Agricoltura: il Psr non inciderà sul cambiamento della condizione socio economica della Sardegna

Fulvio Tocco

Oristano, 7 agosto 2015 – Sul fronte ordinario nulla da dire: i relatori sono stati competenti e responsabili. Il presidente della Cia regionale, Martino Scano, L’assessore Elisabetta Falchi e il Presidente della Cia Dino Scanavino pure. Diciamo che si tratta di un Psr di miglioramento ma che inciderà pochissimo sul cambiamento della condizione socio economica dei sardi. Sono convinto che la politica ha bisogno di altro per far muovere l’economia isolana. Il settore primario è quello su cui puntare per incidere significativamente, sull’ambiente, sulla ecologia, sulla economia, sulla sicurezza e sulla capacità di produzione delle materie prime per le industrie.

Il sistema agricolo come organizzato è costoso e non stimola la produzione della ricchezza. Salvo i comparti cerealicolo, foraggiere, orticolo e zootecnico che hanno dei numeri importanti rispetto al numero delle aziende; tutti gli altri: vitivinicolo. olivicolo, agrumicolo, frutticolo non arrivano alla media di un ettaro ad azienda, altri, come il mandorlo, sono usciti perfino dalle statistiche. Sul fronte alimentare siamo importatori netti di carne di maiale, di frutta e di pesce. Come è potuto succedere? Eppure pesano sul settore agricolo, L’Assessorato, le Agenzie, l’Università, le Camere di commercio. Questo dimostra che i costi fissi non sono funzionali alla crescita ma alla tenuta del sistema rallentante.

Dobbiamo svincolare l’agricoltura da ritardi e burocrazia. L’interesse non è solo degli agricoltori ma di tutta la collettività. Il ritorno alla terra è la sola grande opportunità che abbiamo e va utilizzata senza indugio. La questione è politica.

Occorre una riflessione sulla funzione che svolge il cofinanziamento a carico della RAS. E’ giusto usare acriticamente l’intera somma per avere un Psr di quella portata? Difficile da gestire! Questa volta, vista l’esperienza della programmazione precedente, avremo dovuto valutare la possibilità di usare delle risorse per stimolare la produzione della ricchezza per progetti speciali finalizzati alla coltivazione totale delle campagne; magari lasciandole fuori dal Psr. Non vorrei, visto che della questione non si è parlato, che la stessa misura di tutela del suolo sia stata cancella.

Abbiamo bisogno di un Piano per la rinaturalizzazione dei terreni, che risponda al Protocollo di Kioto, che incentivi la presenza del contadino/custode dell’ecosistema e capace di produrre quella proteina che normalmente importiamo per l’alimentazione di 3.800.000 capi zootecnici. Inaspettatamente anche la stessa Organizzazione degli agricoltori, in questa assemblea di Oristano, non si è posta il problema di un intervento straordinario finalizzato all’aumento della produzione della ricchezza, mettendo al centro il territorio come risorsa per la crescita.

Occorre una Conferenza agraria per dire quale ruolo dovrà assumere il settore primario per i prossimi 20 anni. Occorre un Piano che incida sul cambiamento della condizione dei sardi. La Sardegna si salva con un Piano straordinario che non riguardi solo l’agricoltura ma che condizioni il cambiamento generale; che punti a valorizzare e rendere competitive le nostre eccellenze produttive, ambientali, culturali e paesaggistiche. In poche parole l’agricoltura deve generare benessere per tutti.

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