori, chiaramente, non si può dimenticare l’antenato Landini a testa calda che desta ancora tanta curiosità quando vien presentato nelle sagre paesane. La produzione dei testa calda terminò in Italia nel 1959: ultimo modello l’Orsi O35, costruito in pochissimi esemplari, sfortunato ultimo tentativo dell’azienda di insistere sulla linea dei testa calda quando i concorrenti si erano già defilati, avendo definitivamente preferito più moderni motori diesel. In Argentina e in Polonia furono prodotti dei testa calda anche fino ai primi anni sessanta. Ma avere una macchina che sostituisse il cavallo per i lavori agricoli e nei trasporti, acquistabile ad un costo sostenibile, spianò la strada verso una nuova agricoltura. Spesso questi trattori sono ancora visibili, condotti da agricoltori veterani, nelle strade dell’agro di Villasor, di Serramanna, di Samassi e Serrenti. I tempi cambiano e ora non fa più meraviglia vedere, parcheggiato di fronte al bar del paese, un “bisonte” verde, azzurro, rosso o bianco a seconda della marca di produzione; maestosi e talvolta belli e lucidi come delle vere e proprie fuoriserie da mettere in bella mostra. Sono sicuramente delle macchine molto costose e che contribuiscono alla diminuzione dei tempi di esecuzione dei lavori di campagna ma, quasi sicuramente, non riusciranno a segnare il passaggio epocale decretato dal mitico Fiat 480 che ha liberato, a partire dagli anni sessanta, gli agricoltori dalle disumane fatiche.

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