Uranio a Teulada: Pili (Unidos), dirigente Arpa Sardegna conferma, usati i missili Milan al torio ed è presente un’area radioattiva

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Cagliari, 5 ago. 2016 – “Abbiamo ritrovato numerosi resti di missili Milan in tutto il territorio del poligono, sia nelle aree a terra sia nella penisola. Le aree a terra sono tre. Una si chiama Seddas de Croveddu, un’altra Perda Rosa e la terza area Cogolidus. Seddas de Croveddu si trova all’interno del poligono Alfa. A Seddas de Croveddu e a Perda Rosa ci sono tuttora dei carri bersaglio, nel cui intorno sono stati trovati numerosi resti di missili Milan. Alcuni risultavano avere ancora una parte o tutta la lunetta di torio, quindi erano radioattivi; altri resti non presentavano più la lunetta di torio e comunque dalle misure non risultava che ci fosse ancora questa presenza. Dalle richieste fatte al comando del poligono, anche dagli atti della procura, risulta che in tutto il poligono, dal 1999 al 2004, sono stati utilizzati – se non ricordo male – 4.200 missili Milan, di cui più di 2.000 utilizzati sulla penisola Delta”.

E’ quanto si legge nel verbale del 3 agosto della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uso di armi all’uranio impoverito E’ una delle risposte che il dirigente dell’Arpa Sardegna e delegato della procura per l’inchiesta su Teulada, Massimo Cappai, ha fornito alla domanda del deputato Mauro Pili (Unidos). “Aver ritrovato dopo 15 anni pezzi di missili Milan all’interno della base ancora radioattivi – dice Pili – pone la parola fine alle bugie di Stato che avevano sempre negato l’utilizzo di questi sistemi d’arma all’interno di Teulada. L’affermazione secondo la quale questi resti dei missili radioattivi sono stati rinvenuti ovunque all’interno della base stravolge in colpo solo tutte le affermazioni reiterate dei vertici della Difesa, dal Ministro ai Generali che avevano guidato la base. Una catena di comando, dall’allora Ministro della Difesa Sergio Mattarella che guidava la Difesa nel 1999 quando si iniziò ad usare il materiale radioattivo per arrivare ai giorni nostri, che termina con l’attuale ministro Roberta Pinotti che ha sempre negato la presenza di missili e armamenti radioattivi nel poligono di Teulada”. Pili, che nelle prossime ore svolgerà una visita ispettiva nel poligono di Teulada, ha pubblicato sulla piattaforma www.unidos.io l’intero resoconto stenografico sul confronto con i due auditi in commissione d’inchiesta, il professore di statistica medica dell’Università degli Studi di Firenze, Annibale Biggeri, e del dirigente dell’Arpas Sardegna, Massimo Cappai..

Pili sostiene che “le affermazioni del delegato della Procura di Cagliari sono di gravità inaudita perché significa che per 12 anni niente è stato fatto per rimuovere queste testate di missile con rilevanti presenze radioattive di torio. E quindi si è impunemente attentato alla vita dei militari e dei civili che hanno operato in quelle aree inconsapevoli del pericolo che correvano e che corrono. Ora si scopre che almeno tre grandi aree sono state fatte usate per lanci di missili radioattivi”.

Dal verbale, pubblicato sul web dal deputato, lo scambio di domande e risposte tra il delegato della procura Massimo  Cappai e Pili: “E’ stata resa tracciabile da parte dell’esercito la rimozione o comunque l’allontanamento dalla base di questo tipo di residuo radioattivo ed eventualmente come, ovvero se c’è un affidamento diretto a una società specializzata o quant’altro?” “Tutto il materiale – risponde Cappai – che è stato recuperato è custodito all’interno del comando del poligono di Teulada in un’area riservata, nella quale si applicano le norme di radioprotezione. In quell’area è intervenuto più volte il CISAM, l’organismo tecnico interforze dell’Esercito preposto per legge a svolgere questo ruolo. Non abbiamo, però, ancora riscontri di dismissioni, ovvero di cosiddetto «smaltimento», di queste sorgenti presenti all’interno del comando. Abbiamo chiesto notizia dell’eventuale ritrovamento, ovvero che fine avesse fatto tutto il materiale recuperato dai vari reparti esercitativi che nel corso degli anni avessero effettuato le operazioni di bonifica dopo l’uso dei missili Milan, ma non abbiamo avuto alcuna risposta”.

Il Dirigente dell’Arpas Sardegna afferma: “Ribadisco che noi abbiamo avuto una delega di indagine da parte della Procura. In sostanza, non lavoriamo come Arpas, ovvero come organismo tecnico che svolge il suo ruolo di regione, ma siamo organi tecnici a supporto dell’indagine della Procura. Di conseguenza, tutte le interlocuzioni, le domande e le richieste, vengono veicolate direttamente dalla Procura”. “Quindi – chiede Pili -, non avete fatto nemmeno una verifica su quest’area riservata?”

“Per precisione, non è che non abbiamo avuto risposta. La risposta è stata che tutti i reparti portavano via i propri rifiuti, quindi il comando del poligono non sapeva…e non abbiamo avuto nessun riscontro”,conclude Cappai.

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“Da questo serrato confronto emergono due dati emblematici: a Teulada esiste un deposito di materiali radioattivi sconosciuto e mai autorizzato e soprattutto non esiste nessuna tracciabilità di questo materiale radioattivo e qualsiasi richiesta avanzata al Ministero della Difesa non ha trovato alcuna risposta. La mancata tracciabilità denunciata dalla procura apre un fronte inquietante sul quale è indispensabile fare chiarezza subito senza perdere altro tempo. E’ un muro di gomma di uno Stato che si frappone all’individuazione di questo vero e proprio disastro ambientale e conclamato attentato alla vita di militari e civili. E’ vergognoso che la regione dinanzi a questi elementi così precisi e gravi stia a guardare e sussurri un riequilibrio quando dentro casa è stata realizzata un’area riservata per lo smaltimento o la conservazione di materiali radioattivi. Dinanzi a queste notizie così gravi una Regione autorevole dovrebbe attivarsi per azioni concrete e decise per evitare che altri misfatti vengano compiuti in quell’area. Il silenzio di queste ore su questi fatti – ha concluso Mauro Pili – è complice e sinonimo di sottomissione totale”.

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