Migranti: Cagliari, da medici reparto infettivi allarme Tbc bacillifera = Sap, scarsi controlli agli sbarchi

Cagliari, 12 lug. 2016 – “Frequenti episodi di pazienti, anche con Tbc bacillifera, che si sono allontanati dal reparto e non vi hanno fatto più ritorno”.  I medici del reparto infettivi dell’ospedale SS Trinità di Cagliari lo mettono nero su bianco in una lettera che ha il senso di un Sos sanitario vero e proprio: “La situazione è fuori controllo e bisogna agire senza perdere altro tempo”. La missiva choc è scandita da cinque denunce, dalla fuga dei pazienti affetti da Tbc bacillifera per arrivare all’impossibilità di garantire sicurezza nel reparto stesso.

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La lettera protocollata dai medici è giunta sulla scrivania del direttore della Divisione ‘Malattie Infettive’ del presidio SS. Trinità di Cagliari. E’ tutto il reparto che chiede “una chiamata forte e chiara alla responsabilità delle istituzioni che hanno scaricato sul presidio tutta la gravità di quello che sta accadendo nel silenzio più assoluto”. Il primario non ha potuto far altro che prendere carta e penna e trasferire la lettera ad almeno dieci destinatari, tra i quali la Prefettura di Cagliari.

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“Negli uffici della rappresentanza del governo – spiega il deputato sardo Mauro Pili, che ne ha dato notizia e inoltrato interrogazione urgente al Governo – la lettera è giunta qualche giorno fa mettendo in allerta tutti coloro che ne hanno capito la gravità del contenuto: con la gestione allegra degli sbarchi e la gestione dei migranti si sta mettendo a rischio la salute pubblica di un’intera regione. Ora la superficialità e l’irresponsabilità dell’assessore e della stessa giunta emerge in tutta la sua devastante verità”.

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La denuncia dei medici del SS. Trinità è circostanziata: “State sottovalutando tutto quello che sta succedendo in seguito agli sbarchi e si sta mettendo a serio rischio la Salute Pubblica. Salute di tutti, a partire da quella dei migranti che sono rimasti a contatto e che vi restano con quei casi di infezione resistenti a qualsiasi contrasto”, riferisce Pili. Gli episodi nascono dagli episodi che hanno visto protagonisti alcuni migranti,arrivati in Sardegna con le navi Sar che li hanno salvati a largo della Libia, che sono stati ricoverati all’ospedale SS Trinità e si sono allontanati dal reparto per cercare di raggiungere porti e aeroporti per lasciare l’isola.

 

“Ai periodici sbarchi di migranti richiedenti asilo che hanno fatto aumentare notevolmente i ricoveri ospedalieri degli stessi presso la divisione soprattutto di soggetti affetti da Tbc polmonare bacillifera con forme sostenute spesso da micobatteri multiresistenti”, si legge nella lettera di protesta dei medici. Nella stessa comunicazione si dichiara che “tali episodi sono stati sempre segnalati alla Prefettura ed alle forze dell’Ordine. Alla fuga dei pazienti colpiti da Tbc gravissima si aggiunge – scrivono i medici – la difficoltà nel poter garantire l’adeguato isolamento dei pazienti per mancanza di un numero di stanze di isolamento congruo alle nuove esigenze e per la presenza di pazienti ricoverati per patologie internistiche non infettive (ricoveri impropri)”.

A questi elementi si aggiunge quella che viene definita nella missiva “l’assenza di un piano di gestione nei centri di accoglienza dei pazienti con sola scabbia che si ripercuote sul reparto, determinando ricoveri che occupano posti di degenza per eseguire una terapia che deve essere fatta a domicilio. Per i medici è riscontrato “un incremento dei casi di Tbc polmonare sostenute da ceppi resistenti (Mdr e Xdr).

“È un anno che denunciamo la scarsità dei controlli sanitari in sede di sbarco e la pericolosità alla quale sono esposti in prima battuta i poliziotti impegnati nella gestione dei migranti”, spiega Luca Agati, segretario provinciale del Sap di Cagliari. “Speriamo solo che – aggiunge – , come già accaduto in altre realtà, qualche collega non contragga malattie, altrimenti qualcuno ne dovrà rispondere”.

