Sanna (Confagricoltura) a Ministero Salute e Ambiente, troppe dichiarazioni fuorvianti su sanità suini e zone inquinate in Sardegna


Cagliari, 13 mar. 2015 – “Sono ormai troppe le dichiarazione fuori controllo e i dati approssimativi diffusi che sconfinano nella disinformazione che danneggia il comparto agricolo sardo e che va nella direzione contraria rispetto alla promozione dei prodotti di qualità che rappresentano l’unico strumento di cui ci possiamo servire per rilanciare il comparto agroindustriale della Sardegna”. Lo afferma il presidente di Confagricoltura Sardegna, Luca Sanna, in merito ai dati diffusi dal Ministero della Sanità e dell’ambiente sulle aziende suinicole sarde sottoposte al divieto di esportazione, all’Expo di Milano, del maialetto, piatto principe della cucina sarda e conosciuto in tutto il mondo e sulle presunti “centinaia di migliaia di ettari” e siti inquinati dell’Isola. Fatto che costituisce grave danno all’intera economia isolana.

“Sappiamo bene quanto l’agricoltura e l’allevamento siano un autentico volano per la produzione di ricchezza e occupazione nell’isola, ma la diffusione inopinata dell’idea del territorio come il più inquinato d’Italia, quantunque fondato da un tipo rilevamenti peraltro tutto da verificare,  danneggi l’intera filiera regionale”, prosegue Sanna. “Dipingere il comparto zootecnico come un Far West, dove tutti gli allevatori di suini sono illegali o diffusori di malattie, non fa bene alla nostra immagine – continua Sanna – ma soprattutto alla nostra economia. In Sardegna sono migliaia le aziende suinicole in regola e decine di migliaia di animali certificati e controllati. Ovvero sani e commerciabili”.

“Tutto il mondo apprezza il nostro territorio, le nostre coste, i nostri prodotti. Sarebbe quindi auspicabile – conclude Sanna  – che i Ministeri dell’Ambiente e della Sanità, e i loro funzionari, valutassero con maggiore attenzione quanti danni sono in grado di creare con dichiarazioni inappropriate o con la diffusione di dati inesatti e, ancora tutti da verificare, il cui uso dovrebbe essere più oculato, attento e rispettoso di chi tutti giorni conduce le nostre aziende agricole tra mille difficoltà e svantaggi territoriali”

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