CARCERI: PILI (UNIDOS), TRE MORTI IN 15 GIORNI A UTA E MAMONE

mamone

Cagliari, 15 nov. 2015 – “ Tre morti in quindici giorni nelle carceri sarde. Due a Uta (Ca), di cui una inquietante e una sconosciuta sino ad oggi nella colonia penale di Mamone (Nu). Si tratta di un’escalation senza precedenti che il Dap sta cercando in tutti i modi di coprire. Morti che vengono attribuite a cause naturali, vedasi il caso di Uta del 30 ottobre scorso oppure quella tenuta nascosta di Mamone del 26 ottobre scorso, venuta allo scoperto ieri durante una visita ispettiva nella colonia di Onanì”.

Lo ha dichiarato poco fa il deputato sardo di Unidos Mauro Pili dopo aver compiuto una visita ispettiva nella colonia penale di Mamone e dopo aver riscontrato nelle ultime ore i fatti di Uta con fonti autorevoli legati alle famiglie dei detenuti deceduti. Tutti fatti sui quali domani il parlamentare sardo presenterà un’interrogazione con la quale chiederà l’apertura di un’inchiesta ministeriale su questi fatti.

“Ci sono almeno due episodi che in queste ore stanno emergendo in tutta la loro gravità. Secondo fonti attendibili la morte del giovane di 30 anni del 30 ottobre nel carcere di Uta non sarebbe da attribuire a cause naturali come aveva dichiarato la direzione del carcere cercando di eludere la gravità della situazione. Sarebbe certa, invece, l’overdose.  Con un quesito inquietante: chi ha fornito o somministrato quel cocktail letale al giovane sardo? E su questa domanda che sarebbero a lavoro gli inquirenti che hanno negato l’esito dell’autopsia anche alla direzione del carcere. E’ evidente che all’interno della struttura di Uta c’è stata una falla evidente, sia nella fase d’ingresso delle sostanze tossiche sia nel numero sempre più ridotto di agenti destinati al controllo e alla sorveglianza dei detenuti. Un dato è certo quel giovane non è morto di cause naturali. Ed è altrettanto inquietante che la direzione si sia precipitata ad escludere poche ore dopo sia il suicidio che l’overdose. Per quale motivo si è cercato di nascondere quell’episodio gravissimo? Per quale motivo il 15 ottobre scorso si è tenuto nascosto un altro decesso di un detenuto che aveva tentato il suicidio e poi era morto in ospedale? Cosa sta realmente accadendo in quella struttura penitenziaria?”, dice Pili.

“A questo – prosegue il deputato – si aggiunge la notizia che ieri mi è stata confermata nella colonia penale di Mamone. Un decesso datato 26 ottobre. Tenuto anche in questo caso nel silenzio di quella sperduta colonia penale.  Da giorni Prefettura e non solo stavano dialogando con diverse ambasciate considerato che il detenuto morto a Mamone, anche in quel caso pare con dichiarazione di morte per cause naturali, non era di nazionalità certa. E lo stesso nome del detenuto è in queste ore messo in discussione. Identità incerta. Un dato è certo i familiari che lo avrebbero riconosciuto attraverso fotografie segnaletiche sono in procinto di giungere in Sardegna e chiedere la riesumazione della salma e l’autopsia”.

“E’ proprio l’ennesimo decesso di Mamone – prosegue Pili – a riproporre in tutto il suo dramma quello che sta succedendo nelle carceri sarde senza che nessuno dica assolutamente niente. Una sanità penitenziaria al limite del collasso, gestita da una regione totalmente inadeguata a governare una situazione esplosiva sotto ogni punto di vista, e poi una carenza di personale ormai da tracollo organizzativo ovunque. I tre episodi sono la fotografia di una situazione insostenibile. Il 15 ottobre tentato suicidio nel carcere di Uta e morte in Ospedale, il 26 ottobre detenuto morto nella colonia penale di Mamone, pare in seguito a inalazione di gas, e poi il 30 ottobre il decesso di un giovane sardo di 30 anni nel carcere di Uta dilaniato da un’overdose. Tutto questo impone un’inchiesta immediata del Ministero su quanto sta accadendo nelle carceri sarde e la cronica e ormai non più sostenibile carenza di agenti e di risorse mediche. Una struttura penitenziaria che con scelte devastanti sta diventando giorno dopo giorno sempre più esplosiva, con il tentativo maldestro del Dap di nascondere tutto quello che succede dentro le carceri sarde. Questo non è accettabile e va assolutamente condannato”.

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