Libri: ‘Brutto’, due studentesse 23enni raccontano la storia di Franco, bimbo visto brutto dai compagni di scuola

libro martina

E’ in libreria ‘Brutto. E la meraviglia di scoprirsi imperfetti’, un libro di favole per bambini, scritto a quattro mani da due studentesse di Cagliari, Roberta Ibba e Martina Guiso, 23enni. Roberta studia Lettere moderne, Martina Scienze dell’Educazione. Vorrebbero vivere in un castello, circondate da gatti e aspettano che un unicorno rosa venga a prenderle. Intanto ci raccontano com’e nata l’idea di scrivere “Brutto” (Cenacolo di Ares Edizioni, 9 euro).
Ho iniziato a partorire l’idea di Franco qualche mese prima della sua vera e propria stesura. Non è mai cambiata l’idea di una storia che avesse come protagonista Franco, e assolutamente non c’è mai stata l’idea di rinunciare a degli interventi un po’ magici.  La stesura poi è stata più rapida di quanto ci aspettassimo, ci sono volute cinque ore filate per stendere tutte le rime e qualche mese e un po’ di pazienza per correggere il tutto, scontrarci con il fare dei cambiamenti al nostro lavoro, e dopo un anno di lavoro totale, con l’intervento paziente di chi ha voluto darci una mano siamo riuscite ad avere le prime copie del libro
Cosa racconta il libro?
Il libro racconta la storia di Franco, un bambino alle prese con il modo in cui l’ambiente circostante (i suoi compagni di classe) lo vede, ovvero ”Brutto’, ed è in questo frangente che interagiscono con lui due tipi di personaggi alcuni un po’ più comuni come una madre ed una nonna rassicuranti, e alcuni un po’ più magici come una fata bambina, e qualche altro essere suo amico che cercano di sistemare la situazione, e chissà se poi ci riusciranno
A chi è rivolto?
Beh.,. è un libro indirizzato ad ogni fascia d’età, un libro per bambini da cui gli adulti hanno moltissimo da imparare
Qual è il messaggio che volete trasmettere?
Diciamo che ”Brutto” è uno scontro (soprattutto per gli adulti) con il concetto stereotipato di bellezza e con quanto spesso trattiamo con superficialità i sentimenti altrui.
Nel libro non viene mai descritto a parole Franco come un bambino brutto, viene raccontato solo quello che gli altri dicono di lui. Franco viene illustrato, e mai descritto, ed è in quel momento che ci piacerebbe porre il lettore davanti ad una semplice domanda ”Franco è veramente brutto? o viene considerato brutto perché è quello che si dice di lui?”

”Viviamo in una società in cui spesso lo stereotipo – raccontano Martina e Roberta -, il pettegolezzo o il diffondersi di un’idea comune possono anche demolire una persona, sia nei piccoli che nei grandi ambienti, e quello dei bambini è solo un piccolo mondo con cui abbiamo a che fare, e spesso ognuno di noi prepara per se stesso un piccolo fardello di imperfezioni che sembrano essere molto più grandi di quanto in realtà non siano, e che spesso non si ha la capacità, o magari la forza di poter accettare, a noi piacerebbe che a contatto con Franco e con la sua storia il lettore avesse la capacità di accettarsi, o ancor meglio di scoprirsi meravigliosamente imperfetto. Recentemente ad una presentazione abbiamo lasciato che il pubblico si ponesse davanti alle proprie imperfezioni e costruisse il proprio ”totem dell’imperfetto” da poter portare a casa con su scritto tutto quello
che avrebbe dovuto imparare ad accettare, avremmo potuto chiamarlo ”I buoni propositi dell’imperfetto” effettivamente!”.

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