Agricoltura: il mandorlo per far rifiorire le colline della Sardegna

Occorre un Piano Straordinario per stimolare la coltivazione della campagna nell’arco di un triennio

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Martino Muntoni*

Cagliari, 1 ottobre 2015 – Alcune volte è possibile dire sommessamente, senza avere voci contrarie; per la mandorlicoltura proviamo a ricalcare ciò che stanno facendo in Sicilia. Quasi l’80% del prodotto nazionale si coltiva in quell’isola. Andando per le campagne della provincia di Enna si possono osservare le grandi distese che nel tempo sono state impiantate. Nelle campagne di Barrafranca, di Mazzarino e Pietraperzia non si contano più i nuovi impianti razionali dove dominano le nuove varietà da reddito e si nota subito che costituiscono un valido esempio da seguire. Nell’agro di Mazzarino si trova l’impianto di trasformazione di Totò Bongiovanni, uno degli opifici più moderni e completi della provincia di Enna. Nelle aree rurali sono diffusi dei piccoli impianti di sgusciatura aziendale. L’attività vivaistica è in piena salute e costituisce un’opportunità di lavoro per le maestranze qualificate e per i giovani tecnici. In poche parole la mandorlicoltura offre una elevatissima gamma di opportunità che se convenientemente impiegate da soluzioni alla conservazione dei suoli, al reddito delle imprese agricole e degli artigiani dell’arte dolciaria e i prodotti dello “scarto” di lavorazione secondaria hanno una loro precisa funzione commerciale. Il mallo, per esempio, rappresenta un prodotto secondario della lavorazione delle mandorle di basso valore e può essere venduto come ingrediente per il completamento della razione alimentare delle pecore. In Sicilia si usa, tal quale, come alimento per gli ovini; da noi sarebbe una miniera di carboidrati a basso costo per gli allevamenti zootecnici. Delle bontà della mandorla tra i consumatori ormai si sa tutto e viene utilizzata sia nella produzione dei dolci tipici che come integratore nelle insalate per i benefici che fornisce alla salute umana.

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Sullo scenario nazionale, in questo comparto, la Sardegna rappresenta il 3. 7% del prodotto nazionale. L’industria dei dolciumi si avvale soprattutto del prodotto d’importazione, con tutti i limiti che ne derivano nella tracciabilità dei dolci tipi sardi. Le condizioni affinché questa coltivazione si riaffermi nelle campagne isolane ci sono tutte, dalle condizioni pedoclimatiche a quelle socio economiche, per cui è necessario stimolarne la diffusione con un definito Piano Straordinario, in affiancamento agli strumenti ordinari esistenti. Questa pianta frutticola che si presta alla meccanizzazione deve essere necessariamente valorizzata per produrre ricchezza e lavoro.

 

*Direttore Servizio Ricerca nell’Arboricoltura – Agris Sardegna –

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