Vino: chi avrà consigliato ai governati sardi di chiudere la Cantina di Villasor?

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Fulvio Tocco

L’incompetenza è produttrice di povertà, ma la questione più preoccupate è l’indulgenza delle alte burocrazie, più allineate al servilismo che ai sani suggerimenti verso chi ha responsabilità di governo per rendere produttivi gli investimenti pubblici

Cagliari,9 set. 2015 – All’interno dell’immensa azienda dell’ex Consorzio interprovinciale della frutticoltura di Villasor è stata realizzata nel 1990 la Cantina sperimentale al servizio della vitivinicoltura sarda. Sin dalle sue origini, questa struttura con i suoi tecnici, ha cercato di rispondere al compito impegnativo di raccordo con i viticoltori e gli enotecnici per soddisfare il ruolo di polo culturale, tecnico scientifico del comparto. Ben presto la Cantina si è distinta per la produzione dei rossi di alta qualità e subito dopo degli spumanti. Due luminari della viticoltura e dell’enologia, Mario Fregoni e Luciano Usseglio Tomasset, erano di casa al Consorzio della frutticoltura. La spumantizzazione della malvasia nacque alla Cantina sperimentale di Villasor. Per lo stesso motivo molti giovani tecnici crescevano, sotto lo sguardo attento degli enotecnici, responsabili della Cantina Marcello Serra prima e di Paolo Cardu dopo. Il Consorzio, ha intessuto una fitta rete di rapporti con molte istituzioni accademiche italiane ed europee, riuscendo a qualificarsi a livello internazionale come uno dei poli di eccellenza per la formazione didattica e di ricerca del comparto vitivinicolo. I campi delle piante madri delle viti americane erano un’eccellenza, utilizzata anche da Rauscedo, distrutta dalla volontà demolitrice di persone senza nessuna lungimiranza identitaria. Attualmente si fanno prove sperimentali e micro vinificazioni delle uve ottenute dai vitigni autoctoni, un gran bel lavoro finalizzato alla valorizzazione delle biodiversità isolane ma ben lontano dall’uso produttivo di una struttura costata fior di milioni alla collettività della Sardegna. L’attuale attività sperimentale deriva dall’attenzione rivolta alla viticoltura isolana, in sintonia con le esigenze culturali e professionali ormai orientate verso un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità. A distanza di anni la Cantina, che potrebbe occupare dei giovani enotecnici e degli operatori stagionali del territorio massacrato dalla crisi è ancora lì inutilizzata. Ancora ben curata dentro e fuori è in attesa che i responsabili dell’agricoltura sarda rinsaviscano e la rendano utile anche al servizio dei piccoli viticoltori che intendono preparare e imbottigliare i loro vini. A distanza di 8 anni della chiusura sarebbe giusto conoscere i ben pensanti che hanno suggerito alla politica la chiusura dell’attività Vivaistica locale e della Cantina di Villasor che insieme producevano occupazione e lavoro in campagna e un insostituibile servizio alle aziende agricole. Ricchezza che ora viene a mancare.

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