AGRICOLTURA: LA SARDEGNA DEVE RISOLUTAMENTE PUNTARE SUL MANDORLO

mandorlo fulvio

UN bellissimo mandorlo in Campidano (Foto Fulvio Tocco)

di Fulvio Tocco

Un Piano Straordinario per estendere la mandorlicoltura con un saggio impiego di risorse finanziarie in affiancamento al Psr

Cagliari, 30 gennaio 2016 – Prima della meccanizzazione in agricoltura la mandorlicoltura ha rappresentato per secoli una componente essenziale dell’economia agricola nazionale.  Oltre ovviamente a Sicilia e Puglia, anche la Sardegna registrava una produzione di mandorle, piccola però tracciabile statisticamente. Successivamente al ventennio (anni’80 e‘90) la situazione è andata sempre più aggravandosi, provocando una crisi del comparto talmente profonda da fare scomparire la coltivazione del mandorlo dalle statistiche. Attualmente, pur in presenza di una forte incremento della produzione mondiale, determinato prevalentenente dalla crescita USA, assistiamo ad un forte incremento in Sicilia.  Secondo i dati presentati al XXX convegno “World Nut & Dried Fruit Congress“ tenutosi a Maggio 2011 a Budapest, la mandorla ha conosciuto nella stagione 2010/2011 un aumento di consumi nel mondo pari al 10,4%, con previsioni di ulteriori notevoli incrementi di anno in anno sino al 2015. La crescente domanda dei Paesi emergenti, a iniziare da Cina e India ne è la conferma. Lo provano anche i dati del consumo di mandorla in Italia, attualmente coperto solo per un terzo dalla produzione nazionale e per i restanti due terzi da mandorla prevalentemente californiana e spagnola. In Sardegna la mandorlicoltura è precipitata curiosamente al 3,7 % della produzione nazionale. Gli spazi per il consumo del prodotto nostrano sono immensi. I dolci tipici sardi, realizzati dalle preziose mani delle massaie e dei professionisti lo dicono a chiare lettere. Pertanto la questione numero uno, prima di pensare a formule di programmazione complesse come può essere lo sviluppo dell’associazionismo di filiera, è necessario fare massa critica; ossia aumentare l’estensione, con pochi soldi d’incentivazione, delle superfici coltivate. E sempre con pochi soldi favorire la nascita di piccoli impianti sgusciatura. La Sardegna deve provare ad abbellire, ancor di più, il suo paesaggio nell’arco di un triennio. Non tra 10 anni. Una volta creata la massa critica, e nel frattempo che le piante aumentino la produzione di anno in anno, sarà possibile, con dati alla mano, pensare ad obiettivi più ambiziosi e alla costruzione dei processi di filiera. Con un Piano straordinario finalizzato alla coltivazione delle colline della Sardegna, la Mandorlicoltura potrà assumere anche valenza complessiva per sperimentare la diffusione delle Società di servizi di raccolta, trasformazione e commercializzazione a supporto dei produttori. L’attività di servizio sarà utile alle nuove aziende che necessariamente non si dovranno dotare di tutti i mezzi agricoli, (con tutto ciò che comporta da punto di vista della gestione e della sicurezza), e all’occupazione in uno dei comparti (quello dei servizi) che inevitabilmente dovrà mettere radici nell’agricoltura isolana del futuro. La mandorlicoltura moderna con la trinciatura dell’erba e delle sterpaglie, la raccolta meccanizzata, la smallatura, la sgusciatura ed il confezionamento consente di fare esperienza anche su questo fronte ancora inesplorato dei servizi alle imprese agricole. Gli obiettivi strategici per il rilancio del comparto sono rappresentati soprattutto dalla valorizzazione di prodotti a base di mandorla sarda e diffusione delle peculiarità organolettiche, salutistiche e di sicurezza alimentare; dalla creazione dei presupposti per la chiusura della filiera; dall’ adozione di azioni tecnico-agronomiche per migliorare e incentivare la produttività ed abbattere i costi di produzione (anche attraverso idonei modelli di meccanizzazione), e a sostegno di nuovi investimenti. La condizione fondamentale per qualunque azione di rilancio è rappresentata dalla crescita dei processi di filiera che consentano la concentrazione dell’offerta e la collaborazione tra tutti i segmenti del comparto. Nelle more che ciò si realizzi prevedere di utilizzare gli immobili rimasti liberi di Agris, in seguito all’incauta cancellazione delle attività vivaistiche, per garantire le lavorazioni primarie delle mandorle ai produttori pionieri. Di pari passo è necessario ridare prospettive di mercato alla produzione attraverso un programma di promozione del consumo e utilizzo della frutta secca nostrana nella rete distributiva e nel settore del consumo dietetico. Il Mandorlo se ben considerato, con un investimento minimo regolamentato dai parametri del de minimis primario, renderà ancora più bella e un pochino più ricca la Sardegna. Nella situazione attuale, molto difficile, è necessario agire con Piani straordinari, in affiancamento al Psr, per far crescere la Plv isolana, considerando strategici per l’incremento produttivo anche i piccoli comparti.

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