Agricoltura:il Mandorlo in fiore entusiasmerà chi governa la Sardegna?

La Marmilla ha le caratteristiche pedoclimatiche per sperimentare, anche per il resto dell’Isola, un Piano straordinario di sviluppo in affiancamento al Psr

Con un Piano straordinario, gestito dai Comuni, coadiuvati dalle Agenzie agricole, si potranno impiantare con un investimento sostenibile mille ettari di mandorlo all’anno

Cagliari, 10 feb. 2010 – In questi giorni basta fare una semplice ricognizione sulle colline della Marmilla e dopo aver osservato la magnificenza dei fiori dei mandorli è possibile immaginare le soluzioni più appropriate allo sviluppo di questa importantissima regione rurale. Di una regione che nonostante la sua ricchezza di biodiversità, e dei beni culturali più avvincenti della Sardegna, rimane ai margini dello sviluppo socio-economico a causa della mancanza di Piani collettivi di sviluppo inerenti le attività produttive. Nella Marmilla i possessori dei terreni avevano piantato i mandorli per il fabbisogno familiare; quelle prove dei primi anni del 900 rappresentano, oggi più che mai, una delle soluzioni di sviluppo in una delle terre più fertili della Sardegna abbandonate dalla politica che non ha dedicato la giusta attenzione alla lettura del territorio e delle sue esigenze per contrastare la piaga dello spopolamento crescente. Quel territorio senza irrigazione, senza industrie, con le scuole che chiudono, ma con una tradizione contadina incomparabile sin dal lontano medioevo, ha le caratteristiche per sperimentare anche per il resto dell’Isola un Piano straordinario di sviluppo, a tema specifico, in affiancamento al Psr. Un Piano per segnare la via della ripartenza dell’economia locale attraverso la valorizzazione delle attività primarie. La fioritura dei mandorli suggerisce, secondo natura, la strada da intraprendere per rendere produttive le campagne e per realizzare dei piccoli opifici per la trasformazione e la commercializzazione delle mandorle. Ovviamente, si tratta di un Piano dai costi modesti e dai ritorni sull’investimento rapidi. La Sicilia, con la coltivazione delle colline della provincia di Enna, insegna! Nella Marmilla, con la partecipazione dei comuni, si potrebbe (utilizzando la normativa del de minimis primario) provare ad impiantare almeno mille ettari di mandorlo all’anno, superando i tempi d’implementazione del Sistema regione, coinvolgendo, a burocrazia zero, i proprietari dei fondi agricoli interessati alla coltivazione. Trattandosi di una pianta da reddito che può abbellire ulteriormente il paesaggio, che incorpora dei piacentissimi centri urbani, dovrebbe coinvolgere tutti i possessori dei terreni agricoli. L’allargamento della coltivazione ai non professionali, inizialmente, potrà tornare utile per la formazione di quella massa di prodotto da avviare convenientemente alla sgusciatura e alla vendita. In tempo di insufficienti diponibilità finanziarie pubbliche, per aumentare la Produzione, è necessario puntare sugli investimenti sostenibili a ritorno veloce per aumentare la ricchezza da ridistribuire sul territorio tormentato dall’ emigrazione. La Marmilla ha risorse straordinarie, alcune uniche al mondo. Bisogna saper farle emergere con progetti finalizzati alla crescita.

Fulvio Tocco

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