I GRANDI MANDORLI DEL PRIMONOVECENTO VIVONO A SANTADI

Muntoni (Agris): i mandorli monumentali raccontano la tenuta dell’ecosistema isolano, salvaguardiamoli

Mandorlo (1905) Agro di Santadi

Agris conserverà il germoplasma dei patriarchi della mandorlicoltura del Sulcis nell’azienda di Oristano

Cagliari, 14 feb. 2016 – La Sardegna è un grande serbatoio di biodiversità agrarie e domestiche. I mandorli monumentali dell’agro di Santadi, in località “Su Benatzu”, di proprietà di Stefano Diana (classe 1958) lo testimoniano palesemente con la grandiosità dei tronchi forgiati dal vento e delle chiome non ancora del tutto fiorite. Quei mandorli, impiantati da Agostino Pirosu (su mannu) centodieci anni fa, su un terreno dal franco arabile di 70 centimetri, hanno un valore immenso e vanno salvaguardati per l’originalità dei loro frutti. Su 22 piante sopravvissute, ed esaminate nel sito dal responsabile della sezione Arboricoltura di Agris Martino Muntoni, sono state individuate varie cultivar e diverse tipologie di mandorle: rotonde, ovate, oblunghe, lunghe ed estremamente lunghe. Questi grandiosi monumenti vegetali, per la loro originalità, sono la garanzia della tenuta dell’ecosistema isolano. Sono la testimonianza della forza produttiva del territorio e un esempio concreto per poter dire che in pianura e in collina è possibile impiantare mandorli da reddito per incrementare il paniere dei prodotti isolani assai deficitario di mandorle. In passato Manca dell’Arca (1780), uno degli autori che hanno studiato in maniera approfondita il settore agricolo, pone il mandorlo assieme all’ulivo e al noce tra quei “frutti che portano più utilità alla Sardegna”. Nel primo trentennio del novecento questa coltura rappresentava ancora una notevole importanza nella Sardegna meridionale. Attualmente l’isola, secondo il Piano nazionale dei frutti da guscio, rappresenta il 3,7% della mandorlicoltura nazionale, il che significa che esistono grandissime possibilità di crescita su uno dei prodotti di maggior consumo dell’arte dolciaria; di un prodotto che sul mercato aumenta di prezzo di anno in anno a causa dei crescenti consumi mondiali. Per queste ragioni, le Istituzioni hanno il preciso dovere di sostenere chi possiede questi monumenti naturali per salvaguardarli e valorizzarli. Va da se che Stefano Diana, nell’interesse dei sardi, non può essere lasciato solo in questa straordinaria missione conservativa. “Il sapere dei contadini di un tempo, che introdussero queste biodiversità – commenta Martino Muntoni -, non va disperso perché rappresenta la storia dei territori. Sarà compito di Agris ricerca, indicare delle soluzioni sostenibili per preservare i mandorli di Santadi, tra i più preziosi del Mediterraneo”. (nella foto un mandorlo del 1905 in agro di Santadi).

Fulvio Tocco

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