Agricoltura: Sardegna, il Psr 2014-2020 non entusiasma

Nelle immesse strutture di Agris, azienda di Villasor, è possibile svolgere le attività della trasformazione della frutta secca

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Fulvio Tocco

Fornire agli imprenditori agricoli gli strumenti per iniziare a considerare la frutta secca come valida alternativa ai terreni incolti di collina e di montagna

Cagliari, 8 agisto 2015 – Possibile che gli estensori del Psr 2014/2015 non abbiano previsto degli interventi di pronta attuazione con pratiche semplici a sportello con l’adesione da parte dei contadini, ad un progetto predisposto a monte, in modo da semplificare ad una firma e a una fotocopia la domanda. Per uscire dalla crisi siamo obbligati a ridurre le operazioni al minimo indispensabile. Le alte burocrazie hanno il preciso dovere di superare gli schemi che hanno imbalsamato l’agricoltura sarda. La situazione socio economica della Sardegna richiede una Agricoltura che sappia muovere il mercato del lavoro e della occupazione; di una Agricoltura che partecipi decisamente alla creazione di ricchezza aggiuntiva con ricadute su tutti gli altri settori economici. Ma per far questo occorre stimolare le attività produttive con progetti speciali finalizzati e a termine; che prevedano pedissequamente un tempo per la domanda, un tempo per la risposta, un tempo per la realizzazione e un tempo per l’erogazione dell’incentivo alle imprese aderenti. Pertanto bisogna affiancare al Psr un ulteriore programmino d’intervento. Per esempio ora ci sono dei buoni motivi per puntare sul business dei legumi e della frutta secca; realizzare sinergie di filiera tra agricoltura e impresa e Agenzie agricole rimodellate per rendersi indipendenti dalle produzioni estere. Le importazioni stanno massacrando il nostro futuro. I qualificati relatori che aprono riunioni a destra e a manca hanno il dovere di leggere con attenzione i bisogni del territorio e suggerire alla politica le soluzioni da adottare per accrescere il Pil regionale con il minimo investimento; con l’obiettivo di mettere in relazione produttori, imprenditori agricoli, professori universitari, rappresentanti delle agenzie e rappresentanti delle istituzioni. In particolar modo cercare illustrare le tecniche di coltivazione e lavorazione di mandorle, noci, nocciole, pistacchi, legumi e le opportunità derivanti dalla produzione di frutta secca e dei legumi senza trascurare il lato economico ed ambientale, mediante la presentazione di fondi di investimento per le imprese agricole e regolati dai parametri minimi del “de minimis” primario per non scombussolare il bilancio della Regione. Per esempio, nelle immesse strutture (inutilizzate) di Agris ricerca, (azienda di Villasor) è possibile con dei piccoli investimenti svolgere le attività iniziali della trasformazione della frutta secca. Si può cominciare con le mandorle. Con investimenti contenutissimi, nelle more che i privati decidano quelli loro, abbiamo il dovere di fornire agli imprenditori agricoli pionieri tutti gli strumenti necessari per iniziare a considerare queste nuove colture come valide alternative ai terreni incolti di collina e di montagna. Nel Psr tutto questo non è contemplato ecco perché avremo fatto bene a riservare per i progetti speciali una piccola parte dei fondi impegnati per il cofinanziamento. Per l’esperienza maturata altrove sono convinto che una piccola cifra può avere effetti strategici superiori alle grandi cifre impegnate nel Psr. Purtroppo, nella progettazione strategica, manca la messa a fuoco delle prospettive di sviluppo di questi due comparti. Faccio notare che quello della frutta secca è un comparto in forte crescita. Permetterà di attrarre forti investimenti nell’isola e potrebbe creare numerosi posti di lavoro nell’indotto: puntando sulla forte domanda rispetto all’offerta. Riservando poi la giusta attenzione ai legumi, secondo la virtuosa esperienza del “Progetto Vivere la Campagna” il “giochino” finalizzato alla coltivazione totale delle campagne di pianura, di collina e montagna è subito fatto. Chi vive quotidianamente nell’ambito dei servizi per l’agricoltura una valutazione al riguardo dovrebbe farla e l’Assessorato attesterebbe la sua utilità in funzione della crescita e dello sviluppo.

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