Pd: con Piero Comandini, può recuperare la politica identitaria smarrita

La Sardegna deve affrontare la questione agraria in funzione della crescita

comandini

La Politica non può fare a meno, per prendere delle decisioni giuste, di una corretta lettura del territorio e dei bisogni della gente

di Fulvio Tocco

Cagliari, 27 lug. 2016 – Ho appreso con un certo interesse la volontà, in casa Pd sardo, di eleggere Piero Comandini (nella foto dal suo profilo facebook) segretario regionale. E’ un politico cresciuto attraverso le esperienze amministrative compiute a livello di comune, provincia e regione. Questa è una buona premessa. Animato da una sicura voglia propositiva, pur non riconoscendomi in nessuna corrente, sento il dovere di dare il mio contributo per stimolare una politica regionale della ripartenza. Considerata questa aciclica crisi, riconsiderare l’Agricoltura in tutte le sue espressioni è un dovere primario della Pubblica Amministrazione perché il territorio è una risorsa e in un epoca di Globalizzazione soffocante lo è ancora di più. Pertanto la questione è puramente politica. Va da se che la Sardegna deve puntare decisamente alla creazione di ricchezza aggiuntiva da ridistribuire attraverso una politica decisamente identitaria.

La Sardegna ha una Plv agricola di 1.577,00 milioni di euro; con questo dato di partenza bisogna ragionare. Il resto è perdita di tempo. La politica moderna non può immaginare una programmazione scollegata dai bisogni della gente. Come non può fare a meno, per prendere delle decisioni importanti, di una corretta lettura del territorio e dei bisogni della gente che lo abita o di chi lo vive da turista. Senza questa “lettura” ogni politica corrisponde ai desideri di chi la governa e non ai bisogni dei cittadini. Le stesse Agenzie strumentali non possono programmare la loro attività secondo le sensibilità di chi le dirige ma sulle esigenze effettive della società sarda. Ecco perché non si può fare a meno degli indirizzi politici e questo Comandini lo sa bene. A titolo di esempio. Se è vero che la Sardegna per la Carne di Maiale dipende per l’82% dai mercati esterni appare chiaro che la politica e la ricerca dovranno avere un occhio di riguardo per questo comparto. Se è vero che la Sardegna per sostenere il comparto zootecnico che produce latte, formaggio e carne, importa (secondo uno studio recente dell’Università di Sassari) 150 milioni di euro di alimenti dai mercati esterni è altrettanto chiaro che la ricerca deve dare una mano per colmare questo smisurato deficit. La stessa considerazione va fatta comparto per comparto, persino sul pesce. Chi ha una discreta conoscenza della programmazione agricola sarda, sa benissimo che un buon Psr, sarà utile per le aziende già affermate sul mercato e per chi avrà i requisiti per potersi insediare come nuova impresa, ma non darà adeguate risposte importanti in termini occupazionali; anche se c’è chi dice assurdamente che “la disoccupazione cresce perché c’è la crescita”.

Ecco il motivo per cui la “Questione Agricoltura” non può essere affrontata solo secondo i canoni programmatori del passato. Dico questo perché secondo le previsioni è il «Sardinian socio-economic observatory», che ha pubblicato una significativa analisi sulla crisi demografica in Sardegna; nessuna isola europea rischia di svuotarsi quanto la nostra. Nel 2080 potrebbe ritrovarsi con poco più di un milione di abitanti. Un trend decisamente negativo che fa precipitare la Sardegna all’ultimo posto della classifica delle isole europee, per quanto riguarda la crescita demografica. Per capire meglio il discorso è bene fare un esempio: nel 2080 le isole Baleari, molto più piccole della Sardegna, avranno mezzo milione di abitanti in più. Calcoli e percentuali non danno scampo: senza una netta inversione di rotta, l’isola è destinata a diventare una terra semi-deserta. Ecco perché il PD con Comandini deve necessariamente recuperare la politica identitaria smarrita. E’ compito del Governo regionale, degli Enti locali e degli Enti strumentali ipotizzare delle soluzioni per rendere l’isola più produttiva, più ricca, più sostenibile considerando le potenzialità dei territori di Pianura, di Collina e di Montagna attraverso un Piano Straordinario finalizzato a “curare” tutta la campagna. Per dare una scossa all’economia e all’occupazione, in affiancamento al Psr, occorre un Piano Straordinario di facile attuazione, regolamentato dalle norme del de minimis primario, a burocrazia zero, in un rapporto di collaborazione reciproca tra gli agricoltori, gli allevatori e la pubblica amministrazione locale e regionale. Il Segretario del PD indicato, per le esperienze compiute sul campo nelle aree rurali dell’isola, sa di che cosa sto parlando.

Agricoltura in cifre

Numero aziende: 85.894, Superficie: 1.614.845 ettari, Dimensione media per azienda: 13,4 ettari di Sau (Superficie agricola utilizzabile), Numero addetti: 37.000 (il 6,2% del totale degli occupati nei vari settori produttivi in Sardegna).

Produzione lorda vendibile: 1,577 miliardi di euro, in particolare: Allevamenti (carne e latte): 730,375 milioni di euro; Colture erbacee: 556,801 milioni di euro; Colture arboree: 163,916 milioni di euro; Servizi annessi: 126,456 milioni di euro.

Leggendo questi dati e mettendoli in relazione con quelli di altre regioni è possibile dire che c’è bisogno di un progetto che sappia riaffermare il primato del valore produttivo e culturale del territorio. Un progetto che stimoli la creazione della ricchezza primaria per ridare un senso ai valori di permanenza. In bocca al lupo al proposto segretario del PD.

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