Province: una campagna mediatica fondata sulla menzogna

Report del 19 aprile 2015 e l’incoerenza italiana: “la riforma delle province non rappresentava la priorità”

di Fulvio Tocco

“Nella pubblica amministrazione ci sono 48.000 dirigenti che incassano 800 milioni l’anno solo di premio di risultato. L’abolizione dei consigli provinciali invece ha fatto risparmiare allo stato soltanto 110 milioni di euro. Oggi la maggior parte delle province sono in situazione di predissesto finanziario e non riescono a garantire i servizi essenziali per la gestione delle strade, delle scuole e dell’ambiente, ma il ministro Delrio afferma che le risorse basteranno”.

Ma in che paese viviamo! Prima quasi tutti contro le Province: chi lo faceva strumentalmente chi per ignoranza. Serviva un agnello sacrificale (ormai prassi in politica) per spostare l’obiettivo dai luoghi veri dello sperpero e del privilegio; di fatto attraverso l’imbroglio mediatico, si sono indeboliti i territori e compromesso la possibilità di semplificare il “sistema regione” tramite un Ente legittimato istituzionalmente. Ve lo immaginate, con le Province si sarebbe semplificato il “Sistema Italia”: attribuendo le funzioni che riguardano il Cittadino ai comuni; quelle che interessano il Territorio alle province e quelle per far fronte alla programmazione, l’Indirizzo e il Controllo alla regione.  Ci voleva una riforma vera, come proponeva a suo tempo il presidente dell’UPI Antonio Saitta, “partendo dalle province, fosse in grado di aggredire l’organizzazione dello Stato”. Una proposta che prevedeva il dimezzamento dei costi della pubblica amministrazione. La Bocconi aveva calcolato un risparmio di 5 miliardi. Si poteva fare di più: “Si trattava di fare un’operazione difficile, ovvero vincere le resistenze della grande burocrazia dello Stato”. Si sarebbe evitato il dispendioso caos creato; evitato lo scoramento delle risorse umane delle province e tenuto caro un Contenitore istituzionale pronto ad incorporare parte delle funzioni degli Enti da abolire. Domenica 19 aprile la Gabbanelli e Iovine, (l’uomo della telecamera di Report che ridusse la qualificata intervista dell’allora sindaco di Lunamatrona, sul “melone in asciutto”, Alessandro Merici), ad una “inezia” per ridicolizzare le province, hanno detto: “ma con le riforme, si doveva iniziare proprio dalle province visto che incidevano solo nella misura dell’1% sul bilancio dello stato? Ma a distanza di quel gran casino combinato da politici improvvisati, scaltri e silenti o dai media che sono riusciti a far ben percepire ai cittadini, per lunghi mesi, che la fonte dello spreco italiano si annidava nelle province; ora a distanza di due anni, dopo aver paralizzato i servizi, si dice che le priorità erano altre? Pure il Ministro Del Rio, (con la flemma dell’uomo distaccato dai disservizi creati) diceva: “i cittadini non devono pagare la confusione” dello Stato. Ma chi l’ha creata? Osservando l’orizzonte della crisi dalla quale non si riesce a venirne fuori, e i dubbi sul tesoretto e sulla ripresa di questi giorni lo confermano, qual cosa bisognerà fare per stimolare le attività produttive. Presi dalla foga anti provincia si sono dimenticati che il benessere di un Paese, è strettamente connesso alla sua dotazione infrastrutturale che le province garantivano. Anche per questa ragione era proprio necessario Fermare un’istituzione prevista dalla Costituzione? Se adeguatamente rimodellato in funzione dello sviluppo locale il “Sistema province” poteva tornare utile all’economia italiana da subito! Agli scaltri è sfuggito che la priorità è quella di incentivare la produzione di ricchezza a livello locale e invece è stata cancellata la possibilità di poterlo fare. Il sistema (non) decisionale della Regione e dello Stato è un costosissimo ed insopportabile pasticcio realizzato da persone senza scrupoli nel silenzio dei pusillanimi. Ma questo Report non l’ha detto!

 

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