SCUOLA: PILI (UNIDOS) A MATTARELLA, FERMATE LA DEPORTAZIONE DEI DOCENTI SARDI

INTERVENGA CON RENZI E MINISTRO PER DEROGA IMMEDIATA  PER REGIONE INSULARE ULTRAPERIFERICA

Cagliari, 13 agosto 2015 – “Illustrissimo Presidente, sono costretto a rivolgermi alla massima carica dello Stato Italiano perché Ella, alla vigilia di ferragosto, possa intervenire con urgenza e autorevolezza per bloccare la più grande deportazione di massa di donne e uomini sardi degli ultimi 60 anni verso il continente. Madri strappate ai propri figli senza una logica ma solo per l’arbitrio di uno Stato che non applica la minima regola del buon governo: il buon senso. Da domani 14 agosto alle ore 14 migliaia di insegnanti sardi rischiano di dover lasciare la propria terra, la propria famiglia, per una riforma scriteriata che non ha tutelato in alcun modo quei precari che, pur avendo tutti i titoli, da decenni vivono l’incertezza come costante di vita.  Una riforma che impone alla Sardegna, regione insulare ultraperiferica, una vera e propria emigrazione di massa senza precedenti. A questo corrisponde l’illogico e irragionevole atto di trasferire in Sardegna centinaia, se non migliaia, di docenti provenienti da tutte le altre regioni italiane. Oso rivolgermi ad un cittadino siciliano che ben capisce, più di chi vive a Firenze, le gravi discriminazioni che subisce un cittadino insulare. A questo, però, si aggiunge che se per un cittadino della Sicilia giungere al confine con l’Italia sono sufficienti pochi minuti, per un cittadino sardo sono necessari denari rilevanti e notti di viaggio per attraversare il Tirreno. In più, alle macroscopiche e ineludibili questioni geografiche, non potrà sfuggire ad un giurista quale Ella è, la prerogativa costituzionale e statutaria della Sardegna che vede la materia della pubblica istruzione tra quelle riservate alla competenza primaria ed esclusiva, proprio per le caratteristiche identitarie a partire dall’uso della lingua sarda. Prerogative per le quali auspico, insieme a 5000 esponenti del mondo della scuola sarda che in tal senso hanno sottoscritto la petizione che Le allego, il pronunciamento della stessa Corte Costituzionale. Tale violazione di così evidenti principi di buon senso e di buon governo costituisce un vulnus grave nei rapporti tra lo Stato e la Sardegna. Vulnus che colpisce alla radice l’educazione delle future generazioni. Per questo ed altri evidenti motivi  voglia il Capo dello Stato italiano, cittadino insulare, siciliano e giurista, intervenire nei confronti del Presidente del Consiglio perché nelle prossime ore venga concessa una deroga nei termini al fine di favorire una positiva, razionale e dignitosa soluzione. Questo Suo Autorevole e urgente intervento  consentirebbe ai docenti sardi di poter, sia nella fase B e C, esercitare con la giusta serenità, senza traumi familiari e non solo, la loro professione in terra Sarda. A Lei Presidente, primo rappresentante dello Stato Italiano, mi rivolgo perché possa in queste ore agire come uomo di legge e di buon senso, come cittadino nato in un’isola che più di altri può comprendere il dramma di chi deve lasciare la propria terra dopo 20 anni di precariato. Agisca, Presidente! Dia un segnale forte e chiaro, urgente e decisivo, a questi nostri docenti sardi, donne e uomini di tempra, però, duramente provati da una legge dello Stato che impone loro di scegliere tra la propria terra, la propria famiglia e una deportazione di massa grave e inaudita”.

E’ questo il testo del messaggio – appello che il deputato sardo di Unidos Mauro Pili ha inviato stamane al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché intervenga urgentemente sulla drammatica vicenda della scuola sarda.

“Dinanzi all’ignavia della Regione Sarda e la totale assenza del governo nazionale – ha detto Pili – occorre un autorevole intervento del Capo dello Stato considerata la palese violazione costituzionale e statutaria ma soprattutto per le ricadute folli verso il corpo docente della Sardegna. Per questo motivo in queste prossime ore proseguirà il pressing verso Governo e Regione confidando nell’intervento del Presidente della Repubblica.”

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