Crisi: Uras (Sel), questione-Sardegna diventi problema nazionale = Dopo ok Senato a mozione

Luciano Uras

Cagliari, 6 mag. 2015 – “Ora il governo dovrà attivarsi concretamente, affinché la questione sarda diventi una questione nazionale, anche attraverso l’istituzione di uno specifico tavolo di lavoro istituzionale Stato-Regione, partecipato dalle rappresentanze delle autonomie locali e delle forze sociali sarde per l’esame urgente del complesso delle vertenze aperte sul fronte istituzionale, finanziario, economico-produttivo e sociale dell’isola”. Lo ha detto il senatore sardo di Sinistra Ecologia Libertà, Luciano Uras, dopo l’approvazione unanime da parte dell’Aula della mozione a sua prima firma su iniziative contro la crisi economica e sociale della Sardegna.  

“La Sardegna – ha proseguito Uras – si trova da troppo tempo in  condizioni di difficoltà economica e sociali, condizioni che oggi sono diventate ancora più acute. Basterebbe dire che rispetto al 2013 sono stati persi oltre 13 punti di prodotto interno lordo; che l’occupazione è diminuita del 7,3 per cento nel biennio 2012-2013 e ha subìto un altro grave calo nell’ultimo anno; che il tasso di disoccupazione rasenta il 20 per cento e che i giovani in cerca di lavoro superano il 54 per cento. In questo quadro devastante ci sono alcune realtà dell’isola che pagano un prezzo ancora maggiore alla crisi: il Sulcis-Iglesiente, la Provincia Carbonia-Iglesias, le aree centrali della Regione, come quella di Ottana, l’area industriale Sassari-Alghero-Porto Torres”.

“Anche la continuità territoriale Sardegna- Continente e Sardegna – isole minori, con la nota vertenza Saremar, non può essere pensata come una sorta di problema esclusivo di chi subisce la condizione oggettiva di isolamento, ma deve essere superata ai sensi delle norme costituzionali che garantiscono la parità di diritti di tutti i cittadini italiani e – oggi – europei. Si tratta insomma di un carico complessivo di cui si deve ora responsabilizzare complessivamente il Paese, perché la Sardegna – ha concluso Uras – non può più pagare un prezzo così alto in termini di sviluppo economico-industriale, agricolo, turistico e sul piano sociale dei diritti”.

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