AGRICOLTURA: IL CARCIOFO ISPIRATORE D’ INNOVAZIONE PROMOZIONALE

Elisabetta Falchi: un sistema delle sagre per rappresentare l’identità produttiva e culturale in Sardegna, a Milano o a Berlino

Samassi, Sagra del Carciofo 2016 all’insegna della rinascita della cultura rurale

Samassi, 12 marzo 2016 -Ascoltare l’Assessora dell’Agricoltura e Riforma Agropastorale Elisabetta Falchi al convegno di Samassi, in occasione della 29° Sagra del Carciofo, sulla funzione strategica che possono assolvere le Sagre, che hanno come segno rappresentativo i prodotti della Terra è stato un piacere. La Sagra è una festa popolare, che si svolge in un paese per celebrare un avvenimento, e soprattutto un raccolto, un prodotto: la Sagra del carciofo a Ladispoli nata nel 1950, a seguito di un crescente successo nel 2000 è riconosciuta come Fiera Regionale e nel 2006 ha visto partecipare circa 300.000 persone; nel 2007 è diventata “Fiera Nazionale”. Nella fiera sono presenti stand di tutte le regioni italiane per la promozione dei relativi prodotti tipici, oltre alle delegazioni dei paesi gemellati. La Sagra di Samassi ha le caratteristiche per conseguire la stessa fortuna. Ma la Sagra in se in Sardegna rappresenta una forza senza ricorrere ai costosissimi studi di marketing per dimostrarlo. Lo è perché sommando le presenze di sagra in sagra è possibile dire che si tratta della manifestazione popolare più partecipata in assoluto; ecco perché vale la pena ripensare alla sua funzione strategica per la promozione sistematica della cultura identitaria, dell’agro alimentare e dell’artigianato artistico. L’Assessore Falchi apre un capitolo interessante in un periodo di globalizzazione opprimente. Se il territorio è una risorsa da cui ripartire, il suo invito non può passare inosservato. L’esempio delle vetrine per rappresentare l’identità produttiva e culturale isolana a Milano o a Berlino attraverso il sistema delle sagre è un modo per riprendere quell’esperienze promozionali del periodo che fu Assessore Gesuino Muledda e che poi non ebbero seguito con quelle motivazioni identitarie ma si andava per far mercato che è un’altra cosa. La Sagra del Carciofo di Samassi, nata nell’anno 1987, fu presa ad esempio per organizzare le cosiddette “Giornate di AgriCultura” della Provincia Verde”. Una iniziativa in ogni comune del Medio Campidano che si snodava nell’arco di nove mesi unendo i comuni, i produttori agricoli e gli artigiani. Il successo crescente della Sagra del Carciofo di Samassi, quella dell’Olio di Gonnosfanadiga e quelle dello Zafferano di San Gavino, Villanovafranca e Turri fu utile per dimostrare quanto erano apprezzati dal pubblico questi momenti per mettere in mostra ciò che si produce a livello locale. Quelle vetrine facevano sintesi poi alla Fiera Campionaria di Cagliari riscuotendo un grande successo. “AgriCultura”, il programma condiviso dai sindaci, fu importante anche per distinguere le Sagre autentiche dalle iniziative senza contenuto identitario. Realizzare un calendario degli eventi per metterli in rete è fondamentale per rafforzare il cosiddetto turismo di un giorno e la vita di relazione delle comunità; Il calendario è fondamentale sia per i visitatori che per gli espositori che potranno programmare per tempo la loro presenza. Ma a cosa deve servire principalmente la sagra? Dovrebbe servire a ricreare cultura locale, la cultura del lavoro, la cultura della relazione sociale che sta venendo sempre meno e poi fatto non secondario per la riscoperta di valori e gusti condivisi. Esse possono promuovere l’interesse più generale del territorio, creare nuove forme di collaborazione orizzontale tra attori delle filiere con ricadute positive per il settore agricolo ma anche per i settori artigianale e turistico. La sagra tradizionale rappresenta un evento con molteplici finalità ecco perché la proposta dell’Assessora Falchi deve essere sostenuta con una politica regionale.

Fulvio Tocco

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