Difesa: Scalas, su poligoni e basi molta incompetenza e tanta demagogia

di Gianfranco Scalas*

Cagliari, 4 ott. 2014 – Alcuni amici mi chiedono da tempo un intervento sulle varie iniziative che in questi mesi hanno visto le questioni della presenza di militari in basi e affini e varie ed eventuali. Non sono mai intervenuto, perchè certe tesi sono state cavallo di battaglia di alcuni gruppi pacifisti ed indipendentisti da anni e anni. Non mi pareva nulla di nuovo. Ma ci tengo a dire, viste certe posizioni che rasentano molto la incompletezza e, molto spesso, carenza di conoscenze, ma in certi casi veri momenti demagogici, poiché il problema interessa molto i militari e non certo i generali o gli alti ufficiali accusati da qualcuno di complicità non meglio identificate. Si tratta, quindi, di migliaia di uomini e donne in divisa che lavorano su questa terra e qualche migliaia “nolenti” in servizio negli alpini o altre località del continente. Questi ultimi da decenni anelano a rientrare in Sardegna, pur pagando Irpef e tasse nei rispettivi luoghi di residenza in Sardegna.
Orbene il vero timore è che per loro si precludano le già poche possibilità di rientro in Sardegna e per chi invece lavora in loco lo spauracchio che nella riforma dello strumento militare, che prevede lo scioglimento di almeno quattro brigate, venga (viste le grandi battaglie ideologiche) chiusa la ‘Sassari’ con relativi reparti. Sfuma l’apertura a Nuoro e anche la possibilità di far nascere in zona di Ozieri un bel reparto di cavalleria che non sarebbe da buttare a mare, viste le possibilità di interagire nel settore con le realtà locali. Le guerre di principio o si fanno con i piedi in terra, valutando il complesso delle situazioni o si crea semplicemente una inutile e stupida contrapposizione tra sardi in divisa e sardi che pensano di risolvere i problemi della Sardegna, chiudendo i poligoni, le caserme e quant’altro.
Una seria proposta politica dovrebbe fare valutazioni e condividere percorsi, coinvolgendo chi opera nel settore, le comunità locali, e non arrogandosi la pretesa di parlare in nome del popolo sovrano senza averne un mandato. Ognuno segua le proprie idee e rispetti le idee altrui. Un contributo posso ritenere di darlo con scienza e coscienza, di essere cittadino sardo quanto altri che lo rivendicano e lo sbandierano. Pari dignità si dice.
Ho scritto una riflessione non per creare solo un dibattito sul web, ma pronto al confronto nei luoghi dove si possa dibattere e discutere, con serietà, di tante cose inerenti la presenza militare in Sardegna.

* Generale in Ausiliaria, già Ufficiale PI Esercito

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