“I medici – afferma Pili  nell’interrogazione al Ministro – scrivono: Da protocollo terapeutico la durata della terapia antitubercolare varia da un minimo disei mesi potendo arrivare nei casi sostenuti da micobatteri multiresistenti, anche 24 mesi ed oltre. La durata della terapia e la sua quotidiana assunzione sono elementi di fondamentale importanza della stabilizzazione della malattia per abbattere il rischio di diffusione della tubercolosi nella comunità”.

“Un passaggio quest’ultimo – sostiene Pili – che lascia comprendere la difficoltà del momento e soprattutto le conseguenze che si posso generare con la diffusione della tubercolosi nella comunità. Mai era stato avanzato tale pericolo con tanta chiarezza e superando anche quel vecchio retaggio del silenzio. E’ più responsabile denunciare alla luce del sole questi fatti piuttosto che rischiare fenomeni di diffusione poi incontrollabili. E non è un caso che gli stessi medici chiedono interventi chiari ed immediati per fronteggiare la situazione prima che sia irreversibile”.

“Da questoaggiungono i medici nella lettera si deduce che è necessario un progetto di gestione di questa tipologia di pazienti a lungo termine in modo da garantire la corretta assunzione della terapia orale per tempi così lunghi e l’effettuazione di controlli periodici per valutare l’evoluzione del processo infettivo e verificare il persistere delle condizioni di non contagiosità dei pazienti per non diffondere nella comunità ceppi di micobatteri multiresistenti e non, creando un problema di Salute Pubblica. Il paziente che assume la terapia antitubercolare in maniera incongrua o smette di assumerla prima dei tempi previsti,affermano i medici nella missiva ha una ripresa della malattia, quindi è in grado di diffondere la TBC nella comunità in cui vive”.

“I rischi sono molteplici sia per la Salute pubblica che per le stesse comunità che li ospitano – ribadisce Pili. Realtà che possono essere colpite divenendo esse stesse generatici di ulteriori gravi casi di contagio”.

“Il paziente con TBC multiresistente e non, al momento della dimissione viene reindirizzato verso la Comunità di accoglienza assegnata al momento dello sbarco. Resta il rischio di una fuga – scrivono i medici – e quindi di una interruzione del trattamento e ripresa di malattia e, in ultima analisi, di diffusione della stessa. La gestione di questa tipologia di pazienti necessita di una verifica della corretta assunzione della terapia e dei controlli ematochimici, microbiologici e strumentali periodici, per cui le strutture di accoglienza dovrebbero garantirne l’applicazione in collaborazione con questo reparto. Se questi  obiettivi – concludono i medici – non possono essere garantiti dai centri di accoglienza potrebbero essere necessari lunghi periodi di degenza fino a 24 mesi per completamento terapia per infezioni di micobatteri multiresistenti e in tali circostanze sarà necessario implementare le stanze di isolamento”.

“La gravità dei fatti non consente ulteriori silenzi. Il tentativo maldestro di smentire la situazione sarebbe complice e irresponsabile, ancor più grave di quanto sinora denunciato. Un dato è certo le parole dei medici sono una denuncia forte e chiara ma anche un appello ad agire. Senza perdere gravemente altro tempo con la speranza di non disturbare il manovratore. Con la salute e l’igiene pubblica –  conclude PILI -non si gioca e bene farebbero i responsabili della sanità regionale a trarne le conseguenze per manifesta irresponsabilità e incapacità”.

Pili chiede al Ministro se sia a conoscenza di questa gravissima situazione, se intenda inviare propri commissari per accertare la gravissima situazione denunciata, se non intenda con urgenza commissariare la Regione Sardegna considerato che siamo dinanzi ad un rischio gravissimo per l’igiene pubblica con conseguenze che possono essere di una gravità inaudita e quali iniziative intenda adottare con somma urgenza per fronteggiare questa drammatica situazione.

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