AGRICOLTURA: IN CAMPIDANU MENDULA PRONTA A SCUDI

Mandorlo pianta addomesticata prima dell’invenzione dell’innesto

Cagliari, 30 giugno 2016 – Che il Mandorlo fosse un simbolo di promessa per la sua precoce fioritura, che simboleggia “l’improvvisa e rapida redenzione di Dio per il Suo popolo dopo un periodo in cui sembrava lo avesse abbandonato” si sapeva. Ma che anche i suoi frutti maturassero con altrettanta precocità nel mese di Giugno, non sempre è stato rilevato. Chiaramente c’è precocità e precocità. Le cultivar scandiscono i tempi di maturazione a seconda della specie e sulla base del loro periodo di fioritura vengono scelte dagli agricoltori per essere messe a dimora.  Di norma, dove le gelate possono compromettere la fioritura si ricorre alle varietà tardive. Di conseguenza i frutti delle specie più diffuse si raccolgono da fine agosto e a tutto settembre.  Però, alzare gli occhi sulla chioma, e al 30 Giugno scorgere le mandorle col loro naturale colore di maturazione, libere dal mallo, fa un certo effetto. Questa pianta è stata osservata, a partire dal 20 di giugno c.a. da Martino Muntoni, Direttore del settore Piante arboree di Agris Sardegna. Gli agricoltori del Campidano di fronte a questa anticipazione del ciclo produttivo non esiterebbero a dire “esti pronta a scudi”. Quest’albero, i ricercatori di biodiversità locali, potranno osservarlo sulla SP Serrenti Serramanna, nei pressi dell’ingresso per Serramanna. Un’altra curiosità: il frutto del mandorlo selvatico contiene glucoside amigdalina, che si trasforma nel mortale acido cianidrico. E’ risaputo che dopo la coltivazione e l’addomesticamento, le mandorle divennero commestibili ma prima di consumarle come si fa attualmente, in origine una volta liberate dal guscio, venivano arrostite per renderle mangiabili. Evidentemente, in antichità, la necessità di nutrirsi con dei cibi di alto pregio, aguzzava l’ingegno dei nostri antenati; pratica da rispolverare sollecitamente al giorno d’oggi. Invece le mandorle domestiche non sono tossiche; Jared Diamond ritiene che una mutazione genetica ha determinato la scomparsa del glucoside amigdalina; questi esemplari mutanti sono stati coltivati da antichi agricoltori. Secondo alcuni studiosi, le mandorle furono uno dei primi alberi da frutto a essere coltivati grazie “all’abilità dei frutticoltori a selezionare i frutti. Così a dispetto del fatto che questa pianta non si presta alla propagazione tramite pollone o tramite talea, esso doveva essere stato addomesticato perfino prima dell’invenzione dell’innesto.” 

Fulvio Tocco

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