Difesa: Sardegna, preoccupazione sindacato e Cocer per chiusura base Decimomannu e poligoni

Personale civile e militare pronti alle barricate

Cagliari, 30 gen. 2015 – Vertice stamani nell’aeroporto dell’Aeronautica militare di Decimomannu (Ca) tra i sindacati del personale civile Cisl-Fp, Cisl/Fisasca, Rsu e Antonsergio Belfiori, delegato nazionale Cocer interforze, per fare il punto della situazione sulla probabile chiusura dell’Aeroporto Militare di Decimomannu in conseguenza alla richiesta del Presidente della Regione Sardegna Pigliaru di una chiusura delle attività operative dei poligoni per 4 mesi anziché di 2 mesi così come previsto dagli accordi tecnici tra l’Italia e la Germania.

Preoccupazione è stata espressa per “le attività che saranno compromesse dalla lunga chiusura e pertanto sia i Tedeschi che l’Aeronautica Italiana e altri soggetti interessati stanno valutando altre soluzioni per dare continuità alle loro operazioni istituzionali a prescindere dalla Sardegna. Infatti – spiega il rappresentante del Cocer, Belfiori – è vigente da circa 50 anni un accordo tecnico con la Luftwaffe, l’Aeronautica Tedesca, che prevede la divisione al 50% delle spese per la gestione di Decimo e Frasca nonché del personale militare e civile che vi opera”.

I sindacati concordano che si tratti di “un ‘sistema’ (quello che ruota intorno all’Aeronautica militare,ndr) che riversa su tutto il territorio circostante, nei comuni di Decimomannu, Villasor, San Sperate, Decimoputzu, Uta, Villaspeciosa, Arbus, Assemini, Elmas e altri piccoli centri, un impatto economico e sociale importante”. Sono impiegati attualmente 1200 lavoratori tra militari e civili per oltre 40 milioni di euro di stipendi, operano 80 ditte esterne a vario titolo per altri 800 lavoratori della zona con un volume d’affari di 6 milioni di euro e infine investimenti con contratti centralizzati per oltre 15 milioni di euro. In mancanza di alternative valide e concrete, il mantenimento dell’ attuale impianto economico-lavorativo militare e civile è una priorità delle rappresentanze del personale e una responsabilità politica della Regione Sardegna e degli amministratori locali.

L’attività del poligono di tiro Capo Frasca è strettamente legata all’aeroporto di Decimomannu il quale offe tutto il supporto tecnico-operativo per le varie forze armate e per le ditte specializzate come la società Vitrociset che investe circa 800 milioni di euro all’anno che scelgono Decimo per l’altissima valenza operativa. Inoltre nell’aeroporto di Decimo è presente il Servizio Meteorologico regionale e l’80° Gruppo Elicotteri Sar che il soccorso ai civili e per la prevenzione agli incendi in Sardegna.

“Siamo pronti alle barricate con tutto il personale – dicono Cisl-Fp, Cisl/Fisasca, Rsu -, anche militare, per difendere il posto di lavoro e il sistema economico vigente nel territorio che va avanti da oltre 50 anni e che indiscutibilmente rappresenta la prima fonte di reddito fino a quando la politica non offrirà una tangibile alternativa. Le posizioni ideologiche di una minoranza della società civile e politica senza un’attenta analisi degli impatti sociali ed economici di una eventuale chiusura dei poligoni sta mettendo a serio rischio un ‘sistema’ che dà lavoro al territorio da mezzo secolo. Il deserto economico della Maddalena – proseguono i sindacati e Cocer – insegna che senza un progetto realizzabile e alternativo nel breve periodo non è pensabile chiudere strutture di qualsiasi natura. Inoltre, il degrado delle strutture militari restituite dalla Difesa alla Regione rappresentano un negativo esempio e un funesto segnale che manca un’idea valida che sostituisca ciò che era in passato in maniera da creare lavoro ed economia”.

I Sindacati territoriali del personale civile chiedono un intervento dei sindacati regionali “affinché si formalizzi un incontro con i vertici della Regione Sardegna. La Rappresentanza Nazionale del personale Militare (Cocer) di contro, si rende disponibile ad incontrare il presidente Francesco Pigliaru e il Ministro della Difesa Roberta Pinotti per analizzare la delicata questione e rappresentare le gravi ricadute sul territorio Sardo se l’Aeronautica dovesse lasciare l’isola e per chiedere maggiori tutele e garanzie per i lavoratori”.

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