RIFORME: IL CONSIGLIO REGIONALE E LA PESANTE EREDITA’ RICEVUTA

di Fulvio Tocco

cons reg

Le “riforme” non devono creare disparità tra aree rurali e are metropolitane: non si può correre il rischio che si ritorni ai tempi di “Nuoro paese” raccontati da Nannino Offeddu

Cagliari, 29 ottobre 2015 – I Riformatori, i Consiglieri compiacenti, i Consiglieri silenti del precedente Consiglio regionale della Sardegna e il Presidente Cappellacci hanno lasciato una pesante eredità al Consiglio regionale in carica che i sardi pagheranno a caro prezzo per lungo tempo. Spetterà a questo Consiglio metterci una pezza producendo, in attesa delle riforme vere, degli aggiustamenti obbligatori che cambieranno l’appartenenza dei cittadini. La speranza è che non si generi altra confusione. Ma non sarà così. Solo quando vedremo le soluzioni che saranno adottate capiremo del tutto l’entità del danno che è stato prodotto dalla precedente legislatura; quella del peggior Consiglio regionale della storia autonomistica. Ormai è sotto gli occhi di tutti: hanno promosso il Referendum sull’abolizione delle Province sulla menzogna e senza avere nessuna visione del dopo. Questa è la responsabilità che si portano appresso i proponenti. Hanno cancellato i luoghi che sarebbero tornati utili per stimolare l’economia regionale troppo dipendente dai mercati esterni. Hanno cancellato i luoghi dove si sarebbero potuti incorporare gli Enti doppione per semplificare la burocrazia e i costi. Ora si tratta di seppellire il “morto”. I Consiglieri regionali attuali, che non hanno nessuna responsabilità del caos prodotto, paradossalmente sono chiamati a prendere delle decisioni forzate che genereranno altro pasticcio istituzionale. Che ne sarà dei nuoresi senza una loro identità territoriale? Si ritornerà alla “Nuoro paese” di Nannino Offeddu? Che ne sarà delle aree rurali ora che sono indispensabili per far pulsare il cuore dell’economia regionale? Che ne sarà dell’agricoltura multifunzionale? Che la questione è complicata la si tocca con mano; è anticipata da troppi segnali premonitori. Non sarà facile curare le ferite inferte al sistema istituzionale causate dalla superficialità e dall’ autosufficienza. Non sarà facile ricostruire un tessuto connettivo che si occupi della crescita. Troppe cose sono state fatte in tempi sbagliati. Di Piani straordinari finalizzati alla crescita non si parla nemmeno. La verità sulla nostra dipendenza dall’Inps non si è mai raccontata. Il sistema Regione è bollito, non riesce a stimolare la produzione della ricchezza aggiuntiva. Non è in grado di osservare una corretta politica dei tempi. In questo primo aggiustamento che sarà fatto entro l’anno non si elimino del tutto gli Enti intermedi, potrebbero tornare utili allo sviluppo anche se sono di secondo livello. Per l’esperienza maturata le Unioni di Comuni non sono la soluzione. Dopo il Referendum e il lunghissimo periodo di stallo, il riordino non è diventato soltanto difficile ma quasi impossibile, ma il “Morto” non si può tenere in casa per cui qual cosa si dovrà fare e il sistema istituzionale ne uscirà sicuramente indebolito rispetto al 2013. Lo stesso accadrà alla vita di relazione dei cittadini. Su come considerare la Gallura, il Sulcis,i Campidani, la Barbagia e la Città Metropolitana ci saranno opinioni diverse anche all’interno degli stessi partiti. Le “riforme” non devono creare disparità tra aree rurali e are metropolitane. I cittadini hanno gli stessi diritti. E i diritti vanno rispettati. L’identità sarda può essere il collante per trovare la soluzione migliore. Consideriamola! La Riforma vera e propria (quando ci sarà) tenga conto della condizione socio economica della Sardegna che ha bisogno di essere sostenuta subito non domani! Magari con un bel Piano straordinario, in affiancamento al Psr, che consideri le risorse territoriali.

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